Media e terremoto: è proprio necessario indugiare sulle storie che coinvolgono i bambini?

È sempre molto difficile, per tutti, trovare, scrivere, pronunciare parole giuste, delicate, opportune quando si verifica una tragedia come quella che si è abbattuta sull’Italia tre notti fa. Detto questo, anche in questi giorni, come spesso purtroppo è già accaduto in occasioni analoghe, i media italiani, i politici, le figure pubbliche, i commentatori e le commentatrici non danno sempre il meglio di sé. E non mi riferisco solo a gaffe eclatanti – che pure ci sono state – ma a sfumature, allusioni, impliciti, telecamere che indugiano dove sarebbe stato meglio lasciar perdere, domande vacue e/o retoriche, battutine che si potevano evitare.

Trovo di cattivo gusto, per esempio, quella continua attenzione alle storie che riguardano i bambini: in questi giorni ho visto, ascoltato, letto sui giornali, sul web, in tv, alla radio troppi titoli, sottotitoli, occhielli, sintesi, servizi giornalistici su bambini feriti, scomparsi, defunti o salvati per miracolo, per non pensare a miserabili tecniche per catturare clic, attenzione, audience, per non avvertire un che di eccessivo e morboso, per non sentirmi a volte infastidita, a volte turbata, a volte inquieta fino al disgusto.

Certo, le tragedie che coinvolgono i bambini e le bambine, i ragazzini, i giovanissimi e le giovanissime ci colpiscono nel profondo e ci fanno sentire ancora più atroce una tragedia già immensa. Certo, anche papa Francesco si è detto commosso soprattutto al pensiero dei bambini colpiti dal terremoto. Ma un conto è il commento del papa. Un altro conto sono – ripeto – titoli, sottotitoli, occhielli, sintesi, servizi giornalistici a ripetizione.

Il giorno dopo il sisma, ad esempio, ho tratto questi screenshot (in contemporanea) dai siti web delle principali testate giornalistiche italiane. Non bastava fare tutti come nell’ultimo caso? Non sarebbe stato più sobrio, più pulito?

Repubblica

Corriere della sera

La Stampa

Il Fatto Quotidiano

4 risposte a “Media e terremoto: è proprio necessario indugiare sulle storie che coinvolgono i bambini?

  1. Corposanto Anna Maria

    Credo che la notizia che nella tragedia “ci sono anche bambini” sia comunque utile per dare una informazione completa di quanto accaduto o sta accadendo. E’ di cattivo gusto, anzi è proprio disgustoso, quando si indugia sui dettagli, con pietismo imbarazzante. In questi giorni credo che lo sciacallaggio non sia solo quello di chi vuole rubare tra le macerie.

  2. Ottimo articolo, come sempre.
    A parer mio fa uso improprio di bambini anche molta pubblicità di aiuti umanitari nel terzo mondo, e poi i telefilm…! (io me ne devo sorbire molti, per motivi familiari). Quelli dei telefilm mi rimescolano tutto lo stomaco.

  3. Anch’io trovo di dubbio gusto questa insistenza su particolari morbosi: la fotografia del peluche tra le macerie, la statua della Madonna vicino al muro crollato, i titoli assolutamente superflui che indulgono sull’emotività.
    “Strazio davanti all’obitorio”: sarebbe una notizia? Di solito lì la gente è contenta e si congratula? “La drammatica conta dei morti”: perché esiste anche quella allegra? (e poi “conta dei morti” è una frase fatta orrenda).
    Davvero: sciacallaggio e totale mancanza di rispetto.

  4. Pingback: Architettura dell'informazione in situazioni di emergenza? -

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