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Come laurearsi in Comunicazione e trovare lavoro in sei mesi

Mi scrive Valentina, che si è laureata con me in Scienze della Comunicazione a ottobre 2011 e ha scelto di non iscriversi a nessuna magistrale né master, ma di cercare subito lavoro:

Laurea

Cara prof, ti scrivo per raccontarti di me, perché ho cambiato lavoro da qualche mese e sono contenta di come stanno andando le cose. Forse la mia storia può essere utile a qualche laureando/a o neolaureato/a, chissà.

Dopo essermi laureata con te a ottobre, ho iniziato a distribuire curricula in tutte le agenzie di comunicazione di Bologna e provincia, trovate su internet. Ho realizzato i curricula in modo che avessero un’impostazione grafica carina e un po’ originale (ma non troppo: quanto basta per farsi ricordare) e ho scelto di distribuirli a mano, perché credo che “metterci la faccia” (e il corpo) sia sempre la cosa migliore.

Su 25 agenzie circa, mi hanno risposto in 3, offrendomi tutte stage non retribuiti o con un minimo rimborso spese. Non avendo ricevuto altre proposte, ho scelto di accettare il primo posto che mi era stato offerto, ovvero 6 mesi in un’agenzia di comunicazione di San Lazzaro, a 150 euro al mese. Devo dire che il lavoro non era molto appagante, soprattutto all’inizio (compilazione di database, archiviazione, scansioni e aggiornamento dei portali web), ma fortunatamente lavoravo in un open space e questo mi ha permesso di ascoltare cosa dicevano le altre colleghe (ai clienti, ai giornalisti, ecc) e di apprendere da loro come gestire le diverse situazioni. Dopo qualche mese che lavoravo lì, poi, hanno cominciato a responsabilizzarmi un po’ di più, facendomi scrivere comunicati stampa e mettendomi di supporto a un account senior su un cliente. Nonostante questo, l’ambiente non prometteva possibilità di crescita e io continuavo a monitorare gli altri annunci di lavoro, in cerca di nuove occasioni.

Per darmi più possibilità, a marzo ho iniziato un corso di web design, dopo aver notato che molte offerte si rivolgevano a persone esperte di web e programmazione. Questo per dire che ho provato a rendere più spendibile la mia laurea secondo le esigenze del mercato del lavoro. Oggi ho terminato questo corso e posso dire che, anche se probabilmente non sarò una webmaster nel mio futuro, so come realizzare un sito web base e come ottimizzare i contenuti secondo i principi del SEO.

Ma la vera svolta è stata a fine marzo, quando il mio cv è stato pubblicato su AlmaLaurea. Due o tre aziende mi hanno contattata, e tra queste quella per cui lavoro oggi, che cercava una figura che si occupasse di comunicazione e marketing. Dopo due colloqui, hanno deciso di assumermi con un contratto a progetto di tre mesi per 800 euro netti al mese, che è scaduto a fine giugno ed è stato rinnovato fino a dicembre, con una promessa di contratto a tempo indeterminato.

Almalaurea

Oggi mi occupo di fiere ed eventi (ne ho appena finito di organizzare uno), sito web, brochure, comunicati stampa, contatti con il grafico e pubblicità sulla carta stampata. Dopo un po’ di pressing iniziale, hanno visto che me la so cavare e ora mi danno abbastanza libertà, cosa di cui sono molto contenta.

Come ho fatto a trovare il lavoro che volevo a meno di un anno da una laurea triennale in Scienze della comunicazione? Credo che entrino in gioco diversi fattori: il voto di laurea (110 e lode), la voglia di fare (non mi sono mai seduta aspettando che fosse il lavoro a venire da me) e di mettersi in gioco (vedi il corso di web design), l’umiltà (non mi sono mai proposta come “guru della comunicazione” ma ho accettato di imparare il lavoro da altri, anche se era noioso o poco gratificante) e, perché no, un pizzico di fortuna oltre alla lungimiranza del mio capo, che ha scelto di investire sui giovani (quelli veri, di testa oltre che di anagrafe) per far crescere la sua azienda.

Valentina ho risposto subito che sono felice per lei, raccomandandole però che, va bene l’umiltà, va bene (no anzi, male) la crisi, ma bisogna che lei si faccia valere e punti in fretta a uno stipendio più alto, perché 800 euro netti al mese sono davvero pochi. Così lei infine mi spiega:

So anch’io che 800 euro sono pochi, però tengo in considerazione che è il mio primo lavoro e che l’azienda non ha mai avuto una figura del genere prima, quindi per i primi mesi sono come “in prova” e la paga non può essere troppo alta.

Mi incoraggia anche il fatto che i due soci sono contenti di quello che faccio, e che mirano a darmi un tempo indeterminato a gennaio prossimo, con tutti i benefit che comporta: buoni pasto, cellulare aziendale eccetera.

Nutrirsi di luoghi comuni. Un’analisi delle campagne ABA sui disturbi alimentari

All’inizio di ottobre Valentina Pareschi si è laureata con me in Scienze della Comunicazione, discutendo una tesi in cui ha analizzato e comparato le campagne dal 2004 al 2011 realizzate dall’Associazione Bulimia Anoressia (ABA) direttamente, o indirettemente, cioè con il patrocinio o la consulenza di ABA.

Ho deciso di pubblicare la tesi di Valentina, perché può essere un utile punto di partenza per chi voglia fare comunicazione sociale sul difficilissimo e doloroso tema dei disturbi alimentari.

Poiché so che questo argomento può scatenare le peggiori polemiche e aggressività, ricordo a chiunque voglia leggere lo scritto di Valentina che, pur essendo un lavoro molto ben fatto, è pur sempre la tesi di laurea triennale di una ragazza giovane, che ha ancora molta strada da fare per acquisire esperienza e competenza nel campo della comunicazione sociale. Un punto di partenza, ripeto, non di arrivo.

Preciso inoltre che aver lavorato sulle campagne ABA non implica né da parte di Valentina, né tanto meno da parte mia che l’ho guidata come docente, una preferenza per questa associazione rispetto ad altri soggetti, pubblici o privati, che lavorano nel campo dei disturbi alimentari, cercando di far stare meglio le persone che ne soffrono. Tutti incontrano nel loro percorso di cura successi e insuccessi. E a tutti deve andare – da parte di tutti – il massimo rispetto, visto che i disturbi alimentari sono un problema sociale sempre più diffuso, per donne e uomini, sono sempre multifattoriali e complessi, e spesso gravi: nessuno possiede la formula magica.

È con tutta l’umiltà del caso, dunque, che Valentina – e io con lei – presentiamo questo lavoro a chi voglia trarne spunto per migliorare la comunicazione sociale in questo ambito. Un ringraziamento particolare va naturalmente a Fabiola De Clercq e all’associazione ABA che, con grande apertura, hanno accolto Valentina e le hanno messo a disposizione il loro tempo e i loro archivi, sapendo dall’inizio che il lavoro di ricerca e analisi avrebbe incluso alcune critiche.

Prima di lasciarti alla lettura della tesi, ne anticipo la conclusione:

Per concludere, tra tutti i testi analizzati, sicuramente quello più efficace è la campagna ABA del 2010. I pubblicitari hanno giustamente intuito che bisognava prima attirare l’attenzione del/la malato/a con una storia di malattia (quella del video e dello spot radio), poi dargli/le speranza presentando una storia di guarigione (nei manifesti). Tuttavia, presenta ancora dei punti che possono essere migliorati, di cui ho già parlato diffusamente nei paragrafi precedenti e che qui riassumo:

Manifesto ABA 2010

  • Nel video, il ciclo mangiare/vomitare è filmato dal punto di vista del/della malato/a, ma in realtà riporta solo gli stereotipi che la società ha sui/sulle bulimici/che;
  • Giusto dare speranza nei manifesti, che sono davvero ben realizzati, ma bisognerebbe integrarli con storie che parlino anche della performanza (cioè del processo di guarigione in ogni sua fase): opuscoli informativi, articoli sul sito dell’ABA, video caricati sul suo canale di Youtube.

Scarica da qui la tesi di laurea triennale di Valentina Pareschi: «Nutrirsi di Luoghi Comuni. Un’analisi comparata delle campagne ABA sui disturbi alimentari».