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Qual è la poesia di Wisława Szymborska che ami di più?

Wisława Szymborska, poetessa fra le più amate nel mondo, vincitrice del Nobel per la letteratura nel 1996, è morta ieri all’età di 88 anni. L’ho appreso ieri sera su Facebook almeno un’ora prima che le testate giornalistiche italiane ne dessero notizia (la prima è stata, se non sbaglio, l’Internazionale su Twitter).

Ebbi la fortuna di assistere a una conferenza di Wisława Szymborska a Bologna il 27 marzo 2009, quando venne per il Decennale del Collegio Superiore dell’Università di Bologna. Quel pomeriggio Wisława recitò, insieme all’attrice Tita Ruggeri, alcune delle poesie che l’hanno resa celebre in tutto il mondo.

Szymborska in un ritratto da giovane

In questo blog ho parlato di Szymborska più volte: quando l’ho scoperta, meglio tardi che mai (QUI). Quando ho postato il suo celeberrimo «Scrivere un curriculum» (QUI). Quando ho postato le poesie «Prima del viaggio»«Un’adolescente», che lei lesse all’incontro di Bologna, quando in Italia erano ancora inedite.

Riprendo ora il suo «Contributo alla statistica», perché ci ripenso tutti i giorni, ogni volta che qualcuno sbandiera sondaggi e percentuali come se avesse in mano la verità. Cosa che accade, appunto, tutti i santi giorni.

Sarebbe bello che, per ricordarla, ciascuno/a postasse nei commenti la poesia di Wisława che, per le più svariate ragioni personali, ama di più o ricorda più spesso.

Contributo alla statistica

Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità,
– al massimo non più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;

degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.

(Wisława Szymborska, da Discorso all’ufficio oggetti smarriti, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi, Milano, pp. 146-147.)

Qui un video tratto dal canale Vimeo del Server Donne di Bologna, che riprende parte dell’incontro a Bologna il 27 marzo 2009:

Prima del viaggio

Ti regalo un’altra poesia – ancora inedita in Italia – di Wisława Szymborska, che ho rubato durante l’incontro a Bologna.

Per guardare in alto, in questi giorni che la terra ha tradito.

Prima del viaggio

Di lui si dice: spazio.
Facile definirlo con una parola sola,
assai più difficile con molte.

Al tempo stesso vuoto e pieno di ogni cosa?
chiuso ermeticamente, benché aperto,
dato che nulla
può sfuggire a esso?
Dilatato all’infinito?
Ma se è finito,
con cosa, diamine, confina?

Sì, sì, d’accordo. Ma adesso dormi.
È notte e cose più urgenti domani ti aspettano
a pennello per la tua misura definita:
toccare oggetti collocati vicino,
lanciare occhiate a una distanza voluta,
ascoltare voci accessibili all’orecchio.

Be’, e in più questo viaggio da A a B.
Il decollo alle 12.40, ora locale,
e il volo sopra matasse di nuvole locali
lungo una sottile striscia di cielo,
all’infinito una qualunque.

—————

Aggiungo una pittata di Attilio Del Giudice.

Tre e trentadue

tre-e-trentadue

Un’adolescente: Wisława Szymborska

Mi hanno chiesto di scrivere un post sull’incontro con Wisława Szymborska di venerdì scorso. Non ci riesco, mi sento inadeguata. Wisława è leggera e profonda, arguta e bellissima. Come i suoi versi.

Ho registrato e riascoltato l’incontro, trascritto qualche poesia. Ti regalo questa, ancora inedita in Italia. Uscirà per Adelphi nella raccolta «Qui».

Un’adolescente

Io – un’adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?

Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?

Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.

Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.

In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.

Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco –
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più –
ma non in modo certo.

Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.

Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.

La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.

Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.

Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa –

Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.

La conservo ancora.

Wisława Szymborska a Bologna

Wisława Szymborska, poetessa fra le più amate nel mondo, vincitrice del Nobel per la letteratura nel 1996, sarà a Bologna domani 27 marzo alle ore 17.00 in Aula Magna Santa Lucia (via Castiglione 36) per il Decennale del Collegio Superiore dell’Università di Bologna.

szymborska-da-giovane

Szymborska leggerà, insieme all’attrice Tita Ruggeri, alcune delle poesie che l’hanno resa celebre in tutto il mondo. Ma potremo anche ascoltare, in anteprima italiana, alcuni versi della sua ultima raccolta «Qui», uscita in Polonia nel gennaio 2009; e potremo vedere, in anteprima mondiale, un video con un’intervista inedita della giornalista Katarzyna Kolenda-Zaleska (TVN 24) a Woody Allen, in cui il regista parla di Wisława Szymborska.

Saranno presenti: Paolo Leonardi, direttore del Collegio Superiore, Pietro Marchesani, principale traduttore italiano di letteratura polacca, Jarosław Mikołajewski, direttore dell’Istituto Polacco di Roma, Andrea Ceccherelli, docente di Letteratura Polacca all’Università di Bologna.

Data l’eccezionalità dell’evento, ti consiglio di venire in Aula Magna molto in anticipo, per non restare in piedi o addirittura fuori.

In questo blog ho parlato della Szymborska un paio di volte: quando l’ho scoperta – meglio tardi che mai – (QUI) e quando ho postato la poesia «Scrivere un curriculum» (QUI).

Leggi ora il suo «Contributo alla statistica» (pertinente anche QUI):

Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità,
– al massimo non più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;

degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.

(Wisława Szymborska, da Discorso all’ufficio oggetti smarriti, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi, Milano, pp. 146-147.)

Come si scrive un curriculum

Arriva sempre, durante i corsi di scrittura, la domanda sul curriculum vitae. Cosa metterci, che formato, come dare la migliore immagine di sé.

Di solito spiego che non si può liquidare la faccenda scrivendo un solo curriculum, ma se ne devono preparare diversi, adattandoli ai destinatari, al contesto, agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Dopo di che, propongo modelli, commento esempi, mi offro di emendare curricola già pronti.

Però, ora che ho letto Wislawa Szymborska – la poetessa di cui ti parlavo all’inizio dell’anno – risponderò con questi versi.

Scrivere un curriculum

Che cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi.

Non riesco a smettere…

… di leggere Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Un mio grande amico mi ha regalato per natale Discorso all’ufficio oggetti smarriti, una raccolta di poesie della Szymborska, tradotte da Pietro Marchesani per Adelphi. Mi sono vergognata, perché ancora non conoscevo questa grandissima poetessa polacca.

Da quel giorno, non faccio che leggere e rileggere i versi di Wislawa Szymborska.

Luisa Carrada, sapendo dell’ossessione che m’ha presa, mi ha inviato l’audio di “Qualche parola sull’anima”, recitato da Ivana Placer.

Come augurio di buon anno, ascolta anche tu la poesia.

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