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I rifiuti tossici in Campania e l’inefficacia di Saviano

Saviano a Vieni via con me novembre 2010

Oggi Michele Serra comincia «L’Amaca» su Repubblica con un ottativo da cui mi sento chiamata in causa: «Ci vorrebbe un intero dipartimento universitario in scienze della comunicazione per provare a ricostruire la storia paradossale della “Terra dei fuochi” prima che si chiamasse “Terra dei fuochi”…». Ora, non riesco a mobilitare all’istante un intero dipartimento universitario, ma qualche spunto per una tesi di laurea posso cominciare a darlo. Fra le tante domande che Serra si pone, provo ad esempio a rispondere a questa: «Perché lo scandalo non esplose dopo la circostanziata, fremente denuncia di Roberto Saviano (“Vieni via con me”, novembre 2010) di fronte a dieci milioni di persone?». Continua a leggere

Facce di supporto

Da un paio d’anni va di moda la faccia. Quella della gente comune, intendo.

I precedenti sono molti (e qualcuno mi aiuterà a fare un elenco), ma è più o meno dalla fine del 2006 che nella comunicazione l’uso delle facce sta impazzando: nella pubblicità commerciale e sociale, in politica, nei social network (vedi Facebook, il “libro delle facce”, appunto).

A Madrid, nel giugno 2007, una banca rivestiva i palazzi così (clicca per ingrandire):

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Voleva dire che la banca è coinvolgente, avvolgente, fatta di tanti come te. (E quale banca ormai dice di non esserlo?)

Nello stesso periodo, i distributori di benzina Erg hanno cominciato a ornarsi delle facce dei loro gestori, accompagnate dalla headline «Noi di Erg ci mettiamo la faccia». Così:

erg-la-faccia-di-aldo1

Vuol dire che se entri in un distributore Erg, trovi una persona in carne e ossa, la stessa della gigantografia. E se la persona ci ha messo il faccione sorridente, sarà perché è contenta di vederti e non ha niente da nascondere, e allora di lei, come di Erg, ti puoi fidare.

Dopo le pubblicità, sono piovute le iniziative sociali e politiche. A tempesta. Fra le tante mi piace solo quella – come ho già detto qui – dei ragazzi del Mattei di Caserta, che hanno composto la faccia di Roberto Saviano con i volti di cittadini qualunque:

manifesto-saviano-provincia-di-caserta

Perché mi piace? Perché per persone che sono nate, vivono e resistono in quei luoghi, mettere la propria faccia a sostegno di Saviano comporta rischi, significati e valori che non hanno equivalenti in altre parti d’Italia (e forse del mondo).

Significati che non trovo nell’iniziativa «Saviano continua», appena nata a Milano, a cui tutti mandano la propria foto dicendo di chiamarsi Maria Saviano, Luigi Saviano e così via, con la speranza che sia ingigantita e affissa sui muri della città. Fra le tante facce, c’è pure quella di qualche vip (per il momento ho riconosciuto Lella Costa) (sempre clic per ingrandire):

saviano-continua

Come non bastasse, ieri Falcon82 (ambasciator non porta pena) mi segnala Not Speaking in My Name, in cui i vari Mario Rossi che lo desiderano possono mandare una foto, che li ritrae con la scritta «I’m Italian and Mr. Berlusconi is Not Speaking in My Name!», per dissociarsi dalla battuta di Berlusconi su Obama abbronzato.

Perché le ultime non mi convincono? Innanzi tutto, che noia. Inoltre, non c’è niente di coraggioso nel mettere la propria faccia su quei siti web o sui muri di Milano. Infine, mi pare una faccenda di piccolo esibizionismo. Il vecchio gioco di farsi fotografare con i vip, tradotto in impegno politico o sociale (guarda come sono impegnato!) per farsi vedere dalla mamma e dagli amici.

Idea per una tesi di fine triennio: un’analisi semiotica dei vari significati, valori e obiettivi di queste campagne e analoghe.

Mille volti per Saviano

Sono tantissime le manifestazioni di solidarietà che Roberto Saviano ha ricevuto nei giorni scorsi: dalla raccolta di firme indetta dai premi Nobel su Repubblica, a una maratona di lettura di Gomorra organizzata dalla trasmissione Fahrenheit di Radio 3. Puoi leggere QUI i ringraziamenti che Saviano ha scritto oggi.

Fra le tante iniziative, questa mi ha colpita di più.

Gli allievi delle sezioni di grafica pubblicitaria dell’Istituto professionale Mattei di Caserta, coordinati dal professor Emanuele Abbate, hanno ricostruito il volto di Roberto componendo assieme le foto di un migliaio di cittadini casertani che hanno voluto manifestare solidarietà allo scrittore “mettendoci la faccia”.

Il manifesto è affisso da qualche giorno a Caserta ed è patrocinato dall’Amministrazione Provinciale.

Perché questa iniziativa mi piace più di altre?

Perché viene dagli studenti di una scuola.

Perché fotocomporre il volto di Roberto usando quelli di cittadini comuni vuol dire rispondere a quanti – come il ministro Maroni – hanno ricordato nei giorni scorsi che Saviano non è l’unico simbolo contro la camorra: certo non è l’unico, vuol dire, ma tutti gli altri sono con lui.

Perché il manifesto è affisso nel territorio incriminato e le facce sono del luogo: ci vuole più coraggio, per chi vive da quella parti, a farsi fotografare col rischio di essere riconosciuti, che a mettere una firma qualunque sul sito di Repubblica.

Risultato: la sfida alla criminalità organizzata è molto più forte.

Per vedere il manifesto, fai clic qua sotto.

La rabbia di Roberto: e noi?

Avevo pronto un altro post, ma lo rinvio.

Stamattina ho aperto Repubblica e c’era questo articolo di Roberto Saviano. È troppo lungo per essere letto a monitor. E non voglio che tu lo legga di fretta. Distrattamente, mentre sei al lavoro o stai studiando.

Perciò stampalo e leggilo con calma. Con molta. Calma. E poi piegalo e mettilo in tasca, o in borsa. Così lo puoi rileggere più tardi, magari in bus, o prima di dormire. E poi lo rileggi domani, con più attenzione di oggi. Meglio ancora se ci fai delle sottolineature. Se ne impari a memoria qualche pezzo. E dopodomani pure.

Mi piacerebbe che d’ora in poi tu lo portassi sempre con te, ecco.

Io lo farò.

Gomorra è troppo grosso per portarselo in giro, ma qualche foglio A4 stampato e piegato si può. Un piccolo sforzo glielo dobbiamo: lui vive barricato dietro una scorta, isolato anche nel giorno del suo compleanno. Noi giriamo a piede libero. Per il momento.

Dopo ogni lettura, vorrei ti domandassi: e io, cosa faccio?

Qui c’è l’articolo di Roberto, forza.

In aggiunta, una bella pittata che Attilio Del Giudice gli dedicò mesi fa.