The Fun Theory

23 11 2009

A fine settembre l’agenzia DDB di Stoccolma ha lanciato per la Volkswagen svedese la campagna The Fun Theory, volta a dimostrare che le persone cambiano più facilmente i comportamenti dannosi per la salute e l’ambiente, se le si stimola al cambiamento facendole divertire. L’obiettivo ultimo è associare al marchio Volkswagen i significati e valori della responsabilità ambientale, per attirare l’attenzione sulle nuove auto ecologiche.

La Fun Theory è stata finora sperimentata in tre situazioni diverse, da cui DDB ha tratto tre video che stanno contagiando viralmente i social network di tutta Europa, a suon di «Troppo bello», «Nice!» e commenti entusiastici in varie lingue. Il che dimostra che la Fun Theory è una idea brillante sia come atto di comunicazione sociale e ambientale (perché in pratica, stando ai dati forniti da DDB, funziona), sia come pubblicità commerciale (perché Volkswagen ne trarrà i benefici del caso).

Fra l’altro, se ti viene una buona idea per ulteriori applicazioni della Fun Theory, puoi inviare QUI la tua proposta: la gara è aperta fino al 15 dicembre e il primo premio ammonta a 2500 euro.

Prima situazione: ai cestini per la spazzatura di un parco pubblico è stato aggiunto un effetto sonoro che si attiva ogni volta che qualcuno vi getta dentro qualcosa.

Seconda situazione: i gradini di una scala nella metropolitana di Stoccolma sono stati trasformati in tasti di pianoforte che suonano quando ci si va sopra, per indurre le persone a salire a piedi, facendo un po’ di moto invece di usare la scala mobile.

Terza situazione: i contenitori per la raccolta differenziata del vetro sono assimilati a un videogioco, in cui si guadagnano punti per ogni bottiglia inserita.





Meno cd, più concerti (e più cari)

18 11 2009

Mentre in Europa si discutono la dottrina Sarkozy e il pacchetto Telecom contro la pirateria digitale (cioè contro coloro che scaricano musica e audiovisivi col P2P), i dati del mercato mondiale della musica vanno in una direzione piuttosto chiara.

Cito dalla tesi di laurea in Scienze della Comunicazione di Giulia Giapponesi «La distribuzione musicale nell’era del peer-to-peer: il caso dei Radiohead», discussa ieri mattina:

«Secondo il report annuale della IFPI, la più importante agenzia di analisi di mercato dell’industria musicale, nel 2008 globalmente le vendite di musica “physical” sono scese del 15,4% [physical sales include: audio formats (singles, LPs, cassettes, Cds, DVD Audio, SACD, MiniDisc) and mudic video formats (DVD, VHS, VCD)].

E anche se le “vendite digitalicontinuano ad aumentare (+24,1%) [digital sales refer to: sales via online and mobile channels and via subscriptions. Income from ad-supported services, mono/polyphonic ringtone income and bundled subscriptions], così come gli introiti provenienti da “performance rights” (+16,2%) [performance rights figures reflect monies received by record companies from collection societies for licenses granted to third parties for the use of sound recordings in music videos in broadcasting (radio and TV), public performance (nightclubs, bars, restaurants, hotels) and certain internet uses], queste crescite non coprono la perdita nel settore “physical”, che fa registrare un calo globale dell’industria musicale dell’8,3%.

I concerti invece vanno bene. Nonostane la crisi economica del 2008 il settore non ha dato segni di recessione. Secondo Billboard.biz l’industria dei concerti ha incassato nel mondo quasi 4 miliardi di dollari, stabilendo il suo record con una crescita di quasi il 13% rispetto all’anno prima.

La crisi si fa sentire poco e soprattutto sul numero di show che globalmente sono scesi del 6%. Nel dettaglio, in Nord America la media del ricavo del box office è salita del 18%, mentre la media di partecipazione agli eventi è salita del 6,3%.

Evidentemente quello che è salito è il prezzo medio dei biglietti. Secondo un articolo del Wall Street Journal, nel 2008 il costo medio per il biglietto di uno dei 100 concerti più grossi dell’anno è di $66,90, con un aumento dell’8% (+$4.83) rispetto al 2007 e superando il doppio della media dei prezzi del 1998.

[...]

Oggi il concerto non può essere in alcun modo considerato uno strumento promozionale per tirare le vendite degli album, neanche per i grandi artisti. È semmai vero il contrario. [...] Gli artisti che avevano diradato i concerti durante il periodo d’oro dei CD, gli anni ‘90, dall’inizio dell’ultimo decennio hanno ricominciato a fare tournée mondiali.

Un esempio per tutti quello di Madonna, che nel 2001 ritorna sul palco dopo otto anni di assenza con il Drowned World Tour, a seguito del quale ricomincia a fare tour ogni due anni, fino all’ultimo Sticky & Sweet, il tour dal guadagno più alto nella storia, che ha contato 3,5 milioni di spettatori per 85 shows e un incasso totale di 408 milioni di dollari.

Naturalmente i concerti sono sempre stati una parte importante del mercato musicale, ma mai come nel primo decennio del duemila sta crescendo l’industria che li gestisce e organizza.»

(G. Giapponesi, «La distribuzione musicale nell’era del peer-to-peer: il caso dei Radiohead», tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Bologna, a.a. 2008-2009, Sessione II, pp. 46-47).





Una storia di emoticons

12 11 2009

Ho trovato su TED, tradotta in italiano, questa storia d’amore narrata a colpi di emoticons.

L’autore è Rives, artista multiforme e multimediale statunitense.

Sulle faccine vedi anche:

Fammi un sorriso

Se vuoi contribuire alla traduzione italiana delle conferenze TED, vai a questo post.

 





800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

10 11 2009

Ho apprezzato molto il commento che ieri Massimo Mantellini ha scritto sul balletto dei giorni scorsi attorno agli 800 milioni di euro che il governo dovrebbe stanziare per portare la banda larga in una parte delle aree italiane in cui ancora non c’è.

Prima il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta dice che quei soldi sono congelati: «Banda larga, nuovo stop. “I soldi alla fine della crisi”» (Repubblica, 5 novembre 2009).

Poi il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, durante l’ultimo Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) chiede a Berlusconi che siano sbloccati e, a quanto dichiara Renato Brunetta, la richiesta viene accolta: «Scajola e l’appunto a Berlusconi: “Con banda larga 50.000 posti”» (Repubblica, 8 novembre 2009).

In realtà, agli atti del Cipe del 6 novembre gli 800 milioni per la banda larga non ci sono, come nota Guido Scorza: «Banda larga? Ma che Cipe dice?»

Problema n° 1: per portare la banda larga in tutta Italia 800 milioni non bastano. Ce ne vogliono almeno 1300.

Problema n° 2, il peggiore: le infrastrutture non risolvono l’arretratezza culturale italiana su Internet, che comporta un uso superficiale e cioè automatico, acritico, passivo della rete anche da parte di chi l’accesso ce l’ha.

Secondo una ricerca commissionata alla Nielsen dall’Osservatorio permanente sui contenuti digitali e presentata a Milano il 18 settembre, quest’uso povero della rete riguarda il 27% della popolazione italiana, all’interno del già magro 55% delle persone che usano Internet.

Per capire meglio cosa vuol dire «uso povero» scarica QUI la presentazione della ricerca.

Per questo sono d’accordo con Mantellini quando dice (grassetti miei):

«Esiste, ed è molto diffusa a tutti i livelli, questa grande semplificazione secondo la quale nel giorno in cui il 100 per cento dei cittadini sarà raggiunto dalla banda larga il problema, ogni problema, sarà definitivamente risolto. Ci crogioliamo dentro le analisi sociologiche sui cosiddetti “nativi digitali”, come a dire, guardate, oggi forse il panorama è cupo ma gli adulti di domani, cresciuti nell’epoca di Internet, avranno altre esigenze ed altre aspettative. Siamo davvero sicuri che sarà così?

Ai tanti entusiasti sostenitori della natività digitale consiglio di entrare qualche volta dentro una università, dove oggi, almeno nei primi anni di corso, abitano ragazzi cresciuti fra posta elettronica e Youtube, a farsi una idea di quale sia il livello di “cultura tecnologica” di questo paese. Ne torneranno a casa con qualche certezza in meno.

I famosi 800 milioni per la larga banda sono soldi importanti e quella del governo Berlusconi è la solita miopia a cui la politica italiana ci ha abituati nell’ultimo decennio. Nulla che non abbiamo già visto, nulla che non fosse lecito aspettarsi. Ma la scelta attendista e polverosa di Gianni Letta sposta in minima parte il gigantesco problema di una nazione che ha per la tecnologia lo stesso amore del gatto per l’acqua.

Abbiamo bisogno di politiche di lungo periodo centrate sulla scuola, sulla alfabetizzazione telematica, abbiamo bisogno di informazioni autentiche sulla utilità di Internet, abbiamo bisogno di incentivi economici che riguardino le famiglie, per spostare l’impasse culturale di quel 50 per cento degli italiani che continua ad acquistare costosi smartphone e non possiede un computer in casa.

Abbiamo bisogno di raccontare la Rete, anche in TV, come la grande opportunità che è. Poi certo abbiamo bisogno anche di una infrastruttura migliore: ma non raccontiamoci che il problema sia tutto lì

Massimo Mantellini, «Contrappunti/Un paese meraviglioso», Punto informatico, 9 novembre 2009.

 





10 cose che i social media non possono fare

4 11 2009

Sul blog di B.L Ochman, affermata consulente newyorkese di internet marketing, ho trovato un fantastico decalogo, mirato a sfatare alcune ingenuità che affliggono il chiacchiericcio mediatico (e aziendale e politico) sui social media.

Traduco liberamente (e riassumo) le «10 things social media can’t do» secondo B.L Ochman:

1. Sostituire una strategia di marketing. Una campagna su Twitter o un profilo Facebook per annunciare le migliori offerte settimanali della tua azienda non sono una strategia di marketing.

2. Avere successo se dietro non ci sono manager capaci di entrare in relazione col cliente. I social media richiedono disponibilità ad ascoltare i clienti, a entrare in relazione personale con loro, a fare cambiamenti in base al feedback che forniscono.

3. Essere visti come un progetto a breve termine. I social media comportano un impegno di innovazione e sperimentazione a lungo termine.

4. Produrre in fretta risultati significativi e misurabili. Come le PR, il marketing basato sui social media spesso produce i risultati migliori dal secondo e terzo anno in poi, non prima.

5. Essere «fatti in casa». Una campagna di social media va integrata in un piano di marketing più ampio e complesso, che include la pubblicità, internet e le PR. Oggi i migliori esperti di social media hanno almeno 10 anni di esperienza fra forum, blog, e altri ambienti di interazione e produzione di user generated content sul web.

6. Rinfrescare velocemente l’immagine o riparare la reputazione danneggiata di un’azienda. I social media producono risultati veloci solo nel caso di aziende che sono già note e solide fuori da Internet.

7. Essere realizzati senza un budget realistico. Costruire un sito che comprenda interattività, user generated content e magari e-commerce, costa denaro, tempo e risorse, anche se si usano strumenti in parte gratuiti (come WordPress), che vanno comunque integrati in un sito complesso e nelle altre attività di marketing dell’azienda.

8. Garantire automaticamente vendite o influenza. Dopo aver costruito un ambiente di social networking, bisogna sapere come attirare visite e attenzione su quell’ambiente.

9. Essere realizzati da «ragazzini» che conoscono i social media in quanto «nativi digitali». Le aziende che cercano di costruire social media senza consulenti esperti sprecano tempo, denaro e reputazione.

10. Sostituire le PR. Per quanto siano meravigliosi il tuo blog o la tua strategia su Twitter, avrai comunque bisogno di farti conoscere. O finirai come un albero che cade nella foresta e nessuno lo sente.

QUI il post originale di B.L Ochman.

 





Sketch2Photo: dal disegno al fotomontaggio

3 11 2009

Cinque studenti cinesi – della Tsinghua University e della National University of Singapore – stanno sviluppando Sketch2Photo, un software capace di trasformare semplici schizzi in fotomontaggi realistici costruiti a partire da immagini tratte dal web e non coperte da diritto d’autore.

A quanto si capisce dalla demo, l’applicativo dovrebbe funzionare così: disegni in modo anche rudimentale gli oggetti che vorresti vedere nella foto finale, li associ a una espressione verbale utile per la ricerca di immagini pertinenti sul web (cane, uomo, auto, ecc.), li collochi su uno sfondo di massima, e il programma fa il resto. Pare che, nel caso di più immagini, il sistema riesca pure a selezionare la migliore.

Ecco l’animazione che gli studenti hanno messo a punto per spiegare il progetto (da questa pagina della Tsinghua University).

A parte gli innumerevoli usi per svago, quali altre applicazioni pensi che il programma potrà avere?






Attenzione, fotoritocco

5 10 2009

Sappiamo tutti – si dice – che i corpi fotografati in pubblicità e sui rotocalchi ci appaiono belli, smaglianti, perfetti, grazie a Photoshop. Sarà, ma ogni volta che ne parlo in pubblico, trovo sempre alcuni – troppi! – che fanno la faccia stupita. E in parte hanno ragione, perché la forza dell’immagine fotografica è tale che t’illudi sia realistica anche se ti spiegano che è fittizia.

Il 15 settembre scorso la deputata conservatrice Valérie Boyer ha presentato all’Assemblea Nazionale francese una proposta di legge sulle fotografie di corpi umani ritoccate con strumenti digitali.

La legge, se sarà approvata, imporrà di accompagnare tutte le immagini in questione con questa dicitura: «Fotografia ritoccata per modificare l’apparenza corporea di una persona». Il non rispetto dell’obbligo sarà punito con una multa che va da un minimo di 37.500 euro alla metà del costo dell’intera campagna pubblicitaria.

La proposta di Valérie Boyer si inserisce in un lavoro complessivo di lotta contro la «rappresentazione erronea dell’immagine del corpo nella nostra societa» e di prevenzione dei disturbi alimentari (anoressia e bulimia, ma non solo) che in Francia affliggono fra 30.000 e 40.000 persone, soprattutto ragazze giovani.

Infatti – si legge nella motivazione della proposta (QUI il testo originale) – le immagini di corpi umani ritoccati in modo che appaiano innaturalmente perfetti «possono indurre alcune persone a credere a realtà che, spesso, non esistono». E queste credenze – spiegano da anni gli psicologi – unite a un complesso di fattori personali e familiari, concorrono a determinare molti disturbi alimentari, i più gravi dei quali possono portare a svariati problemi fisici e alla morte (per approfondire, scarica queste dispense).

Ovviamente, non basta inserire un avviso sotto le fotografie ritoccate con Photoshop per risolvere tutto. Ma è un primo passo concreto, e soprattutto, il segnale di un’attenzione più ampia al problema, perché la proposta vuole inserire la legge nel codice di salute pubblica, e in particolare nel capitolo «Alimentazione, pubblicità e promozione», da rinominare come «Alimentazione, rappresentazione del corpo, pubblicità e promozione».

Non credi al lavoro più ampio? Allora studiati il «Rapporto n. 791 della Commissione di affari culturali, familiari e sociali per combattere l’incitazione all’anoressia».

Non credi che con Photoshop si possa modificare un’immagine fino a farle contraddire la realtà? Allora guarda il video qua sotto, che mostra come si passa da Angela Merkel a Paris Hilton.

Abbiamo già parlato di questo argomento:

Bellezze photoshoppate

Nessuno vuol guardare la gente brutta





L’ossessione per la faccia

28 09 2009

L’azienda californiana Particle scommette che i cosiddetti «status» di Twitter e Facebook funzionino meglio se accompagnati da un’immagine.

Dunque ha creato Robo.to, un sito che permette di pubblicare video di quattro secondi come «status». I microvideo possono essere caricati da una webcam o dal cellulare, e completati con un breve testo. In aggiunta, il sito permette di associare dati personali ai video, per costruire una sorta di biglietto da visita on line. Con i soliti problemi di privacy a cui un servizio del genere va incontro. (Ne abbiamo più volte parlato nella serie «Vita da Facebook». Ad esempio QUI.)

Ma cosa metti in quattro secondi? La tua faccia, naturalmente. Per mostrare al mondo cosa provi in quel momento: allegria, perplessità, noia… Smorfie varie.

Una faccina in carne e ossa, insomma.

Col che, si conferma l’ossessione del «metterci la faccia» che affligge la comunicazione odierna: dalla pubblicità alla politica, dai movimenti di protesta ai social network. Ne avevo già parlato QUI e QUI, in cerca di tesi sull’argomento (sono arrivate solo in parte, forza!).

Sembra che pure Justin Timberlake «metta la faccia» tutti i giorni in Robo.to, per aggiornare i fan sul suo stato emotivo minuto per minuto. Ciò nonostante il servizio, lanciato in agosto, è fermo a 100.000 iscritti, cioè non decolla (leggi cosa ne dice il New York Times).

Scommettiamo che non funzionerà? Guarda che roba: sembrano le foto animate dei film di Harry Potter… Che le persone si stiano finalmente stufando di metterci la faccia?
:-)





Vita da Facebook 11 – L’uso di foto per pubblicità

18 09 2009

Eleonora mi segnala uno scambio fra un lettore e la redazione di Hi*_Test (la rivista di Altroconsumo dedicata al mondo hi tech), a proposito di Facebook e l’uso di foto personali per fare pubblicità.

Abbiamo parlato altre volte del problema della privacy su Facebook (ad esempio QUI e QUI).

Credo che la risposta di Hi*_Test possa essere utile a tutti.

Ho fatto come loro suggeriscono, non autorizzando nessuno a vedere mie foto in inserzioni pubblicitarie (tu l’hai fatto?), ma ho notato che qualcosa, rispetto alla descrizione passo passo di Hi*_Test, è già cambiato.

Tutto resta comunque abbastanza fumoso.

Non ho tempo per approfondire, qualcuno mi aiuta?

NON USATE LE MIE FOTO NELLE INSERZIONI:

Ho sentito dire che facebook si è messo a utilizzare le foto delle persone iscritte a questo popolare social network per pubblicizzare servizi e prodotti.

Se ho capito bene, ci sarebbe il rischio che i miei amici vedano la mia faccia associata a qualche réclame.

Volevo sapere se è vero e, se lo è, cosa si può fare per evitarlo: sarò retrogado, ma a me sembra di ricordare un tempo in cui i protagonisti di un spot venivano pagati per la loro prestazione.

Un lettore, Roma.

RISPOSTA DI HI*_TECH:

Siamo andati a indagare su quanto segnala il nostro lettore.

Scegliendo il menù “impostazioni – impostazioni sulla privacy – notizie e bacheca – inserzioni di facebook” appare un avviso che s’intitola “sfatiamo le false voci relative alle foto nelle inserzioni”.

Ma le spiegazioni date non ci convincono, in particolare la frase “questa voci si riferivano alle applicazioni di terzi”: non cambia niente, per un utente, che a usare la propria immagine in maniera inappropriata sia direttamente facebook o un’applicazione di terzi. Scrivendo così facebook ammette che la cosa è effettivamente accaduta e non si capisce se può continuare a succedere oppure no.

Se poi clicchiamo su “per maggiori informazioni”, appare la consueta pagina semivuota della “assistenza” di facebook: “per questa lingua non sono ancora disponibili Domande e Risposte di facebook”. Se invece si clicca su “chiudi” e si accede quindi alla pagina “inserzioni di facebook” scopriamo che facebook non consente alle applicazioni di terzi o alle reti delle inserzioni si utilizzare il tuo nome o la tua foto nelle inserzioni.

Ma questa funzionalità potrebbe venire abilitata in futuro. Dunque, è lecito supporre che, per via delle critiche ricevute, facebook abbia disabilitato tale funzionalità per le applicazioni terze, ma si riserva comunque di riabilitarla in futuro.

Se non volete che le vostre foto vengano usate per pubblicità, non vi resta dunque che accedere a questa pagina, e alla voce “le inserzioni sulle pagine della piattaforma possono mostrare le mie informazioni a” selezionare “nessuno” e poi cliccare su “salva modifiche”.

A chiudere il tutto, in fondo alla pagina si legge: “tieni presente che le inserzioni create dalle applicazioni di terzi da te utilizzate non sono controllate da questa impostazione”. Una scritta di cui non capiamo il significato, ma che sembra comunque rendere poco efficace pure l’impostazione di protezione della privacy che abbiamo appena descritto.

Insomma, fra i tanti lati positivi del social network, e di facebook in particolare, può nascondersi anche qualche ombra.

(Hi*_Test, numero 15 settembre 2009, pag. 3.)





Blog, editoria on-line e censura

11 09 2009

Negli ultimi anni in Italia si è spesso dibattuto sull’opportunità di regolamentare il flusso di informazioni che circolano su Internet.

Tipicamente la discussione vede schierati, da un lato, coloro che difendono la libertà di espressione facendo appello all’art. 21 della Costituzione, dall’altro, coloro che sottolineano la necessità di aggiornare la legislazione italiana per fare fronte ai casi di diffamazione o apologia di reato su Internet.

La legge italiana sull’editoria tuttora in vigore è quella n. 47 dell’8 febbraio 1948, che ovviamente non include Internet. Per colmare la mancanza, è stata approvata la legge n. 62 del 7 marzo 2001, che estende la definizione di prodotto editoriale «alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico» (art. 1, comma 1).

Stando a questa definizione, qualunque blog sarebbe un prodotto editoriale, con conseguente obbligo di registrazione al tribunale competente. Ma la situazione è più complessa, perché alle leggi del 1948 e 2001 sono stati aggiunti, negli ultimi anni, il decreto n. 70 del 9 aprile 2003 e diverse proposte di legge, non ancora approvate in forma definitiva.

Il 9 luglio 2009 Giulia Pavani ha discusso una tesi di laurea triennale in Scienze della Comunicazione, dal titolo «Blog, editoria on-line e censura: un sguardo alla legislazione italiana».

Ho deciso di pubblicarla perché, oltre a essere un lavoro documentato e ben scritto, può essere utile a chi voglia farsi un quadro sintetico e equilibrato della normativa vigente su blog e editoria on-line.

La tesi presenta la normativa vigente e le varie proposte di legge (Levi-Prodi, Cassinelli e emendamento D’Alia del 9 marzo 2009, detto anche «proposta salvablog»); discute inoltre due casi di censura: l’oscuramento di www.accadeinsicilia.net, che risale al 2004 (ma la sentenza definitiva è dell’8 maggio 2008) e quello del blog anonimo www.ilbolscevicostanco.blogspot.com, che risale al 26 maggio 2006. Infine mette a confronto questi casi con il sequestro di due forum dell’Aduc, l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori, sequestro dichiarato illegittimo dal Tribunale del Riesame di Catania.

Per saperne di più, scarica da QUI la tesi di Giulia.





Vuoi tradurre le conferenze TED?

9 09 2009

Segnala questa settimana Annamaria Testa su Nuovo e Utile un interessante esperimento di social translation:

«Da qualche mese è online il progetto di sottotitolare le TED conferences in varie lingue. Più di 50 sono già state tradotte in italiano. Può farlo chiunque sia abbastanza fluent (guadagnandosi una scheda su TED). Vogliamo dare una mano?»

Per sapere cos’è TED (Technology Entertainment Design), leggi QUI.





Frattocchie 2.0

4 09 2009

A Frattocchie, una località vicino Roma, fino al 1991 c’era la sede dell’Istituto di studi comunisti, che era la scuola dei dirigenti del Partito Comunista Italiano.

Oggi, alla Festa Democratica di Pesaro, c’è Frattocchie 2.0, dove sono stata invitata a tenere una conferenza. Spero tanto che l’iniziativa segni l’inizio di una nuova attenzione del Pd nazionale per la comunicazione, le reti, i social network.

Questo è il programma:

Venerdì 4 settembre

ore 14.00

Registrazione partecipanti

ore 15.30

Introduzione, Francesco Verducci (responsabile Comunicazione Online e New Media PD) e Annamaria Parente (responsabile Formazione PD)

ore 16.00

Donatella Campus (docente di Comunicazione politica, Università di Bologna)

Mobilitazione politica nell’era di internet

ore 17.00

Luca De Biase (giornalista, saggista, direttore di “Nòva 24″)

Idee guida per una repubblica della rete

ore 18.00 coffee break

ore 18.30

Stefano Rodotà (giurista, Internet Governance Forum)

Internet, democrazia, società

——–

Sabato 5 settembre

ore 9.00

Fausto Colombo (docente di Media e Politica, Università Cattolica di Milano)

Forza e debolezza del web 2.0 nel discorso pubblico italiano

ore 10.00

Alberto Castelvecchi (editore, scrittore, saggista)

Il laboratorio dei network sociali

ore 11.00 coffee break

ore 11.30

Giovanna Cosenza (docente di Filosofia e Teoria dei linguaggi, Università di Bologna)

I linguaggi dei nuovi media

ore 12.30

Bruno Pellegrini (autore e produttore multimediale e di “user generated content”)

Andrea Soldani (autore e regista televisivo e crossmediale)

Come Internet cambierà la TV

ore 15.00

Antonio Sofi (analista uso della rete e delle nuove tecnologie nelle campagne elettorali)

Online e offline: ipotesi per una campagna permanente

ore 16.00

Workshop:

Pierluigi Regoli (esperto Comunicazione New Media)

Pianificare una presenza online

Devis Meneghelli (direttore Area Programmazione Callipigia s.r.l.)

Francesca Bonazzoli (Direttore Area Comunicazione e Marketing Callipigia s.r.l.)

Progettare e gestire sito web e blog

Marco Laudonio (Project Manager DOL per il Progetto “PD 2.0″)

Il direct mailing

Rossella Stramaglio (responsabile Marketing SMG S.P.A – Banzai Group)

Mediaplanning e Microtargeting

Fernando Diana (amministratore delegato ProDiGi)

Viral e buzz marketing

Anna Maria De Caroli (Project Manager DOL)

Raccolta di fondi, piattaforme di partecipazione, mobilitazione di volontari

Marco Laudonio (Project Manager DOL per il Progetto “PD 2.0″)

Usi di Internet nel contesto delle comunità locali

Gianluigi De Stefano (giornalista Responsabile Redazione Web Youdem)

Il giornalismo partecipativo

——–

Domenica 6 settembre

ore 9.30

Consigli a un giovane blogger

Anna Paola Concia (deputata PD, blogger)

Alessandro Gilioli (giornalista de ‘l’Espresso’, blogger)

Loredana Lipperini (giornalista, scrittrice, autrice radiotelevisiva, blogger)

Matteo Orfini (Fondazione Italiani Europei, blogger)

Pulsatilla (scrittrice, blogger)

conversano con

Marino Sinibaldi (saggista, critico letterario, autore radiofonico)

ore 11.00 coffee break

ore 11.30

Paolo Gentiloni (coordinatore Area Comunicazione PD)

Conclusioni





Vita da Facebook 10 – Adulti e donne alla riscossa

31 08 2009

Riprendo la serie «Vita da Facebook», interrotta qualche mese fa (le ultime puntate QUI, QUI e QUI), perché ho finalmente trovato su Inside Facebook alcuni dati che confermano impressioni che ho da sempre.

Intanto, smettiamola con la favola che Facebook sia usato soltanto dai ragazzini. I dati americani aggiornati al 1 febbraio 2009 mostrano che sul Facebook statunitense la fascia d’età da 26 a 65 anni è – se fai la somma – complessivamente il 45% (clic per ingrandire):

Gruppi di età su fb al 1 febbraio 2009

Queste percentuali danno una spallata potente alla discussione sui cosiddetti «nativi digitali», contro la quale ho già detto la mia QUI: le barriere nell’accesso agli strumenti informatici, e le differenze nel loro uso effettivo, sono sempre sociali, economiche e culturali, mai anagrafiche.

Inoltre, su Facebook US le donne superano gli uomini in tutte le fasce d’età (clic per ingrandire):

Utenti fb per età e genere 2 gennaio 2009

Infine, fra ottobre 2008 e gennaio 2009 il segmento demografico che è cresciuto con più rapidità (addirittura il 175,3% !) è quello delle donne fra 55 e 65 anni:

Crescita degli utenti fb da ottobre 2008-gennaio 2009

Al momento non ho ancora trovato dati italiani ed europei scorporati per genere ed età, ma credo gli Stati Uniti detteranno come sempre le nostre tendenze.





Social Media Revolution

25 08 2009

L’ultima edizione del video «Did you know?» – di cui abbiamo parlato QUI – è di Socialnomics e riguarda i social media (vedi anche il libro) .

Per facilitarti la visione e memorizzazione di tutte le statistiche che il video mostra in rapidissima sequenza, sul blog Socialnomics c’è la lista, accompagnata dalle fonti da cui sono tratte.

Vale per questo video quanto detto QUI (inclusa la proposta di tesi).

Per tua comodità riporto i numeri, con alcuni grassetti miei (trovi QUI le fonti, in ordine numerico).

  1. By 2010 Gen Y will outnumber Baby Boomers… 96% of them have joined a social network.
  2. Social Media has overtaken porn as the #1 activity on the Web.
  3. 1 out of 8 couples married in the U.S. last year met via social media.
  4. Years to Reach 50 millions Users: Radio (38 Years), TV (13 Years), Internet (4 Years), iPod (3 Years)… Facebook added 100 million users in less than 9 months… iPhone applications hit 1 billion in 9 months.
  5. If Facebook were a country it would be the world’s 4th largest between the United States and Indonesia.
  6. Yet, some sources say China’s QZone is larger with over 300 million using their services (Facebook’s ban in China plays into this).
  7. comScore indicates that Russia has the most engage social media audience with visitors spending 6.6 hours and viewing 1,307 pages per visitor per month – Vkontakte.ru is the #1 social network.
  8. 2009 US Department of Education study revealed that on average, online students out performed those receiving face-to-face instruction.
  9. 1 in 6 higher education students are enrolled in online curriculum.
  10. % of companies using LinkedIn as a primary tool to find employees….80%.
  11. The fastest growing segment on Facebook is 55-65 year-old females.
  12. Ashton Kutcher and Ellen Degeneres have more Twitter followers than the entire populations of Ireland, Norway and Panama.
  13. 80% of Twitter usage is on mobile devices… people update anywhere, anytime… imagine what that means for bad customer experiences?
  14. Generation Y and Z consider e-mail passé… In 2009 Boston College stopped distributing e-mail addresses to incoming freshmen.
  15. What happens in Vegas stays on YouTube, Flickr, Twitter, Facebook…
  16. The #2 largest search engine in the world is YouTube.
  17. Wikipedia has over 13 million articles… some studies show it’s more accurate than Encyclopedia Britannica… 78% of these articles are non-English.
  18. There are over 200,000,000 Blogs.
  19. 54% = Number of bloggers who post content or tweet daily.
  20. Because of the speed in which social media enables communication, word of mouth now becomes world of mouth.
  21. If you were paid a $1 for every time an article was posted on Wikipedia you would earn $156.23 per hour.
  22. Facebook USERS translated the site from English to Spanish via a Wiki in less than 4 weeks and cost Facebook $0.
  23. 25% of search results for the World’s Top 20 largest brands are links to user-generated content.
  24. 34% of bloggers post opinions about products & brands.
  25. People care more about how their social graph ranks products and services than how Google ranks them.
  26. 78% of consumers trust peer recommendations.
  27. Only 14% trust advertisements.
  28. Only 18% of traditional TV campaigns generate a positive ROI.
  29. 90% of people that can TiVo ads do.
  30. Hulu has grown from 63 million total streams in April 2008 to 373 million in April 2009
  31. 25% of Americans in the past month said they watched a short video… on their phone.
  32. According to Jeff Bezos 35% of book sales on Amazon are for the Kindle when available.
  33. 24 of the 25 largest newspapers are experiencing record declines in circulation because we no longer search for the news, the news finds us.
  34. In the near future we will no longer search for  products and services they will find us via social media.
  35. More than 1.5 million pieces of content (web links, news stories, blog posts, notes, photos, etc.) are shared on Facebook… daily.
  36. Successful companies in social media act more like Dale Carnegie and less like David Ogilvy Listening first, selling second.
  37. Successful companies in social media act more like party planners, aggregators, and content providers than traditional advertiser.

Ecco il video.






Stacca la spina!

31 07 2009

Era da un po’ che non facevo un salto su Do The Green Thing (ne ho già parlato QUI e QUI).

Mi colpiscono sempre la freschezza e la vivacità con cui il sito cerca di stimolare comportamenti e abitudini più rispettose dell’ambiente.

Nel guardare Plug out, mi sono resa conto che ultimamente lo faccio meno. (E la bolletta di casa è un po’ più alta.) Ci starò più attenta (tu lo fai?).

E con questo promemoria, stacco la spina anche in senso metaforico.

:-D

Il blog resta chiuso per ferie fino al 20 agosto.

BUONE VACANZE!






Dove va la pubblicità italiana

20 07 2009

Ho trovato su Affari italiani una sintesi dei dati Nielsen Media Research sugli investimenti pubblicitari italiani nel periodo gennaio-maggio 2009.

La tendenza è chiara:

«Investimenti pubblicitari in calo nei primi cinque mesi del 2009: secondo Nielsen Media Research, da gennaio a maggio ammontano a 3.795 milioni, con una flessione del 16,5% rispetto al corrispondente periodo del 2008.

Con i dati di maggio (e con lo storico da gennaio 2009) è entrato nelle rilevazioni Nielsen Media il nuovo mezzo Transit, la pubblicità dinamica gestita da IGPDecaux su metropolitane, aeroporti, autobus e tram. Da gennaio a maggio 2009 l’advertising del Transit è di circa 42,4 milioni.

A mezzi omogenei, la variazione del totale investimenti pubblicitari è, invece, del -17,5%.

La classifica dei top spender vede nell’ordine: Wind, Unilever, Vodafone, Ferrero, Volkswagen, Barilla, Telecom It. Mobile, L’Oreal, Procter&Gamble e Danone, con investimenti pari 524 milioni, il 10% in meno sul corrispondente periodo del 2008.

Di queste dieci aziende soltanto due hanno incrementato gli investimenti rispetto all’anno scorso.

La televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), mostra una flessione sul periodo cumulato del -14,8% e sul singolo mese del -13,2%. L’analisi per settore evidenzia per gli Alimentari -14,4%, per l’Automobile -21,6% e per le Telecomunicazioni +5,2%+40,0% maggio 2009 su maggio 2008). Si segnala anche l’exploit di Turismo/Viaggi che registra il +28,1% sul periodo cumulato e il +32,6% sul mese.

La stampa, nel suo complesso, da gennaio ha un calo del -25,1%.

I periodici diminuiscono del -29,5% con l’Abbigliamento a -28,2%, la Cura persona a -26,6% e l’Abitazione a -28,0%.

I quotidiani a pagamento mostrano una flessione del -21,8% con l’Automobile e l’Abbigliamento, i due settori più importanti, che riducono gli investimenti rispettivamente del -35,8% e del -29,0%. In controtendenza il settore Abitazione che supera i 24 milioni con una crescita in cinque mesi del +8,0%, grazie alle performance realizzate a febbraio e, soprattutto, a marzo. Segno leggermente positivo anche per il Turismo/Viaggi (+1,1% sul cumulato e +12,5% sul confronto mensile). A livello di tipologie, frena la Commerciale Nazionale (-25,4%) e sono in calo la Locale (-16,1%) e la Rubricata/Di Servizio (-20,1%). In contrazione anche la raccolta dei Quotidiani Free/Pay Press (-27,3%).

La radio diminuisce del 18,6% da gennaio a maggio rispetto al corrispondente periodo del 2008 e del 16,0% nel confronto mensile.

Fanno registrare variazioni negative Affissioni (-30,5%), Cinema (-16,0%), Cards (-18,0%) e Direct mail (-17,8%).

Performance, invece, sempre positiva per Internet che cresce del 7,8% raggiungendo i 243,5 milioni. In leggera crescita l’Out of Home Tv (+1,6%).»

(Affari italiani, 14 luglio 2009)





La rivoluzione si fa in rete?

14 07 2009

Qualche giorno fa Massimiliano, allievo del Master in giornalismo Giorgio Lago dell’Università di Padova, mi ha fatto questa intervista per L_inkre@dibile on line, quindicinale del Master.

Intervista

Puoi scaricare QUI l’ultimo numero del periodico, da cui è tratta l’intervista.

Sul caso Iran e social network, segnalo lo splendido articolo del Washington Post «Reading Twitter in Tehran?» (June 21, 2009), che avevo letto giorni fa e da cui ho tratto le informazioni sull’uso iraniano della rete.





Un sottobosco verde e utile

3 07 2009

È nata Sottobosco.info, testata giornalistica on line che tratta di «Ambiente, lifestyle, eventi verdi dell’Emilia-Romagna».

Sottobosco header

È stata pensata da giovani laureati e laureate in Scienze della Comunicazione, un paio delle quali – Lou e Biljana – conosco e stimo per essere stata loro docente. Mi pare un’iniziativa promettente.

Questa settimana Sottobosco propone «un’inchiesta sui green job, i “mestieri verdi”, per vedere se e come la cura dell’ambiente può creare nuovi posti di lavoro».

Troverai un’intervista a chi già lavora nel settore della sostenibilità, completa di scheda per conoscere più da vicino la Geovest, un’azienda emiliana che, recuperando rifiuti, ha fatto della sostenibilità una missione e un affare.

Il mondo del riciclaggio offre diversi sbocchi professionali: tra gli altri, Sottobosco ha scelto un progetto che coinvolge i detenuti di tre carceri emiliano-romagnoli.

Ma lavoro sostenibile significa anche un mercato più equo e condizioni che favoriscano una buona qualità del lavoro. Per questo si parla di Banca Etica e coworking, un modo nuovo di pensare la condivisione in ufficio.

Chicca finale della settimana: una visita alla mostra «L’uomo contemporaneo nel mondo naturale», a Bologna dal 24 giugno presso la Biblioteca Ecosostenibile di via Ranzani.

Ah, dimenticavo! Se l’ambiente è il tuo pallino, hai esperienza di scrittura giornalistica e vuoi candidarti per collaborare alla testata, contatta Lou, dicendole che vieni dal blog.





If we ran the world

2 07 2009

L’amica Paola mi segnala questa iniziativa statunitense, di cui ha parlato anche Wired, «Yes, We Plan: How Altruism and Advertising Can Change the World», 3 marzo 2009.

L’esperta di marketing Cindy Gallop e lo sviluppatore Wendell Davis stanno realizzando la piattaforma web Ifwerantheworld, ovvero «Se guidassimo il mondo».

Il sito funzionerà così: al tuo arrivo in home, sarai accolto da una pagina di ricerca come quella di Google, con la scritta: «Se guidassi il mondo vorrei…». Dopo i puntini di sospensione, potrai scrivere il tuo auspicio per un mondo migliore. A quel punto, Ifwerantheworld ti proporrà alcune attività elementari, tra cui potrai scegliere quella che puoi/vuoi avviare subito per realizzare il proposito.

Secondo i dati del Center for the Digital Future della University of Southern California, il 75 % degli iscritti a comunità online si fa coinvolgere in iniziative sociali e l’87 % ha iniziato a interessarsi a queste cause solo dopo l’ingresso in una community (fonte: La Repubblica, 7 marzo 2009).

Tuttavia «there is no Google of action», dice Cindy Gallop, «e gli strumenti dei social network come Facebook permettono alle persone di raggrupparsi, ma non di agire». Ifwerantheworld colmerà questa lacuna perché assegnerà ai volonterosi un compito concreto, e farà perno sulla voglia di mettersi in luce agli occhi della comunità: le buone azioni fatte appariranno nel profilo degli utenti, e ognuno potrà documentarle con foto e video.

Inoltre, ogni buona azione sarà organizzata graficamente su una linea che darà in ogni momento la percezione dei progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo finale. La comunità sarà coinvolta anche per individuare le grandi cause per cui attivarsi e le fasi in cui scomporle.

Last but not least, Gallop e Davis ci guadagneranno: a quanto capisco, le aziende potranno partecipare al sistema con iscrizioni annuali (da 200 a 10.000 dollari, a seconda della dimensione aziendale), per contribuire alla realizzazione di buone azioni e farsi pubblicità.

In effetti l’iniziativa mette il dito sulla piaga di molte cause on line, specie su Facebook: non basta il clic con cui si entra in un gruppo o si sostiene una causa per muovere il mondo. Per muoverlo davvero, occorre mollare il computer e andarci, nel mondo.

Riuscirà l’impresa Gallop?





The India Tube

1 07 2009

Annalisa si è laureata con me l’anno scorso (tesi su Second Life, che allora andava di moda) ed è andata a vivere (e lavorare!) a Delhi, India.

Con amici e conoscenti, locali e internazionali, Annalisa – blogger di vecchia data – ha da poco aperto The India Tube, un sito fantastico, che così si presenta in home:

Balloon The India Tube

«Part magazine, part community, part media gallery, The India Tube is a space for everything that’s incredible about India. With its daily updates, it’s the directory for the inspiring and the unbelievable, the cutting-edge and the bizarre. Follow the balloon and its daily updates, and let your journey begin.»

Ecco The India Tube :

(1) perfetto per chi vuole organizzare un viaggio in India (ma odia i pacchetti preconfezionati),

(2) stimolante per chi non ci ha mai pensato (vai sul sito e ti viene voglia),

(3) astuto per chi ancora non può permetterselo, perché se leggi The India Tube ogni giorno, finisci per saperne più di chi sta là. E fai un figurone… :-)

Segui la mongolfiera!