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Le ragazzine e la moda del video «pre 18 anni»

I miei pre 18 anni

Mi segnalano alcune amiche e amici insegnanti di liceo – fra cui Laura, che ringrazio – che, prima di arrivare al diciottesimo compleanno, un numero crescente di ragazzine si fa fare un video che le immortala prima della data fatidica, realizzato a pagamento da un fotografo specializzato. Come a voler fermare il meglio dell’adolescenza. Per offrirlo a mammà e papà? ai posteri? o a qualche presunto talent scout che le possa “scoprire” e avviare alla carriera di velina/fotomodella/stellina televisiva? Chissà. Guardati questi esempi, Continua a leggere

Gli spazi dei partiti in televisione

Se fossi il responsabile della comunicazione di un partito mi studierei con grandissima attenzione i dati riassunti in questa tabella, pubblicata oggi su Repubblica. Non li lascerei ai soli commenti giornalistici, insomma, ma mi riposizionerei in tv e Continua a leggere

Media: attenzione, la crisi avvantaggia la tv

Leggo su Repubblica oggi che il 2012 si è chiuso con un record storico per gli ascolti televisivi: la notte di San Silvestro 17 milioni 289 mila 474 italiani hanno tenuto accesa la tv tra le 21 e l’1 di notte (ascolto totale). Il che vuol dire + 5% rispetto al 2011, ma + 17% rispetto al 2005 (quando ancora non c’era la crisi). Con un incremento – aggiunge la società Barometro – del 13% rispetto all’anno scorso nella fascia anagrafica dei ragazzi e ragazzini sotto i 18 anni. E un incremento rispetto all’anno scorso del 20% nel Sud e nelle isole (dice sempre Barometro). Ecco lo schema elaborato da Repubblica (clic per ingrandire):

Auditel 31 dicembre 2012

È chiaro il nesso con la crisi: hai meno soldi, non puoi permetterti il ristorante, il locale di grido e nemmeno il cinema, perciò te ne stai a casa e festeggi – quando va bene – con la famiglia o gli amici. In ogni caso la televisione funge da sottofondo. Nei casi peggiori è l’unica compagnia.

È fondamentale, in tempi di campagna elettorale, meditare sul ruolo che le trasmissioni di intrattenimento hanno sempre svolto negli ultimi vent’anni e tornano a svolgere con centralità ancora maggiore in questo momento di crisi in Italia. Anche se le persone non seguono i talk show, anche se i giovani preferiscono internet alla televisione, non bisogna mai dimenticare che i messaggi e valori politici entrano nelle case anche – e soprattutto – assieme a una canzone strappacuore, a un balletto, un jingle in sottofondo. Ma possono annidarsi nella battuta di un presentatore o una presentatrice, essere imboccati al bambino di turno nella gara canora di turno, nascondersi nelle interazioni non verbali e negli impliciti fra conduttori e ospiti: è da qui che passano gerarchie di valori, allusioni, stereotipi, pregiudizi, persino discriminazioni.

Di implicito in implicito, di allusione in allusione, si costruiscono umori, preferenze, mode, insofferenze. Specie se le persone si trovano in un momento di grande confusione politica, come testimonia il gran numero di incerti (anche se in calo, sono sempre sopra il 40%) che ai sondaggi politici rispondono che non sanno chi votare e forse non voteranno. Paranoia mediatica? No, realismo: questi condizionamenti ci sono nelle conversazioni fra amici, perché ostinarsi a sottovalutare – come ancora fanno in molti, specie a sinistra – quelli che entrano in tutte le case attraverso la tv?

Questo articolo è apparso oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Ma l’ascolto radio è così diverso da quello tv?

Secondo un certo luogo comune, in Italia la radio sarebbe “migliore” della tv, più “di qualità”. Tipicamente infatti chi si lamenta della tv poi aggiunge qualcosa come: “Ma la radio… ah la radio, fortuna che c’è la radio”.

Dipende dalla radio naturalmente.

Da qualche giorno GfK Eurisko ha pubblicato l’anteprima del suo RadioMonitor, uno dei primi strumenti di rilevazione degli ascolti che gli investitori pubblicitari hanno a disposizione dopo che Audiradio è stata liquidata circa un anno e mezzo fa (ne ha dato notizia Daniele Lepido sul Sole 24 Ore, ripreso anche dal Post).

Secondo GfK Eurisko ogni giorno sono 34 milioni di italiani, pari al 65% della popolazione, che accendono la radio. Su base settimanale la percentuale degli ascoltatori sale all’84%, e cioè 44 milioni (l’indagine prende come campione le persone sopra i 14 anni).

Questa è la classifica delle radio più ascoltate nel giorno medio (clic per ingrandire):

GFK Eurisko classifica ascolti radio giornalieri

Dalla classifica una cosa è chiara: in cima agli ascolti stanno radio che potremmo definire di “intrattenimento generalista”: RTL 102.5 straccia tutte, togliendo il primato a Radio Deejay che scende al secondo posto, seguita da Radio 105 e RDS. Ma questo non somiglia a ciò che accade in televisione? Detto in altri termini: per guadagnare ascolti, e dunque introiti pubblicitari, una radio mi pare debba fare cose simili a quella che fa la televisione: molto intrattenimento, poco approfondimento e giuste dosi di notizie adattate (per contenuti e confezione) al target. Non è un caso, fra l’altro, che RTL sia “radiovisione”, combini cioè radio e televisione secondo un modello che anche altre emittenti stanno seguendo (da Radio Deejay a Radio 24) (leggi QUI la storia di RTL).

L’unica vera differenza – mi pare – sta nella quantità e varietà dell’offerta: gli ascoltatori radio hanno infatti molte più possibilità di scelta degli spettatori tv, anche limitando lo sguardo all’offerta generalista. L’offerta poi si amplia e frammenta ulteriormente nella miriade di radio locali, sicché ognuno può trovare la nicchia d’ascolto in cui più si riconosce, locale o nazionale che sia. Ed è stando al calduccio di quella nicchia che dice: “Ah, la radio, meno male che c’è la radio”.

Nasce OsservatorioTivvù. Tutto fa politica (a nostra insaputa)

A cura di Dis.amb.iguando e Valigia Blu.

In Italia la televisione è in assoluto il mezzo di comunicazione più diffuso, e lo è ancora oggi, nonostante la crescita di internet, anche perché questa è più lenta rispetto alla media europea.

Il 45° rapporto annuale Censis, presentato all’inizio di dicembre, parla chiaro: nel 2011 la televisione raggiunge il 97,4% della popolazione e l’80,9% degli italiani considerano i telegiornali la fonte principale per informarsi. Certo, quest’ultimo dato scende fra i più giovani (14-29 anni), ma la maggioranza resta comunque molto alta anche fra loro (69,2%). Insomma, per quanto giornalisti e massmediologi parlino di «informazione fai da te», perché sempre più spesso i cittadini – specie se giovani e istruiti – si informano usando un mix di ricerche su Google, giornali on-line e social network, in realtà la televisione è ancora centrale per tutti. Specie in un paese che ha un’età media molto alta.

Inevitabile, dunque, che i partiti prestino sempre grande attenzione a questo mezzo: non solo per comunicare questa o quella iniziativa (come ha fatto il governo Monti per la manovra), ma più in generale per costruire l’immagine dei leader, per aumentare o consolidare il proprio elettorato, orientarlo o fargli cambiare rotta. A maggior ragione la televisione serve ai partiti per strategie di comunicazione a medio e lungo termine, vale a dire per trasmettere ai cittadini-telespettatori contenuti e valori in modo continuo e indipendente dalle singole scadenze elettorali, sedimentando il consenso in modo tanto più efficace quanto più lento, quotidiano e capillare.

In questo quadro, Arianna Ciccone di Valigia Blu e io abbiamo deciso di avviare OsservatorioTivvù.

OsservatorioTivvù

Un gruppo di giovani giornalisti e blogger, da un lato, e di studenti e neolaureati dell’Università di Bologna, dall’altro, seguiranno sotto il nostro coordinamento alcuni programmi della televisione generalista italiana, diversi per contenuto, canale, fascia oraria e target, da oggi alla fine di febbraio 2012.

Vogliamo registrare e annotare sistematicamente:

  1. quanti e quali politici italiani vengono ospitati nei vari programmi televisivi;
  2. quanti e quali personaggi pubblici vengono invitati perché notoriamente connessi a leader o partiti politici, perché parenti (figli, mogli, ecc.) di politici, o perché legati ai vari leader e partiti per amicizia o ragioni professionali;
  3. cosa i leader politici e i personaggi pubblici dicono e fanno di preciso in trasmissione, anche se non parlano esplicitamente di politica, ma si limitano a giocare, scherzare e interagire con altri ospiti in studio o con il pubblico su temi di intrattenimento e spettacolo;
  4. quante e quali volte, anche in assenza di leader politici o personaggi pubblici a loro connessi, uomini e donne di spettacolo (cantanti, attori, attrici, presentatori, ecc.) parlano di o alludono a personaggi, eventi e contenuti della politica italiana, anche in contesti di intrattenimento che non avrebbero nulla a che fare con la politica;
  5. cosa dicono di preciso uomini e donne dello spettacolo quando parlano di politica o anche soltanto vi alludono.

Perché lanciamo OsservatorioTivvù proprio ora? Perché pensiamo che questo particolare momento storico, con il governo Monti in prima linea e i partiti che in apparenza stanno solo sullo sfondo, sia particolarmente fecondo per capire in che modo e fino a che punto il cosiddetto «politainment» televisivo (la mescolanza di politica e intrattenimento) servirà ai partiti, nel prossimo anno, per costruire, ricostruire o correggere l’immagine dei loro leader, e proporne nuovi in vista delle prossime elezioni politiche. Che siano nella primavera 2013, come molti sostengono, o prima, non importa: la campagna elettorale è già cominciata.

Ecco i programmi che OsservatorioTivvù terrà sotto controllo*:

Uno Mattina in famiglia (Rai 1), Unomattina (Rai 1), La prova del cuoco (Rai 1), La vita in diretta (Rai 1), Soliti ignoti (Rai 1), Domenica in (Rai 1), Porta a Porta (Rai 1), Ti lascio una canzone (Rai 1), Ballando sotto le stelle (Rai 1), Mezzogiorno in famiglia (Rai 2), Quelli che il calcio (Rai 2), I fatti vostri (Rai 2), L’Italia sul 2 (Rai 2), Agorà (Rai 3), Ballarò (Rai 3), Che tempo che fa (Rai 3), Verissimo (Canale 5), Striscia la notizia (Canale 5), Domenica 5 (Canale 5), Mattino 5 (Canale 5), Uomini e donne (Canale 5), Pomeriggio cinque (Canale 5), Avanti un altro (Canale 5), Matrix (Canale 5), Kalispera (Canale 5), Ricette in famiglia (Rete 4), Studio aperto (Italia 1), Omnibus (La 7), Otto e mezzo (La 7), In onda (La 7), Piazza pulita (La 7), Italialand (La 7), Servizio Pubblico (reti diverse).

*La lista di programmi e il periodo di osservazione potranno subire variazioni in base alla programmazione televisiva e ai primi risultati del monitoraggio.

Come partecipare: se qualche studente/ssa, laureando/a, dottorando/a, assegnista che fa ricerca nel settore della Comunicazione politica e delle Scienze politiche fosse interessato/a a partecipare, può inviare il proprio cv, le proprie motivazioni e la propria disponibilità di tempo, scrivendo a: giovanna.cosenza chiocciola unibo.it.

Il nuovo contratto di servizio Rai e le donne

La settimana scorsa è stato firmato dal Ministero dello Sviluppo Economico il nuovo Contratto di Servizio con la Rai, che scadrà alla fine del 2012 (triennio 2010-2012). Il contratto – informa il Ministero – dà molto rilievo al tema della qualità dell’informazione e perciò più poteri di intervento agli organismi di vigilanza e controllo sulla qualità dei programmi Rai.

Fra l’altro, il contratto prevede nuove norme di tutela delle donne in tv: l’articolo 2, comma 7, stabilisce infatti che la Rai faccia «opera di monitoraggio, con produzione di reportistica annuale, che consenta di verificare il rispetto circa le pari opportunità, nonché la corretta rappresentazione della dignità della persona nella programmazione complessiva, con particolare riferimento alla distorta rappresentazione della figura femminile e di promuovere un’immagine reale e non stereotipata».

A questo scopo, l’articolo 29 del contratto di servizio prevede che, entro 30 giorni dalla sua entrata in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale di un apposito decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, «sarà istituita presso il Ministero un’apposita commissione, composta da otto membri, quattro designati dal Ministero e quattro dalla Rai, con l’obiettivo di definire […] le più efficaci modalità operative di applicazione e di sviluppo delle attività e degli obblighi previsti nel presente contratto, nonché di valutarne il grado di compiutezza al fine di verificarne l’adempimento».

Sul nuovo contratto e sulla sua attenzione per la rappresentazione delle donne in tv ho trovato in rete pochissime informazioni. Le più complete (da cui ho tratto gli stralci qui riportati) sono sul sito Key4Biz, che aveva promosso una fra le tante campagna web per il rispetto della dignità femminile sui media, assieme a Gabriella Cims, promotrice dell’appello Donne e media e coordinatrice dell’Osservatorio sulla Direttiva Europea “Servizi di Media Audiovisivi”. Vedi: «Rai: firmato il nuovo Contratto di servizio. Grande vittoria per la campagna Donne e Media».

Il sito Key4Biz e Gabriella Cims parlano giustamente di vittoria conseguita. E tuttavia Lorella Zanardo, Loredana Lipperini e io in questi giorni ci stiamo chiedendo: da chi sarà composta la commissione di otto membri che vigilerà – fra le mille cose previste dal contratto – sul rispetto delle donne in tv? Vi siederanno persone che davvero si intendono di stereotipi, rappresentazione mediatica delle donne e dei diversi generi sessuali, persone che negli ultimi anni hanno davvero lavorato per cambiare la sensibilità su questi temi? O ci saranno le solite nomine politiche, le solite logiche di spartizione della politica italiana e della Rai?

Ben sapendo – senza nulla togliere al Comitato Donne e Media di Gabriella Cims – che questo è il risultato di un lavoro più vasto che moltissime persone – soprattutto donne, ma anche uomini – stiamo facendo da anni su internet, in università, nelle scuole, nelle strade e piazze, Lorella Zanardo, Loredana Lipperini e io abbiamo deciso di seguire la vicenda, nel prossimo mese, molto da vicino. Per controllare – con tutti i mezzi e canali che abbiamo a disposizione – che questa commissione sia composta con criteri di competenza e merito.

Chiederemo, fra l’altro, che siano resi pubblici i curricula che saranno esaminati. E qualcuna di noi si candiderà.

Vi terremo informati.

Un esercizio di futilità

Grazie a Nuovo e Utile (sezione Cinema e tv) ho scoperto che su questo sito la vodka neozelandese 42 Below sta mettendo online 42 corti d’autore. Mi ha colpita uno che si intitola «An Exercise in Futility», della giovane regista cinese Dee Dee Poon.

È una metafora del contrasto fra il desiderio di controllare le cose che facciamo, le persone a cui vogliamo bene, la vita intera, e l’impossibilità di farlo.