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Liberta sessuale coatta 2

Prosegue idealmente le riflessioni sulla libertà sessuale che Pasolini faceva nel 1975 (qui commentate qualche giorno fa) Zygmunt Bauman nel 2003:

«È giusto, forse anche entusiasmante e nel complesso meraviglioso, che il sesso si sia emancipato a tal punto. Il problema tuttavia sta nel come fare a trattenerlo una volta scaricata la zavorra; come preservarne la forma se non esistono più strutture disponibili. Volare leggeri è una cosa gioiosa, volare senza barra di comando è angosciante. Il cambiamento eccita, la volatilità disturba. L’insostenibile leggerezza del sesso?

Volkmar Sigusch è un terapeuta che ogni giorno incontra le vittime del “sesso puro”. I riepiloghi delle sue scoperte sono tanto assennati quanto foschi:

“Tutte le forme di relazione intima attualmente in voga portano la stessa maschera di falsa felicità indossata dall’amore coniugale e in seguito dall’amore libero […]. Quando abbiamo guardato meglio e abbiamo levato la maschera, abbiamo trovato desideri insoddisfatti, nervi scossi, amore deluso, dolore, paure, solitudine, ipocrisia, egotismo e compulsione ripetitiva […]. Le prestazioni hanno sostituito l’estasi, le proprietà fisiche sono ‘in’, le proprietà metafisiche sono ‘out’ […]. Astinenza, monogamia e promiscuità sono tutte parimenti lontanissime dalla libera vita della sensualità che nessuno di noi conosce” (Volkmar Sigusch, The neosexual revolution, in “Archives of Sexual Behaviour, 4, 1989, pp. 332-359).

[…]

Quando il sesso sta a significare un mero evento fisiologico e la parola “sensualità” evoca ben poco se non una piacevole sensazione fisica, il sesso non si è affatto emancipato da ulteriori, superflui, inutili, onerosi e attanaglianti carichi. Al contrario, viene sovraccaricato. Travolto da aspettative che non è in grado di soddisfare.»

(Zygmunt Bauman, Liquid Love. On the Fraility of Human Bonds, Polity Press e Blackwell Publishing Ltd, Oxford, 2003, trad. it. Amore liquido, Laterza, Roma-Bari, 2004, pp. 64-65).

Libertà sessuale coatta

Scriveva Pasolini nel 1975:

«Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà.

Infatti: primo risultato di una libertà sessuale “regalata” dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l’ossessione; perché è una facilità “indotta” e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com’era nelle speranze democratiche)».

(P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 1975-2001, p. 99).

Mi pare che la nevrosi che Pasolini diagnosticò nel 1975 si sia negli anni talmente aggravata che oggi, forse, si registrano i primi segnali di controtendenza. Il che non vuol dire guarigione, ma coesistenza di ossessioni contrapposte.

Non a caso sta per essere tradotto da Mondadori il monumentale libro di Elizabeth Abbott sulla castità, A History of Celibacy (Da Capo Press, 1999). Non a caso personaggi celebri di tutti gli ambienti (da Lenny Kravitz al calciatore brasiliano Kakà) sbandierano la loro astinenza sessuale (temporanea o permanente) motivandola con le ragioni più disparate: perdita d’interesse, necessità sportive, convinzioni religiose.

E tu che ne pensi?

Come interpreti, vivi e vedi vivere le parole di Pasolini, a 33 anni di distanza?