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If we ran the world

L’amica Paola mi segnala questa iniziativa statunitense, di cui ha parlato anche Wired, «Yes, We Plan: How Altruism and Advertising Can Change the World», 3 marzo 2009.

L’esperta di marketing Cindy Gallop e lo sviluppatore Wendell Davis stanno realizzando la piattaforma web Ifwerantheworld, ovvero «Se guidassimo il mondo».

Il sito funzionerà così: al tuo arrivo in home, sarai accolto da una pagina di ricerca come quella di Google, con la scritta: «Se guidassi il mondo vorrei…». Dopo i puntini di sospensione, potrai scrivere il tuo auspicio per un mondo migliore. A quel punto, Ifwerantheworld ti proporrà alcune attività elementari, tra cui potrai scegliere quella che puoi/vuoi avviare subito per realizzare il proposito.

Secondo i dati del Center for the Digital Future della University of Southern California, il 75 % degli iscritti a comunità online si fa coinvolgere in iniziative sociali e l’87 % ha iniziato a interessarsi a queste cause solo dopo l’ingresso in una community (fonte: La Repubblica, 7 marzo 2009).

Tuttavia «there is no Google of action», dice Cindy Gallop, «e gli strumenti dei social network come Facebook permettono alle persone di raggrupparsi, ma non di agire». Ifwerantheworld colmerà questa lacuna perché assegnerà ai volonterosi un compito concreto, e farà perno sulla voglia di mettersi in luce agli occhi della comunità: le buone azioni fatte appariranno nel profilo degli utenti, e ognuno potrà documentarle con foto e video.

Inoltre, ogni buona azione sarà organizzata graficamente su una linea che darà in ogni momento la percezione dei progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo finale. La comunità sarà coinvolta anche per individuare le grandi cause per cui attivarsi e le fasi in cui scomporle.

Last but not least, Gallop e Davis ci guadagneranno: a quanto capisco, le aziende potranno partecipare al sistema con iscrizioni annuali (da 200 a 10.000 dollari, a seconda della dimensione aziendale), per contribuire alla realizzazione di buone azioni e farsi pubblicità.

In effetti l’iniziativa mette il dito sulla piaga di molte cause on line, specie su Facebook: non basta il clic con cui si entra in un gruppo o si sostiene una causa per muovere il mondo. Per muoverlo davvero, occorre mollare il computer e andarci, nel mondo.

Riuscirà l’impresa Gallop?