Bologna, 70a festa dell’Unità: «Bella come sempre!»

Bella come sempre poster

In questi giorni al parco della Montagnola di Bologna si celebra il 7o° compleanno delle feste dell’Unità. L’evento è iniziato il 21 aprile, data in cui Bologna fu liberata, e dura fino al 3 maggio, data in cui settant’anni fa le forze nazifasciste si arresero definitivamente all’esercito alleato. È da giorni, dunque, che per le strade di Bologna si incontra l’affissione 6×3 «Bella come Sempre!» (che si ritrova sul sito web e ai giardini della Montagnola): tanto bella la festa – dice il poster – quanto la donna che regge la U! (c’è pure il punto esclamativo). Capisco le intenzioni rétro della campagna: è una festa che guarda all’indietro e valorizza la storia, il passato, la memoria. Però non mi piacciono:

  1. Il solito giochetto sulla bellezza femminile. Perché farlo? Perché usare un’immagine che sembra uscita da un’enciclopedia per casalinghe degli anni ’60? E perché proprio gli anni ’60, visto che stiamo celebrando il 1945? Non si poteva ad esempio mettere una partigiana, se proprio si voleva usare una figura femminile, valorizzandola per ciò che ha fatto, invece che per la bellezza del volto o del corpo?
  2. L’effetto di nostalgia passatista. Laddove il Pd di Renzi insiste sempre sull’innovazione, sulle riforme, sul futuro, perché questo ritorno al passato? La storia, capisco. Ma perché non combinare la storia con la contemporaneità e il futuro? E perché, infine, associare proprio Bologna – povera Bologna – a questo ritorno al passato? Già l’Emilia ha sofferto una percentuale preoccupante di astensioni nelle ultime elezioni regionali: perché infliggere proprio a Bologna un’immagine del Pd così lontana del meglio che, in fatto di comunicazione, Renzi e il renzismo hanno fin qui saputo fare?

Bella come sempre manifesto

11 risposte a “Bologna, 70a festa dell’Unità: «Bella come sempre!»

  1. Chi sono i creativi? Figura e ruolo difficile da identificare oggi. Gianni Muccini, un pubblicitario purtroppo non più fra noi, fondatore nel 1971 insieme a Emanuele Pirella e Michele Göttsche dell’agenzia Italia (poi Italia BBDO) un’agenzia che segnò una nuova epoca della pubblicità italiana, 25 anni dopo di fronte al declino iniziato grazie alle TV di Berlusconi e alla insipienza dei pubblicitari e delle associazioni che li hanno rappresentati, mi disse. “I creativi oggi non pensano più, mettono un cesso su un poster per pubblicizzare un tonno in scatola e quando tu gli chiedi perché un cesso ti rispondono perché va di moda”. Oggi i “creativi” nati negli anni 80 hanno rispolverato gli ani 50, fanno spot denaturati con dominanti nocciola chiaro, e arrivano a fare cazzate come quella della festa dell’Unità 2015. Perché?Forse la domanda domanda semplice non è compresa nel dialogo tra pubblicitario e cliente (Renzi??). Cosa vogliamo comunicare e a chi?Domanda a cui rispondere è troppo difficile per chi non è abituato a pensare. Se per caso la spinta motivazionale fosse quella ipotizzata da Giovanna (in netta contraddizione con la linea rottamatrice del Pd) meglio sarebbe stato raffigurare una corpulenta volontaria che sa fare le tagliatelle con il mattarello. Quella signora dall’aria alienata dal consumismo USA anni 60 e quel “bella come sempre” non mi pare possa rappresentare niente di più del nulla e non mi sembra nemmeno originale perché immagini retrò del genere ne vediamo parecchie ultimamente. Vanno di moda? Evidentemente si, almeno per certi giovinastri. Aveva ragioni Gianni, pace all’anima sua.

  2. L’immagine della donna anni ’60 è molto “rassicurante”, anche per le donne.

  3. Ma i riferimenti al futuro che affiorano dai discorsi di Renzi non sono forse stereotipati e mistificanti come questo riferimento al benessere degli anni Sessanta? L’interessante di questo messaggio sembra l’obiettivo propagandistico di tranquillizzare sulla persistenza di un’identità e di un’appartenenza che molti percepiscono come ulteriormente deteriorata, per sfruttarne i benefici elettorali verrebbe da malignare. Ma indubitabilmente la scelta di questo stile e di questa messa in scena denuncia, secondo me, una povertà inventiva che è sintomo di una seria sterilità ideologica e programmatica per il futuro e di una seria analisi del proprio percorso storico. Anche se, vivaddio, l’Unità non l’ha fondata Matteo Renzi.

  4. Ma no, “Bella come sempre” è il loro messaggio, una piccola operazione da ruffiani verso larga parte del popolo del Pd bolognese che non sta più con Renzi. Solo che hanno messo una tipica donna espressione del boom economico fanatica dell’elettrodomestico e non del mattarello, segno che manco i tortellini piacciono ai renziani, come in genere alla destra.

  5. Forse sarebbe il caso di ripercorrere il ruolo della donna negli anni 60 e quanto quel periodo ha portato un cambiamento sostanziale nella sua vita .
    Oggi si parla di nuovo di cambiamento bene quale miglior icona della donna di quel periodo per poter rappresentare tutto qsto?
    Cerchiamo di essere meno prevenuti.

  6. ho un’idea, anche se non c’entra nulla con il tema del post (scusate l’OT).

    solo per satireggiare un po’ (trollare sarebbe più corretto) in astrazione, qualcuno ha voglia di mettersi e impostare un bel manifesto ‘renziano’, con una figura moderna, anzi, fantascientifica, ma con un richiamo alla fantascienza anni ’50 e ’60?

    Se è vero che Renzi è effettivamente un comunicatore migliore di queste mummie che il PD insiste nel proporci, mi piacerebbe cortocircuitare la comunicazione del PD con la comunicazione di Renzi con i fatti realmente ottenuti dalla politica italiana recente.

    Poi, sul cartellone del PD per la festa dell’Unità, vabbè, lasciamo perdere…

  7. Il cambiamento sostanziale, perché politico, per le donne è venuto nel’48 con il diritto al voto, conquistato con la liberazione,mentre il vintage non ha nulla di sostanziale. Tanto per non essere prevenuti.

  8. A me pare che questa affissione descriva una condizione senza passato né futuro. Siamo forzatamente immersi in un eterno presente millenario e senza mutazioni sostanziali, senza valori comparabili. Il riferimento agli anni “60 non solo è fuori luogo ma banalmente casuale, una semplice idea di antico, anzi vecchio, indifferenziato.
    Anche la coincidenza con la Liberazione di Bologna è un incidente casuale. Una partigiana? Giovanna scherza, immagino. Se il cambiamento e il futuro devono essere il Partito unico della Nazione, meglio un succedaneo delle casalinghe americane che la giovinetta italiana che fa la staffetta partigiana e imbraccia il fucile oppure la stessa che, liberatasi, imbraccia il mattarello. D’altra parte quale unità si festeggia: quella dello scontro Renzi contro i non suoi o quella di un quotidiano fantasma? Ho saputo che anche il menù si è adattato al post-pop: non più costine alla brace ma alghe vegane… Un partito alla frutta che affissione può mai fare?

  9. Il richiamo agli anni ’60 è immediatamente evidente, salta subito agli occhi. E appare completamente insensato. Forse – ipotizzo – con questa ‘trovata’ hanno voluto evocare il cosiddetto boom economico di quegli anni e quindi ottimismo, fiducia, consumismo, spensieratezza, superficialità. Se ci si pensa bene, in un certo senso o per qualche aspetto, sono i ‘valori’ di cui si fa portatore Renzi.
    Il richiamo alla bellezza femminile è ovviamente fuori luogo e triste perché abusato, banale, penosamente mediocre, non essendo questo il contesto in cui inserirlo. Però è strettamente connesso, secondo me, proprio a quei ‘valori’ di cui si fa portavoce Renzi e che sono parenti del berlusconismo. Solo che se simili ‘valori’ vengono associati all’Unità trovano pure qualche intellettuale finto-povero che li giustifica, magari con belle parole forbite.

  10. Ricordo una Festa dell’Unità a Roma trasformata in “Democratic Party” (ai tempi di Veltroni?), il manifesto era un bicchiere da cocktail con l’olivetta dentro. Per non parlare della Festa dell’Unità 2011, sempre a Roma, con l’impagabile paio di gambe alla Marilyn di “Cambia il vento”… Veramente rivoluzionario. Non so voi ma io di manifesti insulsi per le feste dell’Unità ne ho visti parecchi.

  11. E se fosse un modo da parte della componente PD renziana di lasciare un po’di spazio alla minoranza, a cui tanto piace la nostalgia e dalla quale proprio non riesce a staccarsi?

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