Archivi tag: Tg1

Ask.fm, un pretesto per l’ennesima demonizzazione della rete

TG1

Poiché molti ancora mi chiedono cosa penso di Ask.fm e della rissa ai Giardini Margherita di Bologna fra adolescenti «Bolobene» e «Bolofeccia», la penso esattamente come Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, che sul Fatto Quotidiano ha scritto:

Eccolo, il nuovo mostro: Ask.fm, il social network che ha offerto ai ragazzi bolognesi la possibilità di organizzare una maxi rissa ai giardini Margherita è finito al patibolo. Continua a leggere

«Tutte le italiane hanno la cameriera» dice la Grimaldi. Ma le Iene replicano andando dal parrucchiere

Giorni fa la giornalista del Tg1 Francesca Grimaldi ha realizzato un servizio in cui, alla guida di una Ferrari, faceva una battuta su un certo «vetro antivento che consente di viaggiare a vettura scoperta senza rovinare la permanente», un vantaggio che «potrebbe valere da solo il prezzo di questa macchina».

La battuta è ovviamente offensiva «per chi fatica ad arrivare a fine mese», come sottolinea Elena Di Cioccio, che costruisce un servizio per le Iene incalzando la Grimaldi, ricordando che una Ferrari costa 230 mila euro, e chiudendo con una Grimaldi che pare ci prenda gusto a rendersi odiosa e dice che «tutte le massaie italiane hanno la cameriera».

Battutacce di pessimo gusto, sono d’accordo con Elena Di Cioccio, specie se la crisi imperversa.

Però guardiamo da vicino l’astuzia delle Iene, che per evidenziare lo scandalo, entrano da un parrucchiere di Roma e intervistano alcune signore mentre si fanno i capelli (tinta o altro) o li hanno appena fatti, come si vede dal risultato tondeggiante.

Cioè che fanno le Iene? Prendono alcune rappresentanti di ciò che il target della trasmissione immagina come «italiana media pronta a indignarsi contro chi possiede una Ferrari» e le fanno parlare.

Ma allora mi chiedo: quelle signore, con quella faccia così arrabbiata, davvero non arrivano a fine mese? Chi non ci arriva di solito rinuncia al parrucchiere.

E quante di loro saprebbero davvero mettersi nei panni di chi sta ancora peggio? Di migranti nord africani, giovani precari, cinquantenni in cassa integrazione o, peggio ancora, di senzatetto disperati, di chi chiede l’elemosina ai semafori? Siamo proprio sicuri che quelle signore – e gli italiani che rappresentano – non sarebbero capaci di battute analoghe a quelle di Francesca Grimaldi, ma riferite a beni e servizi di costo inferiore come un’utilitaria, una lavastoviglie, la vacanza al mare?

Insomma il servizio de «Le Iene» funziona perché mette in scena l’eterno e miope conflitto fra chi sta peggio e chi sta meglio, non perché prende davvero le parti di chi «non arriva a fine mese», come dice di fare.

Ecco dunque come un problema sociale si trasforma in retorica televisiva. Anche perché chi davvero non arriva a fine mese non guarda «Le Iene». E allora chissenefrega.

Vodpod videos no longer available.

Sciacallaggio politico-mediatico

Fra i commenti sul blog di Rainews 24, ieri mattina ho pescato quello di Fabrizio, che a proposito del disastro in Abruzzo dice:

«Sono abruzzese, della provincia dell’Aquila ma vivo in Veneto. Quando accadono queste tragedie i politici non dovrebbero mai parlare. L’unico che dovrebbe farlo è il Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale. Le notizie dovrebbero essere fornite da chi coordina i soccorsi: Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, ecc.

Non è giusto:

1. guardare in televisione il ministro Carfagna parlare di come il suo Ministero sia vicino alle donne colpite dal disastro;

2. sentire il ministro Gelmini rassicurare la popolazione che i ragazzi non perderanno l’anno scolastico;

3. che i ministri Maroni, Matteoli e il presidente Berlusconi partano da Roma con un aereo o con una macchina che poteva essere usata per portare medicine, sangue, acqua, utili a salvare anche solo una persona;

4. che tutte queste persone vadano in TV a dire che offrono il loro sostegno, e che lo dicano vestiti in giacca e cravatta davanti a una telecamera.

Non sono solo queste le cose ingiuste. Ma adesso parlare non serve più.»

L’opinione di Fabrizio è molto radicale e un po’ utopistica: i politici devono comunque svolgere un ruolo di rappresentanza, sui media e in loco. Il loro totale silenzio, oltre che impossibile, sarebbe un errore. Ma il commento esprime un disagio che tutti abbiamo provato guardando la tv generalista di questi giorni, ed è per questo che l’ho scelto.

Insomma parlare si deve, il problema è come. E con quali obiettivi.

E allora diciamolo senza mezzi termini: è da lunedì che il confine fra la notizia e la sua strumentalizzazione di parte viene sistematicamente violato. Anzi, se hai eccezioni positive da segnalare, ti prego di farlo subito, perché ho la nausea da due giorni e mi piacerebbe attenuarla.

Il colmo è questo sfoggio di ascolti e share da parte del Tg1 delle 13.30 di ieri, da molti segnalato su Facebook.

Tv razzista

La notizia che il New York Post, il tabloid di Rupert Murdoch, abbia pubblicato una vignetta che assimila il presidente Barack Obama a uno scimpanzé ha giustamente fatto scandalo negli Stati Uniti e nel mondo. D’altra parte, sapevamo tutti che il razzismo diffuso nella società statunitense, cacciato via dalla porta dopo l’elezione di Obama, sarebbe prima o poi rientrato dalla finestra. Né ci sorprende il fatto che la prima finestra sia stata aperta dal New York Post, noto per contendersi con il Daily News il primato di chi le spara più grosse (alla faccia di ogni mitologia sul giornalismo anglosassone).

Anche gli italiani non sono immuni da razzismo. Anzi, da questo punto di vista negli ultimi tempi – da quando cioè i flussi migratori verso il nostro paese sono cresciuti – sono persino un po’ peggiorati. E sapevamo pure questo.

Tuttavia, quando ho visto il modo in cui il TG1 ha trattato la notizia, sono saltata lo stesso sulla sedia. Che la nostra Tv generalista sia veicolo di porcherie è cosa detta e ripetuta. Ma il razzismo silenzioso e infido che passa dall’aver inserito un tema serissimo nel contesto ludico di un pettegolezzo sui sosia di Obama e pasa pure dal sorriso accomodante della conduttrice (come si trattasse di ragazzate)… be’ mi ha davvero sorpresa. Neppure il New York Post era arrivato a parlare di sosia.

Non so a te: a me questa roba fa schifo.