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I «sondaggi» di Santoro su Facebook. Poveri sondaggi. Povero Facebook. E poveri spettatori

Santoro va su internet e a qualcuno in redazione viene una brillante idea: mescoliamo il «vecchio» della televisione generalista con il «nuovo» di Facebook, presentiamo cioè sondaggi come sempre si fa in tv, ma, invece di spendere soldi per commissionare sondaggi veri a un istituto di ricerca vero, usiamo gli strumenti di Facebook.

Insomma, invece di fare sondaggi letterali (su campioni statistici rappresentativi), facciamo sondaggi metaforici (sui fan della pagina di «Servizio pubblico», che rappresentano solo se stessi), perché tanto la gggente a casa non nota la differenza. Grande idea, devono essersi detti in redazione: poca spesa molta resa. Ecco allora come funzionano i sondaggi Facebook di «Servizio pubblico».

Prima puntata, 3 novembre 2011. Prendi una domanda a cui sai già in partenza che il tuo pubblico darà, a stragrande maggioranza, una certa risposta (vedi anche cosa ne ha scritto il giovane blogger Lorenzo Tondi). Lanciala su Facebook, ottieni la risposta che volevi, mostrala in trasmissione.

L’effetto è una piacevole conferma per tutti: per Santoro, i suoi fan su Facebook e gli spettatori che lo seguono in tv. Serve a dire «Siamo ancora qui, siamo sempre gli stessi, pensiamo sempre le stesse cose tutti assieme». E vissero felici e contenti. Ottimo per cominciare un nuovo programma tv. Ecco i sondaggi della prima puntata, nell’ordine in cui sono stati fatti (clic per ingrandire):

Sondaggio Santoro Facebook 1

Sondaggio Santoro Facebook 2

Sondaggio Santoro Facebook 3

Seconda puntata, 10 novembre 2011. Prendi ancora una domanda a cui sai già che il tuo pubblico risponderà in un certo modo, ma stavolta con una maggioranza non troppo schiacciante: «Siete favorevoli al governo presieduto dal neosenatore a vita Mario Monti con Pdl, Pd e Terzo polo?» (clic per ingrandire):

Sondaggi Santoro su Facebook seconda puntata 1

Invita un ospite che dà una risposta esattamente contraria a quella che ha appena vinto, ma lo fa motivando la sua contrarietà con argomenti che sai in partenza che potranno piacere al tuo pubblico. Dopo di che, rifa’ la stessa domanda e mostra ancora una volta ciò che già sapevi: il tuo pubblico avrà cambiato idea, votando la risposta contraria alla prima. Serve a mostrare la potenza di persuasione di Santoro e della sua trasmissione, serve a dire a tutti: «Guardate come ammaestro il pubblico».

Nel caso di ieri l’ospite era il blogger Claudio Messora (Byoblu), che ha dipinto Mario Monti come «uomo della finanza mondiale e delle banche». La seconda domanda infatti era «Mario Monti presentato dal blogger Byoblu come uomo della finanza mondiale e delle banche. Siete ancora d’accordo sul governo tecnico affidato a lui?». Ecco il risultato, opposto al primo (clic per ingrandire):

Sondaggi Santoro su Facebook seconda puntata 2

Infine chiudi con una domanda per cui ancora una volta prevedi una schiacciante maggioranza di risposte in una certa direzione, ma stavolta perché ciò che hai detto in trasmissione porta inevitabilmente a quella conclusione. Serve a ribadire la potenza persuasiva della macchina Santoro, non solo per far cambiare idea alle persone, ma più in generale per formare opinioni. La domanda è «I super ricchi devono comprare i titoli di stato italiani e tenerli per 5 anni allo stesso tasso dei bund tedeschi?»:

Sondaggi Santoro su Facebook seconda puntata 3

Insomma Santoro vince sempre, ma nel frattempo:

  1. si straccia il concetto di sondaggio: se io fossi una studiosa di statistica, mi arrabbierei molto per questo grave travisamento della disciplina e dei suoi strumenti, e mi metterei d’accordo con alcuni colleghi rappresentativi per mandare una lettera di protesta pubblica e formale a Santoro;
  2. si usano in modo banale i social media: con tutte le belle cose che si potrebbero fare per mescolare vecchi e nuovi media, proprio questi finti sondaggi dovevano propinarci?
  3. si finge di essere aperti alle opinioni dei propri spettatori, ma in realtà se ne dà una pessima immagine, come fossero scimmiette ammaestrate;
  4. si dà la solita immagine del «popolo di Facebook» come fosse un’entità unica e scema, che si muove al primo cenno di un capo. «Abbiamo chiesto a Facebook», dice sempre Giulia Innocenzi o chi per lei. Loro chiedono e Facebook esegue.