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Com’è cambiata la comunicazione del Gay Pride dal 2007 a oggi, in Italia e nel mondo

Gay_flag

A distanza di qualche giorno dall’annullamento, a colpi di lacrimogeni e arresti, del Gay Pride a Istanbul, pubblico lo studio che Giulia Nieddu ha condotto per l’esame di Semiotica dei consumi della laurea magistrale in Semiotica sugli spot che, dal 2007 a oggi, hanno comunicato il Gay Pride negli Stati Uniti, in America Latina, in alcune capitali europee e in Italia. Il lavoro è molto interessante perché mette in evidenza come la stessa comunicazione degli attivisti LGBT sia stata intrisa e condizionata, negli ultimi dieci anni, da stereotipi non sempre rispettosi delle differenze e della parità dei generi e degli orientamenti sessuali. L’analisi si è concentrata in particolare Continua a leggere

Sessismo e musica: perché pochissimi dj al mondo sono donne?

Dj mixer with headphones

Oggi pubblico il lavoro di Andrea Valenza, studente della laurea magistrale in Semiotica che, per l’esame di Semiotica dei consumi dell’anno scorso, ha fatto una riflessione interessante, ben articolata e documentata sul ruolo della donna nella musica elettronica da ballo (o EDM, electronic dance music), interpretandolo come sintomo di un più ampia tendenza, nella storia della musica, a relegare la donna a ruoli minoritari. Scrive Andrea:

«Il 17 ottobre “la bibbia” della dance, djmag.com, divulga la Top 100 djs 2015 che vede i fratelli belgi Thivaios (in arte Dimitri Vegas & Like Mike) piazzarsi al primo posto. Il duo di musica house si lascia alle spalle Hardwell, dj e produttore discografico che lascia la corna dopo due anni di primato e Marti Garrix giovane olandese. Fuori dal podio (quarto quinto e sesto posto) tre monumenti della dance floor, regolarmente in cima alla top 100 da più di 10 anni: Armin Van Buuren, Tiesto e David Guetta (forse il più popolare al mondo). C’è una peculiarità che accomuna i primi dj della classifica: nessuno di loro è una donna. Le prime donne in classifica sono solo al Continua a leggere

Se Tim tratta male due studenti, è perché dimentica che sono clienti?

Tim logo

Alessandro e Francesco sono due studenti della magistrale in Semiotica che, per sostenere il mio esame, hanno preso Tim come caso di studio, per analizzare l’uso di testimonial femminili da parte di un’azienda che in poco tempo è passata da Belén Rodríguez a Bianca Balti e Chiara Galiazzo. Per andare oltre il puro esercizio accademico, ho raccomandato loro di chiedere a Tim alcuni dati di mercato e, conoscendo come (non) funzionano alcune aziende italiane, li ho avvisati che non sarebbero stati accolti a braccia aperte, ma ho raccomandato loro di insistere. «In ogni caso imparerete qualcosa», è stato il mio incoraggiamento. I due ragazzi hanno scritto, telefonato, insistito. Dopo più di tre settimane sono tornati con la coda fra le gambe. Ecco il loro racconto: Continua a leggere

Ci sono più donne di quante pensi

Monica, studentessa della magistrale in Semiotica, dopo le riflessioni sulla rappresentazione mediatica del corpo femminile, maschile e di tutti i generi sessuali che abbiamo fatto in aula durante il mio corso di Semiotica dei consumi, ha realizzato un video per la seconda edizione del Concorso Spot 2011 dell’Associazione ArciLesbica Zami di Milano. Ed è arrivata al secondo posto.

Dopo di che, ha ripreso e ampliato il lavoro per l’esame di Metodologie di analisi, intendendolo come una campagna per la libera espressione dell’identità di genere. L’ha allungato di circa un minuto rispetto all’originale, aggiungendo riprese dall’EuroPride 2011 a Roma.

Obiettivo di Monica era mostrare l’esistenza di più tipi di donna, oltre a quello più comunemente riconosciuto, che dovrebbe corrispondere alla definizione di «adulta di sesso femminile eterosessuale».

Credo che abbia centrato in pieno l’obiettivo. È perciò con grande soddisfazione – per lei, per me e per tutti gli studenti e le studentesse della magistrale in Semiotica – che pubblico il video.

Qui nell’ultima versione, completa:

Qui nella versione con cui ha vinto il Concorso Spot 2011 dell’Associazione ArciLesbica Zami. È fra il primo e l’ultimo video, rispettivamente arrivati al terzo e primo posto:

Il corpo degli uomini visto dal liceo Volta di Como

Lunedì 21 febbraio ho fatto per la seconda volta una splendida esperienza: mettere insieme a lavorare, sugli stessi temi e nella stessa aula, alcuni ragazzi e ragazze delle superiori con i miei studenti del corso di Semiotica dei consumi, che tengo per la laurea magistrale in Semiotica.

Tutto nacque un anno fa, dopo alcuni scambi su Facebook con la prof. Laura Bianchi del liceo classico Alessandro Volta di Como:

  • «Perché non vieni a scuola da noi a parlare di stereotipi di genere in pubblicità?», mi chiese Laura.
  • «Perché invece non venite voi?», risposi.

Detto e fatto. L’anno scorso Laura si presentò con una sola classe, la I C di allora, oggi II C. Quest’anno sono arrivati i rinforzi.

Ben quattro classi con cinque insegnanti: la I A accompagnata dalla prof. Domitilla Leali e dalla prof. Nicoletta Moro, la II C (sono tornati!) assieme alla prof. Laura Orefice, la I F con la prof. Marina Doria e la I C di oggi, accompagnata da Laura Bianchi.

Totale: 84 persone, da sommarsi alla quarantina dei miei studenti di Semiotica. L’anno scorso l’argomento della lezione erano gli stereotipi di genere in pubblicità, appunto. Quest’anno, la rappresentazione del corpo maschile sui media, più volte trattata anche su questo blog (vedi Il corpo degli uomini).

Confusione, chiasso, disorientamento? Niente affatto: tutti attentissimi, preparati, pronti a far domande e rispondere alle mie. Tutti partecipi – i più giovani, i più grandi e pure le prof – senza imbarazzi reciproci, ma stimolandosi gli uni con gli altri.

Dire che sono stata bene è dire poco. 🙂

Non mi resta allora che ringraziare, con tutto il cuore, le ragazze e i ragazzi del liceo classico Volta di Como, le loro splendide insegnanti, la loro illuminata preside, professoressa Luciana Telluri, che ha supportato l’iniziativa, e i miei studenti di Semiotica dei consumi per l’indimenticabile pomeriggio di lavoro, riflessione, scambio che abbiamo passato assieme in aula.

Chicca finale: la I F e la I C hanno realizzato due video, con l’aiuto di Rinaldo Imbimbo, tecnico del laboratorio Gira&Volta del liceo, per illustrare il mio articolo «Il corpo degli uomini» (apparso su «Alfabeta 2», n°4, novembre 2010) e arricchirlo con alcune loro considerazioni. Eccoli qua.

Il video della I F del liceo Volta di Como (supervisione: prof. Marina Doria; assistenza tecnica: Rinaldo Imbimbo):

Il video della I C del liceo Volta di Como (supervisione: prof. Laura Bianchi; assistenza tecnica: Rinaldo Imbimbo):

Anziani su Facebook

«Facendo una ricerca su Facebook, sono oltre 500 le pagine contenenti la parola “anziani”, 121 la parola “anziane”, mentre solo 25 contengono la parola “anziano” e 4 la parola “anziana”. […] Dato l’eccezionale numero di pagine dedicate alle anziane e agli anziani, prenderò in considerazione solo quelle che hanno più di 500 fan, che contano cioè più di 500 “mi piace”».

Comincia così la tesina che Armando Mercuri, studente al primo anno della magistrale in Semiotica, ha preparato per l’esame di Semiotica di consumi.

Ma come sono rappresentati gli anziani in queste pagine?

«Gli anziani su Facebook sono incompetenti, ignoranti, arroganti, non sanno parlare, sentire, vedere. Insultano, sbraitano e sono maniaci sessuali. Le anziane hanno gli stessi difetti dei loro colleghi, e anche di più. […] Un dato preoccupante che emerge dalla ricerca è che esistono pochissime pagine sugli anziani a carattere non offensivo.»

Alcuni esempi: «Anziani che camminano con le mani dietro la schiena» (piace a oltre 46.000), «Anziani che guardano i lavori in corso» (piace a quasi 190.000 persone), «Anziani che spiano dietro la finestra e si nascondono dietro le tende» (piace a circa 13.000 persone), «Anziani che fingono di attraversare e inducono gli automobilisti in errore» (piace a 24.300), «Anziani che seminano dubbi e litigi chiedendo chi è l’ultimo dal dottore» (piace a circa 17.800), «Anziani che quando compiono un notevole sforzo fisico dicono OPPALA» (piace a quasi 26.000), «Anziani che scoreggiano e fanno finta di niente» (quasi 13.000 fan), «Anziani che si innamorano delle badanti polacche/russe/rumene/moldave» (oltre 13.000), «Anziani che scopano più dei nipoti dopo aver assunto vagonate di viagra» (1.417 fan). E così via.

Armando ha tentato una classificazione:

«Le pagine si dividono in categorie riguardanti problemi di salute e di morte, e comportamenti (1) da osservatori passivi, (2) pericolosi per sé e per gli altri, (3) strambi, (4) a sfondo sessuale, (5) che non si addicono alla loro età.»

E per spiegare il fenomeno fa due ipotesi:

«La prima è che dietro la maschera degli “anziani” si nascondano in realtà altre categorie come i geek o i nerd […]. In pratica, si usa la metafora dell’anziano per descrivere in realtà comportamenti che appartengnono a persone che effettivamente è più probabile che stiano dall’altra parte del monitor.

«La seconda ipotesi e che, se questa metafora non esiste, le pagine non contengono battute del tutto innocue. Dietro a una presunta ironia, potrebbe celarsi un tentativo di allontanare la persona anziana da Facebook e in qualche modo “marcare il territorio”».

In realtà, grazie al prolungamento della vita media nei paesi ricchi, le persone anziane sono in costante aumento su Facebook, come fuori. Capire cosa stia dietro al bisogno di denigrare e deridere «gli anziani» è dunque interessante non solo per Facebook e Internet, ma per tutta la società occidentale.

Il che comporta anzitutto capire cosa vuol dire oggi «anziano»: over 55? over 65? over 70? Per poi scoprire che nessun «over qualcosa» che goda di buona salute e abbia il portafoglio pieno, né su Facebook né fuori, è ormai disposto a autodefinirsi «anziano».

Perciò azzardo: non potremmo forse dire che coloro che disprezzano gli «anziani» se la prendono con un generico «altro» imbranato, puzzone, pericoloso per sé e per gli altri, sessualmente allupato ma frustrato, che in realtà sta dentro di loro?

Puo scaricare da qui (Anziani tra le pagine di Facebook) la tesina di Armando Mercuri.

Abbiamo parlato di anziani e Facebook anche qui:

Anziani felici in rete, 10 dicembre 2009

Vita da Facebook 10 – Adulti e donne alla riscossa, 31 agosto 2009.

Le iperdonne di Satinelle

Da oggi apro una nuova sezione del blog. Poiché sono ormai molti gli studenti che prendono spunto da qui (vedi la categoria «Idee per la tesi», ma non solo), ho deciso di pubblicare alcuni lavori.

Mi spiego: non è una «garetta» per scegliere il/la primo/a della classe. Né voglio incentivare il copia-incolla di tesi altrui (disabiliterò l’apposita funzione). 🙂

Voglio solo condividere con chi non studia con me cosa accade oltre il blog: in aula, nei corridoi, nel mio ufficio. Raccontare «com’è andata a finire» questa o quella discussione. E valorizzare scritti che altrimenti – dopo il bel voto, la lode e le feste – prenderebbero polvere nei miei scaffali.

Saranno soprattutto saggi brevi, cioè tesine d’esame o fine triennio, perché vorrei venisse voglia di leggerli a molte persone – e la forma breve aiuta. Saranno lavori con metalinguaggio tecnico, teoria e astrazioni ridotti al minimo, perché vorrei che fossero facili da leggere. Insomma, saranno lavori che proseguono dove io mi sono fermata.

Marco Salimbeni è al primo anno della Magistrale in Semiotica e ha scritto una tesina per l’esame di Semiotica dei consumi su «La rappresentazione della transessualità nella campagna Satinelle Ice Epilator di Philips».

Un estratto:

«Il corpo, ancora una volta, è il centro attorno al quale si svolge la manipolazione pubblicitaria. Nonostante la scelta di mettere in scena proprio un corpo sia abbastanza ovvia, essendo il prodotto pubblicizzato un prodotto per la cura del corpo, è utile indagare come questo corpo viene presentato.

La scelta di servirsi di un personaggio transgender per promuovere un epilatore femminile appare innovativa e conferisce al brand una connotazione di modernità e sensibilità verso il sociale, provocando volutamente scalpore e attirando attenzione; i valori di delicatezza ed efficacia trasmessi al prodotto sono espressi in modo coerente, perché Karis raffigura sia un modello di femminilità costruita, anche grazie all’epilatore, con successo, da ammirare; sia il lato problematico della costruzione di questa bellezza, il dolore, a cui Karis è più sensibile in quanto uomo.

Meno innovativo, invece, è come questo corpo viene messo in scena. Il corpo femminile, nonostante il non essere donna biologico del protagonista, è sempre veicolo di accettazione sociale, ancor più perché iper-costruito, iper-femminile, iper-piacente e iper-seduttivo. Volere essere donna e soprattutto sapere essere donna con l’esibizione di un corpo glabro, sexy e conforme ai canoni estetici della società contemporanea sono gli imperativi a cui nessuno, né donna biologica né transgender, può sottrarsi.»

Puoi scaricare da QUI la tesina di Marco.

Questo, infine, è lo spot 2008 della campagna Satinelle Ice Epilator di Philips: