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“Il caso Spotlight” al cinema gratis per studenti

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Lunedì 15 febbraio alle ore 21.15, al Cinema Odeon in via Mascarella 3 a Bologna, Bim Distribuzione, in collaborazione con Sala Bio, presenta l’anteprima de Il caso Spotlight, il nuovo film di Tom McCarthy con Mark Ruffalo, Micheal Keaton e Rachel McAdams, candidato a 6 premi Oscar. Per l’occasione, 150 ingressi gratuiti saranno riservati agli studenti del corso di laurea triennale in Scienze della comunicazione e del corso di laurea magistrale in Semiotica di Bologna. Per prenotare la propria presenza (max un biglietto a testa) Continua a leggere

Salute 2.0. Informazione, comunicazione e cronaca sulla salute

Salute 2.0 TitoloVenerdì 6 novembre si terrà presso il mio Dipartimento una mezza giornata di formazione su come funziona, oggi, la comunicazione e l’informazione sulla salute, anche su Internet e sui social media. L’iniziativa è rivolta ai giornalisti e professionisti del settore, ma è interessante per chiunque si occupi di comunicazione per lavoro o studio, inclusi studenti di Scienze della comunicazione e lauree analoghe. La partecipazione è gratuita, ma occorre iscriversi per tempo. Questo è il programma (clic per ingrandire): Continua a leggere

I professori cattivi sono, quasi sempre, cattivi professori

La vita è un viaggio, cover

Propongo oggi uno spunto tratto dall’ultimo libro di Beppe Severgnini La vita è un viaggio, che mercoledì sera ho presentato a Bologna. Fra i temi che affronta – Atlante, Brevità, Empatia, Incoraggiamento, Insegnamento, Inseguimento, Irregolarità, Ispirazione, Paternità, Paura, Personalità, Politica, Precisione, Resilienza, Rinuncia, Rispetto, Semplicità, Sensualità, Servizio, Sipario – c’è l’Insegnamento, appunto. Che mi tocca nel profondo per ovvie ragioni. Cito un passaggio che esprime qualcosa che da sempre penso, sento, vivo, pratico. Continua a leggere

Festival Internazionale del Giornalismo: stop at the top

I Volontari del Festival Internazionale del Giornalismo 2013

Oggi alle 11.00 Arianna Ciccone e Chris Potter tengono un incontro pubblico all’Hotel Brufani, in piazza Italia a Perugia, per spiegare alla cittadinanza, ai rappresentati istituzionali, ai giornalisti, a tutti, la loro decisione di sospendere, quest’anno, il Festival Internazionale del Giornalismo, che da anni si tiene a Perugia in aprile. Uno dei migliori eventi a cui io abbia partecipato in Italia, non solo perché ben organizzato, ricco, vivo, interessante, ma perché – in tema di media, new media, giornalismo, comunicazione – è Continua a leggere

Ma l’amore è una cosa che percepisci o no?

Un cuore nella neve

Ogni anno prima o poi arriva il momento in cui spiego la differenza fra i concetti astratti e quelli concreti. Succede nelle aule universitarie, quando insegno a fare l’analisi del significato delle parole, delle frasi, dei testi, di intere combinazioni di segni. Succede nelle scuole superiori, quando mi invitano a tenere qualche conferenza. E una volta mi è persino accaduto di fronte a trecento ragazzini delle medie inferiori, quando Radio Tre mi ha invitata, nel marzo scorso, a tenere una lezione nello spazio che “Libri Come” aveva aperto alle scuole di Roma. Comincio: «Le parole concrete si riferiscono a cose, Continua a leggere

Far Game. Le frontiere del videogioco tra industria, utenti e ricerca

Dopo la prima edizione del 2010, il festival FAR GAME™, le frontiere del videogioco tra industria, utenti e ricerca torna ad animare gli spazi della Cineteca di Bologna, con due giornate dedicate al videogioco e alla sua relazione con gli altri media.

Banner Far Game

Domani 27 e sabato 28 maggio le sale del Cinema Lumière e gli spazi della Biblioteca Renzo Renzi di Bologna ospiteranno incontri, riflessioni ed eventi sulle sempre nuove contaminazioni fra videogiochi e arti visive, fumetti, cinema, letteratura e molti altri ambienti e prodotti della comunicazione contemporanea.

A completare il festival, una mostra di illustrazioni dedicate all’immaginario fantascientifico e alcuni eventi speciali dedicati alla storia del videogioco. Dopo il successo dell’anno scorso, la sera di venerdì 27 torna anche Eat & Play, evento gastronomico che accosta cibo e videogiochi.

Durante FAR GAME™ saranno premiati anche i vincitori della prima edizione del Premio Wired per le migliori tesi di laurea di argomento videoludico, in presenza di Riccardo Luna di Wired Italia, Thalita Malagò di AESVI, Andrea Dresseno e Matteo Lollini, curatori dell’Archivio Videoludico, e in mia presenza, in qualità di Presidente del Comitato scientifico di FAR GAME™ e promotrice del Premio Wired assieme a Riccardo Luna.

FAR GAME™ è promosso dalla Cineteca di Bologna, dal Dipartimento di Discipline della Comunicazione, dal Dipartimento di Musica e Spettacolo, dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, da AESVI, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema e il sostegno della Fondazione del Monte.

Tra gli editori partner: Microsoft, Nintendo, Sony Computer Entertainment Europe e Forge Reply.

La seconda edizione di FAR GAME è in collaborazione con Fashion Game (ZoneModa Lab, Università di Bologna, Rimini), 100McLuhan e Meet the Media Guru.

Trovi qui il programma completo: Convegno FAR GAME™.

Lorella Zanardo e il teorema della 94

Dall’esperienza del Corpo delle donne Lorella Zanardo ha tratto un libro. Che non è per nulla autocelebrativo. Che è grato al femminismo storico, ma ne prende le distanze. Che mi ha colpita per la dolcezza e il coraggio con cui è scritto. Che fa sorridere e qualche volta piangere, ma soprattutto fa venire voglia di sognare e combattere per i propri sogni. E mostra chiaramente, quasi ostenta, che Lorella è una splendida persona. Perché solo una splendida persona – acuta, generosa, autoironica – poteva scrivere un libro così.

Non ci credi? Vieni a conoscerla stasera alle 18.30 alla Libreria Coop (via Orefici 5, Bologna), dove Nadia Urbinati, Lorella e io converseremo intorno al libro.

E leggi il libro, naturalmente. Che comincia con «Il teorema della 94»:

Presentazione libro Lorella Zanardo

«Da anni a luglio ripeto un esperimento il cui esito finale spero mi sorprenda ma che finora mi ha dato sempre uguale risultato.

La 94 è la linea di autobus che collega le varie fermate della circonvallazione interna di Milano, quella denominata anche “la cerchia dei Navigli”; si tratta di una linea molto frequentata, che i milanesi prendono spesso. Anche chi usa sempre l’auto almeno una volta sulla 94 ci è salito.

Attendo una mattina quando la temperatura, quella torrida milanese di luglio, e l’umidità sono altissime e intorno alle undici vado alla fermata della 94, incrocio corso Italia con via Molino delle Armi.

Salgo e mi assale il caldo opprimente, l’aria è irrespirabile, gli abiti si appiccicano al corpo, la promiscuità con gli altri rende il tragitto ancora più faticoso; alcune persone intorno a me sbuffano infastidite dall’afa, altri sopportano, remissivi e sudati.

Tutti i finestrini sono chiusi.

Mi faccio strada educatamente tra i passeggeri e, in silenzio, comincio ad aprire il primo finestrino, parto sempre dal fondo dell’autobus.

L’impresa non è agevole: i finestrini a scorrimento della 94, forse per lo scarso utilizzo, resistono alla spinta, io in più devo sporgermi per raggiungerli, stando in equilibrio per non urtare i passeggeri i cui posti sono proprio sotto i suddetti finestrini. Posso spingere con una sola mano, altrimenti perdo l’equilibrio: compito, quindi, non facile.

All’inizio questa mia impresa prevedeva coraggio e determinazione: dal secondo finestrino in poi, infatti, tutti gli sguardi erano su di me, alcuni interrogativi, altri impassibili, e io mi sentivo comprensibilmente imbarazzata, mi pareva di star facendo qualcosa di ardito o sconveniente. Ora, dopo anni, proseguo come chi sa bene quello che fa, incurante della curiosità provocata.

Dal secondo finestrino aperto in poi, l’interesse svagato delle persone intorno a me diventa attenzione interrogativa, come se proprio non si spiegassero cosa sto facendo: come se l’apertura del primo finestrino rispondesse a un desiderio personale di soddisfare un mio bisogno di refrigerio. Ma l’apertura del secondo, del terzo… perché?

Con la terza faticosa apertura accade quasi sempre che un passeggero mi si avvicini e, senza che ci sia un accordo verbale, si sporge con me e mette la mano accanto alla mia per rafforzare la spinta: lo guardo con gratitudine, lui pare soddisfatto. Dal quarto in poi altri si avvicinano e, con coraggio e una certa arditezza, pongono la mano sopra la mia per aumentare la spinta. Finita la fila di destra, ricomincio con quella opposta: qui il lavoro si fa spedito, alcuni mi sorpassano e, precedendomi solerti, anticipano l’apertura. I passeggeri seduti sotto i finestrini si alzano per facilitarmi il lavoro. Sempre, verso la fine, qualcuno, di solito anziano, dice a voce alta: “Era ora! Si moriva di caldo!”. Molti annuiscono, altri confermano a voce alta.

Adesso fa un po’ più fresco, se non altro l’aria circola. La gente non mi guarda più con sospetto, anzi, si è creato un clima quasi complice.

E allora, finalmente, chiedo a voce alta e con sincera curiosità: “Ma, scusate, se avevate caldo perché non li avete aperti voi, prima, i finestrini?”. Alla domanda, negli anni, segue sempre un silenzio tra l’imbarazzato e l’interrogativo, dopodiché si alza una voce, solitamente maschile, che pare riassumere la risposta di tutti: “Ma è arrivata [la 94] così dal deposito… con i finestrini chiusi”.

Saluto con un sorriso e scendo.

Ho verificato che sulla 94, né quest’anno né negli anni precedenti, sia mai stato esposto un cartello che vieti l’apertura dei finestrini.»