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Beautiful Lab

Mi segnala Nicola un esperimento avviato da Sky.it, in collaborazione con due piccole imprese nate da poco, effecinque di Genova e Tiwi di Reggio Emilia: una serie per il web intitolata Beautiful Lab (come laboratorio, ma anche labirinto).

Il primo episodio racconta vent’anni di Beautiful, la celebre soap opera, in circa 6 minuti.

Ieri hanno lanciato la seconda puntata, focalizzata invece sull’attualità politica: diciassette anni di relazione, ora felice ora tormentata, fino alla separazione degli ultimi mesi, tra Fini e Berlusconi. Tutto in 4 minuti.

Trovo i due episodi deliziosi. Non a caso sono il risultato di competenze interdisciplinari – giornalistiche, mediatiche, narratologico-semiotiche – e includono anche una buona consapevolezza di come ci si muove e si fa buzzing sul web. È solo così che il cosiddetto «storytelling» – di cui tutti oggi si riempiono la bocca spesso a vuoto – prende sostanza.

Aggiungo, pro domo mea, che fra gli autori ci sono giovani che hanno studiato semiotica a Bologna, come – oltre al primo Nicola anche un secondo Nicola che sta fra i fondatori di Tiwi.

🙂

Tutto Beautiful in 6 minuti

Fini vs. Berlusconi

 

La politica del tacco a stiletto

Ormai l’immaginario relativo al mondo delle cosiddette “escort” è entrato a pieno titolo nella pochezza comunicativa della politica italiana. A destra come a sinistra.

A sinistra, la campagna per il tesseramento di Rifondazione Comunista usa la scarpa rossa col tacco a stiletto come simbolo di «donna di classe», giocando sul doppio senso dell’appartenza «di classe». «Ma è ironia», si sono affannati a spiegare dopo le critiche (vedi «Tacchi a spillo e donne di classe» di Imma Barbarossa, contraria, e Linda Santilli, a favore). (Grazie a Monica per la segnalazione.)

Campagna per il tesseramento di Rifondazione Comunista

A destra, Fabrizio D’Addario, candidato alla Regione Puglia per il centrodestra usa la stessa scarpa rossa per alludere all’omonima Patrizia D’Addario, da cui vuole prendere le distanze.

«È una provocazione – spiega D’Addario a Sky.it – Ho deciso di fare una campagna elettorale diversa, di usare quell’ironia che oggi spesso manca. Il messaggio è che siamo stanchi degli scandali: vogliamo una politica fatta col cervello» (Fabrizio D’Addario: «Votatemi, non confondetemi», Sky.it).

Manifesto di Fabrizio D'Addario

In entambi i casi non c’è traccia di ironia, naturalmente. Piuttosto, in mancanza di idee, si usa in modo becero e gratuito uno stereotipo del feticismo sessuale.