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Bersani «spersonalizzato» e Berlusconi-Attila

Nei giorni scorsi Pier Luigi Bersani ha perseverato in quell’autolesionismo comunicativo di cui aveva dato prova l’11 dicembre nella manifestazione di Roma (vedi La tristezza di Bersani in Piazza San Giovanni).

In quell’occasione avevo rilevato come Bersani, invece di dare un’immagine positiva e costruttiva di sé, del Pd e dei sui elettori, si fosse limitato a rimandare l’immagine negativa del Pd che non solo i suoi avversari ma anche Vendola, da sinistra, stanno costruendo da mesi.

Aggiungo ora che Bersani aveva dipinto Berlusconi come un leader potente e aggressivo, chiamandolo «Capo» con la maiuscola (rileggiti QUI il discorso). Certo l’aveva fatto per dire che Berlusconi ha portato solo disastri ma, in assenza di proposte concrete e in presenza di un’immagine tutta negativa e debole del Pd, è come ammettere che l’avversario è invincibile.

La stesso autolesionismo sta nella «lettera» che Bersani ha pubblicato sul Messaggero il 7 dicembre (QUI il testo: grazie a Vito per la segnalazione), in cui per l’ennesima volta si scaglia contro quelle che chiama «scorciatoie personalistiche» di Berlusconi, senza capire (o fingendo di non capire) che la personalizzazione della politica precede di molti anni Berlusconi e coinvolge tutte le democrazie occidentali, non solo quella italiana.

Piaccia o no, dalla personalizzazione nessuna strategia politica che si voglia vincente può prescindere.

Peggio ancora l’intervista rilasciata al Tg2 l’8 gennaio: insiste sul fatto che bisogna uscire dalla «personalizzazione populista che non serve a niente» (come no? serve a vincere), ma chiude sottolineando che nel centrodestra «chi alza la testa, muore» perché «si può coltivare l’illusione che Berlusconi sia condizionabile, ma Berlusconi lo si è visto: non tratta, compra».

Come se dicesse: a sinistra non c’è nessun leader (e neanche lo vogliamo), a destra c’è una specie di Attila flagello divino.


La colazione di Obama

Nei giorni scorsi mi ha colpita un flash del TG2: Obama che – in vacanza alla Hawaii per la pausa natalizia – fa colazione con le figlie Malia e Sasha (più tre loro amichetti) in un grocery store.

Così, come una persona comune. Fra la gente comune. Sorprendendo i paparazzi e mettendo in agitazione le guardie del corpo, commenta il tiggì italiano.

Mi è parsa una mossa fantastica, come al solito: vuol dire «Sono come voi nei più infimi dettagli, fin dalla mattina appena sveglio». (Per inciso: non credo affatto che le body guards fossero turbate più di tanto, perché non credo che Obama faccia nulla i cui rischi non siano calcolati.)

Allora ho cercato il video su diversi canali YouTube statunitensi: da quelli ufficiali di Obama alle testate di gossip, passando per la CNN. Niente. In compenso, ho trovato lunghi spezzoni dedicati ad altri dettagli della vacanza del President-elect: il lussuoso appartamento in cui la famiglia Obama risiede, il torace muscoloso e il ventre piatto che Barack sfoggia (invariabilmente definito sexy! dai commentatori), il blackout elettrico che per oltre 4 ore ha oscurato l’intera isola di Oahu il 27 dicembre, mettendo in agitazione (questo sì) il sistema di sicurezza del President-elect.

Ma sulla colazione al centro commerciale, nessuna enfasi da parte dello staff di Obama. Nessuna attenzione dei media americani. Allora mi chiedo: ho fatto male io le ricerche o vuol dire qualcosa?

La mancata attenzione da parte dello staff di Obama può voler dire: «Sono come voi in modo spontaneo, naturale. Non c’è nulla da rilevare».

Ma la mancata attenzione dei media statunitensi cosa vuol dire? Che in America questi comportamenti presidenziali sono già dati per scontati? O che – per una volta – il loro spirito di osservazione è meno fine del nostro? 😮

PS: oggi il blog compie un anno. In questo momento il contatore dice 148.120 visite. Mi dicono che, per un blog così giovane, non è male. Soprattutto se tieni conto che WordPress, nell’arco di 24 ore, conta una volta sola ogni numero IP che si collega.

Che dire? Grazie! 🙂