Ancora su emozioni e storytelling

Camera dei Deputati 7 maggio 2015

Oggi nessuna storia, nessun racconto – che sia pubblicitario o politico, giornalistico, televisivo o altro – può accedere a un pubblico di massa, può diventare virale in rete e portare attenzione, fama e soldi a chi lo ha prodotto, se non ha Continua a leggere

Brand Storytelling, ovvero “Che impresa fare Storytelling” #MeetSanofi

#MeetSanofi

Martedì 5 maggio 2015, nella sede di Sanofi Italia a Milano, si è tenuto il primo appuntamento di un ciclo di incontri intitolato #MeetSanofi – Aperitivi di carattere in 140 caratteri. Si è parlato del ruolo che lo storytelling svolge oggi nella comunicazione d’impresa – dalle realtà più piccole ai brand internazionali – in un andirivieni continuo fra uso dei mezzi di comunicazione tradizionale, siti web aziendali e social media. Punto di partenza comune: una buona dose di stanchezza nei confronti dell’abuso della parola storytelling, di cui oggi Continua a leggere

La Buona scuola: perché Renzi ha sbagliato a usare la lavagna

La lavagna di Renzi

Ho già detto cosa penso dell’arroganza con cui negli ultimi dieci giorni i vari rappresentanti del governo Renzi hanno trattato gli insegnanti – e in generale il mondo della scuola – che contestano la “Buona scuola”. Poi è arrivato il video di quindici minuti, con una spiegazione tradotta in cinque punti scritti con i gessetti colorati su una lavagna scura. Non entro nel merito della spiegazione di Renzi né della sua rispondenza o meno a ciò che sta nel testo della “Buona scuola”, e nemmeno entro nel merito delle contestazioni. Mi limito a osservare che Continua a leggere

L’arroganza dei politici nei confronti della scuola

Cocchi e Faraone a Otto e Mezzo

Non saprei dire, al momento, se il cosiddetto “dialogo” sulla “Buona scuola” che si è aperto fra il governo e i sindacati porterà davvero a risultati concreti e positivi per la scuola italiana, se il governo farà marcia indietro su qualche punto o no, né se siamo di fronte a un dialogo vero o uno scontro, a una fiction o alla realtà. So soltanto che non mi è piaciuto affatto, nei giorni scorsi, il modo in cui i vari rappresentanti del governo hanno apostrofato gli insegnanti e il mondo della scuola in generale, a suon di Continua a leggere

Cerchi di capire prof, sono vecchia. Ho 26 anni

giovannacosenza:

Oggi pubblico di nuovo uno dei post più cercati, letti e discussi di questo blog. Non è il più letto in assoluto, ma il più durevole, quello che in gergo editoriale si chiamerebbe long seller. Non so bene come in rete le persone ancora oggi ci arrivino (un amico lo segnala? una condivisione sui social media?), ma di fatto ogni giorno le statistiche del mio blog lo includono fra i più letti. Ogni santo giorno da quel lontano 13 settembre 2013 in cui lo scrissi, condensando in un dialogo il vissuto che tanti studenti e ex studenti mi raccontano. Insomma, ancora oggi la “storia di Anna” colpisce lettori e lettrici di tutte le età: 20enni, 30enni, 40enni e perfino 50 e 60enni, come si capisce dai commenti. Il che da un lato conferma quanto la categoria di “giovane” si sia ormai allargata a dismisura, includendo almeno cinque decenni. D’altro lato, ci fa capire che tutti questi “giovani” hanno una curiosa caratteristica in comune: in realtà si sentono “vecchi”. Da subito. Anche a 20 o 30 anni. Accidenti. :-o

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Manga girl

La ragazza è pallida, smagrita. Chiude la porta, siede sulla sedia di fronte alla mia scrivania, piazza il borsone sulle ginocchia. Mi concentro per ricordare chi è: magistrale in Semiotica? Sì, ma non solo. Ha fatto pure il triennio, ecco. È un po’ che non la vedo: un anno? Di più. Metto a fuoco e ci sono: corso di Semiotica dei consumi, gli occhioni attenti in prima fila. Una ragazza seria, concentrata, una che faceva domande intelligenti. E un 30 e lode alla fine. Ecco come la ricordo.

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Quando l’ex bravo studente, una volta in azienda, ha gli occhi dell’animale braccato

Ragazzo manga impaurito

Ne incontro spesso, di ex bravi studenti che oggi lavorano, con stipendi alti e grandi soddisfazioni, in multinazionali dei settori più svariati: dall’informatica alla moda, dalla cosmesi all’alimentazione. Li ricordo svegli, veloci e più che bravi, bravissimi: media di voti alta, diverse attività fuori dallo studio, buone relazioni con i docenti, grandi iniziative. Non a caso, trovano subito lavoro. Non a caso, fanno carriera velocemente. E non diventano squali come Paolo, no. Piuttosto gli accade qualcosa del genere. Continua a leggere

Che l’ombra scura dei black bloc non si allunghi sullo sciopero della scuola

Sciopero scuola

La devastazione di Milano messa in atto dai black bloc nei giorni scorsi ha reso un bel servizio al governo Renzi, come sempre accade quando ci sono manifestazioni violente: a fronte dei cattivi – neri, estremisti, violenti – il governo di turno appare immediatamente saggio, equilibrato, restitutore di pace e sicurezza, in una parola: buono. A maggior ragione se, come è accaduto stavolta, il giorno dopo Continua a leggere