Sessismo e musica: perché pochissimi dj al mondo sono donne?

Dj mixer with headphones

Oggi pubblico il lavoro di Andrea Valenza, studente della laurea magistrale in Semiotica che, per l’esame di Semiotica dei consumi dell’anno scorso, ha fatto una riflessione interessante, ben articolata e documentata sul ruolo della donna nella musica elettronica da ballo (o EDM, electronic dance music), interpretandolo come sintomo di un più ampia tendenza, nella storia della musica, a relegare la donna a ruoli minoritari. Scrive Andrea:

«Il 17 ottobre “la bibbia” della dance, djmag.com, divulga la Top 100 djs 2015 che vede i fratelli belgi Thivaios (in arte Dimitri Vegas & Like Mike) piazzarsi al primo posto. Il duo di musica house si lascia alle spalle Hardwell, dj e produttore discografico che lascia la corna dopo due anni di primato e Marti Garrix giovane olandese. Fuori dal podio (quarto quinto e sesto posto) tre monumenti della dance floor, regolarmente in cima alla top 100 da più di 10 anni: Armin Van Buuren, Tiesto e David Guetta (forse il più popolare al mondo). C’è una peculiarità che accomuna i primi dj della classifica: nessuno di loro è una donna. Le prime donne in classifica sono solo al

24esimo posto conquistato dalle Nervo, duo australiano di sorelle gemelle che raggiungono il successo nel 2009 con il singolo When Love Takes Over prodotto insieme a David Guetta e vincitore di un Grammy Award. Dopo di loro bisogna scendere fino all’81esimo posto preso in prestito da I Krewella, un gruppo musicale nato a Chicago nel 2007, ma formato da due sorelle di origine pakistana Jahan e Yasmine Yousaf e dal loro produttore Kris Trindl. Infine al 94esimo posto si posiziona Miss K8, dj producer techno-hardcore sconosciuta in Italia (e non solo) fino alla sua comparsa nella Top 100 2015.

Tre dj donne nei primi 100 posti, quattro nei primi 150 per un rapporto di quasi 1 a 38. Questa tendenza non riguarda l’intera industria dell’EDM (electronic dance music). Dietro le quinte molti dei più grandi talent scout e talent manager del settore sono donne, ma la scena è quasi esclusivamente maschile. Una quantità così infima di donne sul palcoscenico dell’intrattenimento danzante lascia intendere che il mondo del djing sia particolarmente gender-specific, il che vale a dire specificamente orientato verso uno dei due sessi, in questo caso quello maschile.

Dopo l’uscita della Top 100 2015, tra i tanti temi dibattuti il tema della sessualità è stato uno dei più discussi. Ovviamente non sono mancate accuse di sessismo nei confronti della rivista inglese che nella didascalia sotto la posizione femminile più alta, Nervo, ne previene ogni coinvolgimento scrivendo: “While some have questioned the lack of women in the Top 100 DJs poll, these DJ and production siblings have consistently placed in the upper reaches”, il che all’interno del contesto comunicativo significa dire: “se c’è del sessismo non siamo noi a perpetrarlo e non vogliamo essere noi a occuparcene”. In aggiunta la rivista chiede a buona parte dei classificati il motivo per cui secondo loro ci sono così poche donne in lista.

A prova della confusione generale sul tema, le risposte sono delle più disparate. Il dj svizzero Michael Kull, meglio conosciuto come Candys, si congeda così: “I guess it’s easier for guys to entertain people, especially at festivals. DJs need to be powerful, loud and outgoing”, il che significa dire che le donne sono per loro natura deboli, riservate, introverse e quindi non adatte a intrattenere un pubblico galvanizzato come quello dei grandi festival EDM. Come se oggi potessimo parlare dell’esistenza di una differenza cognitivo-biologica tra due sessi, Candys mostra una visione fortemente dualistica della sessualità, oltre che sessista. Invece il dj olandese Frontliner informa il suo pubblico che a suo parere mancano donne “Because maybe they spent too much time in Sephora and too little time on producing” (per chi non lo sapesse Sephora è un franchising di negozi di cosmetici francese). Tralasciando l’intenzione dell’affermazione di Frontliner che, per quanto sarcastica, risulta fortemente sessista, questa come molte delle altre risposte dei dj sono piene di pensieri che trovano precisa corrispondenza tra gli stereotipi, espressione dal senso comune per cui, come dice lo psicologo Bruno Mazzara “gli uomini […] sono percepiti come aggressivi, indipendenti, orientati al mondo della tecnica, competitivi, fiduciosi in se stessi, poco emotivi”, mentre le donne al contrario risultano naturalmente disposte alla cura del corpo “più emotive, gentili, sensibili, dipendenti, poco interessate alla tecnica”.» Andrea Valenza

Continua a leggere la tesina di Andrea Valenza scaricando il pdf: EDM. musica e corpi, generi e degeneri.

9 risposte a “Sessismo e musica: perché pochissimi dj al mondo sono donne?

  1. Gustavos Super Sayan

    Bravo Andrea Valencia e brava la proffssa Coscenza.., il modno del laboro è anchora troppo soggietto a dynamiche sexiste et molto spesso mysoginia. Ho visto molti festival di musica techno e speed-polka e poche dj donna è un pecato in altri paesi sono cuotate anche più del coleghi maschio.
    Scusate il mio italiano sono straniero di Andorra da poco in Italia.

  2. È la solita storia che si ripete… nulla di nuovo sotto il sole. E intanto è l’alba del 2016…

  3. Tesina molto interessante, ma sarei curioso di sapere cosa ne pensano la prof. Cosenza e il suo alunno di questa intervista di uno storico producer di musica elettronica, Venetian Snares!

  4. una donna che cura il proprio corpo può benissimo occuparsi di musica ed essere una DJ. Quanto al resto, uomini e donne possono essere aggressivi, emotivi o non emotivi, forti e fragili (a volte queste caratteristiche convivono nella stessa persona). Dipende dal carattere della persona uomo o donna che sia

  5. Il fatto che le DJ donne non siano percepite come professioniste ma piuttosto come “oggetti d’intrattenimento” è apparso evidente quando Miss K8 ha pubblicato un post su Facebook lamentando il fatto che, durante un suo set in Italia, un gruppo nel pubblico ha iniziato a urlarle “escile”; la DJ ha poi dichiarato di non voler suonare in Italia per un bel po’ per questa mancanza di rispetto. Molti commenti erano volti a criticare la sua reazione “eccessiva” e a sminuire l’episodio (molti altri erano commenti in cui si chiedeva scusa a nome della comunità dei suoi fan italiani, peraltro).
    Non so se questo episodio sia menzionato nella tesi perché devo ancora leggerla, ma mi sembra emblematico.

  6. Cara Giovanna,
    Dai un occhiata a questo video. Non poteva non venirmi in mente.

  7. se la professionalità delle dj donne non viene considerata è solo colpa della beceraggine di alcuni italici maschi

  8. Di esempi notevoli ce ne sono molti, ma non fanno parte della scena mainstream. Steffi, Virginia, tINI, The Black Madonna, Nina Kraviz, Tama Sumo, tutte DJ donne molto rispettate e amate nella scena house e techno. Certo, statisticamente sono ancora molto meno rispetto alla controparte maschile, ma i giudizi dei DJ intervistati sono fuori dal mondo. DJmag non e’ proprio il massimo della fonte purtroppo…

    Invece mi viene da pensare al ruolo minoritario delle donne nella filosofia e nelle scienze umanistiche in generale. Se penso a quante ragazze si iscrivono a queste facolta e quante vengono poi citate nella Letteratura, come si spiega questo dislivello?

  9. oggi ero nella sezione musica classica di un negozio di dischi e mi é venuto in mente questo post e allora giro la domanda a Giovanna Cosenza: perché tutti i compositori di musica classica sono uomini e non donne? se all’epoca di Mozart, si poteva capire il perché, perché non ricordiamo compositrici donne nel XX secolo??

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