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Il miglior spot 2011 per «Creativity»: vincono emozioni e humour

Nel 2012 voglio tornare a segnalare pubblicità per qualche aspetto positive, non solo criticabili. L’avevo già fatto, per un po’, un paio di anni fa. Poi lo spirito critico ha ripreso il sopravvento.

Comincio con lo spot Volkswagen «The Force» dell’agenzia Deutsch di Los Angeles, che è andato in onda nel 2011 durante il Super Bowl e che nei giorni scorsi la celebre testata «Creativity» ha messo al primo posto nella categoria TV 2011.

Il quadretto familiare è tradizionalissimo e alto-borghese, secondo il modello di bon ton tipicamente americano a cui da Happy Days in poi siamo abituati: famiglia di quattro componenti (madre, padre e due bambini: un maschio e una femmina) e villetta monofamiliare moderna e spaziosa, con cyclette in camera, lavanderia, giardino e cagnone tenero che pare uscito da un cartoon.

Anche i ruoli di lui e lei sono immobili nel tempo: lui torna dal lavoro e lei si occupa del cibo. In questo, ohinoi, siamo alle solite.

Che ci trovo di positivo, allora, data la convenzionalità dell’insieme?

La relazione emotiva fra i genitori, che presuppone una bella intesa e coinvolge anche il padre, e quella fra loro e il figlio, che li vede complici nell’ironia affettuosa con cui gestiscono il ragazzino.

Troppo poco? Be’, non esageriamo con le pretese. Ricordiamoci che è pur sempre – e solo – una pubblicità. E ricordiamo qual è la media di spot in circolazione. Specie in Italia.

Volkswagen, «The Force»:

Uno stage da Current

Lanciato il 1° agosto 2005, Current è un ormai celebre canale d’informazione mondiale peer to peer. È il primo network presente tutti i giorni, 24 ore su 24, che combina la TV tradizionale con la Web TV, accostando il “citizen journalism”, detto anche giornalismo partecipativo, con i contributi creati dagli utenti.

Ora il Dipartimento “Programming & Production” di Current sta cercando uno/a stagista, per la posizione di Junior Post Production Assistant.

Sede di lavoro: Roma.

Durata dello stage: 4-6 mesi.

Data d’inizio: prima possibile.

Mansioni: lo/a stagista, sotto la supervisione della Production Manager, si occuperà della post-produzione video dei contenuti relativi al format SenzaCensura.

Per questo ruolo è necessario:

  1. aver maturato un’esperienza di almeno un anno nella post-produzione, in canali televisivi o case di post-produzione audiovisive o in web tv-iptv (saranno prese in considerazione anche collaborazioni non retribuite);
  2. avere un’ottima conoscenza del pacchetto Final Cut Studio;
  3. avere padronanza nella transcodifica dei più comuni formati video;
  4. avere competenze di grafica;
  5. motivazione a contesti ibridi tv-web e contenuti factual.

È previsto un rimborso spese.

Puoi inviare il tuo cv e una lettera di presentazione (se sei stato/a mio/a studente/ssa posso fartela io), indicando il tuo pacchetto retributivo – attuale e passato – all’indirizzo:

scagnin chiocciola current.com

Nell’oggetto della mail devi indicare la dicitura “[Stage] Junior Post Production Assistant”.

Dopo lo stage Current promette «un ambiente di lavoro stimolante e la possibilità di guadagnare uno stipendio competitivo e fringe benefits interessanti».

Puoi leggere QUI l’annuncio originale (grazie ad Aura per avermelo segnalato).

Sciacallaggio politico-mediatico

Fra i commenti sul blog di Rainews 24, ieri mattina ho pescato quello di Fabrizio, che a proposito del disastro in Abruzzo dice:

«Sono abruzzese, della provincia dell’Aquila ma vivo in Veneto. Quando accadono queste tragedie i politici non dovrebbero mai parlare. L’unico che dovrebbe farlo è il Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale. Le notizie dovrebbero essere fornite da chi coordina i soccorsi: Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, ecc.

Non è giusto:

1. guardare in televisione il ministro Carfagna parlare di come il suo Ministero sia vicino alle donne colpite dal disastro;

2. sentire il ministro Gelmini rassicurare la popolazione che i ragazzi non perderanno l’anno scolastico;

3. che i ministri Maroni, Matteoli e il presidente Berlusconi partano da Roma con un aereo o con una macchina che poteva essere usata per portare medicine, sangue, acqua, utili a salvare anche solo una persona;

4. che tutte queste persone vadano in TV a dire che offrono il loro sostegno, e che lo dicano vestiti in giacca e cravatta davanti a una telecamera.

Non sono solo queste le cose ingiuste. Ma adesso parlare non serve più.»

L’opinione di Fabrizio è molto radicale e un po’ utopistica: i politici devono comunque svolgere un ruolo di rappresentanza, sui media e in loco. Il loro totale silenzio, oltre che impossibile, sarebbe un errore. Ma il commento esprime un disagio che tutti abbiamo provato guardando la tv generalista di questi giorni, ed è per questo che l’ho scelto.

Insomma parlare si deve, il problema è come. E con quali obiettivi.

E allora diciamolo senza mezzi termini: è da lunedì che il confine fra la notizia e la sua strumentalizzazione di parte viene sistematicamente violato. Anzi, se hai eccezioni positive da segnalare, ti prego di farlo subito, perché ho la nausea da due giorni e mi piacerebbe attenuarla.

Il colmo è questo sfoggio di ascolti e share da parte del Tg1 delle 13.30 di ieri, da molti segnalato su Facebook.

Trionfi e cadute della fiction per adolescenti

Ho cominciato a riflettere sulla fiction per adolescenti nell’ottobre 2006, quando crollarono gli ascolti della serie televisiva The OC (dal 2004 su Italia 1 in prima serata), tanto da indurre Mediaset a interromperne la programmazione – a metà della terza stagione – per poi riprenderla in seconda serata nella primavera 2007, ma sospenderla definitivamente a settembre 2007.

Volevo capire, un anno e mezzo fa, come mai una serie in apparenza simile a Beverly Hills 90210 negli anni Novanta e Dawson’s Creek fra il 1998 e il 2003 avesse fatto – dopo il successo iniziale – un clamoroso fiasco, mentre le precedenti avevano ottenuto consensi ben più durevoli.

Allora ho confrontato The OC con due celebri serie per adolescenti: Happy Days, di tanti anni fa, e la più vicina Dawson’s Creek, appunto. Il lavoro è appena stato pubblicato in un volume collettivo a cura di Maria Pia Pozzato e Giorgio Grignaffini Mondi seriali. Percorsi semiotici nella fiction, Link-Ricerca, Milano, marzo 2008.

Il libro è molto interessante (a tratti pure divertente) e ti consiglio di prenderlo: ci hanno scritto persino Umberto Eco e Carlo Freccero, tanto per dirne due noti 😉 e, se ti piace la fiction televisiva, ci trovi un po’ di tutto: dallo storico Twin Peaks a Dr. House, da Lost a Sex and The City e Desperate Housewives (questo è l’indice del libro).

Se intanto vuoi leggere il mio pezzo sul teen drama, te lo lascio in pdf, per gentile concessione di Link-Ricerca.

Eccolo qua, s’intitola “Perche The OC non ha funzionato? Trionfi e cadute della fiction per adolescenti.

Aspetto i tuoi commenti dopo che l’avrai letto – ma anche prima, se già ne sai qualcosa.