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Dopo i Fantastici 5 del Pd, anche i fan di Ingroia fanno trolling coi fumetti

Ai sostenitori, fan e seguaci di Antonio Ingroia deve essere piaciuto il giochetto che i gestori del sito del Pd avevano fatto il 12 novembre scorso, per attirare – assieme alle polemiche – l’attenzione sul dibattito che i cinque candidati alle primarie del centrosinistra avrebbero avuto su Sky di lì a poche ore.

Ecco infatti cosa sta circolando in rete da qualche giorno. Con tanto di reazioni snob da parte di chi grida alla grafica lesa. E con annessa diffida da parte dell’editore Bonelli, che non vuole si usi l’immagine di Dylan Dog per sostenere una formazione politica. Ma è solo un tentativo di internet meme, pensato per fare più rumore possibile. Qualcuno si vuole aggiungere al coro di indignati? È (anche) di questo che un internet meme vive e si nutre.

Ingroia Grande Puffo

Ingroia SuperMario

Ingroia Superman

Ingroia Peppa Pig

Ingroia Jeeg Robot

Ingroia Thor

27 modi per difendersi dai troll

Chi passa molto tempo in rete per lavoro o passione sa bene cos’è un troll e cosa vuol dire «trollare» o «fare trolling». Per chi non lo sapesse o avesse ancora dubbi in merito, c’è una voce di Wikipedia che non è male come punto di partenza:

Con il termine troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. […]

Di norma l’obiettivo di un troll è far perdere la pazienza agli altri utenti, spingendoli a insultare e aggredire a loro volta (generando una flame war). Una tecnica comune del troll consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione vissuta come sensibile e già lungamente dibattuta degli altri membri della comunità (per esempio una religion war). In altri casi, il troll interviene in modo apparentemente insensato o volutamente ingenuo, con lo scopo di irridere quegli utenti che, non capendone gli obiettivi, si sforzano di rispondere a tono ingenerando ulteriore discussione e senza giungere ad alcuna conclusione concreta.

Un troll

Un difetto della voce di Wikipedia è che vede il troll come un soggetto consapevole e intenzionale, addirittura strategico. In realtà lo è solo in certi casi; al contrario molti troll (la maggior parte?) non sono affatto così coscienti come chi li subisce può essere tentato/a di immaginarli, ma trollano semplicemente perché un bel giorno hanno cominciato a farlo e hanno constatato che in questo modo riescono a ottenere attenzione e addirittura «diventare famosi» in una o più comunità.

Un’attenzione e una fama negativa – per quanto ristrette alla piccola comunità di un blog o a una manciata di profili Facebook – sono sempre meglio di niente, in un mondo sempre più ossessionato dai quindici minuti di celebrità di cui parlava Warhol. Specie se il troll è una persona isolata, frustrata e magari affetta da forme di sociopatia o altri disturbi psichici.

La consapevolezza insomma non è necessaria per essere un buon troll. Ma è fondamentale per controllare, saper trattare e difendersi dai troll. A questo proposito è utilissimo il vademecum in 12 punti (più diversi sotto-punti, fino a 27) pubblicato da Annamaria Testa la settimana scorsa.

Riporto qui i titoli:

  1. Zitto, testa di rapa!
  2. Ti ho beccato, figlio di puttana!
  3. Ma che c’entra?
  4. Ma che cavolo ti sei fumato?
  5. Tu non sai chi sono io
  6. Chi ti credi di essere
  7. Sarò la tua nemesi
  8. Ho ragione: l’ha detto lui
  9. Mo’ ti spiego
  10. Non mi basta (il trapano)
  11. Tu non mi fai parlare
  12. È tutto uno schifo

Puoi approfondire i singoli punti e sotto-punti qui: 27 modi per insultarsi con efficacia e sabotare le discussioni in rete. Tutti da studiare a menadito, applicare e praticare (anche con vere e proprie esercitazioni) per vivere al meglio la rete, arginando con consapevolezza il fenomeno del trolling senza perdere troppe energie mentali né troppo tempo.