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Occhi sulla strada

Eyes on the road

La campagna Volkswagen «Eyes on the Road» è uscita in giugno e il video è tuttora uno dei venti virali più visti al mondo. Eccolo: Continua a leggere

Il dialogo fra generazioni

Sempre a caccia di pubblicità interessanti, che propongano uno sguardo vivace e vario su generi, genti e generazioni – secondo le indicazioni che avevo dato QUIMargherita, studentessa al secondo anno di Scienze della comunicazione, mi segnala uno spot che Volkswagen fece uscire nel 2005 per il mercato norvegese. Lo commenta così:

When Boy Meets Girl

«Lo spot mi piace perché riduce la differenza tra generazioni, mettendo in evidenza il fatto che è sempre possibile confrontarsi e cambiare qualcosa (ad esempio una canzone) senza litigare.

Ritrae la “nuova generazione” come un continuo di quella passata, non come qualcosa di lontano e fastidiosamente opposto, come invece spesso accade.

Insomma, le generazioni passano ma Volkswagen resta. 🙂 »

(Purtroppo il canale YouTube su cui si trova lo spot è infestato da altre pubblicità.)

Trovi qui altri esempi positivi di campagne pubblicitarie:

Pubblicità ironiche, interessanti, creative. Belle

Chi ha detto che un bagno deve essere un cesso?

Il fondoschiena: una zona da baciare

Un’acqua generosa

Un padre, finalmente. E pure perfetto

Lo spot con cui Volkswagen UK pubblicizza la New Polo «Small, but tough», mette in scena, finalmente, un padre presente, affettuoso, solido, che cresce la sua bambina assieme alla compagna (compare diverse volte), che la protegge e sostiene, ma al momento giusto fa un passo indietro, accompagnandola verso l’autonomia dell’età adulta.

New Polo

Un padre perfetto insomma, su cui molte donne – ne sono certa – verseranno pure qualche lacrimuccia pensando al proprio: per somiglianza (beate loro) o differenza (molte). Mentre Volkswagen propone loro di acquistare la nuova Polo per sentirsi «in safe hands» come si sentivano (o avrebbero voluto sentirsi) sotto la protezione del padre.

Un difetto? Non ne ha appunto. Ed è questo il difetto fondamentale dello spot (come del padre): troppo idealizzato, troppo fantastico, fa tutto lui senza sbagliare mai. La pubblicità vende sogni, certo. Ma anche nel sogno qualche litigio e un po’ di ironia ci potevano stare. Giusto per renderlo più sognabile.

Anche perché, detto fuor di spot: con un padre del genere (vero o presunto che sia), una figlia potrà mai diventare davvero autonoma? 😉

Grazie ad Annamaria per la segnalazione.

L’immagine dell’Italia al Super Bowl americano

Trenta secondi di pubblicità nella finale del Super Bowl, il campionato di football americano, costano a quanto pare circa 3,5 milioni di dollari. Anche quest’anno, fra i big spender che hanno acquistato uno spazio nella finale andata in onda il 5 febbraio, ci sono state le case automobilistiche. E anche quest’anno c’è stata la Fiat-Chrysler, che di spot ne ha mandati ben due, uno di un paio di minuti per il marchio Chrysler, l’altro di un minuto per lanciare la Fiat Cinquecento Abarth, spendendo in tutto – si ipotizza, considerando possibili sconti per il pacchetto complessivo – circa 15 milioni di dollari.

Ma non è delle cifre che volevo parlare, quanto dell’immagine dell’Italia che Marchionne e i suoi hanno deciso di mostrare agli oltre 100 milioni di americani che hanno visto in televisione la finale del Super Bowl. Preciso che la protagonista dello spot (la modella romena Catrinel Menghia) parla in italiano (con sottotitoli in americano) anche nella versione che va in onda negli Stati Uniti. Il tasso di italianità del commercial è dunque altissimo. Ecco l’Italia, signore e signori:

Ecco invece come appaiono gli Stati Uniti nello spot Chrysler, che ha come protagonista Clint Eastwood:

Ma sono piaciuti i due commercial agli americani? Chissà. Va detto che né Chrysler né Fiat Cinquecento Abarth appaiono fra gli spot che hanno ricevuto più «mi piace» nei social network, come risulta dalla classifica sul sito del Super Bowl.

Fra i più graditi (al terzo posto) c’è piuttosto il commercial del maggiolone Volkswagen («Back and better than ever», dice) che punta tutto sull’ironia e la simpatia del cagnone protagonista, già apparso in altri spot Volkswagen. Notare il payoff che chiude la performance del cane e della macchina: «That’s the Power of German Engineering.», con tanto di punto finale. A te le conclusioni sull’immagine dei tre paesi e l’originalità degli spot.

PS: questo articolo oggi è uscito anche sul Fatto Quotidiano.

Il miglior spot 2011 per «Creativity»: vincono emozioni e humour

Nel 2012 voglio tornare a segnalare pubblicità per qualche aspetto positive, non solo criticabili. L’avevo già fatto, per un po’, un paio di anni fa. Poi lo spirito critico ha ripreso il sopravvento.

Comincio con lo spot Volkswagen «The Force» dell’agenzia Deutsch di Los Angeles, che è andato in onda nel 2011 durante il Super Bowl e che nei giorni scorsi la celebre testata «Creativity» ha messo al primo posto nella categoria TV 2011.

Il quadretto familiare è tradizionalissimo e alto-borghese, secondo il modello di bon ton tipicamente americano a cui da Happy Days in poi siamo abituati: famiglia di quattro componenti (madre, padre e due bambini: un maschio e una femmina) e villetta monofamiliare moderna e spaziosa, con cyclette in camera, lavanderia, giardino e cagnone tenero che pare uscito da un cartoon.

Anche i ruoli di lui e lei sono immobili nel tempo: lui torna dal lavoro e lei si occupa del cibo. In questo, ohinoi, siamo alle solite.

Che ci trovo di positivo, allora, data la convenzionalità dell’insieme?

La relazione emotiva fra i genitori, che presuppone una bella intesa e coinvolge anche il padre, e quella fra loro e il figlio, che li vede complici nell’ironia affettuosa con cui gestiscono il ragazzino.

Troppo poco? Be’, non esageriamo con le pretese. Ricordiamoci che è pur sempre – e solo – una pubblicità. E ricordiamo qual è la media di spot in circolazione. Specie in Italia.

Volkswagen, «The Force»:

The Fun Theory

A fine settembre l’agenzia DDB di Stoccolma ha lanciato per la Volkswagen svedese la campagna The Fun Theory, volta a dimostrare che le persone cambiano più facilmente i comportamenti dannosi per la salute e l’ambiente, se le si stimola al cambiamento facendole divertire. L’obiettivo ultimo è associare al marchio Volkswagen i significati e valori della responsabilità ambientale, per attirare l’attenzione sulle nuove auto ecologiche.

La Fun Theory è stata finora sperimentata in tre situazioni diverse, da cui DDB ha tratto tre video che stanno contagiando viralmente i social network di tutta Europa, a suon di «Troppo bello», «Nice!» e commenti entusiastici in varie lingue. Il che dimostra che la Fun Theory è una idea brillante sia come atto di comunicazione sociale e ambientale (perché in pratica, stando ai dati forniti da DDB, funziona), sia come pubblicità commerciale (perché Volkswagen ne trarrà i benefici del caso).

Fra l’altro, se ti viene una buona idea per ulteriori applicazioni della Fun Theory, puoi inviare QUI la tua proposta: la gara è aperta fino al 15 dicembre e il primo premio ammonta a 2500 euro.

Prima situazione: ai cestini per la spazzatura di un parco pubblico è stato aggiunto un effetto sonoro che si attiva ogni volta che qualcuno vi getta dentro qualcosa.

Seconda situazione: i gradini di una scala nella metropolitana di Stoccolma sono stati trasformati in tasti di pianoforte che suonano quando ci si va sopra, per indurre le persone a salire a piedi, facendo un po’ di moto invece di usare la scala mobile.

Terza situazione: i contenitori per la raccolta differenziata del vetro sono assimilati a un videogioco, in cui si guadagnano punti per ogni bottiglia inserita.