La Buona scuola: perché Renzi ha sbagliato a usare la lavagna

La lavagna di Renzi

Ho già detto cosa penso dell’arroganza con cui negli ultimi dieci giorni i vari rappresentanti del governo Renzi hanno trattato gli insegnanti – e in generale il mondo della scuola – che contestano la “Buona scuola”. Poi è arrivato il video di quindici minuti, con una spiegazione tradotta in cinque punti scritti con i gessetti colorati su una lavagna scura. Non entro nel merito della spiegazione di Renzi né della sua rispondenza o meno a ciò che sta nel testo della “Buona scuola”, e nemmeno entro nel merito delle contestazioni. Mi limito a osservare che gli impliciti di quella lavagna non fanno che rinforzare l’atteggiamento supponente nei confronti degli insegnanti, perché:

  1. Mettendosi alla lavagna, Renzi fa come se fosse un insegnante, si mette al posto degli insegnanti. Se io fossi una insegnante di scuola, penserei: come si permette? Oppure: mi sta prendendo in giro? Sta scimmiottando il mio lavoro?
  2. Mettendosi alla lavagna, cioè nella posizione del maestro o del professore di scuola, Renzi si mette up e colloca il suo uditorio – gli insegnanti – down. Lui sopra, gli insegnanti sotto, lui con più autorità e autorevolezza, gli insegnanti con meno. In una situazione in cui – è Renzi stesso a dirlo nel video – bisogna restituire autorità e autorevolezza agli insegnanti, bisogna tornare a quando le famiglie li collocavano allo stesso livello dei notabili del paese, trattarli invece come scolaretti non è certo un bel modo per fare il primo passo nel lavoro di restituzione.
  3. Mettendosi alla lavagna per dare una spiegazione, è come se Renzi ribadisse – ancora! – il concetto che i vari rappresentanti del suo governo hanno ripetuto come un mantra nei giorni scorsi: gli insegnanti non capiscono, non hanno capito la riforma, non capiscono le buone intenzioni del governo, non capiscono Renzi. Non capiscono, punto. E allora io mi metto alla lavagna – implica Renzi – con la santa pazienza del maestro di fronte agli allievi più zucconi, e glielo rispiego.
  4. Usando una lavagna “all’antica” (non una LIM e nemmeno una lavagna a fogli mobili), Renzi – che da sempre si vuole innovatore, rottamatore, digitale e twittatore – implica che il suo uditorio sia all’antica e che lui vi si adatti. Doppiamente sbagliato: da un lato conferma nella posizione rétro gli insegnanti che stentano a usare strumenti più innovativi, dall’altro non riconosce gli insegnanti più digitalizzati e connessi (che ci sono, eccome).

Va detto che, se guardiamo il video dal punto di vista di chi non è insegnante e chi di scuola capisce poco e niente, la spiegazione di Renzi non sarebbe neanche malaccio, perché se non conosci i dettagli è semplice, chiara, e appare ben mirata nella selezione dei contenuti in relazione alle proteste (non entro nel merito né degli uni né delle altre, ripeto). E – sempre se guardiamo il video dal punto di vista di chi non è insegnante – la lavagna sembra solo un simbolo della scuola. Insomma, pare quasi che il video sia rivolto più ai non insegnanti che agli insegnanti. Peccato che la scuola sia da molti decenni un bacino di elettori fedeli di sinistra e centrosinistra. Che Renzi voglia cambiare anche questo, nel Pd, perdendoli?

PS: Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

19 risposte a “La Buona scuola: perché Renzi ha sbagliato a usare la lavagna

  1. Cerco di seguire attivamente il suo blog e da studente di comunicazione trovo molte cose utili e interessanti. Nella mia opinione, considerando strettamente la forma del messaggio, Renzi qui utilizza uno strumento (semiotico, mi è consentito?) che è perfettamente funzionale alla propria comunicazione. Non vedo “supponenza” implicita in questa forma, e credo sia una sensazione soggettiva che nasca dalle nostre posizioni rispetto a quello che dice. Sbaglio? Grazie, e buon lavoro.

  2. Sì, li vuole perdere, ma non come sarebbe ovvio, dirottandoli su un altro partito. Visto che “gli altri” non ci sono o sono assieme a lui, l’obiettivo è che gli insegnanti non vadano a votare. Chi non è insegnante, invece, magari qualcosa ha capito e quindi è più motivato a votarlo.

    La sua vittoria elettorale si fa sempre più vicina, anche con pochissimi voti, ma senza consenso.

    Una domanda, Giovanna. L’errore di usare “umanista” al posto di “umanistica” secondo te è voluto? Con quale intento?

  3. Nella mia professione di comunicatore mi è capitato molte volte di vedere un formatore esperto in comunicazione di gruppo formare un imprenditore o manager aziendale quasi sempre con risultati mediocri. Comunicare un un programma di lavoro allo scopo di farlo conoscere per farlo condividere non è affatto facile. I padri della PNL solevano dire: si può anche nascere “comunicatori” (l’abilità di comunicare agli altri), ma certamente lo si può diventare. Non so se Renzi ci sia nato, ma ha certamente imparato e se lo ha formato qualcuno ha fatto un’ottimo lavoro. Non so se questo “teatrino” sulla “Buona Scuola” sia frutto del suo sacco o creato da un team di esperti, ma è certamente un buon lavoro.
    1° Il target sono le famiglie ed eventualmente gli insegnanti simpatizzanti.
    2° L’obiettivo è quello di creare empatia con le famiglie (dalla mia esperienza la maggioranza) che danni danno un giudizio più che negativo a scuola e insegnanti. Oltre a ciò ha voluto comunicare frasi fatte appositamente banali e populiste, perché vengano riutilizzate dai sostenitori renziani per ottenere un’espansione della macchina del consenso (Word of Mouth).
    3° Non concordo sui “punti deboli” innanzi tutto perché il target non sono gli insegnanti, poi perché i simboli classici: lavagna, un gradino più alto, in cattedra e nel banco, non hanno più la valenza percettiva che avevano 50 anni fa, proprio perché non più di uso comune e fuori dal contesto reale, diventano un modello stilistico, una cifra più estetica che di significato. La lavagna per esempio è uno dei fondi proposti da Keynote di Apple (l’applicazione più moderna che esista per le presentazioni in slide) così come il carattere a gessetto.
    4° Ha mantenuto e rinforzato l’immagine modernista del rottamatore perché assolutamente innovativo nel modo di esporre, differente non solo dai democristiani, ma soprattutto diversissimo da Occhetto, D’Alema, Bersani, meno “borsa” di Veltroni, meno isterico di Fassina e assolutamente più attuale, empatico, il ragazzo della porta accanto, certamente più moderno di Civati che di “giovane” ha solo l’anagrafica, parla e si muove come Mastella.
    Non credo che il popolo degli insegnanti, che come dice giustamente Giovanna, è in gran parte di sinistra, nel 2018 non voterà Renzi. Avranno digerito questa mini riforma come hanno digerito cose molto peggiori, vedi la Berlinguer e la Gelmini. Il percepito che avranno di Renzi non sarà influenzato da questo filmino di 16 minuti, ma da quello che Renzi farà e da come il “mondo” lo aiuterà a sollevare l’Italia. Già perché è così che stanno le cose, il calo del dollaro del petrolio ha fatto salire dello 0,3% il PIl non Renzi, d’altra parte come avrebbe potuto esserne l’artefice. L’Italia non influenza la macroeconomia mondiale, e il nostro PIL è cresciuto perché sta riprendendo la domanda in Cina così come da 2 anni in USA. Se debbo dare un voto a questa performance con lavagna direi sicuramente 8.

  4. Analisi eccellente, condivido ogni virgola dei 4 punti.

    Riguardo alle conclusioni (le ultime 10 righe del post), sì, penso proprio che Renzi abbia voluto rivolgersi più alle famiglie che agli insegnanti. Forse dà per scontato, realisticamente secondo me, che la maggioranza degli insegnanti siano pregiudizialmente contrari, per motivi ideologici, a qualsiasi riforma seria, persino alla sua che è poco incisiva e offre agli insegnanti un po’ di soldi e un po’ di assunzioni in cambio di timidi passi nella direzione giusta (mia opinabile opinione).

    Però Renzi dovrebbe cercare anche l’appoggio della minoranza di insegnanti, forse esigua, interessata a una riforma che vada nella stessa direzione di quella ora proposta dal governo. Sarebbe importante per Renzi avere un consenso e un contributo visibili di alcuni insegnanti, da spendere nel confronto politico. A questo scopo la lavagnetta è sbagliata per le 4 ragioni dette da Giovanna.

    (Per ora Renzi ha solo il sostegno, pure prezioso, di una parte dei presidi e di buona parte delle famiglie. Al momento il rischio che molti insegnanti si spostino verso altri partiti mi sembra basso, e varrebbe comunque la pena di correrlo per fare qualcosa di utile, che nel giro di qualche anno gli insegnanti stessi potrebbero apprezzare.)

  5. Leggo ora l’analisi di Pier Danio, che pure condivido.
    Giovanna valuta negativamente la comunicazione di Renzi in quanto rivolta agli insegnanti (lei stessa dice che, rivolta ai non insegnanti, non è male). Invece Pier Danio la valuta positivamente, da 8, in quanto rivolta principalmente alle famiglie. Facciamo 6?🙂

  6. Non vuol convincere nessuno, anzi. Non gli interessa perdere voti.
    Il problema è che gli insegnati sono troppo “educati” per andare a votargli contro, e lui lo sa. Si asterranno ed è esattamente quello su cui lui conta.

  7. Al Premier Renzi non interessa essere promosso dai sindacati degli insegnanti . Il video è decisamente rivolto al pubblico delle famiglie ed “insegnati simpatizzanti” come li chiama Pier Danio.
    E’ legittima la riflessione che Renzi si sta giocando un bacino privilegiato di elettori di centrosinistra/ sinistra. Ci avrà pensato certamente . Ma tira dritto. Avrà fatto i suoi calcoli .

  8. anche io penso che il video non sia rivolto agli insegnanti, ma a tutto il resto del corpo elettorale. fosse stato rivolto agli insegnanti, avrebbe dovuto usare un linguaggio più tecnico.
    la maggior parte delle famiglie e dei genitori – nella mia esperienza – quando si parla di scuola sono interessati soprattutto a questioni “cosa gli danno da mangiare a mensa”, “anche quest’anno è rincarato il costo dello scuolabus”, “porca trota non so dove posteggiare la mattina quando porto il bimbo a scuola”, “vorrei capire perché l’insegnante del bimbo è sempre alla tabellina del 4 mentre so che nella sezione accanto sono già a quella del 9”. e il modo migliore per comunicare a questi genitori, secondo me che non sono un comunicatore professional, è esattamente quello utilizzato da renzi.

  9. Anch’io, che non ho studiato comunicazione, ho l’impressione che il video sia rivolto essenzialmente a chi non lavora nella scuola, perché Renzi impiega un linguaggio estremamente semplice, immediato, colloquiale, da amico al bar. Il che significa, a mio parere, che ha una strategia precisa nei confronti dell’elettorato.

  10. io sono sempre più triste e in cerca di un’altro lavoro!!!

  11. Analisi errata e di parte. Condivido quello che ha detto Pier Danio.

  12. vinicio giuseppin

    Non farei della dietrologia sulla scena dei gessetti e della lavagna.Si parlava di scuola e bisognava sintetizzare un messaggio per l’opinione pubblica in genere, dopo le varie interpretazioni e sottolineature critiche conseguenti al massiccio sciopero ed alle diverse vulgate sulla riforma riportate e rindondanti sui media.”Prima hanno loro strombazzato un casino,mo’ vi dico e vi faccio vedere come sono semplici e come stanno le cose”.L’intento era quindi di ripuntualizzare la situazione,chiaramente utilizzando una tecnica comunicativa corrispondente al carattere del premier.Tra l’altro non è la prima nè sarà l’ultima delle ri-puntualizzazioni,ne vedremo delle altre.Non mi sembrava perciò arroganza (up -down ed altri ammeniccoli…che sono rintracciabili da sempre in tutte le situazioni) bensì un’occasione di ripristinare il contatto con il pubblico degli elettori,con l’opinione che secondo il premier vale.
    Inviterei tutti quindi a riflettere se stiamo parlando di una effettiva riforma oppure soltanto di un maquillage? So che la prof.e la maggioranza dei commenti non entrano nel merito della riforma,ma voglio derogare a questo impegno.Perché musica ,storia d’arte,alternanza scuola -lavoro sulla carta non fanno effettivamente una buona scuola se non si entra nel merito dei processi di insegnamento/apprendimento,sulla valutazione costante,eccetera, e di questo nei documenti non c’è traccia importante.Almeno sembra a me,se erro qualcuno me lo dica.
    Il Preside maggiorato con qualche funzione ? Servirà forse a risparmiare qualche soldino nella scelta dalle graduatorie gli insegnanti che gli mancano perché certamente non incaricherà docenti che vengono da lontano ed in condizioni particolari e che poi potrebbero assentarsi…In tutta la storia rimane di positivo l’assunzione di 100.000 docenti e di quanti avanzeranno nelle graduatorie per entrare in ruolo successivamente tramite concorso per punteggio e prove.
    Per me ,una efficiente riforma sarebbe stata di accordarsi con i docenti affinché ,a certe condizioni, accogliessero favorevolmente la valutazione sul loro operato e sull’outpunt delle capacità degli allievi,partendo da qui per migliorare tutto il resto.
    Altrimenti si continua a fare teatro:ogni governo intende riformare ,ma si scontra con le critiche e opposizioni varie ingarbugliando infinitamente la questione e la riforma si allontanerà nel tempo.Non è normale ciò che capita nella scuola: cresce la diseguaglianza tra gli allievi,i finanziamenti sono esigui,le strutture fatiscenti,ma non si nota una volontà concorde di incominciare a fare sul serio.
    Scusatemi del fuori tema,ma non si può continuare a chiacchierare a vuoto per far finta di cambiare mentre le cose mutano solo di facciata perché le resistenze in campo sono molte ed agguerrite e nessuno pensa cosa effettivamente è utile per il Paese.

  13. Il passaggio migliore che ho udito ieri in una intervista tv è quello nel quale il toscano sottolineava di non voler cedere sulla stabilizzazione dei precari e/o sulle assunzioni. Diceva che la scuola non è un ammortizzatore sociale, intendendo implicitamente di reputare abbastanza inutili gli insegnanti.

    Forse non sa che in una scuola che funziona occorre un insegnante in ogni aula: sedie, banchi e pareti non bastano da soli.

  14. Stefania@ Io sono sempre più triste punto

  15. Pingback: La Buona scuola: perché Renzi ha sbagliato a usare la lavagna | NUOVA RESISTENZA

  16. vinicio giuseppin

    Questa sera sto vedendo il programma su La7 “Otto e mezzo” .Si parla di scuola.Ancora una volta osservo una discussione accesa tra politici,studenti,sindacalisti ed esperti sul fatto che nella scuola non c’è valutazione oppure che essa non applica un modello adatto ad una scuola che non è un’azienda.I pareri ovviamente sono pro o contro ad un sistema valutativo nazionale tipo INVALSI,le cui prove sono state recentemente osteggiate e boicottate da molti studenti e da alcuni sindacati.In merito,ascoltato le varie e discordi opinioni degli intervenuti ,anch’io ho maturato un parere.Anche questa riforma per me non giunge al cuore dell’effettivo problema del sistema formativo nazionale che è il costante miglioramento delle competenze di alunni ed insegnanti.Infatti mi sono convinto che le opposizioni alle prove INVALSI riguardano esclusivamente l’aspetto normativo ,cioè le correzioni degli errori su un testo di lingua o sulla matematica o sulla fisica,non viene valutato l’effetto indicativo delle stesse sia per i docenti,sia per gli allievi nonché per la redazione di contenuti graduali,efficaci e stimolanti.Credo che il grande contrasto sulla utilità della valutazione nella scuola dipenda dal fatto che gli studiosi di scuola ad ogni livello non siano stati in grado finora di redigere dei contenuti e delle unità didattiche per ogni disciplina “semplificati,essenziali e intrinsecamente capaci di stimolare l’apprendimento e l’autoapprendimento degli allievi.”Molti studenti infatti accumulano deficit,non sanno e non praticano le competenze fondamentali delle discipline,perciò la valutazione delle loro prove risultano penalizzanti per la scuola e per gli insegnanti.Probabilmente da questo problema ,cioè dalla mancanza di basi solide,nascono le diffidenze verso la valutazione in genere.Ritengo perciò che se spendessimo dei soldi per sperimentare nuovi contenuti e curricoli di base ,con cui approfondire e rinvigorire le competenze di base delle discipline in ogni allievo, il sistema valutativo sarebbe accolto con favore perché orienterebbe tutti a fare sempre meglio.
    Altrimenti ogni riforma sarà un tentativo ed una ripetizione del dejà vù.Forse oggi di buono per il governo è che anche le critiche sanno di stantio e di rancido,ma ciò non toglie ,a mio umile parere,che anche la odierna riforma non si distingue dalle precedenti:non va al cuore della questione dell’insegnamento/apprendimento.

  17. Va dalla Defilippi e si veste da Fonzie, parla di squola e si mette alla lavagna, e per la falciatura del grano si metterà in canottiera. Non mi pare questo un modo corretto di parlare ai cittadini, tranne che anche lui pensi –e credo che lo pensi– che abbiano l’età mentale media di 11 anni per i quali questa comunicazione è adeguata.
    Non una delle affermazioni fatte per accaparrarsi le primarie corrisponde al seguito.
    A rivedere l’elenco dei ministri della pubblica istruzione che si sono succeduti dalla nascita della Repubblica si capisce che la scuola è sempre stata gestita da un preciso gruppo di potere con scarse competenze specifiche ma molti interessi da difendere. Risolvere una questione incancrenita non è facile e lo è ancor meno se il manovratore è un mistificatore ciarlatano e zelighiano. Anche questa volta la buona scuola può attendere.

  18. Come faremmo senza gli show di Renzi? Ridiamo per non piangere!

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