Umberto Eco: un professore non muore mai

eco

Sbaglia chi pensa che Umberto Eco se ne sia andato. Il professore è vivo, è ancora con noi, è sempre con noi. C’è nelle migliaia, no, decine di migliaia di testi che ha prodotto e sono sparsi in tutte le lingue e in tutto il mondo: libri, articoli, video, audio, testimonianze, interviste, documenti, e chi più ne ha più ne metta. C’è nei milioni di lettori e lettrici dei suoi scritti: dai saggi più raffinati ai romanzi best seller, dagli interventi sui media agli scherzi, passatempi, giochini e giochetti con cui si divertiva a prenderci per il naso. C’è nelle biblioteche, nelle librerie, sui media. C’è su internet, diffuso e virale: metti “umberto eco” su Google e vedi. C’è in quel pezzetto di enciclopedia condivisa che ognuno di noi si trova in testa (ah, l’enciclopedia, un concetto fra i suoi mille, uno di quelli che più lo rappresentano). C’è nella storia della cultura mondiale. Ci sarà nei libri di storia. Per sempre.

Ma soprattutto c’è in me come nelle decine, no, che dico, centinaia di migliaia di suoi ex studenti e ex studentesse, che hanno avuto la fortuna di stiparsi nelle aule in cui faceva lezione, e l’hanno fatto per mesi, a volte per anni. Ognuno e ognuna di noi, anche il più distratto, anche la più svagata, ricorda almeno una frase, un concetto, una battuta, un guizzo, un’alzata di sopracciglio che gli/le abbia lasciato un insegnamento, fatto venire un’idea, addirittura cambiato la prospettiva e in certi casi la vita. Un professore non muore mai, e questo vale per tutti i professori. Un grande genio resta nella storia. E questo vale solo per lui. Ciao, Umberrrto, detto con la tua bellissima, indimenticabile, erre moscia (la mia è più debole, ma sono orgogliosa di averla un po’ come te). Sono certa che in questo momento ti stai grattando la barba e ridi.

18 risposte a “Umberto Eco: un professore non muore mai

  1. Professoressa ha detto una grande verità in questa frase:

    “Ma soprattutto c’è in me come nelle decine, no, che dico”.
    E’ la volontà e il rispetto di sé a fare la differenza.
    Grazie mille di queste parole, testimonianza.

  2. Il mio stesso pensiero, spero, però, che tutti i suoi insegnamenti, ricordi, aneddoti bastino a colmare il vuoto della sua assenza. O come ci ha insegnato il prof. Paolucci: sarà la sua assenza a presentificarlo!😉
    Un abbraccio

  3. Che il rizoma gli sia leggero…

  4. Grazie.emozionante per chi come me ha iniziato a leggerlo da ragazzina e non ha mai smesso, fino a giugno scorso.

  5. L’ha ribloggato su La vita di un giovane papà e il marketinge ha commentato:
    Ricordo ancora più di un anno fa una particolare lezione di Sociologia, una delle prime della mia magistrale in Marketing e Comunicazione. Il Prof. Marzella ha mostrato due ritratti, chiedendoci provocatoriamente: conoscete il primo? Sì, ovvio, era Matteo Renzi. Conoscete il secondo? Tutti zitti e imbarazzati, nessuno aveva idea di chi fosse. Era Umberto Eco.
    Il tipico “personaggio” che sai che è un’istituzione del panorama culturale italiano, di cui conosci l’importanza dei suoi apporti alla Semiotica e alla Comunicazione, ma di cui non hai mai saputo abbastanza. Di cui sai che ha scritto quel librone, “Il Nome della Rosa”, ma qualcosa ti ha sempre impedito di andare oltre al primo capitolo. Di cui sai che era professore di Lettere all’Università di Bologna, che otto anni fa era il tuo sogno andare a fare.
    Dentro di me questo sogno rimaneva vivo, fino a poche ore fa.
    Ma come dice Giovanna Cosenza, un Grande Professore non muore mai, e un genio resta nella storia. Rimane vivo nelle migliaia di pagine che ha scritto, e nelle innumerevoli testimonianze che ha lasciato.
    Un allievo mancato come me non potrà che rimettersi in pari al più presto.

  6. Un GRANDE, non occorre altro. Grazie!

  7. Giovanna, perché non ci racconti alcune circostanze, episodi, sorprese e delizie che hai convissuto con lui? Leggerli da te sarebbe una presa direttissima con quell’Italia sempre più rarefatta e striminzita che ama ancora ragionare, ascoltare, sorridere, imparare…

    Nel mio piccolissimo, l’avevo incontrato una sola volta: eravamo allegramente appollaiati intorno a due tavolini di quel posto che oggi si chiama Caffetteria DeCanto in Piazza Scala a Milano: mi ci aveva portato Gianni Emilio Simonetti (socio fondatore della casa editrice ED912 con Gianni Sassi di cui allora ero l’art director); gli altri erano Enrico Filippini, Edoardo Sanguineti, Furio Colombo e, come inevitabile centrocampista che aveva la migliore visione di gioco, Umberto Eco. Il Gruppo 63 s’era appena sciolto e ricordo bene che Filippini ed Eco (sicuramente i più vicini ai tedeschi del Gruppo 47, pure lui appena tumulato dagli stessi compari che nell’ormai lontano dopoguerra l’avevano generato), ci facevano ridere tutti. Ridendo e scherzando in un gergo da Sturmtruppen inventato lì per lì, quei due ci deliziavano con un Kauderwelsch dadaista che negli anni a venire l’avrebbe potuto inventare solo un Corrado Guzzanti in stato di grazia. I suoi fasti editoriali come romanziere erano ancora lontani, ma dopo i suoi saggi sui massmedia, sulla semiologia, sull’Ur-fascismo e su Mike Bongiorno, all’epoca Eco era il “nostro” indiscusso Noam Chomsky – senza mai cadere nel trappolone dell’accademismo ex cathedra e dei modi più o meno cardinalizi tipici dei vari Argan, Pestalozza, Rondolino, Cacciari, Scalfari.

    Prima ancora di essere l’Umberto Eco che tutti conosciamo, per me il flautista dolce alessandrino è stato un contagioso e possente divulgatore di cose complesse che si faceva capire sempre, ovunque, da tutti – senza annoiare mai.

  8. A distanza di 35 anni, sono ancora qui che racconto ai miei studenti della strana storia dell’unicorno e del Fisiologo come l’avessi letta ieri, e non fosse la prima cosa che gli sentii dire la prima volta che entrai nella sua aula, e dei dotti di Salamanca maestri del “dove andremo a finire”… e mi rendo conto che le cose imparate da lui non le ho mai ripassate, sono tutte lì come post it che non si sono mai scollati. Un abbraccio, Gio’.

  9. Alla notizia della sua scomparsa, non ho potuto non pensare a te, Giovanna, al dolore sicuramente provato anche se in queste tue parole c’è la piena coscienza di avere avuto una grande fortuna nella vita, incontrarlo e viverlo. E lui ha saputo rendersi immortale, senza alcun impegno, solo vivendo.

  10. Aspettavo proprio il tuo post su di lui. Bellissimo.

  11. Grande Giovanna, e grande Umberto, sempre…

  12. Grazie professore!

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