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Parte la nuova edizione del Master in Comunicazione, Management e Nuovi Media, in convenzione con Unibo. 7 borse di studio a copertura totale dei costi

MasterCom

Sono aperte le iscrizioni alla nuova edizione del Master di I livello in Comunicazione, Management e Nuovi Media (MasterCom), organizzato congiuntamente dall’Università di Bologna e dall’Università di San Marino. Il Master offre un’opportunità di crescita culturale e formazione specialistica sulla comunicazione professionale e aziendale, con un focus particolare sul web, i social media e le forme più innovative di comunicazione, come il guerrilla e il viral marketing, l’experiential marketing, l’internet marketing, e così via. Se hai almeno una laurea triennale e vuoi intraprendere un percorso di formazione professionalizzante sulla comunicazione contemporanea, il Master fa al caso tuo. Se già lavori e vuoi continuare a studiare lavorando, il Master ti permette di farlo, perché le lezioni sono distribuite in due anni e si tengono una volta al mese al weekend, con un piano didattico ben definito all’inizio di ogni anno, sicché tu possa organizzarti al meglio. BORSE DI STUDIO: Continua a leggere

L’Università di Bologna nella classifica di Wikipedia: fu vera gloria?

alma-logo

Ricevo da Till Neuburg un commento che quasi mi commuove sulla onorevole posizione che l’Università di Bologna ha guadagnato nel Wikipedia Ranking of World Universities. Cosa vuol dire questa posizione? Gloria all’Alma Mater Studiorum, esultano i trionfalisti. Tutto merito della lunga storia, niente che riguardi il presente e il futuro, ribattono i pessismisti. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Qualunque posizione in classifica va sempre ponderata in relazione ai criteri con cui è stata calcolata. Ma questo vale anche per Cambridge, Oxford, Harvard (le prime tre) e via dicendo, non solo per Bologna. Intanto godiamoci il commento di Till: Continua a leggere

15 anni di accademia, 577 tesi di laurea, tanti amici e amiche nel mondo

Tesi di laurea dal 2000 a oggiFra qualche giorno compio 15 anni di vita universitaria. Nel senso che, come si dice, sono “strutturata” o “incardinata” all’Università di Bologna dal lontano 1 ottobre 2000. Strutturata: c’è un sistema, una struttura, di cui occupo una posizione. Incardinata: c’è un cardine, un perno, a cui sto attaccata e attorno al quale ruoto. Parole pesanti, che portano con sé connotazioni positive di solidità, stabilità (meglio essere stabili che precari: di questi tempi sono fortunata), ma anche negative di chiusura, fissità. Come sopravvivere a tanta pesantezza? Come cogliere il meglio della stabilità evitando l’oppressione della gabbia? Continua a leggere

La pubblicità italiana è sessista? (Again)

Zabov

Due giorni fa è uscito su D di Repubblica un articolo di Brunella Gasperini, a commento della ricerca condotta dall’Art Directors Club Italiano (Adci), da Nielsen Italia e da un gruppo di lavoro da me coordinato presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna (la trovi qui: Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini in Italia: la ricerca). Lo riporto anche qui: Continua a leggere

L’Università di Bologna sale in classifica nel mondo

QS Ranking

È appena uscita l’edizione 2013 del QS World University Rankings, una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa, dove Bologna è oggi al 188° posto, mentre l’anno scorso era al 194°, confermandosi come la prima università italiana nel mondo. Devo ammettere che stavolta la cosa mi riempie di soddisfazione, vista la fatica che ogni giorno in università facciamo (tutti: docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo) per Continua a leggere

University of Bologna nella classifica delle prime università nel mondo

Stamane ho letto la classifica del QS World University Rankings, relativa al prossimo anno accademico. È una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa.

Come tutte le classifiche, è relativa e opinabile. In particolare, è sempre stato abbastanza controverso quel 40% di punteggio che dipende dalla cosiddetta «Academic Reputation»: il QS World University Rankings chiede a quasi 34.000 accademici in tutto il mondo cosa pensano di questa e quella università. Il database raccoglie, a quanto capisco, una combinazione di autocandidature, mailing list acquistate e suggerimenti tramite conoscenze. QUI ti spiegano la metodologia.

Insomma, non va dimenticato che ogni valutazione è relativa e anche in questo caso, per quanto basata su un numero alto di valutatori, lo è.

Però mi sono ugualmente depressa, vedendo che la prima università italiana è al 183° posto.

E un po’ sollevata (ma solo un po’), scoprendo che a quel 183° posto c’è la mia università. Anche per quest’anno, insomma, l’abbiamo sfangata: l’Università di Bologna resta la migliore in Italia, stando a questa classifica.

Dopo Bologna arriva La Sapienza di Roma, al 210° posto. Ancora dopo arriva Padova, che sta al 263°. Stop, fine della classifica che si ferma a 300. QUI il ranking 2011-2012 complessivo.

Cosa farei, allora, se oggi avessi 18 anni e dovessi scegliere dove studiare? Un bel problema, perché le prime dieci università del mondo – tutte negli Stati Uniti e in UK – costano, per una straniera, da 18.000 a 44.000 dollari l’anno. E se avessi oggi 18 anni non avrei un euro, come non ne avevo all’epoca in cui scelsi Bologna.

La prima università abbordabile è lo Swiss Federal Institute of Technology, al 18° posto, che costa fra 1.000 e 2.000 dollari l’anno. E poi c’è l’École Normale Superieure di Parigi, al 33° posto, con un costo inferiore ai 1.000 dollari. Ma studiando in un’università che parla inglese, mi pongo in una prospettiva davvero internazionale, studiando in francese, resto in Francia o al massimo vado in Canada.

Allora?

Allora, in mancanza di santi in paradiso, mi iscriverei ancora a Bologna, porca miseria. Perché l’orbo è re nel regno dei ciechi. Ma sfrutterei il primo Erasmus per entrare nel mondo. Dopo di che, chissà: classifica o non classifica, oggi la crisi picchia duro anche negli Stati Uniti e in UK, mica solo da noi.

Le prime dieci università (clic per ingrandire):

Le prime 10 università nel mondo

University of Bologna al 183° posto:

Bologna University al 183° posto

La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti

Ho cercato più volte di contrastare con dati (vedi: Scienze della comunicazione: amenità contro dati e Scienze della comunicazione: sfatiamo i pregiudizi) lo stereotipo secondo cui le lauree nel settore della comunicazione «e altre amenità», come disse Mariastella Gelmini a Ballarò in gennaio, «non aiutano a trovare lavoro».

Certo, occorre che l’offerta didattica del corso sia buona – meglio ancora: eccellente – ma occorre soprattutto che gli studenti e le studentesse… studino, vale a dire non prendano la laurea tirando a campare ma si impegnino sul serio.

Nulla vale, infatti, quanto l’impegno personale. Anche nelle condizioni più disagiate.

Detto questo, anche per combattere i pregiudizi sulle lauree in Scienze della comunicazione, nulla vale quanto la testimonianza diretta di ex studenti ora felicemente occupati.

Mi scrive Francesca:

«Ho studiato Scienze della comunicazione a Bologna, e mi sono laureata nell’ottobre 2006 (proprio con lei) con una tesi sulla contropubblicità in cui ho approfondito il modo in cui Diesel ha attinto alle pratiche di guerrilla marketing (al tempo ancora non così sviluppate come ora) e le ha riportate nell’ambito della pubblicità mainstream.

In seguito, mi sono iscritta alla laurea specialista in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni presso l’Università di Urbino: il corso, con accesso limitato a 30 studenti, ha il grande pregio di avere un’impostazione molto pratica e operativa, e una particolare attenzione al coinvolgimento degli studenti in inziative come concorsi e incontri con le aziende.

Attraverso il bando Mae Crui del Ministero degli Esteri (e anche attraverso un po’ di soldi messi da parte con lavoretti part time, perché c’è da dire che per questi tirocinanti il Ministero mette a disposizione davvero una miseria), ho fatto uno stage di tre mesi presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, nel settore organizzazione eventi.

È stata un’esperienza davvero strabiliante, al contrario di tante esperienze negative con Mae Crui, che – ci tengo a sottolinearlo – è veramente “un terno al lotto”, ovvero un bando in cui la fortuna determina davvero la reale utilità del tirocinio. Grazie alla funzionaria mia responsabile, ho potuto infatti partecipare all’organizzazione di Open Roads: New Italian Cinema, un importante festival per promuovere il cinema italiano a New York che si è tenuto al Lincoln Center, a cui hanno partecipato Ozpetek, Soldini e tanti altri talenti della nostra terra.

Ho conseguito poi la laurea specialistica con una tesi sul marketing esperienziale con il professor Giovanni Boccia Artieri: in particolare ho analizzato il caso Nokia Trends lab, un evento che è stato organizzato dall’agenzia (di Bologna) presso cui tuttora sto lavorando.

Tutto questo per dirle che seguo sempre il suo blog, e per raccontarle – visto che c’è chi dice che questa laurea è “inutile” – che noi ex studenti non solo siamo convinti che sia una laurea utilissima, ma ne abbiamo anche le prove. In senso galileiano, dunque: esperimento riuscito!»

Su questo tema vedi anche: Uno sguardo positivo sul mercato del lavoro per giovani comunicatori.