Umberto Eco su Internet: apocalittico, integrato o nessuno dei due?

Eco in conferenza stampa all'Università di Torino

Da qualche anno, quando Umberto Eco parla di media digitali, stimola sempre discussioni accese: lo si accusa di non capire Internet e tutto ciò che ci sta intorno, lui che dei media è sempre stato un fine studioso, lui che della comunicazione di massa ha anticipato, anche di decenni, importanti tendenze. Peggio ancora: visto che Eco mette spesso in evidenza rischi e problemi dell’uso poco consapevole di certi ambienti e strumenti di Internet (dai motori di ricerca a Facebook, Twitter e compagnia bella), lo si accusa di professare e fomentare pensiero di retroguardia. In una parola, se riprendiamo la sua vecchia distinzione fra Apocalittici e integrati (1964), lo si accusa di essere, in questo campo, un apocalittico della peggiore specie, del tipo signora-mia-dove-andremo-a-finire, non-ci-sono-più-le-mezze-stagioni, si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.

Non sto tentando, da ex allieva, una sua difesa d’ufficio: Eco non ne ha bisogno, e tanto meno da parte mia. Per di più sono consapevole del fatto che, su questa materia, qualche scivolone l’ha fatto davvero. Il fatto stesso di non evitare né depistare certe domande insulse è, dal mio punto di vista, un errore. Che senso hanno, per esempio, domande come quelle che gli hanno rivolto a Torino: «Cosa pensa di Twitter, dei social network, di questo flusso continuo, breve, liofilizzato, inarrestabile, confuso, ma praticato da tutti, dal giornalista come da chiunque, tutti opinionisti?». Una domanda come questa contiene almeno due bachi: (1) presuppone che i social network siano un calderone unico, in cui accadono cose identiche o simili (ma come si fa a pensare che milioni di persone al mondo facciano su Facebook o su Twitter le stesse o simili cose?); (2) svaluta, considera negativamente il calderone unico che propone, chiamandolo confuso, liofilizzato, eccetera (se ascolti l’audio, il tono con cui il giornalista pronuncia la domanda rinforza la svalutazione implicita). Quando i giornalisti fanno a me domande del genere, li fermo subito: «Non ha senso parlare di Internet, Twitter e Facebook come ambiente unico – rispondo – perché milioni di persone li abitano e ci fanno milioni di cose diverse, alcune buone, altre cattive, altre così così». Di solito il giornalista non è contento della mia risposta e insiste, ma io insisto a mia volta e si finisce col braccio di ferro.

Cosa fa Eco, invece? Secondo me le sue reazioni si dividono in due tipi:

  1. A volte, per gentilezza e perché è signore («Signori si nasce, e io modestamente…», diceva Totò), asseconda il/la giornalista – come ha fatto a Torino – e mal gliene incoglie: il giorno dopo i giornali titolano cose come «Eco contro i social network», «Eco e i mali di Internet» e così via. I più volgari associano le sue parole (o meglio, quelle che hanno estrapolato da un discorso più complesso) all’età anagrafica: certo, alla sua età… come fa un signore di 83 anni a capire i media digitali? Come se loro li capissero. Ma lui se ne frega, giustamente: nella sua posizione, e col prestigio internazionale di cui gode, non ha certo bisogno di dimostrare che di media se ne intende. Piuttosto, è assai dubbio che ci capiscano qualcosa i giornalisti che domandano, titolano e scrivono a quel modo. Immagino la noia con cui legge, il giorno dopo, quei titoli e articoli. Immagino il suo sbuffare benevolo (perché Eco è tutt’altro che snob), con gli occhi all’insù.
  2. A volte invece Eco scherza, provoca, si diverte a rimestare nel torbido, ad agitare i galli nel pollaio, per vedere l’effetto che fa e ridersela sotto i baffi. Detto nel gergo di Internet, in questi casi Eco trolla alla grande, fa trolling, è un troll che più troll di così non si può. Niente male, per un signore di una certa età che di Internet, a detta dei sapientoni che ci cascano, non dovrebbe capire nulla. Un fine intellettuale che sa fare persino il troll. Niente male davvero.

Ed ecco allora il mio piccolo contributo in fatto di trolling (o trolling sul trolling, ben più importante, del mio maestro e amico): Umberto Eco su Internet è apocalittico, integrato, o nessuna delle due cose? Ai posteri l’ardua sentenza.😀

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

18 risposte a “Umberto Eco su Internet: apocalittico, integrato o nessuno dei due?

  1. La seconda ipotesi? Tutta la condiscendenza verso l’interlocutore difficilmente permette di accettare una domanda sbagliata. Ma è un’ipotesi🙂

  2. Concordo, la differenza tra tipo e uso dei social è netta e marcata. Tempo fa avevo aperto un prifilo su twitter, spinto dalla curiosità perché molti amici sembrano diventare matti per questa piattaforma. Ho da anni un profili su facebook, e facendo il turnista lo adopero come potrei fare con il telefono ma senza essere vincolato ai miei orari che spesso non coincidono con quelli che il buon vivere ci dice essere più adatti per chiachcierare con la gente. All’inizio pensavo a twitter come un altro surrogato del telefono, dicendomi che tanto già mando sms con quel numero di caratteri… si, ciao! Complimenti per l’intuito!
    Mentre FB è, in ultima analisi, la versione digitale di Radio Serva, twitter è molto più dipersivo, per come lo vorrei usare: per quanto poco trovo molto più difficile che su FB seguire una conversazione, mentre vedo che è molto più diretto dell’altro quando si tratta usarlo per comunicazioni brevi e per così dire esplosive; lo vedo piùcome la locandina di un quotidiano in edicola, con gli anticipi dei titoli di prima pagina, che non come un mezzo per intrattenere conversazioni. Ho chiuso il profilo dopo qualche mese perché non mi serviva a nulla

    Non mi sono mai adeentrao negli altri social, salvo Pinterest: giusto per cercare qualche idea per la decorazione della casa, così come potrei sfogliare una rivista di arredamento.

  3. Per Eco ho sempre avuto un rispetto e una ammirazione infiniti. Per quello che ha fatto, per l’influenza che ha avuto nella mia vita (Scienze della Comunicazione in Italia c’è perchè c’è lui: è più di una paternità spirituale, è quasi una identità).

    Eppure…
    eppure…

    Sicuramente sono io a non capire le raffinatezze di certe uscite abborracciate, di certe scivolate, sicuramente tutte tutte intenzionali, da vero troll consapevole e infinitamente ironico.
    Chi sono io per dubitare di un personaggio intoccabile?
    Eppure io mi prendo la responsabilità dei miei errori di comunicazione, se i miei interlocutori non mi capiscono non me ne frego, non scarico la colpa sugli interlocutori – e l’unica cosa che l’università mi ha insegnato è di mettere in dubbio il principio di autorità, di non fidarmi mai ciecamente di nessuno, di verificare, di essere curioso.

    Ma sto sragionando: il mio parere non può sfiorare un personaggio tanto immenso, rinomato a livello internazionale – e anche se nutrissi dei dubbi a chi interesserebbero?
    Non a Eco, ovviamente.
    Non a chi conosce di persona la statura del suo personaggio.
    Non ai veri studiosi, quelli che possono capirlo in tutte le sue sfumature e apprezzare da soli il suo umorismo postmoderno e interdigitale

    Eppure…

    Magari…

  4. Intanto Eco fa ciò che i migliori intellettuali consentono: fa riflettere. E chi cogliesse l’opportunità alla riflessione non potrebbe ignorare che lui consiglia di dotare (fin dalla tenera età) e dotarsi di “filtri” per setacciare il materiale che viene diffuso in Internet. A volte, quando sono costretta a navigare in lungo e il largo in internet per lavoro, ho l’impressione di essere in un luogo dove abbondano i rifiuti tossici tra le cose migliori che le persone riescono a pubblicare e comunicare.

  5. uhmm… Né apocalittico né integrato, né un subcontrario. é un termine complesso o neutro. In ogni caso abbatte la categoria! =P

  6. Ecco pensavo anche io la stessa cosa: piuttosto che indignarsi, perchè non prendere a spunto l’intervento di Eco per fare un po’ di riflessione sui nuovi media. Invece no, indignazione a gogo.

  7. la seconda ipotesi mi ha fatto sorridere e quindi scelgo di crederci

  8. In ogni caso io sono con: ” Eppure…..eppure …..Eppure.. Magari..
    Ovviamente con tanto rispetto

  9. Grande Eco (sempre!) e fine fine articolo (come sempre)😉

  10. Dire che c’è un ritorno al cartaceo perché Amazon ha comprato il WSJ è ridicolo. Accettiamo il fatto che un importante intellettuale del ventesimo secolo non possa analizzare con la stessa lucidità il ventunesimo!

  11. Trolling al quadrato, senza insulti e cattiveria? Decisamente troppo fine, cara Giò.😉
    Ma su Eco concordo pienamente!

  12. più che contro Internet e i social a me sembra Eco ce l’abbia sempre avuta con la gente che li usa più, ma soprattutto meno bene, secondo lui. Non ha fatto analisi o specifiche considerazioni sui mezzi on line in sé, ma come fenomeni sociali e sulle loro derive. Poi che a Eco si dica che è un anziano saggio troller (! e non sai quanti anziani troller, ingegneri o che ad esempio, bazzichino sui social) non so se sia contento, però…

  13. Eco è un grandissimo, ma questo purtroppo nulla toglie che questo intervento banale. E’ vero e’ stato preso da assalto da domande sciocche, ma perchè non ha spiazzato tutti con una lezione su Edgerank e Pagerank? Perché invece di citare la preghiera di Hegel non ha spiegato che la comunicazione è sempre più una scienza esatta? Perché non ha spiegato che per guardare nel futuro bisogna guardare al presente degli A/B test? Boohhhh

  14. La mise an abyme del trolling merita un plauso.

  15. Come direbbe Maurizio Ferrini: “ssciamo in democrascia !!!”. Anche gli imbecilli hanno diritto di gridare “il Re è nudo” nei socialnetwork. Anche dal più lurido imbecille può uscire un qualché di sensato….. Internet: uno strumento efficace, da utilizzare con le pinze. Spesso una perdita di tempo. Tanto il tempo trascorre velocissimo in internet.

  16. Brava Ary che ha scoperto il trucco e bravo bruno che ha capito come giudicare e come trattare chi grida che il re è nudo!
    Comunque vorrei far notare (e mi spiace per luciana che magari ci era cascata!) che anche il mio post era un palesissimo trolling!!!
    AHAHAHAHA

    È un tipo nuovissimo e raffinato: si chiama “uber-ubertrolling”, è un a cosa che solo un paio di persone al mondo può capire e grazie al quale posso dire qualunque vaccata ed essere comunque giustificato davanti a tutti i pubblici, anche quelli che continuano stupidamente a dire che quando vado a fare la spesa al supermercato sono nudo.

    Tsè: non capiscono la finezza della mia critica alla società moderna e la trasparenza sottilissima dei vestiti che indosso per andare a fare la spesa!

    Uber-ubertrolling significa che SEMBRO nudo, ma in realtà sono vestito di tessuto d’aria di montagna.
    I veri intellettuali, e solo loro!, mi sostengono in ogni occasione perchè mi conoscono bene e sanno il mio valore intrinseco e hanno studiato con me il processo di fabbricazione di questo tessuto leggerissimo che sembra trasparente.

    Tutti gli altri evidentemente sono persone senza valore e intellettuali – non me ne vogliano – di serie C. Mi dispiace, ma mica tutti possono capire come stanno davvero le cose. Sono solo luridi imbecilli.

    Dovete farvene un po’ una ragione se siete un po’ ciechi e non vedete l’ovvietà delle cose, perchè io sicuramente non starò a spiegarmi per voi che non lo meritate.

    Non fate caso al fatto che se la stanno ridendo tutti (tutte e due, voglio dire) tantissimo per il mio matto uber-ubertrolling argutissimo.
    Un giorno forse capirete anche voi che questo trolling permette la liberà di movimento, la libertà da ogni critica e da ogni logica stringente.
    Proprio come essere vestiti d’aria, appunto.

    (Magari)

  17. Un mio amico diceva: “ma parla come mangi”. Le giravolte di senso non aiutano a comprendere. Robert De Niro, il grande attore, lucidamente sosteneva che non avena nulla contro i socialnetwork o internet, però aveva altre distrazioni.

  18. Provocatore raffinato ed ironico lo è sempre stato, ma troll non direi (il trollaggio è pratica molto poco garbata). Le sue provocazioni tendono a stimolare la riflessione e non sono sentenze lapidarie con la pretesa di incontrovertibilità. In qualche sua uscita tende però alla generalizzazione e sembra che a parlare non sia l’Eco dotato di acume e profondità, come se emergesse talvolta una sua polarità un po’ saccente e più diretta (ma è ciò che forse lo rende umano).
    Ad esempio, quando dice che Twitter da a tutti le stesse possibilità di espressione, per cui gli imbecilli hanno lo stesso diritto di parola dei premi Nobel (parla di invasione degli imbecilli), storco davvero il naso, al di là del fatto che sia una provocazione o meno. Si mette in dubbio che tutti debbano godere in egual misura del diritto di parola? La soluzione non sta nel limitare o aumentare le opportunità di comunicazione ed espressione altrui in virtù del possesso o meno di un premio Nobel, ma nella nostra capacità di avvicinarci ai contenuti per noi “nutrienti” e di rifiutare quelli “indigesti”, oltre a approfondire, commentare, verificare, comparare, rispondere, etc.
    I social non rappresentano solo il bar virtuale o circolo o piazza della nuova era, ma anche un’evoluzione dei media tradizionali, presentandosi come un fenomeno molto complesso in virtù delle dinamiche che li animano. Vuoi che abbia assecondato il giornalista o che sia caduto in una “trappola generalizzatrice”, o che abbia voluto provocare, la cosa a me par dimostrare che le uscite da bar capitano a tutti noi, anche se non siamo al bar.

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