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Proraso prende in giro gli italiani (specie maschi)

Lo spot «Il barbiere degli italiani», realizzato da White, Red and Green per Proraso, ci dà un’altra dimostrazione – dopo Sisal – di quanto sia difficile per la pubblicità italiana fare leva sui concetti di nazione, patria e bandiera.

Gli italiani riescono a pensarsi come nazione solo ridendo di sé, – devono essersi detti quelli di White, Red and Green – e noi gli diamo l’ironia che vogliono. È così che si prende in giro il «capofamiglia», perché «tutte le decisioni importanti» che prende riguardano al massimo dove appendere un quadro, e manco lo fa da solo; si ironizza sull’amore della «bellezza in tutte le sue forme», con un marito/fidanzato che, passeggiando con la compagna, si volta a guardare un’altra e viene preso a borsettate; si sbeffeggia la moda come «nostra bandiera», perché si riduce a una sfilata di panni appesi; si sorride sull’«idea tutta nostra dell’economia di mercato», che coincide col mercato delle erbe, e sul fatto che «restiamo giovani a lungo», mostrando un adulto viziato da mamma; si conclude infine con un tizio dal barbiere, che ha la faccia un po’ beota ma oh come si sente bello, perché ogni scarrafone è bello al barbiere suo.

Lo spot è impeccabile, nel senso che è adatto al target maschile, generalista e un po’ agé a cui si rivolge. Ma l’ironia è amara, perché tocca tutti i temi più gravi della crisi attuale: dai bamboccioni alla questione femminile, dalla crisi del made in Italy all’economia stracciona. Un altro specchio triste – come quello di Sisal – dell’Italia che siamo.

Sisal: «Lasciatemi sognare con la schedina in mano»

Da quando c’è la crisi, in Italia il gioco d’azzardo cresce in modo netto e continuo: gli ultimi dati pubblicati dai Monopoli di Stato (dicembre 2011) parlano di una crescita del 26,36% nel gennaio-novembre 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Nel 2010 la crescita era stata del 13,17%, nel 2009 del 12,96% e anche nel 2008 c’era stato un balzo notevole rispetto al 2007.

Da una ricerca condotta nel 2008 dal Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo, emerge che i giochi preferiti (primo fra tutti il Gratta e Vinci, secondo il Superenalotto) sono quelli in cui mancano le relazioni; che fra coloro che dichiarano di spendere oltre 600 euro al mese in giocate, il 23,7% ha un lavoro precario o saltuario, il 5,3% sono casalinghe, il 18,4% pensionati; che l’età di gioco è abbastanza uniforme, ma la maggioranza sono giovanissimi (10-19) o hanno più di 70 anni; che il titolo di studio più diffuso fra i giocatori è la licenza superiore (54%), seguita dalla media inferiore (21%) e dalla laurea (19%).

Infine – ipotizza la ricerca – i giocatori che soffrono di problemi di dipendenza dal gioco erano oltre 1 milione nel 2008 e da allora – aggiungo io – possono solo essere aumentati.

È a persone con queste caratteristiche che si rivolge l’ultimo spot Sisal, per stimolarle a giocare se non l’avessero ancora fatto o a farlo in modo ancora più intensivo. Parafrasando la celebre canzone di Toto Cutugno «L’italiano», dice:

«Vorrei una vigna per produrci il vino, io sogno un parco per il mio bambino, di un grande film sarò il produttore, voglio champagne ghiacciato a tutte le ore, darò ai miei figli un futuro splendente, della mia squadra farò il presidente, con un sistema in ricevitoria si sistema la mia compagnia. Un milione a Giulio, un milione a Maria, voglio fondare la mia scuderia, faccio una follia, ti prendo e ti porto via. Lasciatemi sognare, con la schedina in mano. Lasciatemi sognare, sono un italiano».

Contro lo spot molti in rete si sono già ribellati: chi lo definisce «poco educativo», chi sottolinea – giustamente – che gli italiani dovrebbero sognare con strumenti ben diversi dal gioco d’azzardo, chi si dice solo indignato.

Per me lo spot è semplicemente triste. Molto. Perché oltre il 50% degli introiti delle giocate finiscono nelle casse dello Stato e dunque capisco bene la ragione per cui questo e altri spot simili si stiano moltiplicando: non sarà certo una protesta in rete a fermarli. Perché riconosco che è adeguato al suo target: scandalizza chi dal gioco si sente lontanissimo/a, ma rispecchia realtà e sentimenti di chi, non vedendo altre soluzioni, s’illude che solo tentando la sorte la sua vita potrebbe cambiare. E perché mi rendo conto che, per l’ennesima volta, alle donne sono riservati solo sogni che riguardano i figli («sogno un parco per il mio bambino», «darò ai miei figli un futuro splendente») e il corpo, visto che la ragazza che desidera «champagne ghiacciato a tutte le ore» se ne sta nuda e ammiccante nella vasca da bagno. Nessun lavoro, nessuna soddisfazione professionale nei sogni delle donne.

Un’Italia immobile, senza soldi e senza speranze è quella a cui si rivolge lo spot, a dispetto dell’allegria apparente. Un’Italia che ovviamente c’è.

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.