Archivi tag: così va il mondo

D’accordo con Michela Murgia: non chiamatela maternità surrogata

Gravidanza

Solo ieri ho letto su L’Espresso – non avevo seguito i post su Facebook – quanto Michela Murgia ha scritto sulla cosiddetta “maternità surrogata”: è la riflessione più intelligente, articolata, ponderata che io fin qui abbia letto su questo argomento. Concordo con ogni sua parola, incertezze incluse. Trovo inoltre profondamente umano e rispettoso, da parte sua, ribadire «questo è un tema su cui non ho certezze». D’ora in poi, con lei, parlerò solo di gravidanza surrogata, mai più di “maternità surrogata”. Assieme a lei, infatti, trovo profondamente sbagliato «l’uso dell’espressione “maternità surrogata”, collegata all’insistenza su una sorta di naturalità cogente insita nel legame di gestazione, definito con una certa enfasi “percorso di vita” e “avventura umana straordinaria”». Nelle parole di Murgia (i grassetti sono miei): Continua a leggere

Lauree umanistiche a numero chiuso. Provocazione o soluzione?

No al numero chiuso

In questi giorni si svolgono i test di ammissione ai corsi di laurea con numero programmato (comunemente detto “numero chiuso”), che negli ultimi anni in Italia sono aumentati molto (QUI un elenco): non solo Medicina, Veterinaria, Odontoiatria, le lauree di area sanitaria, Architettura, Scienze della formazione primaria, che sono a numero chiuso per legge, ma tutti i corsi di laurea a cui i singoli atenei hanno imposto il numero programmato per decisione autonoma, da Psicologia a Economia, da Scienze Giuridiche a Ingegneria. In parallelo, come sempre, scattano le proteste degli studenti, Continua a leggere

Esaltazione della maternità 2.0, ovvero: come tagliare le mamme fuori dal mondo

Honey Maid

Ricevo da Elisa, che si laureò con me molti anni fa (oggi ha 35 anni), una riflessione interessante – che condivido parola per parola – sul modo in cui oggi in Italia è spesso rappresentata la maternità, in rete e su tutti i media main stream: Continua a leggere

«Ho 24 anni, sono laureata in Comunicazione, parlo due lingue, gestisco un team di laureati in Ingegneria, Economia, Finanza»

Ragazza manga felice

Ricevo da Gaia (nome di fantasia) questa mail, che volentieri pubblico (dietro sua autorizzazione), perché può servire da incoraggiamento a tutte le studentesse e gli studenti dei corsi di laurea nel settore della Comunicazione, che mettono impegno personale, passione e serietà nello studio. D’accordo con Gaia, non dico il suo vero nome né quelli delle aziende che lei menziona, per evitare che la sua mail sia presa come “vanto” e “ostentazione”. Continua a leggere

Alcune conseguenze dell’università di massa (per le lauree umanistiche)

Laurea

Mi scrive Stefania (nome di fantasia), che nei giorni scorsi ha assistito alla proclamazione di laurea di sua cugina. Ho intitolato il post “Alcune conseguenze dell’università di massa (per le lauree umanistiche)”, perché è la risposta generalissima che mi sento di dare a Stefania: ciò che lei ha sperimentato, anche con fastidio, durante quella cerimonia, nasce dal fatto che oggi si laureano molte più ragazze e ragazzi di anni fa (ma siamo ancora molto sotto la media europea, attenzione). Perciò, per i corsi di laurea senza numero chiuso come quelli umanistici, queste sono alcune conseguenze. Rispondo con più dettaglio in coda alla mail di Stefania (che mi ha autorizzata a pubblicarla): Continua a leggere

Mirco e Patric, ovvero: il coraggio di essere se stessi. Contro pregiudizi, leggi, convenzioni

Mirco e Patric

Mercoledì 25 marzo, alle Invasioni barbariche, è andata in onda una splendida intervista di Daria Bignardi a una coppia gay, intervista che andrebbe diffusa (come minimo) nelle scuole secondarie (di primo e secondo grado) e in università, perché mostra in modo limpido e diretto come il coraggio di essere pienamente e autenticamente se stessi in una relazione d’amore possa superare ostacoli di ogni tipo: distanze geografiche e anagrafiche, pregiudizi, convenzioni sociali, leggi nazionali e internazionali. Nessun cliché romantico, anzi: è una storia unica, singolare. Mirco, 47 anni, italiano di Continua a leggere

«Dottore, dottore, dottore del buco del cul, vaffancul vaffancul» (again)

Laurea americana

L’anno scorso, durante le cerimonie di laurea autunnali, scrissi un articolo che destò alcune polemiche. Questo: «Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul». Come se io fossi una barbosissima prof che si irrita se i ragazzi festeggiano. Mavalà. L’articolo, a leggerlo senza gli occhiali dello stereotipo, in realtà diceva altro. (Chi mi conosce, fra l’altro, sa quanto lontana io sia dall’immagine del prof fustigatore di costumi, ma non importa.). Nel frattempo, a Bologna, il Dams ha abolito le cerimonie di laurea. E ancora una volta la cosa è stata letta (anche dai giornalisti) come una contrapposizione fra prof bacchettoni e studenti festaioli. Allora mi spiego meglio. Continua a leggere