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Candidato arancio

È da anni che l’arancio va di moda. Lanciato da grafici e designer lungimiranti nei primi 2000 per scaldare campagne pubblicitarie, immagini coordinate e arredi d’interni, oggi si vede ovunque. Pazienza per quelli che hanno aperto la strada: mica possono cambiare solo perché ormai lo usano tutti. Non subito almeno. Ma se oggi dovessi decidere la linea grafica di qualcosa, tutto farei meno che usare l’arancio. Splendido colore, ma abusato. E allora basta.

Queste considerazioni valgono a maggior ragione se si osserva che in Italia l’arancio impazza nel settore bancario. Dopo il successo di Conto Arancio, tutte le banche che volevano comunicare calore, allegria, vicinanza al cliente se ne sono dipinte. Pensa alle filiali di Unicredit, per esempio, e a quelle della locale Banca di Bologna, che da mesi ha incartato, finanziandone il restauro, le otto porte cittadine.

conto-arancio filiale-unicredit cuore-della-banca-di-bologna

Con questo, l’arancio ha un problema in più: il discredito che la crisi finanziaria ha gettato sul settore bancario ha sporcato anche l’arancio. Intendiamoci: preso in sé questo colore non rimanderebbe a crisi e problemi. Ma a furia di frequentare le banche, ha perso la sua originaria freschezza.

Tutto questo un buon comunicatore lo sa. Ma la cosa dev’essere sfuggita a quelli che hanno ideato la campagna affissioni di Flavio Delbono, candidato sindaco del Pd a Bologna. Poiché hanno eliminato ogni riferimento al partito per ragioni che ha ben spiegato Angelo sul suo blog, questi signori non potevano più usare né il rosso né il bordeaux, e allora hanno optato per l’arancio. Geniali.

Per rimanere sullo stesso lato dello spettro cromatico e far esprimere al candidato calore, allegria, vicinanza al clien… pardon, cittadino, avranno pensato.

Per farlo sembrare un bancario intristito dalla crisi, dico io. Specie in cravatta e maniche di camicia, specie con quella faccia un po’ così. Se poi ricordiamo che Delbono è un economista, l’associazione è ulteriormente rinforzata.

In conclusione, guarda il manifesto (clic per ingrandire) e domandati: i bolognesi, vedendo il candidato arancio, penseranno a calore, allegria, vicinanza al clien… pardon cittadino, o penseranno alle molotov contro i bancomat di Unicredit (10 novembre 2008) e agli studenti dell’Onda nella filiale di via Rizzoli (28 novembre 2008)?

La risposta è dentro di te. Ed è quella giusta.

delbono-per-web

Perché il rosa è femminile

Ti propongo una breve ricostruzione del perché il rosa è femminile, tratta dal libro La donna perfetta. Storia di Barbie (Laterza, 2008 ) di Nicoletta Bazzano, libro che la settimana scorsa ho avuto il piacere di discutere in pubblico, assieme all’autrice e a Chiara Rapaccini, per iniziativa dell’associazione PerWilma e dalla Libreria Trame di Bologna.

Abbiamo già parlato di simbolismo dei colori in questo post. Trovi tutto su questo argomento nei lavori di Michel Pastoureau, dal Dictionnaire des couleurs de notre temps. Simbolique et société (Bonneton, Paris, 1992), a quelli tradotti in italiano da Ponte alle Grazie: Il piccolo libro dei colori (scritto assieme a Dominique Simonnet, 2006), Blu. Storia di un colore (2008), Nero. Storia di un colore (2008).

Per capire il rosa, Nicoletta Bazzano parte dal rosso:

«Il rosso è il colore per eccellenza. Per la cultura cristiana, il rosso richiama il sangue, ossia ciò che dà la vita, che purifica e che santifica. Rosso è il sangue versato sulla croce da Gesù Cristo; rossa la fiamma dello Spirito Santo. Rosso inoltre è il colore del dinamismo: le sua vibrazioni sono tali che un oggetto rosso sembra più vicino all’occhio di chi lo guarda di quanto lo sia in realtà. Per la cultura progressista, rosso è il sole dell’avvenire, speranza per gli sfruttati che sognano un mondo migliore. Rosso acceso è il colore dell’infanzia, dei giocattoli, delle confetture e dei frutti più golosi. Rosso, soprattutto, è il colore del lusso e della festa. […]

Tuttavia, il rosso ha un valore ambivalente. Le sfumature scarlatte indicano l’errore, il pericolo: in rosso sono sottolienati gli errori sui compiti scolastici; utilizza il rosso la segnaletica stradale, ferroviaria, marittima, aerea per indicare i divieti; rossa è una zona piena di insidie; rossa è la linea di attacco durante i conflitti…

[…] Il rosa è parente stretto del rosso, appartiene alla medesima scala cromatica ed è, nella cultura occidentale, il colore per antonomasia delle femminucce appena nate, così come l’azzurro lo è per i maschietti. L’uso di attribuire ai bebè, rispettivamente, l’azzurro se maschi e i rosa se femmine era una pratica nata nell’Ottocento tipica dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti. […]

La coppia azzurro/rosa può essere […] una declinazione della coppia blu/rosso. Si tratta di colori pastello, ovvero bianchi leggermente colorati, in cui il bianco richiama la purezza e l’innocenza, legate alla nascita di un nuovo individuo, mentre il viraggio diverso rispetto al sesso riprende una distinzione nata alla fine del Medioevo: il blu è maschile e il rosso è femminile. […]

E mentre il celeste, malgrado indichi preferibilmente il maschio, può essere portato anche dalle femmine, senza tema che l’indentità sessuale ne soffra, il rosa, quando è attribuito al maschio, indica lo scherno, è beffa della virilità: non a caso, rosa era il triangolo che nei campi di concentrameto nazisti gli omosessuali erano costretti a esibire sulla giubba. […]

Se nella sfumatura più tenue esso comincia a fare capolino nel guardaroba dei gentiluomini degli anni Ottanta, è per testimoniare una sorta di anticonformismo; ma in effetti il rosa continua a essere colore femminile, in qualsiasi modo si interpreti la parola “femminilità”.»

(N. Bazzano, La donna perfetta. Storia di Barbie, Laterza, Roma, pp. 100-103.)