Archivi tag: Yamamay

Yamamay, le polemiche e l’ennesimo occhio pesto

Yamamay, Ferma il bastardo

La campagna “Ferma il bastardo” di Yamamay ha fatto discutere e diviso un po’ tutti, anche le persone che da anni si occupano di violenza contro le donne e parità di genere. Ottimo, dal punto di vista di Yamamay, perché «nel bene o nel male, purché se ne parli» è una regoletta elementare che ormai tutti i comunicatori conoscono, anche quelli meno capaci. Soprattutto loro, verrebbe da dire. Tecnicamente, infatti, la campagna non è un granché, Continua a leggere

Il San Valentino umanitario e normalizzato di Yamamay

Buona notizia: Yamamay ci prova sul serio a cambiare (un pochino) il tiro in pubblicità. Ecco infatti la sua campagna stampa per San Valentino 2012: volti e corpi belli ma meno plastificati di come di solito appaiono nelle campagne di intimo, più normali. E ci sono pure (uh!) due coppie omosessuali: una gay e l’altra lesbica (forse, perché il bacio su una guancia potrebbe essere fra amiche).

Non è detto che siano proprio i volti e corpi di coloro che hanno mandato il loro scatto di coppia, ma l’idea è che ci somiglino. E per ogni foto che Yamamay ha ricevuto fra il 7 e 14 febbraio, donerà un euro a Anlaids. Speriamo che il narcisismo degli/delle italiani/e gliene abbia fatte mandare tante.

Yamamay San Valentino 2012

I dettagli per partecipare (clic per ingrandire):

Yamamay Insieme per la ricerca

Le due coppie omosessuali (clic per ingrandire):

Dettaglio Yamamay coppie omosessuali

Abbiamo già parlato della comunicazione Yamamay:

Perché lo spot Yamamay con Isabella Ferrari non cambia niente, 28 settembre 2011.

Yamamay ci ripensa… Mah? 24 marzo 2011.

Perché lo spot Yamamay con Isabella Ferrari non cambia niente

Dopo le polemiche sulla mutanda di capodanno, dopo il presunto «cambio di rotta» di quest’estate, che affidava la pubblicità a Francesco Alberoni, a metà settembre Yamamay annuncia un nuovo spot che finalmente dovrebbe testimoniare «la vicinanza con le donne vere e dare una immagine della femminilità che le rispetti in pieno». Protagonista dello spot è Isabella Ferrari, regista Paolo Sorrentino. Suspense. Passa qualche giorno ed eccolo: si intitola «Allo specchio».

Interno di lusso, camera da letto a notte fonda. Su un lettone in lontananza si intravedono un lui e una lei seminudi. Lei indossa solo un paio di slip neri, si alza, cammina verso la camera ancheggiando su décolleté nere a tacco alto, finché scopriamo che è Isabella Ferrari. Guarda in camera con occhio maliardo, si avvicina a un comò, prende un reggiseno bianco, indugia allo specchio, finisce per indossare un reggiseno nero. Infine esce in uno splendido giardino con piscina. Arriva anche lui, si guardano un attimo senza dire niente, e lei resta lì, a bordo piscina, a guardare l’acqua in solitudine, dove galleggia il reggiseno nero.

La presunta novità dello spot starebbe nel fatto che la Ferrari non è giovanissima e dichiara alla stampa di non essere ritoccata né con la chirurgia né con Photoshop. Dopo di che, sappiamo che ha un percorso da attrice «di sinistra» e «impegnata»: film con Nanni Moretti, teatro con Marco Travaglio e, last but not least, coinvolgimento neofemminista nel «Se non ora quando» di febbraio e luglio.

Ma tutto ciò nello spot non si vede: chi non sapesse nulla della biografia di Isabella Ferrari vedrebbe la solita donna seminuda e ancheggiante in un interno sontuoso. Tipo Charlize Theron nello spot J’adore per Christian Dior. Con l’aggiunta di uno sosta allo specchio.

Certo, si capisce anche dallo spot che l’attrice non è giovanissima; certo, la canzone ribadisce il valore dell’autenticità dicendo: «chiudo gli occhi, ti vorrei, non nei sogni ma così come sei». Ma di lì a considerare normale la situazione e il corpo che vediamo ne passa: tutto è patinato, rigido, ipertruccato.

Inoltre – ed è questa la cosa peggiore – per quanto il payoff conclusivo dica «Per chi si ama», nello spot non c’è amore, non c’è gioia, non c’è traccia di relazione fra l’uomo e la donna, che se ne stanno ognuno per conto suo, non si toccano mai e hanno l’aria triste. Insomma nello spot non c’è storia. C’è solo il solito, vecchio, rapporto solitario fra una donna – matura questa volta – e uno specchio.

E c’è la solita, morbosa, concentrazione di tutti – regista, attrice, giornalisti che la intervistano – sul suo corpo seminudo, autentico o ritoccato che sia. Tant’è vero che da destra già accusano la Ferrari di predicare bene e razzolare male: «una velina che si spoglia è nauseante, mentre se lo fa un’attrice reduce dal Palasharp e che magari legge Kant fino a notte fonda è arte», si legge sul Giornale di ieri.

Credo che Isabella Ferrari ci sia cascata in buona fede. Mentre credo che Yamamay abbia fatto il solito gioco: usare un corpo femminile e farlo stavolta in modo ambivalente, con firma d’autore, solo per sollevare un bel polverone attorno al marchio.

Parlino bene o male, purché parlino. E come sempre, ci rimettono le donne.

Yamamay ci ripensa… mah?

Mi scrive Marco:

Gentile Professoressa, non posso fare a meno di segnalarle che Yamamay ha scelto di sostituire le “giovani modelle” con il “vecchio Alberoni” per la sua prossima campagna pubblicitaria.

Ora, a me pare l’ennesima iniziativa mirata esclusivamente a “fare notizia”, se solo si riflette sulle dicotomie ad alta digeribilità mediatica che genera (una su tutte: amore superficiale e frenetico vs. amore profondo e lento) e sul fatto che con la prossima campagna si ritornerà allo stile di sempre, ormai affermatosi in tutto l’occidente. Lei che ne pensa? Grazie per l’attenzione.

PS: Ho trovato due pezzi che parlano più approfonditamente della furbata di Yamamay: Fashionmagazine.it (15 marzo 2011), Corriere del Mezzogiorno (16 marzo 2011).

Il primo dei due articoli segnalati da Marco dice:

Yamamay: cambio di rotta nell’advertising, simbolo di una svolta a 360 gradi

La comunicazione di Yamamay prende una piega letteraria: da aprile ad agosto cinque articoli di Francesco Alberoni sostituiranno le immagini nella campagna stampa del noto brand di underwear. Il progetto è stato presentato stamattina alla stampa nel corso di un incontro al Maga, Museo d’Arte di Gallarate. La sterzata pubblicitaria è il primo segnale di cambiamento che Yamamay lancia al mercato a seguito del nuovo assetto della proprietà.

800 battute sul tema amore invece dei soliti corpi femminili coperti (o scoperti) da pochi centimetri di tessuto. Una prova di coraggio e delicatezza, che nulla ha a che fare con le polemiche post “bunga bunga”, come sottolinea Gianluigi Cimmino, amministratore delegato di Inticom, gruppo al quale fa capo il marchio: “L’idea è nata qualche mese fa da una sensazione di cambiamento che avvertivo nell’aria. Non sapevo bene cosa fosse – dice l’imprenditore – ma poi, leggendo un articolo di Francesco Alberoni, ho capito che il prodotto, le immagini, le modelle non bastano più, che il mondo della comunicazione ha un disperato bisogno di riflessioni, di parole, parole d’amore”.

E proprio di questo si farà carico l’esperto Alberoni con testi riguardanti l’innamoramento, il sesso, l’amore, il corteggiamento, la seduzione, la fedeltà o la gelosia, attraverso le pagine pubblicitarie di Yamamay, che rimanderanno anche a un blog interattivo (Yamamay&Alberoni.com), aperto ai commenti dei consumatori.

Il Corriere del Mezzogiorno così riporta i commenti di Alberoni:

Il professore nota però che siamo di fronte a una turbolenza emotiva ed erotica. Sono cadute le barriere che tenevano confinata la sessualità nel matrimonio. «Il risultato è una promiscuità diffusa e approvata dalla coscienza collettiva: basta vedere come viene vissuto il Grande Fratello. E la ragazza di cui parlano tutti?».

Ruby? «Ha fatto i soldi, è stata invitata al ballo delle debuttanti di Vienna. Ha usato il sesso ma oggi il sesso è libero, la donna può farlo quando vuole».

Per questo il sociologo non crede in nuovo movimento delle donne: «Dovesse cadere Berlusconi, finirebbe». E allora? «Viviamo in un mondo dominato dall’erotismo, ma ci sarà sempre gente che si innamorerà». Intanto la pubblicità ricomincia dall’educazione sentimentale: «Perché quando le regole vengono a mancare serve il Logos, la presenza della ragione che fonda nel sapere».

Insomma, credo proprio che Marco abbia ragione. 😦