Archivi tag: videogiochi

Un tirocinio videoludico

Come annunciato in gennaio, la Cineteca di Bologna ha aperto il primo Archivio videoludico in Italia. In questo periodo cerca uno/a stagista che lavori all’archivio con queste mansioni:

(1) relazioni con il pubblico,

(2) catalogazione,

(3) gestione dell’archivio,

(4) supporto all’organizzazione di eventi.

Dato il tipo di mansioni, la/lo stagista dovrebbe avere familiarità con i videogiochi, un minimo di conoscenza tecnica che le/gli permetta almeno di preparare le postazioni, e la capacità di rispondere alle eventuali richieste del pubblico (ad esempio, saper consigliare un gioco o un genere). Insomma, le normali attività di reference spostate sui videogiochi.

Per ovvie ragioni, suggerisco il tirocinio a studenti e studentesse che stiano valutando l’idea di fare una tesi sui videogiochi, perché in questo modo avranno subito a disposizione oltre 1000 titoli. E l’archivio sta crescendo a vista d’occhio… 😉

Per informazioni puoi telefonare o andare alla Biblioteca della Cineteca (dal lunedì al venerdì, ore 10.00-18.30), chiedendo di Andrea Dresseno o Matteo Lollini ed esplicitando che vieni da questo blog:

Cineteca di Bologna – Biblioteca Renzo Renzi
Via Azzo Gardino, 65/b, Bologna
Tel: (+39) 051.2194843

Il primo archivio videoludico in Italia

La Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Discipline della Comunicazione – cui modestamente afferisco 🙂 – e il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna, con le associazioni AESVI e AIOMI, con i partner privati ACTIVISION, CIDIVERTE, Microsoft Italia, annuncia oggi ufficialmente che entro la fine di marzo 2009 aprirà al pubblico presso la sede della Biblioteca Renzo Renzi (via Azzo Gardino 65/b, Bologna) il primo archivio videoludico in Italia.

Un progetto intelligente e lungimirante, per il quale dobbiamo ringraziare il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli, la direttrice della Biblioteca Anna Fiaccarini e, last but not least, Andrea Dresseno, giovane ma tosto collaboratore della biblioteca, appassionato videogiocatore ed esperto sul tema. È soprattutto Andrea che “sta sul pezzo”, come si dice a Bologna.

Data la collaborazione con il mio Dipartimento 🙂 , prevedo che il 2009 sarà un anno caldo per i temi videoludici. Se sei interessata/o a una tesi triennale o specialistica, se hai idee per scambi, conferenze, inviti, qualsiasi iniziativa sull’argomento, mettiti in contatto con me.

QUESTO è il sito dell’Archivio.

Archivio Videoludico

Una riflessione permanente sui rapporti tra cinema e videogiochi

Il passato dell’interattività, il suo futuro

Più di trent’anni di storia. Un archivio che ha l’obiettivo di rendere accessibile al pubblico di studenti, ricercatori, appassionati il patrimonio videoludico. Il progetto promosso dalla Cineteca di Bologna sfrutta gli ampi spazi della biblioteca Renzo Renzi per creare un luogo d’incontro e fruizione del videogioco. Presso apposite postazioni, seguiti da personale specializzato, gli utenti possono accedere al patrimonio storico videoludico interagendo con un fondo costantemente in crescita. L’Archivio Videoludico mira a diventare punto di partenza per la promozione di una consapevolezza del medium: incontri, rassegne cinematografiche, sviluppo dei rapporti con le scuole e l’Università, un dialogo costante con l’industria, partner privilegiato di quello che punta a diventare a tutti gli effetti un polo di studio e interesse sul videogioco.

Cinema e videogiochi: una relazione scontata?

Apparentemente la correlazione tra i due media è talmente evidente da risultare quasi scontata: cinema e videogiochi intrattengono una relazione prima di tutto cronologica, condividono i linguaggi visivo e sonoro, presentano analogie di messa in scena. Tuttavia l’elemento di differenza fondamentale è l’interattività del medium videoludico, che implica un’esperienza di fruizione totalmente differente.
Il film offre un percorso narrativo predefinito e compiuto; il videogioco è un’esperienza in itinere in cui il giocatore è artefice di scelte potenzialmente infinite all’interno di una struttura narrativa prefabbricata. Un altro aspetto da rilevare è che non esiste semplicemente una relazione di derivazione o di evoluzione da parte del medium videoludico nei confronti di quello cinematografico ma dalla comparsa del videogioco si assiste a uno scambio bidirezionato di natura tecnologica e linguistica. Non stupisce quindi l’aumento di adattamenti cinematografici – giochi che diventano film – e tie in – giochi tratti da film – che espandono l’universo narrativo di alcune opere.

Info
L’archivio verrà aperto al pubblico entro il mese di marzo 2009. I titoli potranno essere consultati in loco. I dettagli sulle modalità di accesso, gli orari e ogni notizia sugli eventi in programma saranno presto disponibili. Per ogni informazione: archiviovideoludico@comune.bologna.it

Il virtuale fa male?

Il concetto di realtà virtuale si è diffuso negli ambienti informatici americani a partire dagli anni Ottanta e allude alla realtà percettiva costruita dalle apparecchiature elettroniche, che riesce a produrre effetti simili a quelli del normale funzionamento dei sensi. Questa realtà è detta “virtuale” perché non riguarda oggetti reali, ma immagini computerizzate di oggetti.

Il senso comune ha interiorizzato quest’uso e il termine “virtuale”, in quanto riferito a simulazioni elettroniche, è inteso come illusorio, ingannevole. Per questo di solito ha una connotazione negativa: se qualcosa è virtuale allora dobbiamo starci attenti, perché gli inganni producono delusioni e fanno male. Al contrario, la realtà del mondo sensibile è valorizzata positivamente, in quanto foriera di verità.

Già nel 1995 Pierre Lévy se la prendeva con questa interpretazione negativa del virtuale:
“Generalmente la parola ‘virtuale’ viene utilizzata per significare l’assenza di esistenza pura e semplice, dal momento che la ‘realtà’ implicherebbe una effettività materiale, una presenza tangibile. Ciò che è reale rientrerebbe nell’ordine della presenza concreta (‘l’uovo di oggi’), ciò che è virtuale in quello della presenza differita (‘la gallina di domani’), o dell’illusione” (Qu’est-ce que le virtuel?, La Découverte, Paris, 1995; trad. it. Il virtuale, Cortina, Milano, 1997, p. 5).

Niente da fare. Tutti continuano a pensare al virtuale come una cosa negativa: un’esperienza fasulla o, peggio, una non esperienza. Alla faccia di tutto il virtuale che ogni giorno viviamo: mail, chat, sms, videogiochi, blog… Tutto nocivo, ingannevole?

Per fortuna esiste un senso più interessante di “virtuale”, collegato alla sua etimologia. La parola proviene dal latino medievale virtualis, derivato a sua volta da virtus, che significava forza, potenza. Nella filosofia scolastica “virtuale” era ciò che esiste in potenza e non in atto (come li intendeva Aristotele): l’albero è virtualmente presente nel seme, nel senso che è già nel seme, ma lo è solo in potenza, non ancora attualizzato. Secondo questa interpretazione, il virtuale non si contrappone al reale, ma all’attuale: virtualità e attualità sono due modi diversi del reale.

Ma la cosa più bella di questo virtuale è che si muove. Il virtuale è il nodo di tendenze e forze che sta dentro a una situazione, un evento, un oggetto qualsiasi e prelude al processo di trasformazione che lo porterà in atto. Questo nodo di tendenze fa già parte dell’entità considerata, anzi ne costituisce uno degli aspetti di maggior rilievo. La ragion d’essere del seme è far crescere l’albero.

E ora prova questo esercizio: ogni volta che un giornalista, un politico, un presentatore parla male del virtuale (realtà, rete o mondo che sia), pensa al seme e all’albero. Improvvisamente le parole del giornalista (politico, presentatore) gireranno a vuoto, e in quel virtuale cominceranno a muoversi, come per magia, potenzialità a cui non avevi mai pensato. Io l’ho fatto. Funziona.

Proibizionismo videoludico

Come al solito, i politici italiani si distinguono per ottusità e pregiudizio.

Il disegno di Legge n. 3014, in materia di tutela dei minori nella visione di film e videogiochi, propone di creare un Comitato nazionale con il compito di “controfirmare” la classificazione di ogni videogioco attribuita a livello europeo dal sistema PEGI. L’Italia diventerebbe così l’unico paese in Europa che impone questo macchinoso sistema di doppia valutazione.

Inutile aggiungere che nel Comitato finirebbero persone che di videogiochi sanno poco o nulla.

A questo proposito è stata aperta una petizione, che credo chiunque sia dotato di buon senso (videogiocatore o meno) dovrebbe sottoscrivere. Io ho firmato, speriamo serva a qualcosa.

Per firmare, puoi andare a questa pagina.