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Tasse, banche, burocrazia

Giugno e luglio: mesi di tasse. La mia banca – imprecazione – non ha aggiornato on line la sezione del modello F24 che riguardava l’Ici, perciò non posso pagare l’Imu via internet. Devo andare di persona, non ho tempo e mi riduco al giorno della scadenza, dieci minuti prima che la filiale chiuda. Vado – imprecazione – entro, arrivo allo sportello.

Impiegato: «Scusi, mi serve un documento di identificazione. Al terminale la sua carta d’identità risulta scaduta.»

Interno banca  IMU

Scaduta?-ma-che-giorno-è-che-anno, penso. Giugno-oddio-cinque-anni-il-rinnovo…

Sorrido. Sorride.

Gli allungo il documento sul bancone: «Prego.»

L’impiegato lo estrae dalla bustina di plastica, si alza, va verso la fotocopiatrice. Con gesti meticolosi lo appiattisce ben bene, lo sistema aderente a un angolo del vetro, abbassa il coperchio. Tru-uuu. Tru-uuu. Guarda fuori dalla finestra.

Poi alza il coperchio, capovolge il documento, lo spinge bello piatto verso lo stesso angolino e tru-uuu. Tru-uuu. Fischietta un motivo che non riconosco.

Torna al banco, ripone il documento nell’involucro trasparente e me lo riconsegna con un gran sorriso: «Ecco». Sorrido a mia volta, compilo velocemente l’F24, aspetto che lui registri il pagamento, ritiro la ricevuta, guadagno l’uscita.

Il documento era la mia carta d’identità. Quella scaduta, ovvio.

C’entra con la comunicazione? Eccome.

Berlusconi e la non riduzione delle tasse

Mercoledì 13 gennaio Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, ha dichiarato che «l’attuale situazione del debito pubblico comporterà, solo di interessi, una spesa di 8 miliardi di euro all’anno. In questa situazione è fuori discussione poter pensare a un taglio delle imposte».

Alcuni commentatori hanno evidenziato, da un lato, la novità della retromarcia nella comunicazione di Berlusconi, dall’altro, il rischio di perdere consensi che comporta.

Sono d’accordo sulla novità, meno sul fatto che possa fargli perdere consensi. O meglio: se riduzione di consensi e malcontento ci saranno (posto che si sappia misurarli e si voglia darne notizia), saranno quelli che normalmente accompagnano chi gestisce una crisi, ma non saranno certo dovuti alla retromarcia, che dal punto di vista comunicativo è impeccabile.

Anche perché il discorso, costruito come quelli che l’amministratore delegato fa all’azienda per comunicare un problema che riguarda tutti, serve a rinforzare l’immagine di «uomo che non mente e non ha nulla da nascondere». Immagine a maggior ragione preziosa nella bufera mediatica in cui Berlusconi sta da oltre un anno.

Questo è il passaggio chiave che la sostiene:

«Lo dico per chiarezza, anche perché, essendosi delineate subito le prime avvisaglie di campagna elettorale, non intendiamo assolutamente, come qualcuno ci ha accusato di voler fare, introdurci in questa campagna elettorale per le elezioni regionali e amministrative con delle promesse di riduzione delle imposte. Tutte le promesse che abbiamo fatto nel passato le abbiamo mantenute. Ricordo che anche all’inizio di questa legislatura, quando è stato possibile, come primo provvedimento abbiamo tolto l’ICI come avevamo promesso. […] Vedendo e mettendo insieme il consuntivo di 19 mesi di gestione del paese, c’è un elenco – e adesso stiamo facendo una pubblicazione – che è straordinario circa i risultati del nostro lavoro, non solo per le emergenze che ci sono appalesate dalla Campania all’Abruzzo, ma…»

E via con l’elenco.

In sintesi Berlusconi dice: sono uno che mantiene le promesse e parla sempre chiaro, talmente chiaro che, quando non posso mantenerle per ragioni da me indipendenti (come il debito pubblico e la crisi), lo dico apertamente, senza girarci attorno.