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L’uomo dei fatti

Sul Magazine n.13 del Corriere della sera è uscita un’intervista di Vittorio Zincone a Jacques Séguéla (mi era sfuggita, ma Donmo me l’ha gentilissimamente inviata per mail: grazie!). Séguéla è il celebre pubblicitario francese, noto fra l’altro per aver lavorato con François Mitterand: a lui si deve lo slogan “La force tranquille”, che accompagnò la vittoria di Mitterand nel 1981. Agli studenti interessati a lavorare sulla pubblicità consiglio sempre di leggere i libri di Séguéla, come minimo quelli tradotti in italiano: dall’autobiografico e divertente Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario. Lei mi crede pianista in un bordello (Lupetti, 1979) a Hollywood lava più bianco (Lupetti, 1992).

Ma anche quelli interessati alla comunicazione politica non possono prescindere dai lavori di questo guru della pubblicità francese: come minimo Le vertige des urnes (Flammarion, 2000) e il recente La prise de l’Elysée, scritto con Thierry Saussez (Plon, 2007).

Nell’intervista sul Corriere, Séguéla riprende una delle sue celebri regole per la comunicazione politica, “Si vota per un uomo e non per un partito”, criticando su questa base gli attuali manifesti del Popolo della Libertà.

Testuali parole:

«- Non voglio fare il saccentello, ma… mi cascano le braccia. Siamo tornati alle réclame vecchio stampo.
– Non le piace “Rialzati, Italia”?
– Tecnicamente lo slogan è ineccepibile. Due parole, chiare. È molto di destra. Più di quanto lo sia mai stato Berlusconi. È imperativo, volontaristico, quasi violento. Troppo per questi tempi: oggi la comunicazione di un grande leader deve essere una specie conversazione, coinvolgente. Il contrario di quanto ha fatto il Pdl. L’errore più grave però è l’immagine…
– Qual è il problema?
– È arcaica. Ci sono tre regole della comunicazione politica che sono intangibili.
– La prima?
– Si vota l’uomo, non il partito. E nei manifesti per ora manca la faccia di Berlusconi.
– Il suo staff dice che c’era l’esigenza di far conoscere il Pdl, una nuova alleanza.
– E che c’entra? Si vota comunque l’emozione che ti dà un volto. Per questo la campagna di posizionamento di Veltroni è più azzeccata» (Corriere della Sera Magazine, n.13, 27 marzo 2008, pp. 66-67).

Ora, mentre il resto della opinioni espresse da Séguéla nell’intervista mi trova entusiasticamente d’accordo, questa proprio no. Tralascio ogni ulteriore commento sulla foto di Veltroni, carente proprio perché non dà l’emozione che dovrebbe.

Ma l’assenza del volto di Berlusconi dai manifesti non mi pare affatto un errore, anzi. Trovo che sia perfettamente coerente con il modo in cui, fin dall’inizio di questa tornata elettorale, il leader del centrodestra si è posizionato rispetto al suo principale avversario: Veltroni è un parolaio – dice Berlusconi – uno capace di usare i trucchetti della televisione (“della fiction”, ripete), io no di certo, io mi rifiuto di farlo perché mi occupo di cose serie e problemi concreti. Veltroni è il comunicatore, il venditore di sogni – dice Berlusconi – io l’uomo dei fatti. È su questa stessa base – facci caso – che ora il leader del centrodestra sta motivando il suo rifiuto di partecipare al faccia a faccia televisivo.

Per questo, credo, ha accuratamente evitato di mettere la sua faccia nei manifesti. Il che è un bel paradosso: proprio Berlusconi che nel 1994 fu il primo, in Italia, a introdurre nella comunicazione politica le tecniche pubblicitarie, ora ci racconta di non saper comunicare. Proprio lui, l’uomo delle televisioni, ora rifiuta il faccia a faccia televisivo. Mi pare l’ennesima, e abile, mossa di un ottimo comunicatore.