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I rifiuti tossici in Campania e l’inefficacia di Saviano

Saviano a Vieni via con me novembre 2010

Oggi Michele Serra comincia «L’Amaca» su Repubblica con un ottativo da cui mi sento chiamata in causa: «Ci vorrebbe un intero dipartimento universitario in scienze della comunicazione per provare a ricostruire la storia paradossale della “Terra dei fuochi” prima che si chiamasse “Terra dei fuochi”…». Ora, non riesco a mobilitare all’istante un intero dipartimento universitario, ma qualche spunto per una tesi di laurea posso cominciare a darlo. Fra le tante domande che Serra si pone, provo ad esempio a rispondere a questa: «Perché lo scandalo non esplose dopo la circostanziata, fremente denuncia di Roberto Saviano (“Vieni via con me”, novembre 2010) di fronte a dieci milioni di persone?». Continua a leggere

Destra e sinistra: scriviamo noi la lista?

Le liste di valori che Fini e Bersani hanno letto la settimana scorsa durante la trasmissione «Vieni via con me» hanno attirato molte critiche.

Il compito non era facile per svariati motivi:

  1. Il formato lista non è il più adatto a comunicare valori politici, perché non favorisce l’attenzione ai contenuti. In narrativa gli elenchi possono servire a diversi scopi: costruire un effetto di realtà, sottolineare l’ossessione del narratore o di qualche personaggio per i dettagli, ostentare competenze su un certo tema. In ogni caso servono a esprimere quantità più che qualità e ad attirare l’attenzione sull’insieme più che sui dettagli. Inoltre non si può «leggere una lista»: bisogna recitarla, darle un ritmo, quasi cantarla.
  2. Fini e Bersani incarnano, con le debite differenze, il tentativo di costruire una «nuova destra» (quella di FLI, alternativa a Berlusconi) e una «nuova sinistra» (quella del Pd, più moderata della sinistra radicale), i cui contenuti sono in corso di definizione e dunque hanno ancora ampi margini di incertezza e indefinitezza.
  3. La personalizzazione e mediatizzazione della politica sono un fenomeno consolidato in tutte le democrazie occidentali, ma la politica italiana – con l’eccezione quasi ventennale di Berlusconi, ora comunicativamente crollato pure lui – stenta ancora ad adeguarsi alle regole e ai formati mediatici.

Detto questo, voglio raccogliere un’idea che Annamaria Testa ha lanciato commentando il mio post Gli scolari Bersani e Fini a «Vieni via con me»:

«Mi metto dalla parte di chi deve scrivere un testo che in tre minuti, in quel programma, e in questo momento della storia del paese, dia conto in modo consistente e comprensibile dei valori di una sinistra moderna e di una destra moderna. E lancio una proposta: qualcuno vuole provarci? Sarebbe davvero interessante vedere cosa viene fuori.»

Perciò Dis.Amb.Ig.Uando e Nuovo e utile di Annamaria Testa lanciano assieme questa proposta:

Scrivi il tuo elenco dei valori di una destra e una sinistra moderne.

Regole: (1) testi brevi (max 2000 battute); (2) intitolati chiaramente “DESTRA” o “SINISTRA”; (3) provocazioni, turpiloquio eccetera saranno censurati; (4) puoi cimentarti in una o entrambe le liste; (5) non è scandaloso che alcuni valori siano condivisi (“Tutelare la Costituzione”, magari…); (6) Faremo una sintesi di tutti i risultati e ve la riproporremo.

Se vuoi essere proprio bravo/a, posta la tua lista sia qui che su Nuovo e utile .

Dai, prendila anche come una sfida di scrittura: con le parole, dopotutto, si creano mondi. 🙂

Gli scolari Bersani e Fini a «Vieni via con me»

Dopo la lezione magistrale di Roberto Saviano, ieri a «Vieni via con me», arrivano Bersani e Fini.

Ai miei primi segnali di nervosismo, un’amica mi invita alla calma: «Giocano fuori casa».

Ah certo, siamo in Italia e i politici – nonostante 16 anni di Berlusconi – non hanno ancora imparato che in televisione ci si guadagna gran parte del consenso, specie in Italia dove oltre l’80% di persone ancora dichiarano di informarsi guardando la tv.

Bersani legge impalato, quasi senza staccare gli occhi dal foglio, sentenze che ricordano – anche nella monotonia con cui le pronuncia – le ovvietà di Massimo Catalano a «Quelli della notte» (1985), che diceva cose come: «È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati». Catalano le diceva per farci ridere, con lui, di chi spara banalità come fossero perle di saggezza.

Bersani invece è serio: «Nessuno può star bene da solo, stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene»; «Il lavoro non è tutto, ma questo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha»; «Se 100 euro di un operaio, di un pensionato, di un artigiano pagano di più dei 100 euro di uno speculatore, vuol dire che il mondo è capovolto»; «Davanti a un problema serio di salute, non ci può essere né povero né ricco»; «Per guidare un’automobile, che è un fatto pubblico, ci vuole la patente, che è un fatto privato».

In queste ovvietà si annegano concetti importanti come la difesa dell’istruzione e della sanità pubblica, l’evasione fiscale dei milionari, la parità di genere, la difesa dell’ambiente.

Poi arriva Fini e per un attimo mi dico: «Dopo il gelo di Bersani, farà il botto».

Invece no, nessun botto. Certo, Fini è più incisivo di Bersani (ci voleva poco), perché è un po’ meno immobile (si gira ora a destra, ora a sinistra) e qualche volta sorride, perché ripete come un mantra «per la destra», perché fa leva su qualche emozione, come l’orgoglio di essere italiani.

Inoltre dà respiro almeno a un concetto, la meritocrazia: «Per la destra l’uguaglianza dei cittadini deve essere garantita nel punto di partenza, al nord come al sud, per gli uomini come per le donne, per i figli degli imprenditori, come per i figli degli impiegati e degli operai. Da questa vera uguaglianza, l’uguaglianza delle opportunità, la destra vuol costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente».

Insomma, dopo il maestro Roberto Saviano, i due politici parevano scolaretti impreparati. Voto: Bersani 4, Fini 5.

Bersani:

Fini:

Se non hai mai visto Massimo Catalano a «Quelli della notte», eccolo: