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Le primarie del Pd a Bologna… e sul Web

QUANDO E COME

Domani 13 e dopodomani 14 si potrà votare a Bologna per il candidato sindaco del Pd alle prossime amministrative. Possono votare i residenti a Bologna che abbiano compiuto 16 anni e i cittadini stranieri, comunitari e non, purché in possesso di regolare visto e permesso di soggiorno. Se non sei residente, dunque, puoi votare solo se sei iscritto a un circolo bolognese del Pd o hai già votato a Bologna per le primarie del 14 ottobre 2007.

Chi si presenterà al voto dovrà versare un contributo di 2 euro e firmare una dichiarazione in cui, oltre ad autorizzare il trattamento dei dati personali, «s’impegna a sostenere alle prossime elezioni amministrative il candidato che uscirà vincente da questa consultazione».

I candidati sono, in ordine di apparizione sulla scheda elettorale (dicono per sorteggio): Flavio Delbono, Maurizio Cevenini, Andrea Forlani, Virginio Merola.

Parte favorito fin dall’inizio Flavio Delbono, inneggiato e sostenuto dagli apparati di partito (assessore al bilancio del Comune di Bologna dal 1995 al 1999, assessore regionale alle finanze nel 2000 e vicepresidente della Regione dal 2003, riconfermato in queste ultime cariche nel 2005).

Non a caso, un sondaggio della Dmt Telemarketing su un campione di 1.055 bolognesi, diffuso tre giorni fa dall’emittente televisiva 7Gold, conferma i pronostici di partenza: Delbono risulta in nettissimo vantaggio, con il 59,62% dei voti, ed è seguito, a grande distanza, da Cevenini con il 19,23%, Merola con il 13,46% e Forlani con il 7,69%.

COME COMUNICANO SUL WEB I CANDIDATI?

Un giornalista di 7Gold mi ha chiesto di esprimere un parere su come questi candidati usano Internet per comunicare. A un giorno dal voto, dopo aver esaminato i loro siti per qualche settimana, posso dare una risposta unica: tutti e quattro usano Internet più che altro perché “si deve farlo” – specie dopo Obama – per apparire giovani, nuovi, alla moda.

Ma i loro siti sono:

(1) troppo istituzionale e dunque freddo quello di Delbono;

(2) inutilmente ammiccante (specie in certi video), per quanto semplice e ben organizzato, quello di Forlani;

(3) talmente arretrato rispetto agli attuali standard di comunicazione web da far quasi tenerezza quello di Cevenini.

(4) Solo il sito di Merola, seppure non innovativo e a tratti ingenuo, mi sembra oggi – ma solo dal 20 novembre, come vedremo – più adeguato degli altri rispetto agli obiettivi minimi che siti come questi dovrebbero prefiggersi: integrare con informazioni utili la comunicazione off line dei candidati e fornire un archivio ben organizzato e facilmente consultabile di queste informazioni (testi, immagini, video).

BLOG

Solo Delbono e Merola hanno un blog: si chiamano Delbono Vox (che fa tanto “gggiovane”) e Bologna cambia faccia (si noti la retorica della faccia di cui abbiamo detto QUI). In entrambi i casi riportano notizie di appuntamenti col candidato, resoconti di eventi, commenti ufficiali, stralci di programma.

Delbono ha aperto il blog il 22 ottobre e non lo aggiorna in modo assiduo: ha postato in ottobre solo 3 volte, in novembre 11, in dicembre 7. Merola ha aperto l’8 luglio, postando 1 sola volta in quel mese, poi 2 volte in settembre, 10 in ottobre, 14 volte in novembre, prima di incorporarlo, il 20 novembre, nel sito Bologna cambia faccia.

Da quel giorno, il blog di Merola è migliorato: buona l’integrazione con le pagine statiche, quasi quotidiano l’aggiornamentto dei post, più leggera e fruibile l’impaginazione (frequenti a capo e interlinee doppie, pagine ariose, parole chiave in grassetto).

Nel complesso, tuttavia, dietro a questi blog non si sente la persona. Infatti i cittadini non vi partecipano e i blog restano spesso senza commenti o ne ottengono pochissimi: 1, 2 o 3 commenti, solo eccezionalmente qualcuno in più (ne ho contati al massimo 8 in un post di Merola). Laddove invece, quando ad esempio Repubblica Bologna riporta interviste ai candidati, i commenti – spesso polemici – fioccano a centinaia (vedi ad esempio QUI).

FACEBOOK

A quanto pare, i candidati godono di maggiore successo su Facebook, dove tutti hanno aperto un profilo personale: qui il numero dei loro amici cresce di ora in ora e si attesta, mentre scrivo, a 1214 per Delbono, seguito  da Merola con 1138, Cevenini con 602, Forlani con 529 (qualche giorno fa la classifica vedeva Forlani al penultimo e Cevenini all’ultimo posto).

Ma cosa vogliono dire gli amici su Facebook? Non maggiore o minore vicinanza dei candidati ai cittadini. Casomai, maggiore o minore familiarità con Facebook dei volontari che sostengono questi candidati. D’altra parte, è molto più facile animare un profilo su Facebook che rendere credibile un blog, specie se si usano gli stessi testi, immagini e video nei due ambienti.

Fra l’altro, ciò che in un blog è lungo, noioso o vacuo, su Facebook deve per forza essere eliminato o abbreviato, col che sparisce il difetto più comune. Inoltre Facebook è un mezzo molto più agile per dare informazioni sugli appuntamenti e appendere foto e video quando gli eventi sono passati: soprattutto alle immagini gli utenti non negheranno una sbirciatina, data il voyerismo imperante su Facebook.

YOUTUBE

Tutti i candidati tranne Maurizio Cevenini hanno aperto un canale su YouTube. Nel caso di Cevenini, un suo (suppongo) sostenitore si è preoccupato di rendere disponibili alcune riprese amatoriali di eventi cui il candidato partecipa.

I video migliori? Sicuramente quelli di Virginio Merola: sono brevi e preceduti da una sigla, hanno un commento musicale, un montaggio gradevole e persino un filo di regia.

I video peggiori? Sicuramente quelli di Delbono: spesso sono soltanto riprese buie, e con pessimo audio, degli eventi a cui il candidato prende parte. Anche il video cha sta in homepage su www.flaviodelbono.it, in cui Delbono presenta la sua candidatura, è privo di regia e montaggio, e il candidato vi appare rigido e monotono.

In generale il problema di questi video è che mostrano in modo impietoso i difetti che i candidati hanno quando parlano in pubblico. E, purtroppo per loro, questi difetti sono davvero molti. (Ne parleremo più avanti.)

Unica eccezione è l’ultimo video di Forlani, costruito per essere irriverente e fuori dagli schemi, con tanto di risatine da sit-com americana. Nel complesso il video suscita simpatia (a parte qualche battuta un po’ da “spirito di patata”), ma temo che sarà un boomerang per il candidato.

Chi mai voterebbe seriamente (cioè non per protesta) un candidato che si presenta così?

Mariastella Gelmini su YouTube

È accaduto il 3 dicembre a mezzanotte, anche se il canale era aperto (ma silente) da maggio scorso: Mariastella Gelmini ha inserito un video (che promette di essere il primo) su YouTube.

I giornali ne hanno dato notizia fra il 4 e il 5 dicembre, sempre evidenziando l’esplosione di contatti e commenti che il video ha subito ottenuto: «Quasi 300 gli iscritti poco dopo le 14 [del 4 dicembre], centinaia i commenti postati» (L’Unità, 4 dicembre); «Alle 14 [sempre del 4] erano 15mila le visualizzazioni della pagina (La Repubblica, 4 dicembre); «già 100mila contatti in 30 ore» (Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale, 5 dicembre). Mentre scrivo, siamo a oltre 210mila visite e 6610 commenti.

Sono piovuti gli insulti, naturalmente: molti, per ammissione dello stesso Ministero, vengono cancellati, ma diversi ne restano, a testimoniare l’intenzione aperta e democratica dell’iniziativa. E ci sono anche i complimenti: ovvi anche questi e certo non censurati.

La mossa è ardita, per tanti motivi:

(1) perché i tagli alla scuola e all’università sono stati (e sono tuttora) pesantemente contestati;

(2) perché Gelmini è un soggetto politico e comunicativo debole, in quanto donna (più facile bersagliarla con commenti fisici e accusarla di essere manipolata da uomini), ma anche in quanto Gelmini, purtroppo, visto che finora non ha dato prova di saper compensare, con doti personali, il fatto di essere donna;

(3) perché su YouTube circolano da tempo le imitazioni di Caterina Guzzanti e Paola Cortellesi, comunicativamente molto più forti (specie la Guzzanti) dell’immagine del ministro;

(4) perché il sospetto che Gelmini-soggetto debole sia mandata allo sbaraglio per distogliere l’attenzione da altri temi e problemi con una riforma-che-non-riforma-ma-solo-taglia è sempre più forte: cosa c’è di meglio che piazzare un fantoccio proprio dove è più facile che la gente gli spari addosso?

Ma il bello deve ancora venire. Da subito infatti è apparsa la scritta: «Raccoglierò le videodomande fino a mercoledì e poi giovedì risponderò. Intanto inizio a rispondere alle domande più frequenti nei commenti inviati finora, e proverò a farlo ogni giorno». Segue una lista di FAQ.

Che il soggetto debole possa o meno riscattarsi dipende in parte da come userà YouTube. Con un avvertimento: per quanto magistrale possa essere la comunicazione politica su questo canale, non può mai sostituire (né tantomeno “salvare”) quella sui media tradizionali. Al meglio, YouTube potrebbe trainare un cambiamento nella comunicazione del ministro su altri fronti. Al peggio, finirà per riprodurre i suoi attuali difetti. Teniamola d’occhio, sarà interessante.

Ecco il video incriminato.

La parabola del video di Giorgia

Insomma, io mi immagino che sia andata così.

Un giorno Giorgia, simpatica blogger fantasiosa e melomane (che non conosco di persona), incappa nel video di Will.i.am per Barack Obama (sì, lo stesso che abbiamo commentato in questo post), osserva le differenze fra la campagna di Obama e quella di Veltroni, nutre qualche dubbio sul nesso fra “Yes we can” e “Si può fare” (un po’ come quelli che nutrivamo noi), e si ingegna per inventarsi una traduzione più consona al Bel Paese. Le viene in mente “Ies ui chen” e mentre ci pensa le scappa da ridere. Carino, no?

Ah, non ti ho detto che Giorgia si diletta di foto e smanetta pure con Adobe. Facile immaginare, dunque, che in quattro e quattr’otto riesca a metter su un bel video ironico sulla campagna elettorale italiana, tutto giocato sullo “Ies ui chen” che s’è inventata.

Alla fine, il 22 febbraio, Giorgia piazza il suo giocattolino su YouTube. Per un po’ la nostra eroina incassa i complimenti di amici e parenti: “beeello”, “sei troppo forte” e altre delizie del caso. Attenzione però, le coccole non arrivano solo perché “ogni scarrafone è bello a mamma sua”: il video è davvero divertente, fra poco lo vedrai.

Talmente carino che se ne accorge persino Beppe Grillo (la sua redazione) e il giorno dopo (il 23 febbraio) ecco che lo linka dal suo blog. Booooom. Il giocattolo di Giorgia schizza alle stelle: in 24 ore è visto più di 30.000 volte e in questo istante siamo a quota 52.154.

È nata una star, starai fantasticando. Tutto merito di Internet, che bel finale… mi pare di sentirti.

Niente di tutto questo, ohimè. Da quel momento, Giorgia inghiotte amaro: una pioggia di volgarità, commenti demenziali, insulti arriva sul suo video da YouTube e dal blog di Grillo. Tutti che fanno a gara per distorcere, fraintendere, piegare a favore proprio e scapito altrui il sorriso che il video induce, la speranza che adombra. Tanto che Giorgia decide, suo malgrado, di bloccare i commenti su YouTube; almeno quelli, visto che nel blog di Grillo non lo può fare.

Morale della favola (con annessa domanda): la quantità non porta qualità, ci pareva di saperlo. Ma quante volte la retorica dei numeri che affligge Internet e la comunicazione di massa ce lo fa dimenticare? E non mi dire che tu non ci caschi, perché lo vedo come ti brillano gli occhi e lo so cosa stai pensando: che tutto sommato il link di Grillo ha regalato a Giorgia un grande pubblico, e allora di-cosa-si-lamenta-lei.

Infatti non si lamenta. Però è perplessa. E pure io lo sono. Molto.

Qui puoi leggere come Giorgia ha raccontato i fatti (e mi scuserà se ne ho tratto una parabola).

Qui sotto c’è il video. Prima divertiti. Poi fa’ una pausa, tira il fiato e leggi un po’ di commenti.