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Lo spot Rai per le Olimpiadi 2012: una canoa di stereotipi

In attesa dei giochi Olimpici che si terranno fra poco a Londra, la Rai ci informa con alcuni spot della copertura che farà dei giochi. A proposito di quello con la canoa, commentato dalla voce fuori campo di Giampiero Galeazzi, a ricordare la telecronaca dell’impresa di Giuseppe e Carmine Abbagnale alle Olimpiadi di Seoul nel 1988, lascio la parola a Walter e Alice, che mi scrivono:

Spot Olimpiadi 2012

A parte il fatto che lo spot si basa sulla banale rappresentazione di stereotipi tipicamente italiani (ma del resto come può un elenco di stereotipi non essere banale?).

A parte questo. Mia moglie Alice (che è in copia) mi ha fatto giustamente notare la pessima rappresentazione che viene fornita della figura femminile: c’è una pin-up in costume (che ovviamente fa la oca), una signora che lavora ai ferri e una casalinga che stende i panni.

Non che gli uomini siano rappresentati tanto meglio. Compaiono un corteggiatore imbambolato e un nerd affaticato, ma anche i due canottieri che si vedono all’inizio (le uniche figure che non hanno un ruolo caricaturale), un medico chirurgo e due nuotatori che giocano a carte.

Insomma direi che il confronto di genere è impietoso. Azzarderei irrispettoso.

E pensare che le Olimpiadi sono un evento sportivo tendenzialmente molto amato anche dalle donne! Cosa ne pensi?

Penso che siamo alle solite, cari Walter e Alice: nostalgia a gogò è la formula che i pubblicitari propongono a un’Italia che fa sempre e solo la calza.

Lavorare con una laurea umanistica. E con soddisfazione

Abbiamo detto più volte in questo blog (basta fare una ricerca con “stage e lavoro”) quanto siano frustrati e arrabbiati gli studenti, laureandi e laureati in Scienze della Comunicazione e affini, che tutti giorni sono costretti a convivere con il pregiudizio diffuso per cui nel mercato del lavoro non ci sarebbe “spazio per loro”. Eppure.

Eppure io continuo a sentire storie di laureati in Scienze della Comunicazione e in Semiotica che lavorano, sono ben pagati e molto soddisfatti. Sono anche i più bravi e preparati, questo va detto. Giovani che hanno frequentato l’università studiando molto. E bene.

I simboli della laurea

Esasperato da tutto il peggio che si dice sulle lauree umanistiche, Walter mi ha mandato la sua testimonianza. La condivido, perché possa essere di stimolo e incoraggiamento (premetto che Walter non si è laureato con me né al triennio né alla specialistica):

«Mi sono laureato in Discipline semiotiche nel 2008 con una tesi sulla vocalità e in particolare sul ruolo giocato dalla voce del leader nella comunicazione politica. Triennio in Scienze della Comunicazione, tesi su De André. Tutto a Bologna, tutto bellissimo.

Forse sono stato fortunato, sicuramente ho saputo “vendermi bene”. Fatto sta che sono passati quattro anni da quando ho lasciato Bologna e in questo periodo ho sempre lavorato.

Prima in un’azienda di Ancona. Cercavano qualcuno che si occupasse di email marketing, “perché abbiamo bisogno di una persona che sappia scegliere le parole giuste per convincere i clienti!”.

In realtà poi mi hanno permesso di fare molto di più, ovvero di introdurre un metodo di lavoro “scientifico”: dalla segmentazione del database all’analisi delle performance di ogni campagna, dall’individuazione dei migliori orari per l’invio ai lunghi brainstorming per la creazione dei testi.

Hanno avuto fiducia. Poi sono stati i risultati a confermare che la strada era quella giusta e siamo andati avanti così. Vanno ancora avanti così.

Infine me ne sono andato: per avvicinarmi a casa e assumere un profilo meno “commerciale”. E così da due anni sono un VUI (voice-user interface) Designer in un’azienda di Ascoli Piceno. Mi occupo di interazioni uomo-macchina basate sul linguaggio naturale: progetto applicazioni vocali e chat automatiche.

Il mio compito è rendere le interazioni non solo robuste ed efficaci, ma anche gradevoli e più simili possibile alle interazioni tra persone. È un lavoro che spesso sfocia nella ricerca pura, con l’obiettivo di spostare i limiti tecnologici sempre un pochino più in là.

Non sono la sola figura umanistica dell’azienda. Con me lavora Valeria, VUI Designer anche lei, mio stesso percorso accademico. E poi ci sono otto sviluppatori che ci supportano e sopportano quotidianamente.

Per fare un mini bilancio: sono convinto che il percorso formativo umanistico – e in particolare bolognese – sia stato decisivo, sia perché mi ha fornito competenze fondamentali, sia perché mi ha dato quella forma mentis che, fortunatamente, è sempre più apprezzata e ricercata nelle aziende.»