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L’Università di Bologna sale in classifica nel mondo

QS Ranking

È appena uscita l’edizione 2013 del QS World University Rankings, una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa, dove Bologna è oggi al 188° posto, mentre l’anno scorso era al 194°, confermandosi come la prima università italiana nel mondo. Devo ammettere che stavolta la cosa mi riempie di soddisfazione, vista la fatica che ogni giorno in università facciamo (tutti: docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo) per Continua a leggere

University of Bologna nella classifica delle prime università nel mondo

Stamane ho letto la classifica del QS World University Rankings, relativa al prossimo anno accademico. È una delle più prestigiose classifiche delle università nel mondo, forse la più prestigiosa.

Come tutte le classifiche, è relativa e opinabile. In particolare, è sempre stato abbastanza controverso quel 40% di punteggio che dipende dalla cosiddetta «Academic Reputation»: il QS World University Rankings chiede a quasi 34.000 accademici in tutto il mondo cosa pensano di questa e quella università. Il database raccoglie, a quanto capisco, una combinazione di autocandidature, mailing list acquistate e suggerimenti tramite conoscenze. QUI ti spiegano la metodologia.

Insomma, non va dimenticato che ogni valutazione è relativa e anche in questo caso, per quanto basata su un numero alto di valutatori, lo è.

Però mi sono ugualmente depressa, vedendo che la prima università italiana è al 183° posto.

E un po’ sollevata (ma solo un po’), scoprendo che a quel 183° posto c’è la mia università. Anche per quest’anno, insomma, l’abbiamo sfangata: l’Università di Bologna resta la migliore in Italia, stando a questa classifica.

Dopo Bologna arriva La Sapienza di Roma, al 210° posto. Ancora dopo arriva Padova, che sta al 263°. Stop, fine della classifica che si ferma a 300. QUI il ranking 2011-2012 complessivo.

Cosa farei, allora, se oggi avessi 18 anni e dovessi scegliere dove studiare? Un bel problema, perché le prime dieci università del mondo – tutte negli Stati Uniti e in UK – costano, per una straniera, da 18.000 a 44.000 dollari l’anno. E se avessi oggi 18 anni non avrei un euro, come non ne avevo all’epoca in cui scelsi Bologna.

La prima università abbordabile è lo Swiss Federal Institute of Technology, al 18° posto, che costa fra 1.000 e 2.000 dollari l’anno. E poi c’è l’École Normale Superieure di Parigi, al 33° posto, con un costo inferiore ai 1.000 dollari. Ma studiando in un’università che parla inglese, mi pongo in una prospettiva davvero internazionale, studiando in francese, resto in Francia o al massimo vado in Canada.

Allora?

Allora, in mancanza di santi in paradiso, mi iscriverei ancora a Bologna, porca miseria. Perché l’orbo è re nel regno dei ciechi. Ma sfrutterei il primo Erasmus per entrare nel mondo. Dopo di che, chissà: classifica o non classifica, oggi la crisi picchia duro anche negli Stati Uniti e in UK, mica solo da noi.

Le prime dieci università (clic per ingrandire):

Le prime 10 università nel mondo

University of Bologna al 183° posto:

Bologna University al 183° posto

La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti

Ho cercato più volte di contrastare con dati (vedi: Scienze della comunicazione: amenità contro dati e Scienze della comunicazione: sfatiamo i pregiudizi) lo stereotipo secondo cui le lauree nel settore della comunicazione «e altre amenità», come disse Mariastella Gelmini a Ballarò in gennaio, «non aiutano a trovare lavoro».

Certo, occorre che l’offerta didattica del corso sia buona – meglio ancora: eccellente – ma occorre soprattutto che gli studenti e le studentesse… studino, vale a dire non prendano la laurea tirando a campare ma si impegnino sul serio.

Nulla vale, infatti, quanto l’impegno personale. Anche nelle condizioni più disagiate.

Detto questo, anche per combattere i pregiudizi sulle lauree in Scienze della comunicazione, nulla vale quanto la testimonianza diretta di ex studenti ora felicemente occupati.

Mi scrive Francesca:

«Ho studiato Scienze della comunicazione a Bologna, e mi sono laureata nell’ottobre 2006 (proprio con lei) con una tesi sulla contropubblicità in cui ho approfondito il modo in cui Diesel ha attinto alle pratiche di guerrilla marketing (al tempo ancora non così sviluppate come ora) e le ha riportate nell’ambito della pubblicità mainstream.

In seguito, mi sono iscritta alla laurea specialista in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni presso l’Università di Urbino: il corso, con accesso limitato a 30 studenti, ha il grande pregio di avere un’impostazione molto pratica e operativa, e una particolare attenzione al coinvolgimento degli studenti in inziative come concorsi e incontri con le aziende.

Attraverso il bando Mae Crui del Ministero degli Esteri (e anche attraverso un po’ di soldi messi da parte con lavoretti part time, perché c’è da dire che per questi tirocinanti il Ministero mette a disposizione davvero una miseria), ho fatto uno stage di tre mesi presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York, nel settore organizzazione eventi.

È stata un’esperienza davvero strabiliante, al contrario di tante esperienze negative con Mae Crui, che – ci tengo a sottolinearlo – è veramente “un terno al lotto”, ovvero un bando in cui la fortuna determina davvero la reale utilità del tirocinio. Grazie alla funzionaria mia responsabile, ho potuto infatti partecipare all’organizzazione di Open Roads: New Italian Cinema, un importante festival per promuovere il cinema italiano a New York che si è tenuto al Lincoln Center, a cui hanno partecipato Ozpetek, Soldini e tanti altri talenti della nostra terra.

Ho conseguito poi la laurea specialistica con una tesi sul marketing esperienziale con il professor Giovanni Boccia Artieri: in particolare ho analizzato il caso Nokia Trends lab, un evento che è stato organizzato dall’agenzia (di Bologna) presso cui tuttora sto lavorando.

Tutto questo per dirle che seguo sempre il suo blog, e per raccontarle – visto che c’è chi dice che questa laurea è “inutile” – che noi ex studenti non solo siamo convinti che sia una laurea utilissima, ma ne abbiamo anche le prove. In senso galileiano, dunque: esperimento riuscito!»

Su questo tema vedi anche: Uno sguardo positivo sul mercato del lavoro per giovani comunicatori.

Premio Wired per le migliori tesi di laurea

Come docente della cattedra di Semiotica dei Nuovi Media del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna, ho il piacere e l’onore di promuovere – assieme a AESVI, all’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna e Wired Italia – la prima edizione del Premio Wired per le migliori tesi di laurea (triennale, specialistica o magistrale) che abbiano per argomento:

IL VIDEOGIOCO E LE SUE RELAZIONI CON GLI ALTRI MEDIA.

Il bando è rivolto a laureati delle facoltà di Lettere e Filosofia, Psicologia, Scienze della Formazione, Sociologia, Scienze della Comunicazione, Scienze Politiche, Economia e Commercio (e/o dizioni analoghe) di tutte le università italiane.

L’esclusione delle facoltà tecnico-informatiche è per quest’anno voluta: vogliamo stimolare sempre più studenti del settore umanistico ad avvicinarsi al mondo dei videogiochi e, più in generale, dei nuovi media.

Per partecipare al bando devi inviare:

  1. una copia cartacea della tesi;
  2. una copia della tesi in formato digitale su CD/DVD;
  3. un abstract della tesi (in formato cartaceo o digitale, max una cartella);
  4. una copia del certificato di laurea;
  5. un breve curriculum, con indirizzo e-mail, telefono e codice fiscale chiaramente specificati, contenente anche l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi della D. Lgs.196/03.

Non si accettano tesi di laurea precedenti all’a.a. 2007/2008.

Il materiale dovrà arrivare entro il 15 febbraio 2011 (fa fede il timbro postale) a questo indirizzo: Archivio Videoludico, c/o Biblioteca Renzo Renzi – Cineteca di Bologna, via Azzo Gardino, 65/b – 40122 Bologna.

Dal 1° marzo 2011 una giuria composta da rappresentanti di ciascun ente promotore del bando selezionerà a proprio insindacabile giudizio le 5 migliori tesi, in ordine crescente, sulla base di questi criteri: originalità dell’approccio, approfondimento dell’analisi intermediale, completezza dei contenuti, chiarezza espositiva.

Tutti e 5 i partecipanti selezionati riceveranno un abbonamento gratuito annuale al mensile Wired Italia e avranno la possibilità pubblicare integralmente la tesi sui siti web: (a) di Wired Italia (b) del corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna, (c) di AESVI e (d) dell’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna.

Al primo classificato – individuato tra i 5 selezionati – AESVI corrisponderà inoltre un premio in denaro del valore di 1.000 euro.

La cerimonia di premiazione avverrà il 15-16 aprile 2011 presso la Cineteca di Bologna, in occasione della seconda edizione del festival FAR GAME. Le frontiere del videogioco tra industria, utenti e ricerca.

Per ulteriori dettagli scarica il bando completo.

Per ulteriori informazioni: tel. 051/2195328 – fax 051/2194847, e-mail: archiviovideoludico@comune.bologna.it

 

5 stage per lo sviluppo delle attività web dell’Università di Bologna

La Direzione e Sviluppo delle Attività Web (DSAW) dell’Università di Bologna – la struttura che sviluppa e gestisce i servizi web istituzionali dell’università – cerca stagisti (anche da subito) per svolgere queste attività:

BENCHMARKING SU SITI UNIVERSITARI ITALIANI E INTERNAZIONALI

Il progetto prevede come primo passo la costruzione di un modello di benchmarking specifico del mondo universitario, funzionale ad analizzare i siti e servizi web, individuare best practice, servizi chiave, trend di innovazione e posizionare l’Università di Bologna rispetto alle altre università. Il secondo passo è avviare l’analisi, popolare il modello e produrre le valutazioni di sintesi. Il terzo passo è verificare a livello macro l’applicabilità delle best practice ai servizi web Unibo.

Numero posti: massimo 3 in contemporanea.

NUOVI STANDARD DI QUALITÀ DEI CONTENUTI ON LINE

Il progetto prevede la partecipazione al nuovo processo di gestione della qualità dei contenuti dei siti istituzionali dell’Università di Bologna, portale intranet incluso. Si tratta di analizzare sulla base di requisiti di qualità e di search engine optimization (SEO) i contenuti digitali prodotti dalle strutture accademiche e amministrative, produrre contenuti rivisti, testarne l’efficacia anche dal punto della raggiungibilità attraverso i motori di ricerca, collaborare con le strutture che hanno prodotto i contenuti individuando soluzioni che strutturalmente portino all’incremento dei livelli di qualità e seo.

Numero posti: massimo 2 in contemporanea.

SEDE DEGLI STAGE

Direzione e Sviluppo delle Attività Web (DSAW), via Acri, 12, 40126 Bologna.

Per informazioni puoi rivolgerti al dott. Luca Garlaschelli, Responsabile della Direzione e Sviluppo delle Attività Web (DSAW), telefono: +39 051 2099267, e-mail: luca.garlaschelli chiocciola unibo.it.

E mi raccomando: di’ che hai letto l’annuncio su questo blog. 🙂

Nativi e migranti digitali in università

Ieri su Repubblica Bologna – oltre all’inchiesta – è uscito questo mio pezzo, col titolo «Professori e studenti bocciati in Internet»:

Quando si parla di uso delle reti in ambito educativo e universitario, molti richiamano la distinzione fra nativi e migranti digitali che lo studioso americano Marc Prensky introdusse nel 2001: i nativi sarebbero coloro che, nati dopo la diffusione di massa dell’informatica, cioè dopo la metà degli anni 80, si sono trovati in un mondo già informatizzato; i migranti invece, nati prima, hanno dovuto abituarsi a usare le tecnologie da adulti.

Le polemiche sulla distinzione si sono sprecate. Ma l’implicito è sempre quello: i nativi sarebbero spontaneamente più veloci e bravi col computer, i migranti più imbranati. Di solito infatti anche coloro che si oppongono alla distinzione, finiscono per ammettere che possano esserci differenze cognitive fra chi nasce col mouse in mano e chi no. E attendono dati sperimentali, che però non arrivano.

Il mio punto è un altro: la distinzione non va né confermata né negata, ma abolita, perché rinforza barriere che andrebbero invece abbattute.

Innanzi tutto quella fra studenti e docenti: i primi nativi, i secondi migranti. Che si aggiunge a quella fra studi scientifici e umanistici, tanto vecchia quanto dura a morire.

Ma parliamoci chiaro: in Italia l’opposizione fra nativi e migranti, come fra saperi tecnici e umanistici, è uno specchietto per allodole che distrae dal tema più grave della scarsa diffusione della cultura informatica ovunque, presso giovani e meno giovani, e non solo a scuola e in università, ma sul lavoro e nella vita quotidiana.

Secondo una ricerca Nielsen presentata nel settembre 2009, solo il 55% degli italiani usa internet. E solo il 34% lo usa in modo approfondito, attivo e consapevole, mentre gli altri si limitano a ricerche acritiche, passive. Chicca finale: fra gli utenti superficiali i giovani sono così numerosi, che per alcuni sono la maggioranza. I cosiddetti “nativi” non sono dunque la meraviglia a cui gli stereotipi alludono.

I dati sull’ateneo bolognese mostrano percentuali più incoraggianti, ma siamo in un ambiente elitario. Secondo la Direzione e Sviluppo delle Attività Web, sono poco più della metà del totale i docenti che usano i modo attivo gli strumenti del portale, aggiungendo informazioni, foto e materiali didattici al proprio sito. Di solito chi è attivo sul portale lo è anche su internet, ma il nesso è più complicato e c’è ancora molto da fare.

La cultura di rete degli studenti è più sfuggente, ma la pratica didattica mi restituisce ogni giorno l’impressione che anche per loro non siano rose e fiori. In questo quadro, ragionare per opposizioni stereotipate non ha senso: siamo tutti nella stessa barca, cerchiamo di muoverci assieme.

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Sulla ricerca Nielsen vedi anche:

800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

Dei nativi e migranti digitali avevo parlato anche qui:

Nativi o migranti digitali?

Studenti&Reporter 2 – La movida made in Bo

Mercoledì 3 febbraio è uscita la seconda puntata di Studenti&Reporter, la rubrica quindicinale che ho avviato su Repubblica Bologna con gli studenti della laurea Magistrale in Semiotica.

Facciamo ricerche e inchieste sul territorio bolognese, nell’ottica di un civic journalism con tre anime: gli studenti, i giornalisti professionisti e l’università.

Questa volta abbiamo parlato di Discobus, la navetta notturna che ogni venerdì e sabato accompagna i giovani (e meno giovani) in alcuni club della città. Il servizio, nato dalla collaborazione fra pubblico e privato bolognese, è una risposta al problema del rapporto fra divertimento notturno e sicurezza.

Il clima che ogni venerdì e sabato – da mezzanotte e mezza alle cinque del mattino – si crea su Discobus sembra riportare Bologna indietro negli anni: sotto la guida del cantautore Raul, 47 anni, che imbraccia la chitarra e canta canzoni a richiesta, si fanno cori, si balla e ci sono persone di tutte le età che prendono il bus anche solo per farsi un giro.

L’inchiesta è stata condotta da Aura Tiralongo, dottoranda di Semiotica e tutor della Magistrale.

Ecco il pezzo principale, tratto dalla rassegna stampa di UniboMagazine, il magazine on line dell’Alma Mater.

Discobus, L’altra movida made in Bo

E questo è il box informativo su Discobus, sempre di Aura:

Il Discobus, l’innovativa “navetta notturna sperimentale”, propone una nuova cultura della mobilità, che combina al tempo stesso sicurezza e divertimento. L’iniziativa nasce dalla collaborazione fra Comune di Bologna, ATC e i locali Locomotiv, Kinder Garten, Estragon, Scalo, Link e Sottotetto.

La paternità del servizio è dell’associazione Planimetrie Culturali: «Dopo un primo esperimento nel 2005 – spiega il presidente Werter Albertazzi – abbiamo ripescato dal cassetto il progetto, invitando le realtà della zona San Donato e le istituzioni a unire le forze, per sperimentare un servizio ecologico e sicuro, adatto alle esigenze di giovani e meno giovani. Lo stanziamento di 35 mila euro ci permetterà di continuare fino al 30 maggio, ma l’obiettivo è rendere il Discobus un servizio pubblico permanente, moltiplicando le corse e allestendo a bordo servizi informativi sulle attività culturali della città».

Per prolungare il servizio ben oltre il mese di maggio c’è infatti un tavolo di trattativa aperto fra ATC e Comune di Bologna. Per sostenere l’iniziativa, a inizi gennaio in molti hanno partecipato a una serata di autofinanziamento, che ha portato nelle casse dell’associazione un ricavato di oltre 6 mila euro. «Siamo fiduciosi – prosegue Albertazzi – perché è un riscontro del successo dell’iniziativa».

La navetta, che prevede corse a cadenza oraria, parte alle 00:30 da via Marconi 16 e prosegue su via  Indipendenza (altezza San Pietro). da qui parte i tour tra i migliori locali notturni della movida bolognese. S’inizia dal Locomotiv (via Serlio 25) e a seguire Kinder Garten, Estragon, Scalo San Donato, Link e infine Sottotetto.

Il servizio, previsto per ogni venerdì e sabato, è rigidamente gratuito.

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Trovi qui la presentazione e la prima puntata di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter