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Buon 2010

Quest’anno ti faccio gli auguri con un video realizzato da Proforma (e trovato grazie a Viralmente), l’agenzia di Bari che da tempo apprezzo perché ha curato due fra le pochissime campagne italiane di comunicazione politica degne di questo nome: quella di Nichi Vendola e Michele Emiliano (se poi in questi giorni i due stanno facendo una triste fine, non dipende da Proforma).

Molto più scialba e ingessata è stata la campagna per le primarie di Pier Luigi Bersani, che porta sempre la loro firma; spero per loro che resti un’eccezione.

Auguri, perché il 2010 sia per tutti davvero migliore.


Abbiamo parlato, fra l’altro, della campagna di Michele Emiliano in questi post:

La campagna per le amministrative di Bari, 3 giugno 2009

Bologna, Firenze, Bari, 30 giugno 2009

Graffiti e sindaci da Bologna a Bari, 13 luglio 2009

E di quella di Pier Luigi Bersani qui:

Quando il logo non centra. E soprattutto non basta, 2 settembre 2009

Diversamente uguali

In periodo di festività natalizie fioccano – più che in altri momenti dell’anno – proposte di acquisto equosolidale.

Daniele di Viralmente mi segnala il video «Diversamente uguali», realizzato per promuovere Giftee, un progetto di commercio etico che funziona così: se acquisti un prodotto sul sito (o nei negozi che aderiscono all’iniziativa), Giftee ne regala uno identico (cito dalla presentazione del progetto):

«a un “suo prossimo” più svantaggiato, dando così vita ad un legame ideale con qualcuno di bisognoso in una qualsiasi parte del mondo. […] L’esatto equivalente (in termini di qualità e numero) di prodotti sarà recapitato a diverse strutture riceventi nelle zone povere del mondo, grazie anche alla preziosa collaborazione di ONLUS certificate che già sostengono in vari modi lo sviluppo di quelle popolazioni.»

Al progetto hanno finora aderito Ai.Bi., ONG GHANDI Africa, CAPSE/ASPE Africa, ALDEAS Agape Sud America, Associazione Famiglia Cabriniana. Dunque è tramite queste onlus che il doppione del dono sarà recapitato.

I regali attualmente in vendita sul sito (da novembre 2009) sono magliette per bambino.

Ora, il video che promuove l’iniziativa è allegro, colorato, e ha un’intenzione comunicativa che potremmo dire «normalizzante», cerca cioè di rappresentare il terzo e quarto mondo in modo da farcelo sentire il più possibile vicino, evitando le consuete immagini di fame, miseria, morte. In questo senso è certamente apprezzabile.

E tuttavia ci vedo un problema. Il video mostra bambini e mamme ai quattro angoli del pianeta, che mi sembrano «diversamente uguali» nel senso che sono tutti ugualmente privilegiati: dei paesi poveri mostra insomma le élite borghesi, che di aiuto non hanno bisogno.

Che senso ha regalare una maglietta a uno di questi bambini che, come i nostri, hanno l’aria di averne già molte? Non dico che le cose stiano davvero così, per come Giftee le organizza, ma comunicativamente appare questo.

Il che non aiuta a costruire la fiducia nel marchio. Specie in un mondo e un periodo (Natale) in cui iniziative del genere si sprecano e i consumatori, disorientati, sempre più spesso si chiedono: «A chi andranno, in realtà, i miei soldi?»

Pubblicità e stereotipi di genere

Il 29 maggio scorso Eva-Britt Svensson, vicepresidente svedese della Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo, presentò una «Relazione sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini». Già altre volte, negli ultimi quindici anni, l’Europarlamento ha denunciato le pratiche pubblicitarie sessiste, senza che ciò abbia portato a nulla. La relazione Svensson, stavolta, è stata approvata dal Parlamento con ampia maggioranza: 504 voti favorevoli, 110 contrari e 22 astensioni.

La Svensson – come ben sintetizza la tesi di laurea di Elisa, discussa martedì scorso – proponeva di:

(1) lanciare campagne di sensibilizzazione sulle immagini degradanti della donna nei media;

(2) istituire organi nazionali per il monitoraggio dei media, con una sezione dedicata alla parità di genere;

(3) eliminare immagini stereotipate e sessiste da videogiochi, testi scolastici e Internet;

(4) evitare che i media usino immagini di modelle troppo magre, optando per rappresentazioni più realistiche del corpo femminile;

(5) far sì che la Commissione Europea e gli stati membri elaborino un «Codice di condotta» per la pubblicità, che preveda il rispetto del principio di parità fra uomini e donne ed eviti gli stereotipi sessisti e le rappresentazioni degradanti di uomini e donne.

Mi domando che conseguenze abbia avuto l’approvazione della rapporto Svensson, visto che – perlomeno in Italia – non se ne sa più nulla. La sua copertura mediatica, fra l’altro, è stata minima: ricordo solo un articolo di Andrea Tarquini su Repubblica, il 6 settembre scorso, peraltro vagamente ironico. Come se di questa iniziativa non ci fosse bisogno.

Silenzio anche nella blogosfera, a parte questo intervento di Loredana Lipperini, molto perplessa (giustamente) sul collega Tarquini che storce il naso; e questo post sul blog Viralmente.

Certo, l’attuazione della proposta Svensson avvierebbe un percorso lungo e tortuoso; certo, alcuni suoi punti sono problematici, altri addirittura utopistici, come l’eliminazione di immagini degradanti da Internet (come si fa…). Ma allora?

La verità è che di queste cose, in Europa, a nessuno frega nulla.

Perciò, nel frattempo, persino la belga Organ Donor Foundation, per convincere le persone a donare gli organi, fa pubblicità con quest’immagine (via Marco Valenti) e l’accompagna con una headline che recita «Becoming a donor is probably your only chance to get inside her». Clicca per ingrandire.

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Executive Creative Director: Katrien Bottez, Peter Ampe
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