«Studio Economia come volevano i miei genitori. Ma sono stanca di vivere il loro sogno e non il mio. Sono triste, spenta. Cosa posso fare?»

Studentessa manga

Durante le vacanze ho ricevuto da una lettrice di questo blog, che chiamerò Elena (nome di fantasia), una mail che ho deciso di pubblicare, non solo perché ne rappresenta molte altre, sia per il tono emotivo sia per i contenuti, ma perché ben si inserisce nella polemica nata in seguito all’articolo di Stefano Feltri sulla presunta inutilità delle lauree umanistiche, una polemica su cui tornerò nei prossimi giorni. Scrive Elena:

«Gentile professoressa, non ci siamo mai viste, né ho mai avuto il piacere di frequentare le sue lezioni o di incontrarla personalmente. Navigando su internet ho trovato il suo blog e ne ho tratto l’impressione che lei sia una persona – oltre che una prof – che potrebbe capire i miei problemi. Perciò stasera ho deciso di rivolgermi a lei, invece di sfogare con me stessa la frustrazione in cui mi sento intrappolata. Ho 24 anni e sono fuori corso. Sono pigra? Preferisco divertirmi invece di studiare? Niente di tutto questo. Il problema è che la scelta del corso di laurea – Economia e commercio – mi è stata quasi imposta dai miei genitori, che dopo la maturità hanno contrastato apertamente e ostinatamente quelle che erano le mie aspirazioni e inclinazioni, che mi avrebbero spinta verso una laurea che non ho mai finito di rimpiangere: lettere moderne.

Non voglio dilungarmi nel raccontare quanta sofferenza mi comporti da anni studiare mattoni di libri che non suscitano in me il men che minimo di interesse, perché non voglio annoiarla ma, soprattutto, non voglio essere lamentosa. Per mio padre e mia madre – all’unisono in questo – studiare lettere equivaleva a vivere in un mondo di rime, strofe e parole d’amore, che non mi avrebbe mai “dato da mangiare”, non sarebbe mai stato proficuo dal punto di vista economico e che quindi era da scartare. Col risultato che oggi, a 24 anni, mi mancano ancora cinque esami per conseguire la maledetta laurea in Economia e commercio. E per di più mi sento un’incapace totale: non riesco più a studiare e, ogni volta che cerco di superare il mio blocco aprendo un libro, avverto un senso di nausea fisica. Sto proprio male fisicamente, cara prof, al punto che di recente il medico mi ha trovato i battiti del cuore accelerati. Per non parlare dei numerosi disturbi gastrici, per cui faccio ormai fatica a digerire quasi qualunque cosa.

I miei genitori a malapena si rendono conto della mia situazione (lavorano moltissimo entrambi, per cui non ci vediamo quasi mai). Quando si rendono conto che sto male, dicono che faccio i capricci, che sono viziata, che ai loro tempi non si sarebbero mai sognati di cincischiare come sto facendo io, e discorsi del genere. Per loro studiare non deve essere un piacere, ma qualcosa da fare senza se e senza ma. Per loro se non riesco a farlo è solo colpa mia, perché sono io che non sono all’altezza della situazione. Per non parlare di tutte le volte che mi rinfacciano i costi “extra” che l’essere fuori corso comporta. L’unico modo per dimenticare il mio malessere è leggere: leggo qualsiasi genere di libro purché non sia di economia e affini, prediligendo i grandi classici della letteratura e traendone spunti che mi facciano continuare a sperare, ad andare avanti.

La maggior parte delle mie colleghe di università si sono laureate e in effetti già lavorano: sono precarie, guadagnano poco, ma lavorano. Io invece me ne sto qui appesa a un filo sempre più sottile, che ogni giorno sembra sul punto di spezzarsi. E allora mi chiedo: quando mi laureerò – se mai riuscirò a farlo – magari a 25 o 26 anni, cosa mi sarà rimasto? Che lavoro andrò a fare? Non voglio lavorare nell’azienda di mamma e papà: quello è il loro sogno e, sinceramente, sono stanca di vivere il loro sogno e non il mio. Ma il problema peggiore sa qual è? Che non riesco più a sognare, non so più chi sono né cosa voglio essere. Ed ecco allora che mi sento triste, infelice, mi sento una stella spenta che vorrebbe illuminare qualcosa o qualcuno, ma non ha la forza di accendersi, né saprebbe verso chi o cosa dirigere la sua luce nel caso si accendesse. Scusi se non ho fatto altro che annoiarla, ma con lei sono riuscita un po’ a sfogarmi e, mi creda, per me non è facile. La ringrazio immensamente. Elena.»

Non dirò nulla di come ho risposto a Elena in privato, per non condizionare i  lettori e le lettrici, i cui commenti spero arrivino numerosi e possano aiutarla. Aggiungo solo una cosa, in relazione alla polemica sulla presunta inutilità delle lauree umanistiche: che senso ha scegliere una laurea che non si desidera ma è presumibilmente ben richiesta dal mercato, se il prezzo che si paga è questo? E insisto sul presumibilmente, perché in realtà per ogni corso di laurea, umanistico o scientifico che sia, tutto dipende dall’ateneo che si frequenta, da come si studia, dall’impegno e dalle capacità personali, dai docenti che si incontrano, dall’indirizzo che si è scelto, da come e dove ci si orienta dopo la laurea e da molti altri fattori.

24 risposte a “«Studio Economia come volevano i miei genitori. Ma sono stanca di vivere il loro sogno e non il mio. Sono triste, spenta. Cosa posso fare?»

  1. Cara Elena, il consiglio che mi sento di darti è di portare a termine gli studi che hai intrapreso, anche se lo hai fatto contro la tua volontà. Poi successivamente trovare un lavoretto per mantenerti e provare a seguire i tuoi sogni. Non sei in estremo ritardo (pensa che io ho più di trent’anni e sono in una situazione simile), inoltre in questo momento puoi agire ed esercitare un controllo su poche cose, agisci su quelle senza pensare al passato, e a quanto i tuoi genitori abbiano condizionato le tue scelte. Anch’io leggo tanti libri molto diversi da quelli universitari, a volte anche mentre sto studiando ho bisogno di qualche pagina amata per respirare. Cerchiamo di uscire da questa barca che non abbiamo scelto, abbandonare tutto adesso a 5 esami dalla laurea non credo che ti gioverebbe. Attendo con ansia di leggere la risposta che ti ha dato in privato la professoressa, se vorrà pubblicarla successivamente, credo che sarà utile a molte altre persone, per esempio a me. Un abbraccio Elena, e forza!

  2. Ciao Elena (nome di fantasia),
    vivo una situazione simile alla tua. Non ho il “vincolo esterno” genitoriale, ma ho accettato di frequentare un corso di dottorato per altre ragioni (è retribuito, non avevo altre alternative) che mi piace molto di meno di quanto speravo, al punto da spingermi a prendere un anno di proroga perché, per lungo tempo, provavo le tue stesse sensazioni emotive nel momento in cui aprivo un libro, proprio io che ho sempre conseguito il massimo dei voti dalle elementari alla laurea magistrale.
    Dunque, da un lato ti direi, per esperienza personale, che essere costretti a fare qualcosa che si detesta non fa bene alla salute fisica e mentale, è un macigno che dev’essere rimosso affinché tu possa tornare a sognare. Dall’altro lato, però, se ti mancano soltanto cinque esami alla laurea significa che ne hai già sostenuti parecchi. Cosa vuoi che siano cinque esami? So che sul blog di una professoressa non è giusto dirlo, ma mi sento di dirtelo lo stesso: studia il necessario, non ambire a buoni voti, ma soltanto a far diventare zero quel cinque. La luce in fondo al tunnel c’è, devi soltanto attraversare l’ultimo chilometro.
    Un ultimo consiglio: ho visto tanti amici arrivare alla mia età (30) insoddisfatti a causa di vincoli genitoriali opprimenti. Tu hai 24 anni, sei ancora in tempo per cambiare vita, per trovare un lavoro che ti permette di vivere autonomamente e, non vedo perché no, di iniziare il corso di studi in lettere moderne. Se pensi che per questo sia troppo tardi, a mio parere hai sbagliato in partenza.
    Ciao!

  3. La cosa positiva di tutta la situazione di Elena è che le sue colleghe lavorano già con la sua stessa laurea in economia: con un po’ di fortuna succederà anche a lei e potrà riscriversi all’università, al corso di laurea che tanto ha sognato, avendo una indipendenza economica.

  4. Mi viene in mente un bellissimo monologo di Michela Murgia: http://www.left.it/2015/04/14/sul-filo-dei-sogni-di-un-altro-il-monologo-di-michela-murgia/
    Spero che Elena trovi presto il coraggio di fare ciò che sente, la vita è la sua.
    Simona

  5. Cara Elena,
    Ho vissuto una situazione parzialmente simile alla tua, studi di economia imposti dalla famiglia quando la passione erano le lettere. Ma ce l’ho fatta a laurearmi bene e in fretta, e pure a rivoltare la situazione e a lavorare, oggi, con le parole – nel marketing.
    Perché sono stata una brava figlia? Al contrario: perché ho lasciato casa dei miei a 21 anni e ho portato avanti le cose di testa mia. Ho lavorato, mi sono messa alla prova su quello che mi piaceva o non mi piaceva, mi riusciva o non mi riusciva. Sono stati anni faticosi e difficili dal punto di vista economico, ma entusiasmanti e divertenti.
    Quello che ti consiglio, perciò, è di concentrarsi sulla tua vita ad ampio raggio senza fossilizzarti solo sulla facoltà che fai o non fai. Mica è obbligatorio laurearsi, o laurearsi subito!
    Prenditi una pausa dall’università: renditi indipendente, cerca quel lavoro che le tue coetanee cominciano ad avere (non ti credere che avere la laurea faccia questa gran differenza, almeno per lavori non specifici). Capisci davvero se preferisci finire gli studi di economia, mollarli per fare lettere (se lo fai con i soldi tuoi, diventa una decisione tua e non dei tuoi genitori), oppure prendere altre strade. Fra un anno avrai sicuramente motivazioni diverse e più forti, se la scelta sarà finalmente tua.
    Hai l’età per vivere i tuoi di sogni, ma non puoi pretendere che siano i tuoi genitori a dartene i mezzi se loro non li condividono. Renditi indipendente, e poi farai quello che vuoi – e a quel punto lo farai bene.

  6. Io ero come Elena. Dopo due sofferti anni a Medicina che sentivo solo come una costrizione genitoriale (molto meno forte della sua, i miei non sono medici, in realtà volevano solo che io avessi il meglio dalla vita), sono passato a Comunicazione. Mi sono laureato in neanche tre anni e poi mi sono spostato a Milano per fare la magistrale.

    La triennale è stata bellissima, intellettualmente mi sono divertito un mondo, sentivo di seguire finalmente qualcosa che fosse il mio sogno.
    Ora però non sono così felice, crescendo mi sono reso conto della vita lavorativa zoppicante che mi aspetta. Certo, mi impegno moltissimo per valorizzarmi ma sento sempre di più la sensazione che siano sforzi un po’ inutili, che comunque finirò a fare mille lavori poco gratificanti e poco vicini alle mie aspettative. E allora mi guardo indietro e penso a Medicina, alle possibilità che mi avrebbe aperto, a come avrei dovuto viverla non come una costrizione genitoriale ma anzi come una grandissima opportunità. E so che se avessi una macchina del tempo quasi quasi… ci penserei meglio.

    Hai visto “Into the woods”, Elena? La morale è che bisogna stare molto attenti a ciò che si desidera, perché una volta ottenuto potrebbe non essere così bello come lo si immaginava. Ed io inizio a pensare che forse la questione universitaria sia un po’ così. Bellissime le lauree umanistiche, se potessi studierei materie umanistiche fino alla tomba, ma poi? T’assicuro che l’ansia da futuro non è tanto diversa dalla frustrazione legata alle scelte obbligate. Perché poi l’Università finisce, ma le frustrazioni restano.

  7. “Resisti che hai quasi fatto”? Mah. Magari è la cosa più logica da fare, me lo sono sentita dire migliaia di volte, e ho ascoltato il consiglio, purtroppo. Dopotutto “vuoi buttare via questi anni di studio?”. Ma mi ritrovo adesso col rimpianto di non aver fatto di testa mia, ed è troppo tardi per frequentare la scuola che sognavo.

  8. Niente è meglio che fare un lavoro che ti piace, non è nemmeno lavoro. È troppo difficile fare i genitori, e non è solo un modo di dire

  9. Cara Elena, ormai ti conviene finire il corso di studi e poi orientarti verso qualcosa che sia più vicina ai tuoi ideali, mi vengono in mente alcune professioni legate alla comunicazione, al marketing (anche marketing editoriale o dei beni culturali); devi concludere il corso non per tuoi genitori ma per te, per tutta la fatica (sicuramente tantissima) che ci hai messo per arrivare comunque quasi in dirittura d’arrivo. Ci sono professioni meno noiose di quello che ora immagini, provando a spostare sempre un po’ più in là, le scelte, verso ciò che ti piace. Non mollare.

  10. Cara Elena, sono molto dispiaciuta per la tua situazione. Interrompi questi studi che ti fanno soffrire, racimola un po’ di soldi e vai a vivere da sola o con un’amica o con una parente. Se riesci con le tue sole forze, cercati un lavoro ed iscriviti alle tanto sospirate lettere moderne. Se non riesci a mantenerti da sola, l’importante è che non permetti a nessuno di decidere della tua vita.

  11. La capisco fin troppo bene. Io però ho resistito solo un anno alla facoltà che non mi piaceva. La vita è troppo breve per studiare una disciplina che non piace o fare un lavoro alienante.

  12. Anche se io adesso affronto il dramma del lavoro interessante nel posto che non mi piace -_-

  13. Cara “Elena”, mi permetto di commentare portando la mia esperienza e spero che l’autrice di questo blog ti faccia arrivare la risposta.
    Mi sono laureato in ingegneria informatica perché mio padre ci teneva, perché era anche lui ingegnere, perché avevo un certo interesse per l’nformatica (anzi per la telematica), perché usavo il computer fin da piccolo e perché…così sembrava giusto. Ma odiavo quello che studiavo. Volevo fare il giornalista e la mia passione era la letteratura e la scrittura. Anche io leggevo di tutto tranne libri di ingegneria e programmazione, sempre odiatissima.
    Bene, dopo i 40 anni e una decina di anni passati a fare l’ingegnere abbastanza controvoglia, ho deciso di prendere finalmente quella che era il mia vera strada (storia e filosofia, laurea m. in scienze dell’informazione e comunicazione). Finalmente studio ciò che mi piace. Tutto sembra diverso.
    Mi inserisco nei consigli degli altri: finisci senza dubbio la laurea in Economia, e poi iscriviti a quello che ti piace veramente. Se fatto bene, sarà sempre infinitamente meglio e anche lavorativamente avrai due lauree (complementari, va da sé) che anche come curriculum ti saranno utilissime.

  14. Dopo 5 anni di ragioneria (imposti) me ne aspettavano altri 4 (allora era cosi) di giurisprudenza (sempre imposti). Iscritta, mai dato un esame. Ho lavorato dai 18 ai 46 su bilanci, partita doppia iva e dichiarazioni dei redditi. Cosa volevo fare? La biologa. È vero, ho sempre lavorato, ma nel mio sogno sono ancora china su un microscopio in lotta con qualche virus da debellare. ..ah però poi mi son rifatta….scienze della comunicazione e stata una scoperta. Laurea brillante a 50 anni tondi tondi…e ora la ragioniera scrive sui siti, organizza eventi, fa un po’ l’art e un po’ la copy…e ogni tanto 2+2. Tornassi indietro punterei i piedi “ammaifinire” per poter seguire la mia strada.

  15. Ho avuto la stessa, identica, storia di Elena … 40 anni fa, e sto piangendo in questo momento. Mi sono ripreso da pochi anni, o almeno: sono in via di guarigione.

    Consigli:

    1)- trovare un bravo psicologo, di quelli che risolvono in tre sedute
    e poi ti mandano subito via
    2)- scappare all’estero, rinnegando, o non rinnegando, la famiglia.
    Come fece il mio psicologo.
    Occorrono palle fuor del comune.
    3)- sposare un miliardario (o una miliardaria), e vivere comunque in_felici
    4)- iscriversi in palestra (anche se non si ha tempo), e scoprire che le
    difficoltà non sono solo quelle “mentali”, ma anche quelle “fisiche”.
    E forse sbloccando quelle fisiche, si sbloccano poi anche le altre.
    La famiglia capirà e apprezzerà, altri amici arriveranno, ci sarà aria
    nuova in giro e nei tuoi polmoni.

    La prima e l’ultima insieme, mi paiono le strade più praticabili.

    Auguri di cuore, e ancora grazie alla prof. (ormai è anche mia) per questi post stramaledetti.

  16. Carissima Elena, ho vissuto (ti assicuro come una vera e propria tragedia famigliare durata anni) l’imposizione dei miei genitori nei confronti di mia sorella per la scelta non della facoltà ma della Laurea in se (lei avrebbe preferito trovare lavoro dopo la maturità). Una volta laureata ha trovato lavoro come agente immobiliare. Ad oggi, nel frattempo è passato qualche anno, è ancora il suo lavoro. Se non altro i miei genitori hanno infine compreso. Non mollare, tifo per te! Anna

  17. Vorrei dare il mio commento come genitore, visto che io l’università, pur avendo il diploma classico, ho scelto di NON farla (30 anni fa), proprio per evitare di trovarmi in una situazione di schiavitù finanziaria e “morale” verso i miei genitori.
    Fare i genitori non e’ facile, e’ un balletto quasi schizofrenico fatto di spinte e di ritirate, dove i protagonisti non sono solo i genitori, ma anche e soprattutto i figli.
    Non conosco i tuoi genitori, ma presumo che questo loro spingerti a studiare qualcosa di cui non ti interessa sia fatto solo perché ti vogliono bene e vogliono vederti indipendente e capace di avere una tua vita. Almeno lo spero. Il loro errore e’ stato quello di non considerare la tua opinione, il tuo interesse come importante parte dell’equazione: e’ un errore che fanno in tanti, troppi genitori, quello di riversare le proprie ambizioni, i propri interessi sui figli per appagare i propri bisogni insoddisfatti, vedere esauditi i propri sogni.
    Ma un errore forse lo hai fatto anche te, dico forse, molti particolari non ci sono dati in questa lettera, ed e’ vero che i figli non vogliono andare contro ai genitori un po’ per rispetto, perché ne dipendono economicamente e spesso emotivamente,o per paura di… paura di cosa? Cosa avrebbero potuto fare i tuoi genitori se ti gli avessi detto no, voglio fare lettere, punto? Visto che sono loro, immagino, i finanziatori dei tuoi studi, avrebbero al massimo potuto negarti “l’investimento” (perché dopotutto questo e’ quello che facciamo, quando usiamo i nostri risparmi per finanziare gli studi oltre a quelli dell’obbligo per i nostri figli. E almeno qui in America, si tratta sempre di un salasso non indifferente), e tu avresti potuto magari lavorare e studiare, ed arrivare probabilmente alla laurea che agognavi anche se lentamente (sei fuori corso comunque) e così coronare IL TUO di sogno.
    Ti capisco, e’ difficile, soprattutto quando si e’ giovani, prendere decisioni che sfidano la stabilita’ delle proprie relazioni fisse (mamma e papa’, sposo, etc.), e non conoscendovi, non so se magari i tuoi genitori di fronte a una “ribellione” di questo tipo ti avrebbero chesso’, diseredata, cacciata di casa dopo aver appuntato una lettera scarlatta sul tuo vestito… Ma da ex-figlia e da genitore di un figlio in questo momento all’università (i cui studi sono iniziati in modo molto traballante) ti assicuro che vale sempre la pena discutere e cercare di trovare un compromesso, soprattutto se riguarda la scelta del futuro dei figli. L’università non e’ un obbligo, infatti io all’epoca avevo preso una scelta non proprio popolare per una con la maturità classica, scegliendo di cercare un lavoro.
    Ma non ho nessun rimpianto, anche dopo 30 anni che ho preso questa decisione.
    Non e’ mai troppo tardi: esistono tante forme di schiavitù, quella peggiore e quella in cui le catene ce le mettiamo noi, per qualsiasi motivo (amore, rispetto, paura).
    Ti auguro tanta fortuna.
    p.s.: i tuoi genitori ti amerebbero ugualmente, anche se decidessi di cambiare tutto… l’unico consiglio che posso darti e’ di affrontare la discussione preparata, con un piano il più dettagliato possibile, dal punto di vista del timeline, delle mosse che vuoi intraprendere, etc. Sono i dettagli che rassicurano i genitori!😉

  18. cara Elena, ti consiglio di laurearti, per non perdere tutto il lavoro fatto. L’università è un tassello nella nostra vita, ma poi c’è molto altro. Io ho una laurea scientifica e ora lavoro con le parole. La vita ti può sorprendere con le sue svolte, ma bisogna sempre andare avanti e non ripiegarsi nel proprio dolore. Se ti senti spenta e depressa, se senti che coi tuoi genitori non c’è dialogo e la situazione è bloccata, cerca un bravo psicologo. A questa età un aiuto può fare la differenza. Auguri.

  19. Cara Elena,
    lo so che è banale, ma per me la vita è come un viaggio in cui le strade che si percorrono possono essere diverse, alcune le cerchi tu, altre forse ti vengono imposte, altre ti capitano, altre hai il coraggio di intraprenderle quando ne hai l’occasione…
    Io per esempio ho scelto Economia perché era varia, all’epoca (mi sono laureata nel 1995) mi ero fatta un piano di studi che variava dalla storia economica, all’econometria, giusto i fondamentali di ragioneria e diritto e poi vai di matematica…. Fondamentalmente ero indecisa e a 18 anni ero consapevole di non sapere nulla del mondo del lavoro.
    Sapevo che forse non mi sarebbero piaciute tutte le materie, ma mi sembrava che anche le altre lauree non sarebbero state da meno…
    Alcune materie le ho superate senza averle capite fino in fondo e forse per questo tuttora non le amo (ragioneria? bleahhh), altre mi hanno sorpreso e aperto dei punti di vista molto interessanti (scienza delle finanze o statistica).
    Ma in generale se ragiono sul mio percorso professionale fino ad oggi mi rendo conto che è frutto solo in parte di quella laurea.
    I miei interessi, lavorativi e non solo, le scelte di vita, ma anche le letture che ho fatto e continuo a fare, le relazioni umane, gli studi liceali e tanto altro sono le cose che ti portano a costruire una professione e a sentirti professionalmente se non realizzata per lo meno felice…
    Oggi tu ti senti compressa perché i tuoi genitori ti hanno imposto una facoltà, ma una volta laureata e magari con un lavoro ‘del cavolo’ sarai comunque sempre in grado di fare tutte le scelte che vorrai… e cercare la tua vera strada, che soddisfi fino in fondo i tuoi valori, e direttamente o indirettamente le tue passioni: potresti anche scegliere un lavoro noioso ma che ti garantisce di fare serenamente quello che ti piace, oppure un lavoro appassionante ma senza certezze. Oppure un lavoro che ti prende alla grande, che ti dà pure delle certezze ma che ti occupa 10 ore al giorno e non lascia spazio per niente di diverso… chissà !
    Cosa sono 5 esami rispetto ad una vita ? in ogni caso alza gli occhi e comunque vada, pensala in grande!
    Infine un ultimo consiglio, parla con qualcuno che il mondo del lavoro lo vive in prima persona, forse oggi è cambiato qualcosa, ma 20 anni fa c’era un abisso tra università e lavoro !

  20. Cara Elena,
    mi sento in dovere di scriverti perché la mia storia era molto simile alla tua: stessa età, stesso percorso sbagliato, stesse ansie e paure. Con una differenza: ho mollato economia per scegliere ció che veramente mi piace, scienze della comunicazione.
    Qui si sta perdendo il punto focale della situazione, che non riguarda nè i tuoi genitori nè i tuoi studi….Elena, riguarda TE.
    Tu, chi sei?
    Cosa vuoi fare?
    Quando la smetterai di crogiolarti?
    Di scrivere mail su internet a persone sconosciute in cerca di aiuto?
    Speri che qualcuno cada dal cielo a salvarti?
    Hai intenzione di permettere agli altri di decidere al posto tuo per sempre? Hai intenzione di abbassare la testa ogni volta che si presenta un problema?
    O hai intenzione di svegliarti?
    SVEGLIATI Elena. Devi dire basta a tutto questo. Mettici un punto. Come credi di poter affrontare la vita se ancora non sei riuscita a renderti indipendente almeno idealmente dai tuoi genitori?
    Sei una donna cazzo.
    Sei una donna o no?
    Tira fuori le palle che ce le hai. Scegli un obiettivo e portalo avanti. Quando avrai finito scegline un altro e continua. Crescere vuol dire anche fare scelte poco condivisibili ma, “chissenefrega” se vanno bene a te.
    So di essere stata dura ma te lo meriti. Ti meriti una vita migliore. E, a volte, servono un bel paio di schiaffi. Spero che tu ti svegli, Elena. Rimarrai sorpresa dalla quantità di cose che riuscirai a fare. Ti abbraccio.

  21. Cara Elena,
    è ancora troppo presto per me affrontare come genitore questi temi, Lacomizietta inizierà fra pochi giorni la prima media. Però… Ti parlo nel doppio ruolo di genitore e figlio.
    Sappi che i genitori, in certe circostanze, “sbagliano” a prescindere dalle decisioni che prendono. Se ti aiutano (troppo) non ti rendono indipendente, se manifestano il loro disappunto per le tue scelte, ti senti incompresa e non amata, se non ti aiutano e basta (perché non possono o non ce la fanno), rischi di sentirti abbandonata. La realtà è che nel rapporto genitori/figli, in alcuni punti di passaggio, è necessario uno scontro, spesso molto doloroso. Penso sia inevitabile e naturale.
    Penso anche che il 99% dei genitori, nonostante lo scontro, non smettano un secondo di amare i propri figli, come prima o forse un poco di più.
    Detto questo, qualsiasi sia la tua scelta, portala avanti con determinazione ed orgoglio. Se c’è da scontrarsi con i tuoi genitori, fallo. Vuol dire che è ora. A me piacerebbe sapere come va a finire questa avventura. Tienici aggiornati. Un abbraccio.

  22. Cara Elena, molla tutto e vai subito a Lettere moderne, come desideri. Io ancora rimpiango di non aver cambiato facolta` al terzo anno. Sulla pianificazione universitaria si puo` e si deve discutere a livello nazionale, ma alivello personale e umano non ha senso fare cio` che non piace. Dopo 10 anni i rimpianti faranno di te una persona astiosa. In bocca al lupo.

  23. Lo posso dire apertamente? Quando si dice che i genitori rovinano i figli. Ne vedo e penso sempre: I vostri figli non ve li meritate. Punto. Ma tu non sei affatto rovinata Elena, sei una persona che può e sa. Non credere che tu non abbia più chance. Per esperienza ti dico che la passione vale più di mille corsi di laurea. Non potrai insegnare Lettere ormai, non so se era questo uno dei tuoi obiettivi, ma puoi occuparti di letteratura in altri modi. Un consiglio solo per adesso: sbrigati a laurearti per essere libera di fare dopo quello che vuoi. Sbrigati, cinque esami non sono niente.Ti assicuro, dopo ti sentirai libera, più lucida per vedere le cose in altro modo e inseguire meglio i tuoi sogni. Un grande abbraccio di cuore,

  24. Benvenuta nel mondo reale fuori dai sogni in cui evidentemente ti sei cullata fino ai 18 anni. Nel mondo reale purtroppo e nella vita adulta ci sono un sacco di cose che dobbiamo fare non perché ci piace ma perché la situazione i ruoli o banalmente la necessità o le scelte ci impongo di farle. Il malessere che senti si chiama essere adulti e e benvenuta tra di noi

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