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Prima del viaggio

Ti regalo un’altra poesia – ancora inedita in Italia – di Wisława Szymborska, che ho rubato durante l’incontro a Bologna.

Per guardare in alto, in questi giorni che la terra ha tradito.

Prima del viaggio

Di lui si dice: spazio.
Facile definirlo con una parola sola,
assai più difficile con molte.

Al tempo stesso vuoto e pieno di ogni cosa?
chiuso ermeticamente, benché aperto,
dato che nulla
può sfuggire a esso?
Dilatato all’infinito?
Ma se è finito,
con cosa, diamine, confina?

Sì, sì, d’accordo. Ma adesso dormi.
È notte e cose più urgenti domani ti aspettano
a pennello per la tua misura definita:
toccare oggetti collocati vicino,
lanciare occhiate a una distanza voluta,
ascoltare voci accessibili all’orecchio.

Be’, e in più questo viaggio da A a B.
Il decollo alle 12.40, ora locale,
e il volo sopra matasse di nuvole locali
lungo una sottile striscia di cielo,
all’infinito una qualunque.

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Aggiungo una pittata di Attilio Del Giudice.

Tre e trentadue

tre-e-trentadue

Un’adolescente: Wisława Szymborska

Mi hanno chiesto di scrivere un post sull’incontro con Wisława Szymborska di venerdì scorso. Non ci riesco, mi sento inadeguata. Wisława è leggera e profonda, arguta e bellissima. Come i suoi versi.

Ho registrato e riascoltato l’incontro, trascritto qualche poesia. Ti regalo questa, ancora inedita in Italia. Uscirà per Adelphi nella raccolta «Qui».

Un’adolescente

Io – un’adolescente?
Se ora, d’improvviso, si presentasse qui,
dovrei salutarla come una persona cara,
benché mi sia estranea e lontana?

Versare una lacrimuccia, baciarla sulla fronte
per la sola ragione
che la nostra data di nascita è la stessa?

Siamo così dissimili
che forse solo le ossa sono le stesse,
la calotta cranica, le orbite oculari.

Perché già gli occhi è come fossero più grandi,
le ciglia più lunghe, la statura più alta
e tutto il corpo è fasciato
dalla pelle liscia, senza un’imperfezione.

In verità ci legano parenti e conoscenti,
ma nel suo mondo di questa cerchia comune
sono quasi tutti vivi,
mentre nel mio quasi nessuno.

Siamo così diverse,
i nostri pensieri e parole così differenti.
Lei sa poco –
ma con un’ostinazione degna di miglior causa.
Io so molto di più –
ma non in modo certo.

Mi mostra delle poesie,
scritte con una grafia nitida, accurata,
con cui io non scrivo più da anni.

Leggo quelle poesie, le leggo.
Be’, forse quest’unica,
se fosse accorciata
e corretta qua e là.
Dal resto non verrà nulla di buono.

La conversazione langue.
Sul suo modesto orologio
il tempo è ancora incerto e costa poco.
Sul mio è molto più caro ed esatto.

Per commiato nulla, un sorriso abbozzato
e nessuna commozione.

Solo quando sparisce
e nella fretta dimentica la sciarpa –

Una sciarpa di pura lana,
a righe colorate,
che nostra madre
ha fatto per lei all’uncinetto.

La conservo ancora.

Wisława Szymborska a Bologna

Wisława Szymborska, poetessa fra le più amate nel mondo, vincitrice del Nobel per la letteratura nel 1996, sarà a Bologna domani 27 marzo alle ore 17.00 in Aula Magna Santa Lucia (via Castiglione 36) per il Decennale del Collegio Superiore dell’Università di Bologna.

szymborska-da-giovane

Szymborska leggerà, insieme all’attrice Tita Ruggeri, alcune delle poesie che l’hanno resa celebre in tutto il mondo. Ma potremo anche ascoltare, in anteprima italiana, alcuni versi della sua ultima raccolta «Qui», uscita in Polonia nel gennaio 2009; e potremo vedere, in anteprima mondiale, un video con un’intervista inedita della giornalista Katarzyna Kolenda-Zaleska (TVN 24) a Woody Allen, in cui il regista parla di Wisława Szymborska.

Saranno presenti: Paolo Leonardi, direttore del Collegio Superiore, Pietro Marchesani, principale traduttore italiano di letteratura polacca, Jarosław Mikołajewski, direttore dell’Istituto Polacco di Roma, Andrea Ceccherelli, docente di Letteratura Polacca all’Università di Bologna.

Data l’eccezionalità dell’evento, ti consiglio di venire in Aula Magna molto in anticipo, per non restare in piedi o addirittura fuori.

In questo blog ho parlato della Szymborska un paio di volte: quando l’ho scoperta – meglio tardi che mai – (QUI) e quando ho postato la poesia «Scrivere un curriculum» (QUI).

Leggi ora il suo «Contributo alla statistica» (pertinente anche QUI):

Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità,
– al massimo non più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;

degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.

(Wisława Szymborska, da Discorso all’ufficio oggetti smarriti, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi, Milano, pp. 146-147.)

Proposta di modifica

Non ho mai amato il giorno di San Valentino: consumistica parata di cuori rossi e pupazzi rosa – ma inadeguate parole.

Però è da mesi che volevo postare questi versi di Erri De Luca. Siccome parlano d’amore, è arrivato il momento: con un giorno d’anticipo, per darti il tempo di ricopiarli. Vedi mai ti ispirassero qualcosa.

Pregasi citare la fonte con serietà. 🙂

Proposta di modifica

C’è il verbo snaturare, ci dev’essere pure innaturare,

con cui sostituisco il verbo innamorare

perché succede questo: che risente il corpo,

mi commuove una musica, passa corrente sotto i

polpastrelli,

un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,

in fondo all’osso sacro scodinzola una coda che s’è

persa.

Mi sono innaturato: è più leale.

M’innaturo di te quando t’abbraccio.

(Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, p. 24).

Dedicato all’amore mio, perché mi fa sentire come dice Erri. Ancora, dopo più di quattro anni.

Prontuario per il brindisi di capodanno

Auguri!

🙂

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

(Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, pp. 13-14).

Un augurio mio speciale a chi mi ha regalato questo libro, perché entrambi viviamo «senza spazio e senza tempo».

E per finire, ho scelto questa pittata di Attilio del Giudice.

Oltre la contingenza

oltre-la-contingenza


Consiglio

L’anno scorso cominciavo il blog (e finivo l’anno) con questi versi di Eric Fried.

Volendo sfumare anche il 2008 in versi, scelgo Erri De Luca. Nella raccolta L’ospite incallito, pubblicata quest’anno da Einaudi, ho trovato questa meraviglia. È un’indicazione di scrittura, ma anche di vita.

Consiglio

Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo.

Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta

nell’evitare.

Distràiti dal vocabolo solenne, già abbuffato,

punta al bordo, costeggia,

il lanciatore di coltelli tocca da lontano,

l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di

mancarlo.

(Erri De Luca, L’ospite incallito, Einaudi, Torino, 2008, p. 23.)

Non riesco a smettere…

… di leggere Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996.

Un mio grande amico mi ha regalato per natale Discorso all’ufficio oggetti smarriti, una raccolta di poesie della Szymborska, tradotte da Pietro Marchesani per Adelphi. Mi sono vergognata, perché ancora non conoscevo questa grandissima poetessa polacca.

Da quel giorno, non faccio che leggere e rileggere i versi di Wislawa Szymborska.

Luisa Carrada, sapendo dell’ossessione che m’ha presa, mi ha inviato l’audio di “Qualche parola sull’anima”, recitato da Ivana Placer.

Come augurio di buon anno, ascolta anche tu la poesia.

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