Archivi tag: Saffirio Tortelli Vigoriti

Spot Intesa Sanpaolo: com’è andata a finire

Dopo le polemiche, la campagna Intesa Sanpaolo lanciata ai primi di marzo – con la firma dell’agenzia Saffirio Tortelli Vigoriti e dei registi Francesca Archibugi, Silvio Soldini, Paolo Virzì (vedi Intesa Sanpaolo: un sogno che fa male) – è stata ritirata. Anche il canale YouTube dell’agenzia è stato chiuso e oggi, per trovare on line gli spot, bisogna fare un po’ di ricerche.

All’inizio vedevo due possibilità: o lo scandalo era un banale errore, o era programmato per attirare l’attenzione sul marchio, con lo stratagemma del «parlino bene o male purché parlino» che, se ben pianificato e gestito, in pubblicità può sempre funzionare.

L’ipotesi dello svarione era più probabile: in Italia anche la comunicazione commerciale, come molti altri settori, è spesso mediocre. Però non si sa mai, mi ero detta: meglio sbagliare per troppo credito che per sottovalutazione. In ogni caso, la banca aveva le risorse per gestire la crisi anche a posteriori, piegando a suo favore un rilancio dell’attenzione nazionale sui problemi dell’università italiana. Bastava che concordasse, a pagamento, opportune e ripetute apparizioni televisive e sulla stampa main stream.

Invece niente: solo una maldestra risposta, inviata dal responsabile Pubblicità e Web Fabrizio Paschina, al gruppo Facebook contro lo spot “Ricercatore” e ai blog che avevano trattato il caso, fra cui il mio (vedi Ricercatore: Intesa Sanpaolo risponde).

Nel frattempo, i ricercatori precari hanno prodotto un paio di video per rispondere agli spot della banca.

Doppiamente tristi. Innanzi tutto per i contenuti, che danno un quadro realistico delle difficoltà della ricerca italiana e non lasciano spazio a illusioni. Il che è inevitabile, non solo perché la situazione è grama, ma per reagire all’onirismo della campagna Intesa.

Ma la tristezza peggiore, dal mio punto di vista, è quella comunicativa. Non lo dico per deformazione professionale, ma perché i tratti parodistico-amatoriali dei video sono talmente forti da impedire che i contenuti – pur condivisibili – possano essere apprezzati oltre la ristretta cerchia in cui sono stati concepiti e stanno circolando.

Mentre oggi tutti sanno che, per un buon prodotto su YouTube, non occorrono né grosse cifre né tecnologie inaccessibili. Bastava infatti coinvolgere ricercatori esperti in produzione video e comunicazione multimediale, per realizzare – sempre su base volontaristica – spot professionali che ambissero a un pubblico più vasto e un maggiore impatto.

La ricerca fraIntesa

Il ricercatore: com’è andata a finire?

Intesa Sanpaolo: un sogno che fa male

La pubblicità vende sogni, non rappresenta il mondo così com’è. Ma se i sogni sono troppo lontani dalla realtà, può accadere che qualcuno si offenda, stia male, provi rabbia o indignazione.

È quanto sta accadendo all’ultima campagna di Intesa Sanpaolo, firmata dall’agenzia Saffirio Tortelli Vigoriti e da tre registi italiani: Francesca Archibugi per lo spot “Asilo”, Silvio Soldini per “Ricercatore”, Paolo Virzì per “Imprenditore”.

Le polemiche sono scoppiate sullo spot “Ricercatore”: molti ricercatori e docenti universitari, sia strutturati che precari, e pure molti studenti si sono indignati per una rappresentazione dell’università e ricerca italiana talmente lontana dalle difficoltà reali, da essere per alcuni addirittura offensiva.

«Una presa in giro» è stata definita. Segnalo in proposito il post di Vittorio Zambardino, che a sua volta riprende quello di Giuseppe Attardi, dell’Università di Pisa. Segnalo che su Facebook è stato aperto un gruppo contro lo spot.

Non con la stessa rabbia sono stati finora vissuti gli spot “Asilo”, firmato dalla Archibugi, e “Imprenditore” di Virzì, sempre della stessa campagna.

Insomma, il “tasso di oniricità”, chiamiamolo così, del cortometraggio di Silvio Soldini è troppo alto per l’attuale contesto italiano. In questo sta l’errore. Per questo suscita indignazione.

È come se Vodafone ci riproponesse, per vendere i suoi servizi oggi, gli spot anni ’90 con Megane Gale, che è rimasta nei sogni degli italiani, ma oggi stonerebbe. (Ogni sei mesi, mi ha raccontato una dirigente Vodafone Italia, l’azienda commissiona accurate indagini di mercato per verificare se sia il caso di riproporla, ma ogni volta, visti i risultati, se ne guarda bene.)

Mi vien da dire che, per una volta, il «parlino bene o male purché parlino», che sempre funziona in pubblicità, non usa tette e culi per scandalizzare. Potesse mai contribuire a sollevare l’attenzione sui problemi dell’università italiana?

In modo costruttivo e collaborativo, però. Senza gli insulti e le vuote rivendicazioni che ho letto in certi commenti feroci. Altrimenti siamo punto e daccapo. Non fosse altro che per la pessima immagine dell’università italiana che finiscono per dare i docenti, ricercatori e studenti che imprecano.

“Asilo” di Francesca Archibugi

“Ricercatore” di Silvio Soldini

“Imprenditore” di Paolo Virzì