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Prova di commutazione e sessismo: ormai è un genere testuale

Basic Instinct e prova di commutazione

Da anni dico e ripeto che, per stanare certe sfumature sessiste in un’immagine pubblicitaria che a prima vista sembra normale (ma la cosa vale anche in una trasmissione televisiva, un film, un videoclip, e persino nella vita) può essere utile fare quella che chiamo «prova di commutazione»: al posto della donna mettici un uomo e vedi l’effetto che fa. Se tutto continua a sembrarti normale, Continua a leggere

Il sessismo del governo Renzi si vede (anche) dalla foto di gruppo

Renzi, Napolitano e le otto ministre

Fare sessismo significa guardare una persona, e cioè valutarla, giudicarla, fotografarla, riprenderla in video, in una parola “definirla” (con parole e/o immagini), per il suo sesso, punto e basta. Non per ciò che sa, pensa, dice, sente. Non per quel che ha fatto o potrebbe fare. Non per la sua storia personale e/o professionale. Ma solo per il sesso che le si attribuisce, con tutti gli stereotipi che si porta dietro: vestiti, posture, comportamenti, tic vari. Ed è sessismo, attenzione, anche quando lo sguardo – il giudizio, la valorizzazione, la definizione – sono positivi, non solo Continua a leggere

Fabri Fibra fuori dal Concertone del Primo Maggio: giusto? sbagliato?

Fabri Fibra

Il rapper Fabri Fibra è stato escluso dal Concertone del Primo Maggio per accogliere la richiesta dell’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza), la quale, in una lettera aperta, aveva messo in evidenza i contenuti sessisti, omofobi e violenti contro le donne che i testi di diverse sue canzoni esprimono. In poche ore ho ricevuto mail e messaggi da molti giovani che si sono indignati per l’espulsione, Continua a leggere

Le pupe e il secchione Expert

Mi segnala Marco, studente in Scienze della comunicazione, l’ultima campagna di Expert – la catena di rivenditori di elettronica di consumo – che pubblicizza un’offerta Pc + Smartphone:

«Lui secchione, le due ragazze tonte perse (un insulto all’intelligenza femminile). In quanto donne, sono interessate solo agli aspetti estetici del Pc (una chiede se si può avere fucsia: altro insulto alle donne) e pure l’amica a cui vogliono regalarlo in fondo lo userebbe solo per le foto.

Allora lui spiega per bene tutte le caratteristiche tecniche, come un maestro (“L’esperto siamo noi” è il motto di casa) e la conclusione della pubblicità è che se due cretine come loro capiscono che quel Pc è una bomba e va benissimo, lo capiscono tutti. E per di più ti regalano uno smartphone? Cavolooo cosa aspetti? Pc bomba (e facile da usare, lo capiscono pure due oche) + Smartphone, il tutto detto in coro dalle ragazze come bimbe stupide. Scusi per l’analisi scheletrica, ma volevo sapere la sua e se il succo era giusto.»

Il succo è giustissimo, caro Marco.

E ti dirò di più: lo stereotipo ai danni dell’intelligenza femminile si ripete nello spot con le due anziane, anche se è in parte smussato (ma solo in parte) dal fatto che le due signore padroneggiano il gergo tecnico è sembrano capire ciò che l’Expert dice. Però il regalo non è per loro, certo che no, ma per un loro «nipote, un manager, ma così esigente!».

Una piccola consolazione viene dall’ultimo spot, in cui la palma dell’idiozia spetta a due ragazzotti che, pur ben cresciuti, hanno gusti e atteggiamenti da bimbi.

Morale della favola: la tecnologia spetta solo ai maschi, l’esperienza e la competenza pure. E se pensiamo che tecnologia vuol dire futuro, lavoro, professionalità, capiamo meglio da cosa lo stereotipo esclude le donne.

Le pupe e il secchione:

Le signore anziane e il secchione:

I ragazzotti e il secchione:

La mezza novità di Irina Shayk per Intimissimi Uomo

Dai primi di agosto Calzedonia ha tappezzato le città italiane con la nuova campagna Intimissimi Uomo.

Per fare qualcosa di nuovo, invece di mettere canottiera e mutande da uomo su un maschio lucido, palestrato e ammiccante al mondo gay, li hanno messi sulla modella russa Irina Shayk, testimonial di Intimissimi Donna dal 2007 (clic per ingrandire):

 Intimissimi uomo, formato verticale Intimissimi uomo, formato verticale 2 Intimissimi Uomo, formato orizzontale

Il caso potrebbe essere liquidato come l’ennesimo uso pubblicitario del corpo femminile. La discussione, allora, si potrebbe svolgere più o meno così:

  • «Invece di usare il corpo maschile per l’intimo uomo, mo’ i pubblicitari sfruttano quello femminile pure per questo! Ma che si mettano le loro mutande da soli, ‘sti maschilisti insopportabili!»
  • «Ma no, esagerata, guarda meglio: è meno grave di altre volte, perché pubblicizzano un prodotto per cui il corpo è pertinente. Inoltre la ragazza è più vestita che nella media di pubblicità per intimo. Dunque…»
  • «Vabbe’, ma che palle lo stesso!»

Ma vorrei fingere per una volta di non essere in Italia, dove siamo ormai ossessionati da sesso, sessismo e antisessismo. E vorrei guardare oltre.

La pubblicità indubbiamente colpisce. Se non altro perché, la prima volta che la incontri, all’inizio ti paiono strani quei mutandoni grigi e alti sulla ragazza, poi leggi Intimissimi Uomo (uomo!) e finisci per tornare sui tuoi passi, a controllare se non hai sbagliato.

A quel punto, qualcosa ti scatta in testa. Non è chissà che, intendiamoci, ma qualcosina in più rispetto al piattume delle solite pubblicità per intimo. Qualcosa che scatta indipendentemente dal tuo genere sessuale:

  1. Maschio etero. Vabbe’, è la storia più semplice: state giocando e le hai chiesto di indossare la tua bianchieria. Donna travestita da uomo, Nove settimane e mezzo, uauh, che sesso. È ciò che avevano in mente i pubblicitari.
  2. Donna etero: mi piace la tua biancheria, è comoda, me la sono comprata e la metto. Che te ne pare?
  3. Donna lesbica: vedi maschio etero e donna etero, mescola e aggiungi altri ingredienti se ti va.
  4. Maschio etero attratto da transessualità e androginia: pensaci, ce n’è anche per te.
  5. To be continued (grazie a Sandro per le utili osservazioni).

La novità più interessante delle affissioni (e insisto: solo di quelle) sta nel fatto che la modella allude a qualche forma di attività: gli scatti fotografici sono infatti interpretabili come fermi immagine di una storia più ampia, in cui la ragazza non è immobile, non è passiva, non si limita a farsi guardare – come fanno tutte le modelle – ma è un soggetto attivo dotato di volontà e addirittura intraprendente.

Ma è solo mezzo spunto, purtroppo.

Infatti nello spot la modella torna passivissima. La fantasia dei pubblicitari è stata insomma, come al solito, molto più limitata e piatta di come avrebbero potuto. A questo proposito, leggi anche il post di Giulia, su Un altro genere di comunicazione.