Archivi tag: scrittura

Per favore, si dice “avallare” e “avallo”, non “avvallare” e “avvallo”. Grazie

Avallo

Scrivono avvallo e lo pronunciano avvvallo, no di più, avvvvallo con la v marcatissima, specie se sono di Roma. Scrivono avvallare e anche in questo caso pronunciano avvvallare, no peggio, avvvvallare. Nelle loro intenzioni, stanno parlando di garanzia, sostegno di persona autorevole che funge da garanzia, e dell’azione di garantire, confermare. Non sanno, invece, che le parole giuste per esprimere ciò che intendono sono Continua a leggere

La petizione #dilloinitaliano: quello che è successo

Dillo in italiano. Petizione

A poco più di un settimana dal lancio sulle pagine di Internazionale e di Nuovoeutile la petizione #dilloinitaliano lanciata da Annamaria Testa ha raccolto più di 55.000 adesioni. Hanno firmato persone di tutti i tipi: studenti, anziani, traduttori, poliglotti, molti insegnanti d’inglese e d’italiano, italiani all’estero e stranieri residenti in Italia, ma anche persone che non si attribuiscono nessun titolo per firmare. E poi: Continua a leggere

Lauree mai conseguite: «Mi mancava solo la tesi, ma non ce l’ho fatta»

Ragazzo stressato

La sindrome «Mi mancava solo la tesi per laurearmi, ma non ce l’ho fatta» esiste da sempre, o almeno, io la ricordo già quando studiavo: ho in mente diversi ragazzi e ragazze di allora, professionisti affermati oggi, che non si sono mai laureati, pur avendo sostenuto con profitto tutti gli esami, solo perché all’epoca non riuscirono a completare, o in certi casi nemmeno a cominciare, il lavoro per la tesi. Oggi molte cose sono cambiate: con lo sdoppiamento fra lauree triennali e bienni magistrali, la sindrome dovrebbe colpire – dovrebbeContinua a leggere

«Sa una cosa, prof? In Italia non fa figo fare figli»

Manga boy

Qui di seguito ricostruisco una conversazione che ho avuto con Luca, 23 anni, piombato nel mio studio dopo aver trascorso sei mesi a Parigi con una borsa Erasmus. Fra i mille dettagli che Luca riesce a comprimere in pochi minuti, d’improvviso emerge un tema che non mi aspettavo: i bambini. Pochi, pochissimi in Italia. Tanti, e secondo lui molto diversi dai nostri, a Parigi. Continua a leggere

«Che tristezza, una vecchia tutta rifatta.»

Donna anziana truccata

Bologna, via Irnerio, ore 8:30 del mattino. In un bar frequentato da studenti e colleghi universitari, faccio colazione leggendo il giornale. Di fianco a me, due ragazze chiacchierano animatamente, in attesa di andare a lezione. Incuriosita dal timbro squillante e dal volume alto delle loro voci, guardo meglio: stanno sfogliando e commentando una rivista di gossip. Continua a leggere

Raccontare gli studenti, nel bene e nel male, fra fiction e realtà

studenti

Da circa un anno ho cominciato a pubblicare in questo spazio brevi racconti, dialoghi e ritratti che in qualche modo mettono in scena i numerosi incontri che faccio con gli studenti e le studentesse che ogni giorno animano e nutrono, per mia gioia e fortuna, quello che considero uno dei lavori più belli del mondo: l’insegnamento e, in particolare, la docenza universitaria. Come faccio a costruire questi racconti, dialoghi, ritratti? Continua a leggere

Piccole iene crescono

Iena

A proposito delle piccole iene che incontro in università (ne avevo scritto qui: Essere una piccola iena. A vent’anni. Di già), vorrei dare un’idea di come alcune si trasformino nel tempo. Come diventano da grandi? C’è il diciottenne che arriva in università dalla provincia, ma non devi credere si senta inferiore per questo, nooo: suo padre è un notabile del paese e lui a scuola ha sempre preso voti alti, un po’ perché era bravuccio davvero, ma soprattutto perché è figlio del dottor Verdi e non si sa mai. Insomma il ragazzetto non è mai stato così geniale come le maestre, le prof, i compagni di scuola gli hanno sempre fatto credere, ma Continua a leggere