Archivi tag: comunicazione commerciale

I bambini e le bambine precocemente adulte dei marchi di moda

leggendaria

Sull’ultimo numero di Leggendaria è uscita una mia riflessione sul modo in cui sono spesso rappresentati i bambini e le bambine nella comunicazione commerciale e nei servizi fotografici dei marchi di moda da vent’anni a questa parte. E sul modo in cui queste immagini condizionano la comunicazione – e la nostra vita – ben al di là dei fashion brands. Ecco l’articolo: Continua a leggere

“Come non detto”, ovvero: come lasciare intendere, alludere, presupporre, dare per scontato, sottintendere (e altri impliciti)

Come-non- detto-cover

In questi giorni ho letto (e presentato in una libreria di Bologna) Come non detto. Usi e abusi dei sottintesi, di Filippo Domaneschi e Carlo Penco, due colleghi che insegnano all’Università di Genova. Consiglio vivamente di leggere (no anzi, studiare) questo lavoro a chiunque si occupi di comunicazione, in qualunque ambito e a qualunque livello, perché spiega con linguaggio chiaro e scorrevole i meccanismi attraverso i quali riusciamo a comunicare in modo implicito – a volte senza volerlo, ma spesso intenzionalmente – molto più di quanto diciamo in modo esplicito, aperto, diretto. E il “non detto” non è solo – sempre – quantitativamente superiore a ciò che viene detto, ma qualitativamente – spesso – molto più rilevante. Dal prologo “Attenti a quell’iceberg”: Continua a leggere

Bambini e pubblicità. Un’analisi comparata degli annunci stampa nei periodici più letti dai bambini italiani

Focus Junior

Quasi un anno fa, nel post Giocattoli per maschi, giocattoli per femmine, pubblicai uno spunto per una tesi di laurea triennale: «analizzare il modo in cui sono presentati visivamente, ma anche descritti e raccontati con le parole (packaging, posizione sugli scaffali, etichette, segnali nel negozio, ecc.) i giocattoli di massa destinati alle bambine e quelli destinati ai bambini, a partire dagli scaffali di un grande negozio di giocattoli e/o ipermercato. Per impostare il lavoro e la metodologia, vieni a trovarmi a Ricevimento». Qui di seguito pubblico il primo risultato di quello spunto, che è diventato la tesi di laurea triennale in Scienze della comunicazione di Continua a leggere

Nutrire il pianeta. I valori di Expo 2015 erano davvero in contrasto con quelli dei suoi Official Partner e Sponsor?

EXPO logo

Expo 2015 si è concluso da sei giorni. Sulla comunicazione di questo grande evento internazionale avevo assegnato, nei mesi scorsi, un paio di tesi di laurea triennale, che ho deciso di pubblicare in questo spazio sia perché ben fatte, brevi, leggibili, sia perché pertinenti con i temi che qui di solito discutiamo. Il primo lavoro, di Gaia Zaccagno, risponde alla domanda che ho formulato nel titolo. La risposta – premetto – non è affatto scontata. Nelle parole di Gaia: Continua a leggere

Image Talks. Serate fotografiche aperte e gratuite

IMAGE TALKS

Oggi segnalo una iniziativa che mi pare utile e interessante per chiunque si occupi di comunicazione: giovane o meno giovane, studente/ssa o professionista che sia. Chiunque si occupi di comunicazione, infatti, deve avere oggi almeno un po’ di cultura fotografica (meglio se molta). Foto Image organizza “Image Talks”, un ciclo di incontri con importanti esponenti della fotografia italiana e internazionale. Le serate sono pensate per diffondere la cultura della fotografia e l’educazione allo storytelling visuale. Ogni ospite metterà a disposizione Continua a leggere

Brand Storytelling, ovvero “Che impresa fare Storytelling” #MeetSanofi

#MeetSanofi

Martedì 5 maggio 2015, nella sede di Sanofi Italia a Milano, si è tenuto il primo appuntamento di un ciclo di incontri intitolato #MeetSanofi – Aperitivi di carattere in 140 caratteri. Si è parlato del ruolo che lo storytelling svolge oggi nella comunicazione d’impresa – dalle realtà più piccole ai brand internazionali – in un andirivieni continuo fra uso dei mezzi di comunicazione tradizionale, siti web aziendali e social media. Punto di partenza comune: una buona dose di stanchezza nei confronti dell’abuso della parola storytelling, di cui oggi Continua a leggere

Pubblicitari che cambiano

Quest’anno, in occasione dell’8 marzo, due delle più importanti associazioni di pubblicitari professionisti italiani hanno voluto dare due importanti segnali di  cambiamento.

Mercoledì 7 marzo, alla Mediateca Santa Teresa di Milano, l’ADCI ha celebrato l’ingresso nella Hall of Fame – una sorta di pantheon della creatività e della comunicazione – di Philippe Daverio e Annamaria Testa, la seconda donna dopo Fernanda Pivano che vi sia mai entrata dal 1990, quando la Hall of Fame fu istituita. Due donne su circa 50 eletti sono pochissime (bicchiere mezzo vuoto), ma è buono che Annamaria ora sia lì (bicchiere mezzo pieno).

Ho avuto il piacere di partecipare alla cerimonia: breve, efficace, per niente retorica. Il tema del rispetto della dignità delle donne è stato affrontato da tutti i relatori: non solo dai due nominati, ma anche da Massimo Guastini, presidente dell’ADCI, e Till Neuburg, che moderava l’incontro. Notevole poi che alla cerimonia abbia partecipato anche lo Iap: nella persona del suo segretario Vincenzo Guggino, ha invitato l’ADCI a lavorare assieme per una pubblicità meno stereotipata, più creativa e rispettosa di tutti e in particolar modo delle donne. Non era mai capitato.

Ricordo fra l’altro che nella primavera dell’anno scorso l’ADCI aveva pubblicato un Manifesto deontologico, che andava nella stessa direzione: rileggilo, era davvero ben fatto. Insomma, grazie all’operosità del presidente Massimo Guastini e del Consiglio direttivo dell’ADCI, insediatisi un anno e mezzo fa, qualcosa si sta muovendo, anche se il lavoro per cambiare la pubblicità italiana è ancora lungo e faticoso.

Un secondo segnale viene da TP, l’associazione dei pubblicitari professionisti, che per l’8 marzo ha preparato e diffuso in rete questo manifesto (clic per ingrandire):

TP pubblicitari professionisti 8 marzo

Ci stanno davvero provando: questa è la notizia. Spero insistano. Spero riescano a convincere i loro associati ad andare oltre le dichiarazioni di principio. E spero riescano a contagiare anche i settori meno illuminati e culturalmente avanzati del mondo pubblicitario italiano. Noi come sempre vigileremo.