Lavoro: ma il Jobs Act sta fregando i trentenni?

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Non sono una giuslavorista e del Jobs Act ho letto solo qualcosa, a spizzichi e bocconi. Perciò scrivo in forma interrogativa e mi piacerebbe che qualcuno, più esperto di me, mi aiutasse a sciogliere un dubbio che da mesi mi attanaglia. Il dubbio nasce da ciò che ogni giorno osservo intorno a me: decine di ex studenti e ex studentesse che mi scrivono, mi raccontano, mi segnalano qualcosa in materia di lavoro. Cosa dicono questi giovani? Dicono che, da quando c’è il Jobs Act, è vero che le imprese offrono con più facilità tirocini extracurricolari – buona notizia – che poi si trasformano in contratti di apprendistato o contratti a tutele crescenti – notizia ancor più buona. Ma è pure vero – è qui sta la cattiva notizia – che da questo percorso preferenziale restano fuori una marea di giovani bravissimi, preparati e con molta esperienza, che oggi hanno 30 anni e poco più. Perché restano fuori?

Perché si sono laureati quattro, cinque o sei anni fa, e da allora hanno sempre lavorato o paralavorato, in tutti i modi della precarietà che prima del Jobs Act erano possibili e ora non lo sono più: prima accumulando due, tre, quattro o più tirocini, poi con contratti di collaborazione coordinata e continuativa (quando c’erano), o contratti a progetto, o collaborazioni occasionali. Oggi, come sappiamo, il Jobs Act ha cancellato queste forme di precarietà e l’operazione, in sé, sarebbe buona. Però un’impresa che oggi vuole approfittare dei vantaggi che il Jobs Act riserva a chi assume personale, cosa fa? Certo non sceglie i/le trentenni di cui sopra: impossibile prenderli come tirocinanti extracurricolari (è passato più di un anno dalla laurea), sono troppo anziani/e per un contratto di apprendistato (possibile fino a 29 anni) e per di più hanno un curriculum troppo forte, cioè hanno accumulato troppe esperienze per poter proporre loro il minimo stipendiale. Perciò cosa succede?

Quei trentenni che, prima del Jobs Act, avrebbero continuato a lavorare, magari nella stessa azienda, con l’ennesimo contratto a progetto, dopo il Jobs Act sono rimasti a casa. E ora mandano in giro curricola a più non posso, fanno un sacco di colloqui, si sentono pure dire, ogni volta, ma quanto è brava lei, quanto è preparato lei, quanto ci piacerebbe prenderla con noi, ma poi, puntualmente, nessuno li richiama. Perché alla fine l’azienda preferisce offrire un tirocinio extracurricolare a un/a neolaureato/a e perché è vero che il/la neolaureato/e è meno esperto/a, ma “lo formeremo in azienda”, dice il manager, e intanto costa molto meno – prima come tirocinante, poi come apprendista o “a tutele crescenti” – di quanto costerebbe il trentenne troppo preparato.

Insomma, la mia impressione – il dubbio di cui parlavo – è che la prima e più grande fregatura del Jobs Act sia arrivata proprio a questi giovani bravissimi e competentissimi, talmente bravi e competenti che nessuno li prende a lavorare, e nel  frattempo a loro monta l’angoscia perché si sentono tagliati fuori dal mercato del lavoro. Quanti sono questi trentenni? È solo a me che scrivono e parlano? Non c’è nessuno che si occupi di loro? Toc, toc… giornalisti, un’inchiesta su questo argomento? Toc, toc… c’è qualche azienda che vuol dire la sua? Toc, toc… fatevi sentire, ragazze, fatevi sentire, ragazzi, magari cominciando da questo blog.

17 risposte a “Lavoro: ma il Jobs Act sta fregando i trentenni?

  1. Brava Prof! E’ quello di cui parlo a tutti, ormai sgolandomi. Io ancora laureata non sono, mi manca poco, ma ho 35 anni e un’esperienza lavorativa di tutto rispetto, ho ripreso a studiare 3 anni fa. Mando curricula, a volte capitano colloqui, ma non cambia mai niente, perchè sono troppo vecchia (!!), costo troppo, e situazione ancora peggiore ho un lavoro a tempo indeterminato che sto cercando di cambiare da anni, ma le aziende non hanno sgravi fiscali se assumono me, e nemmeno interesse a investire, quando possono prendere un giovanissimo da formare e pagare poco. Quindi, nel mio caso, ci vuole proprio una botta di c.. chiedo scusa per il francesismo. Mi sento chiusa in una trappola, e mi sta stretta un bel pò.

  2. Ho letto questo articolo tutto d’un fiato ed è tutto vero. Ho compiuto 30 anni a gennaio, prima di allora ricevevo continue proposte per tirocini e mi dicevo “se è questa la situazione, son sicura che andrà tutto bene. Cosa vuoi che cambi al compiere dei 30 anni?”.
    La realtà è tutt’altro: son stata chiamata a colloquio per diverse posizioni (grazie alla distrazione delle agenzie che non guardavano l’età anagrafica) ma dopo i soliti “complimenti, ha un ottimo curriculum… si è laureata con 110 e lode, bravissima” non è cambiato niente.
    Ho addirittura rifiutato un lavoro come addetta marketing operativo perché dopo 4 colloqui, ho ricevuto un invito a cena per approfondire e la promessa di 500 euro mensili come super prova, per poi percepire 1000€ lordim per 46 ore settimanali! Ad oggi – nonostante le condizioni assurde – mi pento di non aver accettato, perché non riesco a trovare lavoro e me ne sto a casa con un 110e lode in marketing e comunicazione!
    Grazie Italia perché ti sei dimenticata di noi trentenni

    Un grazie sincero a te Giovanna che ti occupi di noi, portando alla luce i nostri problemi

  3. Buon pomeriggio, sono un ex studente che ora lavora nelle Risorse Umane (al momento in una nota azienda farmaceutica).

    Ci sono alcune considerazioni da fare sul Jobs Act e su questo post.

    1) I tirocini extracurricolari non sono stati minimamente modificati da questa riforma, ma a fine 2013. Non c’è comunque nessuna correlazione fra il Jobs Act e l’aumentata disponibilità delle aziende a promuoverli.

    2) I Co.Co.Pro. sono stati eliminati dal Jobs Act, è vero. Ma una precedente mini-riforma sotto il governo Monti aveva previsto un progressivo innalzamento della percentuale contributiva per renderli uniformi da questo punto di vista ai normali contratti da lavoro dipendente a partire adal 2017. La riforma di Renzi ha di fatto accelerato il processo di due anni, eliminando una tipologia di contratto che presto sarebbe stato un mero doppione giacchè era utilizzato come alternitiva (poco) low-cost dei contratti a tempo determinato. Il progetto era nel 99% dei casi fittizio.

    3) Pochi sanno che sono tornate le Co.Co.Co. Ma proprio per le motivazioni al punto 2) devono essere vere e proprie collaborazioni con reale autonomia del lavoratore, non più emulazioni del lavoro d’ufficio. Ad esempio, questi contratti vengono ora uutilizzati per la forza vendita, quando essa è libera di programmarsi il lavoro sul campo giorno per giorno e non deve andare tutti i giorni in ufficio.

    4) le collaborazioni occasionali sopravvivono in qualche caso e ci sono altri tipi di lavoro “occasionale”.

    5) “i trentenni (…) hanno accumulato troppe esperienze per poter proporre loro il minimo stipendiale”. Nulla rileva il Jobs Act in questo caso. Può essere una considerazione condivisibile, ma il salario minimo esiste ora allo stesso identico modo in cui esisteva prima. Era possibile qualche “licenza” tramite le Co.Co.Pro, così come purtroppo molte aziende facevano prima e continuano a fare ora il “falso part-time” proprio per pagare meno. Ma non l’ha certo creato il Jobs Act.

    6) “Perché alla fine l’azienda preferisce offrire un tirocinio extracurricolare a un/a neolaureato/a e perché è vero che il/la neolaureato/e è meno esperto/a, ma “lo formeremo in azienda”, dice il manager, e intanto costa molto meno – prima come tirocinante, poi come apprendista o “a tutele crescenti” – di quanto costerebbe il trentenne troppo preparato.”
    Le caratteristiche di un neolaureato e di un trentenne con 4/5 anni di esperienza sono completamente diverse. Ci sono manager e manager, ma se si ha bisogno di qualcuno con un’esperienza nel ruolo di qualche anno sarebbe da folli prendere un neolaureato. Parzialmente vero il discorso sull’apprendistato, ma esso (così come i minimi tabellari!) NON è stato toccato dal Jobs Act.Il limite di 29 anni sussiteva anche prima, e i minimi contrattuali anche.
    Se un trentenne ha difficoltà ad accontentarsi del minimo contrattuale, di certo non è colpa del Jobs Act, ma di un mercato del lavoro ancora troppo statico.

  4. Grazie a dote unica lavoro chi ha superato i trenta potrebbe usufruire di agevolazioni, note come “bonus occupazionali” che permettono alle aziende di avere bonus/incentivi=sgravi fiscali per ogni sottoscrizione di contratto determinato, indeterminato o stage. Peccato che Dote unica lavoro è un programma valido solo per alcune regioni e che spesso prevede una serie di cavilli burocratici a cui le aziende preferiscono sottrarsi.
    Siamo nella Repubblica delle prese per i fondelli e a noi trentenni “non ci resta che piangere”.

    Se vuole prof. Le racconto la mia avventura da neolaureata e trentenne!

  5. Ho 33 anni, laureato in Antropologia nel 2011 (molto in ritardo), fregato dalla Fornero (che mi ha limitato i tirocini a un anno dalla laurea proprio al termine del mio primo anno – trascorso lavorando nel pubblico, e pertanto mai più riassunto). Da allora mi sono inventato in tanti modi. Tra un po’ comincerò un corso di formazione che pago come una retta di un anno all’Università, al termine del quale è previsto un tirocinio aziendale. Cosa succederà poi? Non lo so, sicuramente compirò 34 anni. Ormai questa condizione non mi spaventa più, non mi dice più niente. Se andrà male tornerò a vivere con la mia famiglia. Io ci ho messo tutta la passione e la volontà a formarmi e a fare esperienza che ci poteva mettere. Le scuse per non assumermi rimangono tantissime.

  6. Dai commenti mi pare di capire che la maggioranza pensa che a 30 anni e con esperienza di 4-5- anni si abbiano abilità lavorative superiori al neolaureato. In teoria è così, ma in pratica? In pratica l’esperienza ha un mercato come tutto il resto, se è riconosciuta del valore di un salario minimo sindacale senza agevolazioni la si accetta, se non lo è la si scarta e si preferisce formare un lavoratore più giovane e meno costoso. A me sembra lapalissiano. La Olimpiabrancaleone sostiene che la sua esperienza è di tutto rispetto per i suoi 35 anni, ma le imprese che ha contattato preferiscono i lavoratori più giovani. Quindi quelli senza esperienza, e allora? L’esperienza della ragazza (preferisco signora) non è stata valutata per lo stipendio minimo o non interessava quelle aziende. Se fai esperienza in ingegneria aerospaziale in USA in Italia avrai forse 10 aziende che te la possono riconoscere e pagare. C’è il mercato! IL JOB ACT mette in atto agevolazioni più interessanti di ogni altra agevolazione passata per i giovani tra i 15 e i 29 anni, che rappresentano circa l’80% dei giovani disoccupati. Certo poteva aumentare la soglia di 5 o 6 anni, ma secondo voi non ci deve mai essere un limite? Mai? Come dice Filippo il mercato è statico, il lavoro c’é se ci sono le commesse nelle imprese. Non ci sono alternative. Dove li prendiamo i soldi per le agevolazioni, il salario minimo, le pensioni minime, ecc. Se pensate che la colpa sia del Job Act non avete capito questo paese. Una legge non basta occorrono 10 forse 20 anni di riforme, cambiamenti di mentalità, in particolare smettere di pensare che chi non paga le tasse sia un dritto e chi le paga un fesso. Aggiungo, anche per esperienza personale, che il genitore che giustifica un ragazzo perché ha perso 1 anno alle medie, poverino, 1 al liceo, a ripoverino, dovrebbe invece rendersi conto che non bisogna perdere tempo, nemmeno un trimestre, che occorre iniziare a lavorare da studenti, anche gratis, per fare esperienza di lavoro vera. Darsi da fare e smettere di pensare ai 25 30 anni come: “sono ancora dei ragazzi”. In UK a 18 anni sei fuori casa, dopo la laurea nemmeno una £ dalla famiglia. Pedalare e smettere di piangersi addosso.

  7. Caro Pier Danio, l’esperienza a cui io mi riferisco (la mia) è decennale, da casa mi sono tolta a 22 anni e ho iniziato a lavorare a 19, insomma se adesso penso di essere spendibile sul mercato del lavoro (almeno per esperienza!) un po di carte da giocare le ho. Poi certamente, non mi sarò rivolta alle aziende giuste e sicuramente e’ molto meglio la laurea di un ragazzo/a di 22/23 anni che quella di una 35enne (ti ringrazio per il signora, non è ironia, sentirmi chiamare ragazza mi fa ridere e sono d’accordissimo sulla mentalità italiana)… Ma se desideri cambiare lavoro, alla mia età, se vuoi fare altro e ti impegni per farlo, riprendi gli studi e li finisci, non è giusto avere un’altra opportunità? Io pur di cambiare lavoro lavorerei anche per meno del mio stipendio attuale, ma… Non mi capita neanche questo.

  8. Dal mio buco della serratura vedo che l’obiettivo non è assumere chi vale, ma chi costa meno. Meglio se vale e costa poco. Chi meglio di un neolaureato under 30? (Ho continui riscontri in questo senso.) Non so però se è colpa del JA. Sicuramente il mercato del lavoro è messo male.

  9. Ma perché non si comincia a pensare di mettere obblighi anche verso le aziende? Non solo obbligare un’azienda a non rinnovare un tirocinio per più di sei mesi un anno, ma anche a non poter proporre una stessa mansione di tirocinio per più di una volta. Le bacheche dell’Università pullulano di annunci di tirocinio che sono sempre gli stessi. E qui altra questione: se il tirocinio è obbligatorio per tutti gli studenti, come riuscire ad assicurare a tutti il tirocinio senza evitare, sul fronte dell’offerta, indebite moltiplicazioni di lavori sottopagati ed ostacolare così la conversione degli stage in contratti di lavoro de facto? Perché a questo problema le Università e i responsabili dei curricola studiorum non hanno pensato? toc, toc…

  10. Segnalazione fulminea di mezzanotte! Si è parlato (brevemente, ahimé) del problema delle “troppe competenze” nella puntata di Piazzapulita di questa sera. I politici presenti non hanno ovviamente dato risposte concrete, ma è stato piacevole sentir parlare di quella che è una delle contraddizione più paradassoli della situazione italiana: noi ragazzi ci prepariamo (io, studiando per la seconda laurea, mi considero ancora a metà strada) e poi … siamo troppo preparati? sic

  11. Cara Olimpia, ti sono vicino perché ho una figlia nelle stesse condizioni (laurea a Londra 10 anni di esperienza in UK tornata e disoccupata, cambia lavoro). Anche per le mie vicende personali mi sono sforzato di guardare al mondo del lavoro e al futuro dei miei figli con cinico realismo. Tu confermi che il mercato è quello che è e che non è affatto sufficiente una legge per cambiarlo radicalmente, il JA può dare una mano e il legislatore ha scelto di darla ai più giovani sapendo che in questo modo avrebbe ridotto le speranze ai meno “ragazzi”. E’ la storia della coperta. A Lucia suggerisco di pensare che le imprese vanno dove conviene produrre e il costo della manodopera è essenziale per la maggioranza delle manifatturiere. L’Italia ha regole complesse e molta meno flessibilità, più costi (contributi e tasse folli) questa è la ragione per cui la Toyota invece che aprire una fabbrica in Piemonte è andata in Galles, la Sony in Baviera chiudendo la fabbrica che aveva in Alto Adige. A questo aggiungi la terribile burocrazia, l’incapacità dei distretti di fare team, le incomprensibili relazioni sindacali, la criminalità e un codice civile e penale tra i più farraginosi del mondo. Se metti degli altri paletti la situazione peggiorerà. Chiedetevi perché la legge Fornero ridusse il tempo per i tirocini da 18 a 12 mesi. Per agevolare i ragazzi avrebbe dovuto allargare a 24 non stringere e si poteva fare senza costi. Ma qui sono intervenuti gli accordi con le parti sociali che hanno sempre pensato al tirocinio come sfruttamento del lavoro e non come opportunità, e le cose sono peggiorate. Perché il JA non è tornato sui suoi passi? Perché Renzi aveva già tirato troppo la corda con la CGL. Ma allora i giovani? Questo è il punto. In questo paese le leggi devono sottostare anche al modo di essere delle corporazioni come i sindacati, anche se al lavoratore non frega nulla.

  12. Pier Danio, sono d’accordo. Ma ciò che volevo mettere in luce è un altro caso. Se un’azienda continua a proporre uno stesso identico tirocinio per la medesima posizione in modo continuativo su una bacheca universitaria di offerta stage come su una qualunque altra bacheca di offerta tirocini dei centri per l’impiego (sto parlando proprio del caso specifico di organismi pubblici che fanno da tramite), c’è qualcosa che non va. L’intermediario pubblico capisce per forza a un certo punto che quel tirocinio non si convertirà mai in posto di lavoro, quindi lo studente che vantaggio ha tratto dal frequentarlo se non superare senza problemi l’obbligo dello stage curricolare? Nessuno.
    La contraddizione è: alla STESSA PERSONA non può essere rinnovato lo stesso tirocinio oltre un tot di mesi, allora che fa l’azienda per aggirare l’ostacolo? Offre lo STESSO tirocinio ad un’ALTRA PERSONA. Tutto chiaro no? Io direi che se un’Università o PA mi offre un percosso formativo per rendermi competitivo sul mercato del lavoro, quantomeno queste incongruenze devono essere evitate e prevenute con regolamenti interni, visto che entrambe le strutture hanno personale specificatamente preposto alla selezione dell’offerta oltre che delle domande di stage. Direi di iniziare da quello che intanto, nel piccolo e individuale, si può rimediare. Tutto qui.

  13. Credo che si tratti sempre dello stesso problema: il rispetto delle regole sul tirocinio. Se un’azienda pubblica o privata ha necessità di un fattorino o di un dattilografo, non ci sono le condizioni per il tirocinio che prevede. un programma di formazione scritto, una persona che faccia da tutor, in un’azienda che abbia almeno 1 persona impiegata a tempo pieno, ecc. E’ evidente che chi sfrutta il tirocinio per lavoretti a termine viola le regole e va denunciato all’ufficio dell’impiego. Punto. Se lo stagista comprende “l’inganno” non deve accettare. Come giustamente dice Lucia, bisognerebbe essere capaci di superare le incongruenze. La cosa tragica è nell’incapacità degli uffici per l’impiego di verificare se è logico o meno proporre un altro stage. Es. hai fatto uno stage di 3 mesi nell’ufficio marketing della FIAT product manager veicoli commerciali. Non sei stato assunto. Richiedi, in accordo con l’imprenditore che ti ha selezionato fra tanti, di fare uno stage all’ufficio marketing di una agenzia di pubblicità o di una clinica medica. Te lo rifiutano perché 3 mesi di marketing sono sufficienti per avviare al marketing su tutti i prodotto presenti sul pianeta. Cosa fa l’imprenditore che comunque ti aveva selezionato? Prende un’altro a cui possa dare un minimo di rimborso spese da 500 € mese, e tu perdi l’occasione. Questa è una stronzata che fa comprendere come nel nostro paese non si riesca a colpire chi sbaglia e non si sia capaci di comprendere la realtà. Altro che JA.

  14. Direi che il mio refuso “percosso formativo” rende bene l’idea…

  15. Specifico che io stavo parlando di annunci IDENTICI della STESSA azienda, non di annunci similari di aziende diverse. Non si può cercare per 4-5 anni a fila “laureando o neolaureato con mansioni di ricerca di mercato, cura delle strategie di social media marketing e stesura brief e testi” senza che tali mansioni non si traducano mai in un posto di lavoro. Può capitare che nessuno dei tirocinanti ti sembri abbastanza bravo e ne cerchi un altro. Ma se ti capita per più di due anni direi che ti conviene cercare altrove, allora, no? Certo che poi anche la sfilza di tirocini fatti da un neo-laurato in aziende diverse è un problema, meno controllabile però del primo che sarebbe già di più semplice soluzione se le “bacheche” ci mettessero duramente mano, il che sarebbe anche un deterrente al verificarsi del secondo problema. Se le aziende cominciassero a sentire puzza di controllo già da parte degli organismi mediatori forse gestirebbero le loro offerte di stage con criteri più sensati. Perché, voglio dire, un’azienda che chiede lavoro a gratis è pur sempre multabile, ma se nessuno stabilisce l’errore…

  16. Mi aggiungo al dibattito alzando l’età anagrafica: 52 anni, laureata, poliglotta, 25 anni di esperienza, licenziata da un contratto a tempo indeterminato due anni fa (cambio di proprietà della società) e da allora disoccupata. Nel frattempo: corso biennale di specializzazione in marketing turistico, alcune traduzioni, qualche consulenza /collaborazione occasionale e un bel po’ di lezioni private senza le quali non potrei pagare le bollette, visto che INPS dopo 12 mesi smette di erogare l’indennità di disoccupazione. Non so se c’entra il JA, so che anche a me dicono che sono troppo qualificata, so che mi accontenterei anche solo di 1000 o 500 €/mese (che sono meno dei 0 che prendo ora!!!), di un tirocinio, di un contratto qualunque a tempo qualunque…

  17. Ritengo il tuo intervento uno dei migliori e più espliciti annunci di ricerca lavoro degli ultimi anni. A ME INTERESSA LA TUA PREPARAZIONE, non posso offrirti un impiego fisso, ma penso potresti collaborare con me. Manda una mail con i tuoi dati alla mia assistente: info@oschealthcare.com

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