Che l’ombra scura dei black bloc non si allunghi sullo sciopero della scuola

Sciopero scuola

La devastazione di Milano messa in atto dai black bloc nei giorni scorsi ha reso un bel servizio al governo Renzi, come sempre accade quando ci sono manifestazioni violente: a fronte dei cattivi – neri, estremisti, violenti – il governo di turno appare immediatamente saggio, equilibrato, restitutore di pace e sicurezza, in una parola: buono. A maggior ragione se, come è accaduto stavolta, il giorno dopo cittadini e cittadine qualunque si mobilitano per ripulire strade, muri e piazze: il governo appare non solo buono, ma ben sostenuto da altrettanti buoni.

Accade poi che, qualche giorno dopo, ci sia lo sciopero della scuola. Il rischio che l’ombra nera dei black bloc si allunghi sulle proteste di insegnanti, amministrativi e studenti delle scuole di ogni ordine e grado è alto. Ora, è ben chiara la distinzione fra la violenza nera dei primi e la pace colorata dei secondi. Ma è ugualmente facile che passi – più o meno direttamente o implicitamente, sui media o nelle dichiarazioni di qualche leader politico/a – l’idea che tutte le proteste (tutte: dai black bloc alla scuola e, se altre si aggiungono, pure le altre) abbiano in comune caratteristiche da “cattivoni” come: “gufismo”, conservatorismo, attitudine a perdere tempo, poca voglia di lavorare, incomprensione della “bontà” di intenzioni della “buona scuola” (appunto), e chi più ne ha più ne metta. Meditate, gente. Meditate.

8 risposte a “Che l’ombra scura dei black bloc non si allunghi sullo sciopero della scuola

  1. Il rischio c’é l’unico modo per evitarlo è smettere di fare manifestazioni inutili come l’anti EXPO e adesso una protesta sindacale inutile quanto preoccupante. Questa riforma non è il massimo, ma ci avvicina al mondo reale, è il primo passo per portare la scuola in un modo moderno lontano dal “Gentile pensiero”. E’ preoccupante che i sindacati degli insegnanti non abbiano capito che per migliorare occorre prima prendere atto. La prima cosa che un’insegnante dovrebbe capire è che la scuola non funziona che il cliente della scuola non riceve un servizio che lo avvicini alla cultura necessaria al mondo del lavoro, che la scuola forma dei disoccupati. Non è una questione di colpe, ma di consapevolezza che la struttura della scuola dei decenni scorsi, le graduatorie, il finto programma di studio che il genitore dovrebbe approvare, i decreti delegati, la partecipazione di genitori e allievi alla vita scolastica, sono tutte balle che non hanno funzionato, mai. Il cambiamento necessario che inizia oggi vedrà qualche primo beneficio tra 10 anni. Prima che un preside, come è giusto che sia, possa veramente dirigere una scuola per aumentare la qualità del servizio e assumersi le responsabilità e pagarne il prezzo, forse 20. Con questa manifestazione gli insegnanti dimostrano di essere ancora negli anni 60 dove tutto andava bene perché il problema era quello di battere l’analfabetismo ed elevare la percentuale di scolarità, ma che oltretutto gli istituti tecnici funzionavano e sfornavano ragazzi che hanno costruito il progresso di questa nazione. Ricordate cosa ha fatto per Bologna L’Aldini? Smettetela di manifestare e cercate di capire come dovete lavorare per uscire dalla cacca, così evitate anche i black bloc.

  2. La scuola non serve a dare un “servizio” a dei “clienti”, ma a formare lo spirito critico per aiutarci a capire il mondo e a costruirlo insieme, migliore. Finché ci sarà lo spirito critico e la voglia di dialogare (non di sfasciare) tra cittadini e governi per trovare dei punti in comune ci sarà democrazia. L’invito a non dimostrare la propria contrarietà a dei provvedimenti presi, civilmente, come si può fare con un corteo o una manifestazione pacifica, mi ricorda invece l’istituzionalizzazione dei reclusi (carcerati, persone in manicomio, ecc.), che assorbono a tal punto le regole dell’istituzione da farle proprie, da credere che anche in libertà penserebbero le stesse cose. Se il fascismo diceva di non mostrarsi contrari e non manifestare contro (ossia a non aver spirito critico), e censurava o puniva severamente chi non la pensava allo stesso modo, qui sopra Pier invita a seguire la stessa linea senza neppure avere una dittatura in casa. Personalmente molto scettico sul suo commento.

  3. Parlare di devastazione di Milano mi pare un filo eccessivo, Cartagine fu devastata, in tempi moderni Aleppo o Gaza, a Milano credo di aver capito che abbiano bruciato alcuni automezzi e dei cassonetti e rotto drlle vetrine.

  4. @Giucus, mi pare che non sia in discussione la libertà di contestare pacificamente, o manifestare la propria contrarietà, ma vi è un momento per seminare e uno per raccogliere, ed anche un momento dove si debbono abbandonare le ideologie e proporre soluzioni di fattibilità non contestazioni. Dagli insegnanti in primis io mi aspetterei soluzioni per un cambiamento che serva ai ragazzi non agli insegnanti, come scrive Roger Abravanel opinionista del Corriere della Sera, e autore del libro “La ricreazione è finita”. Giucus ritiene che contestare una contestazione o giudicarla inutile significhi volerla proibire o fermare lo spirito critico come facevano i fascisti. Perché? Il mio non è spirito critico per il solo fatto che giudica inutile la manifestazione di un sindacato? E’ corretto contestare la casta politica e non quella degli insegnati o dei medici, perché di casta corporativa si tratta. L’idea che qualsiasi organismo pubblico eroghi servizi per dei clienti fa star male coloro che pensano che con questi paradigmi si voglia mercificare tutto. Il funzionario pubblico che ritiene di dover dare un servizio ad un cliente che ne ha diritto è certamente più lodevole di un burocrate che crede di dover dispensare spirito critico per un mondo migliore. Il mondo sarà migliore quando non ci saranno disoccupati, quando per chiunque vi sarà un reddito onorevole, quando tutti avranno diritto di frequentare una scuola che attraverso lo spirito critico ti porta ad acquisire delle abilità. Io sono un cliente dello stato e sono lo stato al tempo stesso, a volte servo lo stato altre volte lo stato serve me. In ogni caso il servizio deve essere di qualità e rispettoso di chi ha diritto di usufruirne. Da cliente.

  5. Invece per liberarci di certi fuorvianti abracadabra (“clienti della scuola”, “la scuola delle competenze più che delle conoscenze”, “basta con il nozionismo, insegnate il problem solving”) serviranno secoli.

  6. clïènte s. m. e f. [dal lat. cliens -nentis]. –
    1. s. m. Nell’antica Roma, chi, pur godendo dello stato di libertà, si trovava tuttavia in rapporto di dipendenza da un cittadino potente (il patrono), dal quale riceveva protezione.
    2. Con sign. simile, anche nell’uso odierno, soprattutto spreg., chi per interesse o per altro obbligo si pone al servizio di persona potente e autorevole: dispongo io della mia volontà e non sono c. di nessuno.
    3.
    a. Chi si vale abitualmente dell’opera di un legale, di un medico o di altro professionista: l’avvocato sta parlando con un cliente; portafoglio clienti, insieme dei clienti di un agente o di un’impresa.
    b. Chi si fornisce abitualmente in un negozio, in una fabbrica, in una trattoria; avventore: i c. del macellaio; ….

    Destinatario? Beneficiario?

  7. Mi sono permesso di nominarti per questo award:
    https://wezlablog.wordpress.com/2015/05/09/liebster-award-4-0-2/

    Ciao a presto

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