Un’alternativa alle Bratz e Winx?

La californiana OHC Group LLC ha creato nel 2004 la serie di bambole The Only Hearts Club™, progettandole come «real dolls for real girls», e cioè con proporzioni, tratti somatici e vestiti più vicini – dicono – a quelli delle ragazzine in carne e ossa.

Così l’azienda le presenta sul sito:

«The toy industry’s hottest new dolls, the Only Hearts Club™, is a content-based brand of real dolls for real girls that is drawing raves for combining beautiful, real-looking dolls, with content that delivers a much-needed, positive message to girls. Only Hearts Club™ dolls look and dress like real girls, and they deal with the same experiences and issues as well.»

Con le bambole, una serie di libri:

«Most importantly, through a series of books, the Only Hearts Club™ delivers a very positive message and image – namely, that it is good to “listen to your heart and try to do the right thing.”»

Sono sette le «vere amiche » che compongono The Only Hearts Club:

«A group of bright, cute and energetic young girls – Taylor Angelique, Olivia Hope, Lily Rose, Briana Joy, Karina Grace, Anna Sophia, Kayla Rae and Hannah Faith – who formed the Only Hearts Club™ in a bond of true friendship. They are a fun-loving group of friends who are always there for one another. They laugh, share secrets and have the greatest adventures together. Most importantly, they encourage one another to think with their hearts and to try and do the right thing

Le bambole sono – implicitamente e ovviamente – proposte come alternativa alle Bratz e Winx che, per contrasto, non rispecchierebbero costumi, esperienze e corpo delle «real girls». E pare stiano avendo un discreto successo negli Stati Uniti. (Non ho trovato numeri, ma il fatto stesso che sopravvivano dal 2004 è un buon segno).

Eccole (clic per ingrandire):

onlyheartsclub

Encomiabile l’intento, visti i problemi di Bratz e Winx che stiamo ancora discutendo QUI.

Però sono perplessa.

Ai bisogni di quali e quante «real girls» le bambole rispondono? Chi sono, come sono, quanti anni hanno le bambine che ci giocano? E quelle che ci giocano le desiderano davvero, o lacrimano d’invidia per le coetanee che hanno le Winx, chiaramente molto più «cool»?

Inoltre, sono davvero alternative le storie e i valori «very positive» che esprimono, o si limitano a confermare certi stereotipi femminili, però mascherandoli a uso e consumo di una nicchia di famiglie presuntamente più illuminate e colte?

Cercasi tesi di laurea. (I dettagli, a ricevimento.)

10 risposte a “Un’alternativa alle Bratz e Winx?

  1. Lonely hearts club band. Purtroppo senza pepe.

  2. E’ un problema mio, evidentemente, ma queste bambole mi stanno già antipatiche.

    La mia piccola esperienza mi fa credere che senza un contesto sociofamiliare che amplifica il messaggio della bambola (o del gioco in generale) i bambini elaborano in modo sano (=tanta fantasia) ogni cosa. E’ per questo che generazioni di pacifisti hanno giocato con le pistole giocattolo senza nessuna contraddizione.

    D: “Ai bisogni di quali e quante «real girls» le bambole rispondono?”
    R: Sono la giusta risposta alla coda di paglia di alcuni genitori.

    Aspettando Winnie The Pooh… 🙂

  3. La casa produttrice definisce “bright” le bambole, e questo mi ricorda l’aggettivo “solare” che moltissime donne usano su Meetic, come ricordavi tu un po’ di tempo fa…
    Forse hanno un aspetto più realistico rispetto a Winx e Bratz e non implicano modelli di bellezza inarrivabili: ma la dimensione fantastica del gioco dov’è? Avventure, nemici da combattere, terre incognite da esplorare? A quanto pare restano monopolio dei giochi per maschietti.

  4. I bisogni delle real girls sono gli stessi dei real boys. Questi piccoli simulacri della personalità sono il problema, che poi siano alte, basse, magre, grasse poco importa.

    Queste qui poi nella versione mormonica sono le peggiori di tutte, spero che non abbiano successo. La retorica del Listen to the Heart e delle real friend è agghiacciante.

    Io credo che l’alternativa non sia una bambola innovativa ma giochi da cortile, sport, lego e videogiochi per tutti.

  5. Il Lego! Il mio gioco preferito quando ero piccolo, il mio sogno era di andare in Danimarca a visitare il parco, Legoland, non mi ricordo..
    Quando mi regalavano i Lego nuovi, li montavo una volta, poi tutti i mattoncini li mettevo in uno scatolone, e poi costruivo cose senza istruzioni.

    Ma il mio gioco preferito era il Pongo. Anarchico!

    (scusate la parentesi)

  6. Apprezzo molto di più queste real girls delle bratz…sn esattamente l’opposto.
    Mentre le bratz rappresentano bambine cresciute troppo in fretta,queste real girls rappresentano delle semplicissime bambine.
    Per quanto riguarda i temi questi sono se non identici, molto simili a quelli utilizzati per le barbie,quindi non le vedo come una grande novità.
    Da bambina adoravo le barbie e non ho mai giocato invece con i bambolotti forse perchè i bambolotti erano più simili a me mentre le barbie erano già donne e potevo giocare di più con la fantasia.
    Ma se fossi una bambina di oggi forse non giocherei ne con bratz ne con queste real girls e forse nemmeno con le barbie,le migliori sono le winx dove la dimensione fantastica non manca…

  7. Ok, nobilissimo intento.
    Però argh! Ci risiamo: gruppo di amiche che guardacaso fanno ciò che gli suggerisce il loro cuoricino e cercare di fare la cosa giusta (in tutto questo la testa cosa dice? Possibile che per le donne ci siano solo esempi di un’esistenza iperemotiva guidata dai sentimenti e dalla sindrome premestrulae, e non anche dalla ragione?!), che condividono i loro segreti,e -suppongo- per le quali la cosa più importante è cercare di “essere loro stesse”, che meraviglia.
    Essere loro stesse, però in questo caso mi raccomando, castigate, normali, senza grilli per la testa.
    E il rapporto con eventuali real boys, con il diverso e l’altro, con il mondo fuori della cerchia delle solite amiche, dov’è?! Forse non avendo letto i libri delle Real girls non posso giudicare, magari vivono storie in cui tutto questo esiste, ed è positivo creare un prodotto presunto alternativo a Winx e Bratz, in cui si presenta la “normalità” in termini di abiti e corpi. ma non bisogna scordarsi che, essendo la finalità quella di fare soldi, si cade per forza nella stereotipizzazione, come secondo me emerge dai messaggi sottintesi da questo prodotto.

    “Ai bisogni di quali e quante «real girls» le bambole rispondono? Chi sono, come sono, quanti anni hanno le bambine che ci giocano? E quelle che ci giocano le desiderano davvero, o lacrimano d’invidia per le coetanee che hanno le Winx, chiaramente molto più «cool»?

    Inoltre, sono davvero alternative le storie e i valori «very positive» che esprimono, o si limitano a confermare certi stereotipi femminili, però mascherandoli a uso e consumo di una nicchia di famiglie presuntamente più illuminate e colte?”
    Qui Giovanna parla anche per me.
    E poi, come è stato detto più volte, rimane fondamentale calare questi giocattoli in un ambiente sociale e famigliare, capire l’uso che se ne fa, come è accolto questo gruppo di amiche “alternativo” nei singoli casi dai genitori, come è proposto ai loro figli…
    Rimane il fatto che l’ambito semantico di riferimento è sempre quello: amiche, sentimenti, cuore, femmine.
    E sempre bambole alle bambine. Come sarebbe invece proporre bambole ai maschi? E proporre QUESTE bambole, o le Winx e Bratz? E sollecitare gli stessi messaggi di amicizia, solidarietà e importanza dei sentimenti e della sensibilità anche in generazioni di maschietti?…

  8. Ucci ucci, sento odor di bigottucci…

    Bah..non mi convincono, oddio si potrebbe anche immaginare che a qualcuno piacciano -interessante sarebbe sapere se il loro successo sia dovuto ai genitori che le comprano o alle bambine che le chiedono- e che gioco fanno con ste bambole? Non dovrebbe essere una proiezione fantastica? le vedo “troppo reali” troppo simili alle bambine in carne e ossa..il che di solito tipo mi vengono in mente le soap opera per gli adulti o la fiction, il fatto di ruminare la realtà appartiene ad un bisogno adulto: i bambini vivono in un mondo fantastico ed hanno bisogno di rielaborare mondi fantastici -imparando comportamenti, valori e regole adulte- per trasporli successivamente nella realtà. Il “peer to peer” secondo me non è appetibile per i bambini.

    Pur essendo una anarchica delle social rules fin da piccina, con allergia specifica a colore rosa, dolcezze, smancerie, femminilità stereotipata e imposta, il mio grande basso-schiena è stato di avere una famiglia open mind e di vivere in campagna: sicché bandite le barbie ed i grandi classici “pink” regnavano pongo, lego, pennarelli -in casa- e fuori era il delirio tra alberi, campagna, laboratorio di falegnameria del nonno, pallone ecc ecc ecc.. MA e c’è sempre un ma..udite udite avevo un bambolotto! Di quelli con la pancia morbida e gambe e braccia che ho martoriato per anni fingendo di essere un dottore..(probabilmente una rieleborazione di un trauma ospedaliero) ero rimasta affascinata dalle fleboooo (che non avevo provato) ma ste bottiglie..e i camici..uuhhh.. ho messo su un piccolo “laboratorio” chimico e bottiglie vuote di succhi di frutta diventavano verdi, rosa, azzurre..un filo..lo schoch ed io mi sentivo il dottore, anzi dottoressa 😀

    Tutto questo per dire che sine-cogitatio ma mettici pure le bambole bigott..ehm neutre, il gioco secondo me non c’è! la fantasia muore per asfissia.. (ok ok le bambole le cose che rimandano a un contatto fisico servono per lo sviluppo della fisicità, dell’affettività e tante altre cose del bambino ma questa è un altra storia, semmai la bambola in generale usa questo bisogno per veicolare “valori” o creare “bisogni” di altro genere, quelli di cui stiamo poi parlando ora)

    Postilla: esistono famiglie, ne conosco bene alcune supercredenti, in cui ai bambini è bandita o semi bandita la televisione e giochi a-stereotipici vanno alla grande ma ancor di più i giochi in cui la fantasia e la manualità è incentivata e stimolata Es: i rompicapo o i giocattoli di legno che si trovano al mercatini di Santa Lucia..

    Torno a battere sempre sul mio chiodo fisso: la famiglia e l’educazione che ti impartisce, a prescindere dalla presenza o meno della religione. Posso testimoniare con forza questo.

    Postilla positiva sulla/e Barbie e Tania (alias versione sfigata della stessa):
    il bello della barbie era che la potevi vestire come ti pareva!! c’erano le cose sportive e quelle eleganti e femminili poi li potevi mischiare.. cosa che non c’è né in queste bambole neutre né nelle Winx Bratz che già incarnano due opposti PRESTABILITI due concetti “tutto o nulla” specchio della contemporanea realtà schizofrenica. E’ questo il dramma! (secondo me) o li segui o sei out (claim?).

    saluti.

  9. Al di là delle dichiarazioni dell’azienda produttrice delle bambole, ingrandisco la foto e le osservo.
    Sono tutte uguali, cambia solo il colore degli occhi e dei capelli, la stessa espressione beata, tutte rigorosamente con i capelli lunghi, anche quella di colore ha i capelli lisci (abbastanza improbabile), i nasini delicati, l’abbigliamento mi sembra un pò vecchio stile, provinciale.
    I nomi poi sono tutto un programma!
    Non so perchè ma mi ricordano le bambine buone della serie tv “La casa nella prateria”.
    Anche queste bambole sono per bambine fatte in serie, belle e buone

  10. e va a scoprire che le Barbie sono – o meglio, erano – le migliori di tutte.
    Infatti, c’era barbie astronauta, barbie infermiera e barbie medico, barbie vestita da turista con cartina e macchina fotografica, barbie sub e barbie ginnasta, barbie fotomodella e barbie regista…e l’elenco sarebbe infinito.
    con le Barbie la fantasia non ha limiti : era facile cambiare ruoli e immaginare situazioni sempre diverse.

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