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Se fossi leghista, la storia che vorrei

Se fossi un’elettrice dura e pura della Lega come tanti ce ne sono, una che lavora onestamente da mattina a sera, una che ha sempre creduto che la Lega fosse l’unica bolla di aria pulita nel malaffare generale, e mi raccontassero che proprio Umberto Bossi, il leader in cui ho sempre creduto, ha preso soldi del partito e di tutti, soldi miei, per pagare case, auto e lussi di famiglia, sarei completamente sconvolta. Perciò all’inizio cercherei di negare la realtà, dicendomi che no, non è possibile, sono tutte invenzioni. Poi starei malissimo, mi crollerebbe il mondo, scoppierei a piangere. Avrei perciò un disperato bisogno di qualcosa a cui aggrapparmi, in cui continuare a credere.

Foto Ansa:

Bossi sconfitto 5 aprile 2012 Ansa

C’è una storia che potrebbe permettermi di sopravvivere: Bossi inconsapevole e pulito, Bossi tradito dagli affetti più cari. Maroni? No, la moglie, l’amica della moglie, i figli e addirittura Renzo, il successore designato. È solo immaginando un dolore molto più grande del mio, immenso, quello di un padre tradito persino dal figlio prediletto, che potrei asciugare le lacrime e riprendere a lottare.

Sarei ugualmente sconvolta, ma capirei: la vita è dura e certe cose succedono, come si dice, «nelle migliori famiglie». Mi sentirei perciò ancora più solidale col capo, divenuto all’improvviso un eroe tragico, e trasformerei il mio dolore in un impegno ancora più forte, in azioni concrete: per dimostrare a tutti che il partito in cui ho sempre creduto non si farà abbattere e per contribuire a ripulirlo. Al punto che potrei diventare un’attivista, se finora mi ero limitata al voto, o un’attivista ancora più impegnata, se già lo ero.

È proprio questa la storia che sta emergendo (vedi ad esempio questo articolo del Corriere), ed è una storia perfetta per gestire la crisi perché è esattamente ciò di cui la cosiddetta «base» ha più bisogno. Anche per questo non credo affatto che la Lega finisca con Bossi.

«Mio figlio all’inizio ha cercato di difendersi…»

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

La «quadra» di Bossi

«Sono Berlusconi e Tremonti a dover trovare la quadra», disse Umberto Bossi in colloquio con il quotidiano La Padania il 7 giugno scorso, commentando i difficili compromessi a cui la manovra economico-finanziaria avrebbe costretto la coalizione di governo.

Da quel giorno, non c’è politico né giornalista che non usi quest’espressione.

Bossi

«Trovare la quadra», da quel che so, è un’espressione colloquiale tipica di alcuni dialetti del nord Italia che significa, come lo stesso Bossi ha subito tradotto, «cercare un punto di compromesso». In italiano ricorda la metafora «quadratura del cerchio», che vuol dire impresa senza speranza o priva di risvolti concreti, perché la quadratura del cerchio non si può fare con i metodi della geometria elementare. «Cercare la quadratura del cerchio» vuol dire imbarcarsi in un’impresa vana, trovarla vuol dire invece essere stati così bravi da riuscire in una cosa impossibile.

Rispetto all’italiano, «quadra» ha una coloritura in più, specie se pronunciata dalla voce roca di Bossi: quelle due a aperte e ravvicinate sanno di roba grande, squadrata, sanno di uomini tosti.

Il bello è che tutti, ma proprio tutti, in questi giorni parlano della «quadra» di governo. E lo fanno persino quelli dell’opposizione – specie Bersani e Casini – che in realtà vorrebbero criticare sia la manovra sia le difficoltà del governo nel trovare l’accordo.

Ma così facendo implicano:

  1. che Bossi è ganzo, al punto che il suo linguaggio fa tendenza e tutti, pure loro, lo adottano;
  2. che pure il governo è ganzo, al punto tale da cimentarsi in un’impresa ardua;
  3. che il governo è quadrato e virile come Bossi che dice la «quadra»;
  4. che se per caso fallisce bisogna giustificarlo, perché l’impresa in fondo era impossibile.

Non si rendono conto che è così che si costruisce una cultura dominante? No che non se ne rendono. Conto.

 

La faccia scura di Berlusconi

Ho ricordato qualche giorno fa quanto sia utile, nella comunicazione politica, la capacità di stamparsi in faccia un sorriso quando serve: se non esce spontaneo, anche finto è meglio di niente.

È una regola elementare che conoscono anche i venditori di spazzole. Ricordi i sorrisi a trentadue denti di Berlusconi, buoni per tutte le occasioni? A volte esagerava, certo, ma con i sorrisi è meglio sbagliare per eccesso che per difetto.

Ebbene, più o meno da un anno quei sorrisi non ci sono più. Lo notavo anche il 6 ottobre scorso (vedi La faccia di Fini e Berlusconi).

Ma la faccia peggiore gliel’ho vista nella conferenza stampa che domenica ha tenuto all’ospedale Niguarda di Milano, dove si trovava per fare visita a Luca Barisonzi, l’alpino ferito in Afghanistan, quando ha commentato le parole di Bossi a Pontida.

Occhi sbarrati, sguardo fisso verso il basso: pareva un animale braccato.

Ora, poiché Berlusconi ha sempre dato prova di saper simulare, anche nelle situazioni più difficili, tutti i tipi di sorriso, l’assenza di questa espressione dal suo volto può essere presa come un indicatore attendibile della crisi profonda in cui versa: come politico, come comunicatore e anche, credo ormai, come uomo.

Milano, Italia: meglio aspettare, per cantar vittoria

Credo che sulle amministrative di Milano – e sul fatto che siano l’inizio della fine del berlusconismo – il centrosinistra italiano farebbe meglio a non cantar vittoria con voce troppo alta.

Per due ragioni:

  1. Più la voce di fa squillante, più gli avversari si allarmano, e più in fretta – e meglio – si adoperano per riorganizzare le truppe, in modo da non perdere al ballottaggio («Non perdiamo – ripete Bossi  – non perdiamo»).
  2. Martedì scorso a Ballarò Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia ha mostrato un cartello (su cui nessuno si è soffermato) da cui appare chiaramente quanto gli italiani siano cauti su questo punto. Alla domanda «Cosa accadrà dopo questa tornata elettorale?» il campione statistico di Ipsos Italia ha risposto così (clic per ingrandire):

Dopo questa tornata elettorale...

La somma di coloro che hanno detto «Non cambia nulla» e «Berlusconi deve ripartire con un profondo rinnovamento» (che comunque implica che lui resti) è ben il 56% del campione.

E se questa cautela si traducesse in voto al ballottaggio?

PS: il sondaggio – come tutti quelli che Ipsos Italia fa per Ballarò – è stato condotto con metodologia CATI su un campione nazionale casuale secondo genere, età, livello di scolarità, area geografica di residenza e dimensione del comune di residenza, per un numero complessivo di 1000 interviste telefoniche su popolazione italiana maggiorenne.

Ruby, Bossi e la donna misteriosa

Nelle vicende degli ultimi giorni sul caso Ruby-Berlusconi, mi hanno colpito due cose.

Primo: la dichiarazione di Bossi.

Intervistato ieri durante l’inaugurazione di una nuova sede della Lega a Lonato Pozzolo (Varese), Bossi ha dichiarato con grande sicurezza – ancor più evidente perché doveva forzare l’emiparesi facciale: «Più va avanti questa storia dei magistrati e più fanno un favore a Berlusconi», perché «purtroppo» – gli scappa un purtroppo, ma si corregge subito – per fortuna sua queste cose fanno guadagnare voti a Berlusconi: la gente con queste vicende inizia a pensare che sia veramente perseguitato». E precisa (furbo): «Dico purtroppo perché così i voti li piglia lui, invece volevo che li pigliasse la Lega». Infine consiglia: «Capisco Berlusconi che si arrabbia ma è meglio lasciare stare la magistratura, tanto di voti ne piglia già tanti, quindi meglio non esagerare».

Insomma Bossi, per quanto malandato, è l’unico ad aver detto come andranno a finire le cose se la strategia difensiva dei legali di Berlusconi avrà la meglio.

Secondo: il colpo di teatro dello «stabile rapporto di affetto».

In chiusura del videomessaggio consegnato ieri sera alle televisioni, Berlusconi ha dichiarato: «Del resto io da quando mi sono separato – non avrei mai voluto dirlo per non dare un’esposizione mediatica – ho avuto uno stabile rapporto di affetto con una persona che ovviamente era assai spesso con me anche in quelle serate e che certo non avrebbe consentito che accadessero a cena o nei dopocena quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato».

Nonostante sia in questo momento chiaro a tutti – anche ai berlusconiani più ingenui, credo – che l’uscita è inverosimile, se lo sviluppo della favola continuasse in modo adeguato (un pizzico di ulteriore suspense, disvelamento finale, interviste o, meglio, ospitate da Bruno Vespa, e così via), potrebbe funzionare.

Perché potrebbe? Perché tutti preferirebbero credere a un «Berlusconi che ha messo la testa a posto». Anche gli avversari più accaniti che, pur continuando a non crederci, potrebbero tornare a occuparsi delle loro cose: il centrosinistra dei suoi conflitti interni, gli elettori dei problemi quotidiani, incluso come arrivare a fine mese.

Non a caso oggi i commenti sulla donna misteriosa sono fra i più cliccati in rete. E persino The Guardian titola così: «Silvio Berlusconi denies sex allegations with statement of ‘stable’ relationship».

Non ho trovato su YouTube l’intervista a Bossi (puoi comunque vederla sul sito del Tg1).

Qui lo stralcio finale del videomessggio di Berlusconi (da 1:02″ in poi):