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Il Pd guadagna col Terzo Polo?

«Il Pd guadagna col Terzo Polo» è uno dei titoli di Repubblica oggi. L’affermazione si basa sui risultati di dicembre del sondaggio che Ipr-Marketing conduce ogni mese per la testata. Poiché non credo affatto che il Pd guadagnerebbe consensi e voti, se si alleasse col cosiddetto Terzo Polo (composto da Udc, Alleanza per l’Italia (Api), Futuro e Libertà (Fli) e Movimento per le autonomie), anzi, perderebbe voti, sono andata a guardare meglio.

Dai dati del sondaggio Ipr-Marketing risulta che il centrosinistra raggiungerebbe il 39% di voti, se Casini, Rutelli e Fini accettassero la proposta di alleanza che Bersani ha fatto loro (ma Fini, nota bene, ha già detto no), mentre arriverebbe a 39,5% se il Pd si alleasse a sinistra a non al centro, e cioè con l’Italia dei valori e con Sinistra e Libertà (trovi QUI la tabella coi dettagli). La coalizione che regge l’attuale governo, invece, pur in calo di consensi, si mantiene al 43%.

Certo, il titolo di Repubblica è motivato dal fatto che, nella prospettiva di un’alleanza al centro, il Pd prenderebbe il 26,5% di voti; nella prospettiva di un’alleanza a sinistra, si fermerebbe invece a 25,5%. Un punto in meno.

Strettamente parlando, dunque, è vero che il Pd ci guadagnerebbe. Ma il centrosinistra ci perderebbe.

Detto questo, è chiaro che le differenze sono talmente piccole che una cosa sola è certa: il quadro è molto instabile. Per tutto il centrosinistra. Meno per il centrodestra, come al solito.

E tuttavia, un’altra cosa secondo me è certa: Fini e i suoi non accetteranno mai di allearsi col Pd. Perderebbero troppi voti nel loro elettorato. Infatti hanno già detto di no.

Ma allora perché i dirigenti del Pd insistono a infilarsi in questo vicolo cieco? Per paura che Vendola se li mangi, se si spostano a sinistra. Una paura talmente forte – terrore! – da indurli a scegliere il suicidio.

Perché parlo di suicidio? Perché credo che la perdita di voti del Pd, se davvero si alleasse col Terzo Polo, non solo ci sarebbe, al contrario di quanto emerge dal sondaggio di Repubblica, ma sarebbe molto più forte di quanto lo stesso sondaggio ci fa immaginare oggi.

A tal proposito, ricordo una delle regole che George Lakoff suggeriva ai democratici americani dopo che, nel 2004, avevano perso contro Bush. Per non tornare a perdere:

«Non spostarsi a destra. Lo spostamento a destra è pericoloso per due motivi: allontana la base progressista e aiuta i conservatori attivando il loro modello [cioe il loro frame] negli elettori indecisi» (G. Lakoff, Non pensare all’elefante!, Fusi Orari, 2006, pp. 56-58).

La colomba di Casini

Ieri su Repubblica Bologna è uscito un altro mio pezzo col titolo «Quella colomba della pace che significa tutto e niente». La mia analisi si riferisce, nella seconda parte, alla realtà bolognese.

Ti va di estenderla alla tua città?

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Una colomba stilizzata su sfondo bianco, un ramoscello verde nel becco e un titolo rosso: «Smettetela di litigare». Sembra la campagna teaser di un’azienda dolciaria, che approfitta della Pasqua imminente per lanciare un nuovo prodotto. Una di quelle misteriose campagne senza marchio, di cui non capisci nulla fino alla prossima puntata.

Poi guardi meglio e vedi che stavolta il marchio c’è, con tanto di firma come fosse scritta a mano: Pier F. Casini. I dolci non c’entrano: è il leader dell’UDC. Accidenti, ti aveva fregata. Sorridi e pensi: ha ragione, dovrebbero smetterla. Ma chi?

La campagna ha già fatto discutere molti. Alcuni la ritengono geniale, altri ne sono infastiditi, altri ancora dicono boh. In questo senso è furba: parlino bene o male, purché parlino. Ma vediamo come funziona.

Innanzi tutto il manifesto propone un simbolo religioso. Dall’episodio biblico dell’arca di Noè, sappiamo tutti che la colomba con l’ulivo simboleggia la pace. Nelle raffigurazioni della Trinità, la colomba è simbolo dello Spirito Santo; nei vari testi della tradizione cristiana ora rappresenta la purezza, ora la semplicità, ora l’anima che aspira al divino, ora la bellezza femminile. Il simbolo ricorda anche la democrazia cristiana, certo: è a quella che l’UDC si rifà esplicitamente. Ma allude a una religiosità blanda, indefinita, perché i valori della colomba possono essere condivisi anche da cattolici non praticanti, laici, agnostici.

E poi c’è il titolo: «Smettetela di litigare». Talmente generico che si potrebbe applicare quasi a qualunque situazione. Chi dovrebbe smettere di litigare? Il centrodestra con il centrosinistra? Un leader con l’altro? Ogni partito al suo interno? Non solo questi, ma molti di più: i dirimpettai durante l’assemblea condominiale, gli automobilisti al semaforo, la zia con la nonna, l’amica col moroso. Tutti dovrebbero smettere di litigare. Persino un bimbo potrebbe gridarlo ai suoi genitori.

Riferito alla realtà bolognese, il manifesto esprime significati ancora diversi. Innanzi tutto fa appello al buon carattere del bolognese medio, al suo essere sorridente, tranquillo, accomodante. In realtà i bolognesi non sono più così da anni, ma amano raccontarsi ancora questa favola, e il manifesto non fa che alimentarla.

Quanto alla politica locale, Casini, si sa, sostiene l’amico Guazzaloca contro Cazzola, appoggiato dal PdL. Appena uscito, il manifesto sembrava dunque riferito alla spaccatura del centrodestra locale: esortare alla concordia significava parteggiare per Guazzaloca, il cui fair play è noto da anni, e stigmatizzare Cazzola che fra tutti i candidati, a destra come a sinistra, è di sicuro il più aggressivo.

Passa qualche giorno e litigano anche nel Pd: prima Delbono, che dà un misero 6+ ai cinque anni di Cofferati sindaco; poi Cofferati, che contrattacca dicendo che Delbono è indietro col programma, e se continua così finisce male; infine strali da tutte le parti, sempre nel Pd, contro l’ipotesi che Cofferati vada in Europa. Nel frattempo, dall’altro lato della barricata, si placano le acque: Guazzaloca e Cazzola dicono di volersi mettere d’accordo (forse) su certi quartieri. E dal congresso nazionale del PdL, Berlusconi invita Casini a fare pace.

In men che non si dica, il manifesto cambia di nuovo significato: smettetela di litigare, dice al Pd, e fate come quei paciosi del centrodestra, che si vogliono tutti bene.

Non so in altre città, ma a Bologna il manifesto vuol dire tante cose. È questa la sua forza: come si fa a non essere d’accordo? E la sua debolezza: significa tutto e il contrario di tutto.

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