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Il caso Blu a Bologna: street art, proteste, musei. Chi ha ragione?

MURALE_BLU_CANCELLATO

È ancora aperta a Palazzo Pepoli a Bologna, fino al 26 giugno, la mostra Street Art – Banksy & Co., prodotta da Genus Bononiae e Arthemisia Group, una mostra che aveva indotto l’artista Blu, nel marzo scorso, a reagire per protesta cancellando con vernice grigia molti suoi graffiti sparsi per la città. Pubblico qui l’approfondimento più chiaro, equlibrato e completo che io abbia letto sul caso “Blu vs. curatori della mostra”, scritto da Luigi Bonfante sul suo blog personale, un approfondimento che ci permette una riflessione più ampia sul Continua a leggere

Graffiti e sindaci da Bologna a Bari

Ieri su Repubblica Bologna è uscito questo mio commento, col titolo «I graffiti tra sceriffi e scarabocchi».

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Come promesso in campagna elettorale, a Bologna la prima azione del sindaco neoeletto Flavio Delbono è stata mettere in moto la macchina amministrativa per ripulire i muri sporchi della città. Da cosa? Dai «graffiti», dicono tutti. Dagli «scarabocchi» dice Delbono. Vorrei ripercorrere le principali implicazioni comunicative e simboliche di questa mossa. Non tutte positive, a mio avviso.

Il primo problema sta nel termine «graffiti». È vero che il dizionario riporta, come primo significato di «graffito», «qualunque segno inciso, scalfito su una superficie, spec. di pietra, metallo, intonaco e sim.» (De Mauro on-line). Dunque, alla lettera, chiamarli «graffiti» non sarebbe sbagliato. Ma è ormai da anni che a questa parola tutti associano subito – e strettamente – il «graffitismo» o «graffiti writing», cioè quel movimento artistico, impostosi negli Stati Uniti fin dagli anni Ottanta, per cui nelle città si realizzano pitture murali con bombolette spray.

Se li chiami graffiti la gente pensa al writing e si divide subito in due: quelli che ne pensano bene, pur facendo i distinguo del caso (non sempre sono «arte», non tutti sono «belli», eccetera), e quelli che ne pensano male (sono atti di vandalismo, imbrattano le pareti, sono illegali, eccetera). È chiaro che le cose sono più complesse e le distinzioni fra graffitismo, aerosol-art, street-art, tagging e semplici brutture sono più sottili.

Ma il senso comune funziona così: o buono o non buono.

Perciò un sindaco che li chiama «scarabocchi» finisce all’istante – anche se non vuole – dalla parte di quelli che ne pensano male. Il che, per una giunta di centrosinistra non è il massimo, visto che il graffitismo è collegato alle fasce più giovani della popolazione, con cui la sinistra fa fatica a dialogare, e agli studenti, con cui questa città non va sempre d’accordo.

Peggio ancora, poi, se il neoassessore Nicoletta Mantovani, con delega alle politiche giovanili, alla domanda che questo giornale le ha fatto: «Che ne pensa del piano anti-graffiti?» risponde: «Tutto il bene possibile. Che la città sia tremendamente sporca lo vedrebbe chiunque».

Peggio ancora, infine, se ricordiamo che nel 2007 un piano anti-graffiti fu avviato (e finì nel nulla) anche da Sergio Cofferati, da tutti denominato «sceriffo» anche per mosse (sbagliate) come questa. Vuole forse Delbono continuare questo infausto cammino?

Insomma, per ripulire i muri sporchi senza sbagliare, è sufficiente evitare la parola «graffiti»? Certo che no, anche se nella comunicazione politica le parole contano, eccome contano. Ma è ovvio che cambiare una parola non basta.

Come non basta nessuna azione basata su logiche esclusivamente negative: no graffiti, no sporcizia, no degrado. A ogni azione negativa va affiancata sempre un’azione costruttiva e positiva. Altrimenti l’immagine dello sceriffo, tutto censura e repressione, è dietro l’angolo.

Ma quali azioni positive? A Bologna sono tutte da studiare (o ristudiare, visto che progetti su questo tema giacciono in diversi cassetti dai primi anni 2000).

Suggerisco di dare un’occhiata – mutatis mutandis – a ciò che sta facendo Michele Emiliano a Bari, che ha già dato agli artisti un muro di 200 metri nel quartiere San Paolo e promette a breve un muro in ogni quartiere. E intanto studia un piano per ripulire Bari da ciò che arte non è.

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Ecco il video con cui Emiliano ha presentato l’iniziativa in campagna elettorale:

Street art @ San Paolo

Media by Banksy

Cristian mi ha mandato (grazie!) un disegno di Banksy, che risale a qualche anno fa e sembra fatto apposta per le nostre recenti discussioni (QUI e QUI).

Per altri lavori del grande street artist inglese vai al suo sito.

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