I genitori ostentano i figli su Facebook. E i pedofili?

«Primo giorno di scuola. Impossibile non notarlo: su Facebook è un continuo postare foto di bambini con grembiulini di vari colori. Colpisce che molti di questi genitori parlino di quanto siano emozionati. Tra le foto spunta spesso quella dello zainetto nuovo, di marca, dei gormiti o supereroi per maschietti o Winx e Disney per le bambine (rigorosamente rosa). I maschietti sono chiamati “ometti” e “campioni”, le bambine sono “principesse”. […] Cosa c’è di strano? Il punto è che tutto questo è pubblico, leggibile da chiunque. Basta inserire su Facebook le parole chiave “primo giorno scuola” e restringere la ricerca ai post pubblici per vedere comparire centinaia di “stati”, molti dei quali con foto di minori, che possono essere viste liberamente da chiunque abbia un account facebook.

Questi genitori non hanno idea del funzionamento del social network. Forse non sanno che, se non cambiano le loro opzioni sulla privacy, chiunque, compresi pedofili, potranno vedere le foto dei loro figli. Inoltre molti di loro condividono altre informazioni che potrebbero mettere in pericolo i propri figli. Indirizzi, targhe di auto, nome della scuola. Sapranno inoltre che le immagini, una volta inserite su Facebook, appartengono al social network? Che potrebbe usarle come meglio crede?

Esempio pratico: Sono un pedofilo, e siccome adescare bambini per strada non è molto sicuro, li cerco online. Facebook è pieno di account di bambini, molti di loro hanno il profilo pubblico. In più mi aiutano i loro genitori. Oggi è il primo giorno di scuola, quindi su Facebook è la “fiera del bambino”, uso le tre parole chiave e mi appaiono centinaia di foto, collegate ad altrettanti profili pubblici. Individuo un bambino della mia città (poniamo Paperopoli), Filippo. In una delle foto è indicato il nome della scuola e classe del bambino. Vado su google, cerco l’indirizzo, so dove il bimbo va a scuola, (Scuola Primaria Mario Rossi – Via Don C. Bianchi 18, Telefono: 080 537****). Ma ho anche riconosciuto la via dove abita. So dove va a calcio (tra le foto pubbliche ce n’è una dell’attestato della scuola calcio). So i nomi di papà, mamma, zio Mario. So che abita a un piano terra, e con un po’ di fatica posso sapere in quale palestra va la mamma, gli orari di lavoro del papà, e così via. (Tutti i nomi di persone e luoghi sono inventati.)» Marta Marchesini, A scuola col pedofilo. (o dare in pasto i propri figli su Facebook)

Non ho bisogno di aggiungere altro a quel che ha scritto Marta (che ringrazio), per far capire quanto tutto ciò sia dissennato e pericoloso. Queste sono alcune delle immagini pubbliche che Marta ha trovato e oscurato:

Primo giorno di scuola 1

Primo giorno di scuola 2

Primo giorno di scuola 3

73 risposte a “I genitori ostentano i figli su Facebook. E i pedofili?

  1. sono in totale sintonia con quanto scritto. Forse una campagna pubblica in TV o comunque sui media aiuterebbe questi genitori “drogati” di facebook informandoli bene sui rischi di queste azioni.Grazie

  2. Pensavo cose analoghe in questi giorni navigando su instagram… addirittura una mamma ha postato un’immagine della sua bambina di pochi mesi completamente nuda e con le parti intime in evidenza mentre veniva tirata fuori dalla vaschetta dopo un bagnetto. E da altre foto da lei postate ho riconosciuto benissimo il quartiere nel quale vive. Io le ho scritto gentilmente per metterla in guardia (anche solo per il fatto che – pedofili a parte – stai esponendo una persona nuda in pubblico senza che lei possa saperlo/capirlo… proprio tu che più di tutti dovresti proteggerla e custodirla).

  3. L’ho sempre pensato, per me è assurdo mettere le foto dei figli su Fb, soprattutto con condivisione pubblica.

  4. completamente d’accordo con la segnalazione di Ilaria … moltissimi postano foto dei propri bambini (o figli di amici…) nudi o semi-nudi, senza pensare minimamente al problema indicato nell’ottimo post di marta marchesini o alla “semplice” protezione della privacy personale.

    speriamo che post come questi aiutino a riflettere….e a far mettere da parte la voglia di esporsi e di esporre gli altri a tutti i costi

  5. al ministero di giustizia minorile c’è ci si occupa a tempo pieno di cosa accade in Fb, la rete è meravigliosa qunto subdola. il problema sollevato dall’articolo è che quando noi adulti esibiamo orgogliosi la foto di un figlio lo esponiamo ad un pericolo, reale ed oggettivo. Gli manchiamo anche di rispetto, perchè in quanto minore non ha strumenti per contrastare quella che è comunque una sua oggettivizzazione. quando tocco questi argomenti la maggior parte dei miei amici mi rassicura dicendo che quelle foto possono vederle soltanto gli amici, selezionati. ma la nostra privacy è soltanto un’illusione.

  6. Giusta osservazione. Sono stata incuriosita e sono andata a vedere: lo scenario è davvero spaventoso.
    Rifletterò.

  7. non sono totalmente convinta, e come dicevo altrove mi ricorda un po’ il teorema “è colpa sua, aveva la minigonna”, se quello è fallace, lo è anche questo, se il mio bambino viene attaccato non è colpa mia, ma del pedofilo. Lo stare in piedi davanti a scuola è molto più efficace per carpire informazioni sui bambini se davvero li vuoi avvicinare.

  8. nemmeno io mi trovo molto d’accordo, come Floriana mi sembra si ricada nell’equazione scopri il corpo= ti esponi ad abusi. Mi sembra che così (parlo di bambini piccoli, ai primi anni di vita, non di adolescenti) si alimenti una generica fobia del lupo cattivo, si colpisca la naturale innocenza dell’infanzia, si instaurino nelle persone e nel bambino meccanismi cronici di sospetto, di abitudine all’imbarazzo e alla malizia. Quando mai un bambino piccolo deve preoccuparsi (o spingere i suoi genitori a farlo) di coprirsi le parti intime?O perché sentirsi imbarazzato, o censurare un’immagine se è col culetto di fuori? La cosa più semplice da fare, senza scatenare paure sociali, sarebbe circoscrivere il proprio profilo alla cerchia di amicizie.
    Più grave della remota possibilità di un pedofilo in agguato sul proprio profilo, mi sembra l’ostentato esibizionismo di tanti genitori.

  9. Io aggiungerei anche il sessismo dell’equipaggiamento tra le cose che non vanno nel primo giorno di scuola del 2013, anche se non riguardano i media e almeno in Italia non rientrano in ciò che c’è “di strano”…

  10. mi sembra però che stiamo esagerando un po’ con questa paranoia dei pedofili, un fenomeno sempre esistito, 40 anni fa subii le attenzioni di un anziano vicino di casa che mi aspettava spesso alla porta dell’ascensore…mia madre, saputolo, disse che era una “malattia” e cercò di spiegarmi come evitarlo, a mio padre, che inizialmente voleva menarlo, fu consigliato di agire più diplomaticamente, insomma alla fine io imparai a difendermi e il vecchio capì di essersi scoperto troppo e si ritirò. Tutto sommato non penso che ci siano orde di pedofili lá fuori…almeno spero, e casomai penso che, purtroppo, guarderanno immagini più “hard” per divertirsi.

  11. piuttosto io eviterei di mandarli al catechismo o all’oratorio. d’accordo sul non pubblicare foto di bambini nudi (non lo farei mai) e di controllare le impostazioni sulla privacy. ma sinceramente tutta questa teoria del pedofilo che ricostruisce la storia della famiglia mi sembra un po’ una cazzata. anche se lo facesse? i bambini dovrebbero essere sempre in compagnia di adulti, e comunque il mio indirizzo è sull’elenco del telefono, non su facebook. i miei bambini sono per strada, al parco giochi, in piscina, a scuola. o vogliamo chiuderli dentro casa? poi però se provi a far notare a un genitore che farebbe bene a mettere il costumino al proprio figlio al mare perchè con un telefonino lo può fotografare chiunque e inviare la foto a chi gli pare apriti cielo, cosa vuoi che sia un culetto di un bambino! direi che i pedofili hanno altri mezzi per adescare bambini e anzi in genere sono molto più sottili in quanto sfruttano legami di parentela o di subordinazione (appunto, il prete, il maestro…). invece quello che davvero mi preoccupa è il fatto che tutti i maschietti siano “campioni” e tutte le femminucce “principesse”.

  12. @ Floriana Grasso
    “se il mio bambino viene attaccato non è colpa mia, ma del pedofilo”
    Qui il problema non si riduce a chi dare la colpa, perché una volta che un bambino ha subito un sopruso non puoi tornare indietro e di certo non si sta lì a vedere chi ha sbagliato. Si sa che il malato è il pedofilo, quello che i genitori possono fare è proteggere i propri bambini da questi pericoli prevenendoli.

  13. Ma perché, l’eventuale pedofilo non lo sa quando è il primo giorno di scuola, dove si trovano le scuole e che ci vanno i bambini? E i bambini che vengono fotografati per la strada da sconosciuti – in modo assolutamente innocente – in foto che poi, senza liberatoria dei genitori vengono pubblicate? Ma i bambini vanno in giro da soli o sono accompagnati da qualcuno che può proteggerli? Imparassero, i genitori e gli altri, a usare i social in modo da non mettere in piazza altro che sé stessi, nel rispetto di terzi (minori o maggiorenni poco importa) e tutti noi ad essere meno paranoici di fronte ad atti privi di malizia. Il mondo è cattivo da sempre (avete presente “M. Il mostro di Dusseldorf” o i racconti del naturalismo francese?) e non ha bisogno dei social per guardare i bambini portati a passeggio, o al supermercato, o ai campi giochi, o in vacanza.

  14. Ma non è solo per i pedofili, quello non è il mio primo pensiero (anche se comunque la pedofilia c’è e mi sembra molto ideologico fare finta che non ci sia per non sporcare “la naturale innocenza dei bambini” o per non cedere all’allarmismo; non penso che Luisa andrebbe in minigonna inguinale e scollata a girare nei bassifondi della sua città). Il mio pensiero è che sbattere in pubblico la foto di un bambino/a non è corretto verso quel bambino, che è una persona, non un oggetto di proprietà dei genitori. A qualcuno di noi piacerebbe, per es. a Piero, se un nostro parente mettesse sul web a nostra insaputa una nostra foto in cui magari siamo nudi o in situazioni intime o anche in situazioni normali ma facenti parte della nostra vita quotidiana? Io già a volte mi sento a disagio quando qualche amico mi tagga a mia insaputa in qualche foto scattata in compagnia e messa poi su facebook, perché magari io in quel momento ero seduta al tavolo a mangiare una pizza con gli amici ma non avevo programmato che sarei apparsa potenzialmente a *tutto il mondo* seduta al tavolo a mangiare una pizza con gli amici. Qui si parla di rispetto verso le persone, prima ancora che di pericoli legati alla pedofilia. Scusate, esistono gli album di famiglia, che bisogno c’è di esporre i propri figli nei loro preziosi momenti di vita (come lo è il primo giorno di scuola) sul web?

  15. Ottima domanda, Ilaria: c’è proprio BISOGNO di esporre i propri figli come trofei di caccia? Per quanto un genitore sia orgoglioso dei propri figli e dei loro risultati deve ricordarsi che quello è il loro corpo e la loro vita e sino a che saranno nelle sue mani dovrà esserne un custode più che rispettoso🙂

  16. 1) se non voglio che qualcuno mi tagghi su una foto su facebook non mi iscrivo su facebook.
    2) se qualcuno mette una foto di una persona che non è su facebook senza il suo permesso è un maleducato
    3) i nostri figli escono di casa, chiunque sia per strada può vederli. dobbiamo mettergli un burqua?
    4) che sia un’ostentazione lo dite voi, io ho molto amici e parenti lontani che hanno piacere a vedere quanto sono cresciuti i miei figli ed avere nostre notizie. lo stesso per me rispetto a loro e i loro figli. oppure devo spedirgli per posta l’album di famiglia… e se il postino se lo ruba?

  17. poi tornando alla pedofilia, mi piacerebbe sapere se ci sono delle statistiche. a me risulta che sia molto frequente essere molestati da persone che si conoscono ed anzi sono interne alla famiglia. per non parlare della pedofilia legata alo mondo della chiesa, eppure non mi risulta che per questo motivo i genitori evitino di frequentare le parrocchie.

  18. @Cosmic, mandagli una bella mail oppure fai una cartella dropbox privata per le persone che vuoi vedano le tue foto, etc etc. Ci sono mille altri tools oltre a FB che permettono di controllare la privacy in maniera semplice e efficace…

  19. la paranoia da spazio pubblico è davvero ridicola. prima cosa la privacy è un concetto inesistente vista la quantità di telecamere presenti in ogni spazio a partire da quelli pubblici come uffici supermercati negozi strade. in secondo luogo per un pedofilo è molto + facile recarsi in un asilo o scuola, parco o palestra,per vedere dal vivo le potenziali vittime senza doversi sbattere e soprattutto lasciare tracce online. se mai è proprio il contrario, ovvero fb è lo strumento top per incastrarli. quelli che sono paranoici rispetto a fb sono i primi ad essere fanatici della propria immagine. che paura puoi avere a far vedere la tua faccia mi chiedo. quando esci di casa vieni fotografato 10000 volte a ogni cosa tu faccia cosa cambia se sia online o no. giusto un pedofilo o qualcuno che ha cose pesanti da nascondere ha paura di essere visto o taggato. mi pare così evidente e di moda l’odio verso fb che mi sembrano tutte scuse per dare addosso al fenomeno sfruttando la scusa dei bambini che non possono difendersi. ma cosa cambia se non una questione di numeri rispetto agli album di famiglia che i genitori mostravano fieri fino a qualche anno fa. trovo una cosa carina invece il voler condividere con gli altri la bellezza e l’allegria che i bambini portano nel mondo. se volete “proteggere” la vostra immagine e quella dei vostri figli chiudetevi in casa e staccate tutto. accanitevi sui problemi veri….

  20. problema enorme! ma ancora peggio le foto dei figli degli altri che sono messe su fb a insaputa dei genitori perché magari compagni di banco di figli di malati delle foto su fb ….problema realmente avvenuto nella scuola d’infanzia di mio figlio e discussione infinita tra genitori😦

  21. Lasciando da parte il discorso dei pedofili, sul quale in tanti sono già intervenuti, punterei invece l’attenzione sul perché molte persone sentano il bisogno di esibire se’ stessi e i propri figli attraverso Facebook.
    Fare un album di foto (anche digitali) e inviarle unicamente a propri conoscenti non è minimamente comparabile con il postare foto in FB.
    Una volta che la foto è in FB non appartiene più a chi l’ha postata, molto semplicemente.
    Non c’entra molto essere pro o contro i social network, ma piuttosto mostrarne le criticità. E non c’entra neanche con il discorso che ci sono telecamere nei supermercati o nelle banche.
    Condividere la bellezza e l’allegria dei bambini è una bella cosa, se fatta con intelligenza. E poi condividere con chi neanche si conosce cosa significa? Di quale condivisione parliamo?

  22. Giustissimo.
    E in realtà il problema è molto più complesso.
    A volte non sono i genitori a condividere sul web le foto dei propri figli: un cugino adolescente, uno zio, un amico di famiglia, un fratello più grande ma molto meno avveduto possono farlo benissimo, e possono farlo benissimo senza che i genitori ne siano a conoscenza.
    La cosa più triste è che il più delle volte il motivo per cui lo fanno è che le foto con i bambini inteneriscono e fanno ricevere tanti “mi piace”.
    Come si fa a tutelare il proprio figlio con un meccanismo del genere?

    E il problema non riguarda tanto la pedofilia, perché credo sia raro che un pedofilo cerchi di adescare un bambino totalmente sconosciuto incaricandosi di scoprire le sue abitudini su facebook e avendo pure la fortuna di incappare in una catena di profili a privacy zero (certo raro, ma non impossibile);
    a mio parere si parla anche di un diritto alla privacy che un bambino merita di avere, finché una volta cresciuto può decidere da solo se condividere la sua vita e (la sua faccia) oppure no.

    Inoltre, per gli amici e i parenti lontani cui far vedere i progressi dell’infante, esiste sempre la posta elettronica.

  23. Ricordo che i pedofili al 80% sono in famiglia, non hanno bisogno di facebook http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedofam/pedofam/pedofam.html

  24. Sono un nonno felice e, vista la non giovane età, una certa esperienza del mondo. E’ ovvio che la rete, come qualsiasi luogo pubblico, può presentare pericoli, ma ne più ne meno di quelli di una piazza pubblica frequentata da grandi e bambini, ricchi e poveri, onesti e disonesti. E Facebook è una delle tante piazze delle rete.
    Vorrei chiedervi alcune riflessioni partendo dall’esempio pratico tratto dall’articolo di apertura : “Sono un pedofilo, e siccome adescare bambini per strada non è molto sicuro, li cerco online………………”.
    1: Se Adescare ha un significato fisico, tutto il percorso indicato non serve, è più semplice mettere in atto l’azione sporca approfittando di un momento sfavorevole per il bimbo.
    2: Se adescare ha un significato meno fisico e vuol dire appropiarsi di immagini di un bimbo….il commento è banale: basta andare in giro con un telefonino e fare fotografie.

    Secondo me la difesa dei bimbi dai pericoli del mondo è stata sempre l’educazione, anni fa era sufficiente dire “non accettare niente da i grandi senza l’approvazione di mamma o papa”, oggi la cosa è un po più complicata, ma in compenso i bambini sono più svegli!

  25. Grazie mille a Giovanna e a tutti voi per i commenti costruttivi! Era il mio primo articolo su un blog e quindi le idee sono esposte forse in modo poco lineare. Comunque, mi preme sottolineare i seguenti punti:
    – le foto postate su facebook appartengono a facebook, che un domani potrebbe realizzare, che so, una pubblicità di una dentiera (esempio stupido) con la vostra foto, senza chiedervi il permesso;
    – le foto senza restrizioni di privacy possono essere viste da chiunque, senza che voi lo sappiate. ho trovato foto pubbliche del primo giorno di scuola dei bambini in cui comparivano una decina di genitori, maestre, e figli altrui; inoltre il bambino sarà contento, una volta cresciuto, che le sue foto siano di dominio pubblico?
    – il fatto che il mondo infantile per molti si divida in “campioni” e “principesse”, azzurro e rosa e tutto quello che ne deriva. Tornerò sull’argomento in futuro, qui era solo accennato.

    Avete ragione sul fatto che i pedofili siano ovunque, di certo non solo su facebook. Però si tratta di una questione di sicurezza generale, come il non mettere foto di casa propria accessibili a chiunque e scrivere quando si è in vacanza (= casa vuota, via libera ai ladri).

    Anche il post dell’insegnante che commentava colleghi e alunni senza nessuna limitazione della privacy mi ha lasciata stupefatta e mi ha fatto pensare che sicuramente molti utenti di facebook non conoscono abbastanza bene il suo funzionamento.

  26. ma che esagerazioni! dati alla mano, è risaputo che la stragrande maggioranza di abusi su minori sono perpetrati da persone molto vicine alla famiglia o comunque agli ambienti frequentati dal bambino. I genitori sono responsabili del bambino e prendono per lui/lei decisioni di ogni sorta (educative, religiose ecc…) e poi non avrebbero il diritto di condividere una sua foto con amici e parenti! Per piacere…

  27. probabilmente è un problema di orgoglio/esibizionismo dei parenti …anche a me dá fastidio l’idea di vedere esposte persone non in grado di decidere, conosco personalmente una zia che posta spesso le foto delle, a suo dire, ” splendide nipoti” che poi non sono così eccezionali, sia chiaro,ma evidentemente ne è innamorata a tal punto da non riuscire a discernere, eppure è una persona molto in gamba…per altre cose…che dire, forse è un po’ come mandare il proprio figlio o nipote in televisione, per chi non ci è mai andato, un minuto di visibilità internazionale….se nessuno ti vede non esisti….

  28. Sono piu’ bambini dei loro figli: e’ scioccante!

  29. Floriana Grasso, è vero che questo assomiglia al discorso “è colpa sua, aveva la minigonna…” … ma la somiglianza è molto limitata: qui la minigonna la stai facendo mettere a tuo figlio.
    Io non so fino a che punto sia pericoloso pubblicare le foto dei figli. Credo che il punto non sia tanto la pedofilia, ma l’esposizione di altri senza il loro consenso informato e consapevole.
    Piero, a te la tua nudità non crea nessun problema, ma ad altri sì e la loro esigenza va rispettata. L’imbarazzo non è tanto nel vedere altri nudi, ma nell’essere visti nudi da altri, potenzialmente da chiunque. Se i miei parenti pubblicassero foto che mi ritraggono nuda da piccina, non lo sopporterei e penso che nessuno potrebbe permettersi di dirmi “che problema c’è, su, accettalo!”… è un mio diritto sentirmi turbata dalla cosa, è un mio diritto avere questa privacy, è un mio diritto decidere se certe cose mie private possono diventare pubbliche o no, punto! E’ un diritto mio, non dei miei genitori!!!
    In pratica quoto Ilaria al 100%. E anche ElenaElle e Ironiaprimaditutto.
    Cosmic, le tue argomentazioni mi sembrano ridicole. Uno dovrebbe rinunciare a fb perché altrimenti se qualcuno lo tagga in situazioni spiacevoli la colpa è sua, “aveva solo da non iscriversi”? Ovvio poi che non mettiamo il burqa ai bambini…
    sembra che Cosmic ed altri cerchino in tutti i modi di dire che se uno vuole fare del male ad un bambino (o anche ad un adulto) può farlo in tanti modi, anche senza facebook… bella scoperta! Però con facebook offriamo ad altri su un piatto d’argento la possibilità di farci del male… e soprattutto di fare del male ad altri. Se vi sembra un comportamento logico e corretto…

  30. Di certo il mondo è diventato un brutto posto.

  31. Solo un piccolo commento: le nostre case sono piene di foto di “pargoli nudi su una pelle spelacchiata”, al mare d’estate le mamme ed i papa cambiano tranquillamente in pubblico i loro pargoli la cui nudità non fa male a nessuno. Io, a 75 anni, non andrei in giro nudo perchè sarebbe un nudo sgradevole.
    Diamo una dimensione giusta a tutto e riserviamo la privacy per cose più importanti!

  32. Sono d’ accordo che la quasi totalità degli utenti dei social media non hanno idea di come questi funzionino, cosa accettano quando ne accettano le condizioni generali, e sicuramente non conoscono e usano quindi in modo contrario alla propria volontà le impostazioni sulla privacy. Sono anche convinta che, soprattutto viste tutte le ricerche che dimostrano l’ analfabetismo funzionale di percentuali enormi di cittadini dotati di diritto di voto, il diritto di voto venga esercitato in una grossa maggioranza di casi senza alcuna riflessione critica su quello che stiamo facendo quando votiamo. Non mi sembra che questo dia a chicchessia il diritto di contestare il suffragio come lo conosciamo. Anche se è innegabile che una bella dittatura sia una manna per l’ ordine pubblico e la sicurezza.
    D’ accordo quindi con Floriana con le fallacie di ragionamento, quando uno imbocca questa strada poi si scorda dove voleva andare a finire. E il peggio è che ci sarà sempre gente che lo segue.

  33. Io mi stupisco molto di come alcuni commentatori considerino la stessa cosa esporsi (anzi, venire esposti da altri a propria insaputa, perché qui stiamo parlando di questo) su un social network o stare per strada o alla spiaggia. Sono situazioni molto ma molto diverse per una lunga serie di motivi abbastanza evidenti (per questo mi stupisco). Forse chi parla così non frequenta o non conosce abbastanza i social network. E non si tratta di denigrare lo strumento in sé (io ho un blog da anni, uso quotidianamente facebook, instagram e altri social e mi ci trovo benissimo, mi piacciono) ma di impegnarsi a conoscerne al meglio le implicazioni per non farsene sfruttare o incappare in cose spiacevoli.

  34. Prima dei pedofili (che per fortuna sono rari) e della privacy diciamo che manca completamente il pudore. Inoltre molti non hanno capito (o non vogliono capire) che, a discapito delle buone intenzioni dei socialcosi, quando una cosa è in un socialcoso è de facto accessibile a *chiunque*. Pedofilo, curioso, passante. TUTTI.

    Ora: abbiamo tutti le foto dei bambini nudi in casa (nulla di che: mare, bagnetti vari, cambi di pannolino e via dicendo), ma fino ad oggi erano riservate ad una visione molto ristretta. Amici e familiari al massimo. Perché oggi dovrebbero vederle TUTTI quelle foto? C’è un motivo?

    Rispondiamo a questa domanda. Poi passiamo ai delinquenti.

    Concludo: i figli imparano la riservatezza da quello che fanno i genitori. Io che sono molto selettivo in quello che pubblico in rete ho una figlia altrettanto selettiva e pudica. Senza dirle nulla. Un caso?

  35. però mi sa tanto di: donne, non uscite con la minigonna o vi violentano! Allora che si fa, ci priviamo di tutto perchè ci sono i malati in giro?

  36. Ricordo a tutti che le foto dei bambini nudi in spiaggia riservate a una piccola cerchia di familiari e amici frequentanti la nostra casa sono state presumibilmente scattate su una spiaggia pubblica. A meno che non abbiate accesso a una spiaggia privata. Aggiungo inoltre che l’egocentrismo non risiede tanto nel mettere le foto su fb (io per esempio ne metto alcune per mostrare la crescita dei miei figli a nonni e cari che vivono a 500 km di distanza da noi), quanto piuttosto nel pensare di essere così interessanti da indurre un hacker pedofilo (sulla base di cosa?) a violare il nostro profilo.

    Aggiungo e chiudo, che è molto più probabile che si verifichi la possibilità che un matto pedofilo si apposti davanti a una scuola e scatti da sé delle foto, piuttosto che l’altra discussa.

  37. Qui il problema non sono gli “hacker pedofili” ma il principio di riservatezza da garantire ai propri figli: se un profilo è pubblico chiunque non solo può guardare le foto, ma chiunque le può anche salvarle sul proprio pc ed appropriarsi di immagini che non gli appartengono, in teoria potrebbe crearsi un vero e proprio album fotografico della vita di un bambino e anche di un adulto. Questo è il punto: aldilà dei pedofili, una volta che si postano delle foto su facebook non si può avere la certezza di chi userà quelle foto e di come le userà.

  38. @ilaria io vorrei davvero che ci spiegassi nello specifico invece di fare solo un riferimento generico ai “reali” rischi di un’esposizione mediatica per un personaggio non pubblico. io personalmente mi sono sovraesposto di brutto su internet dai tempi delle chat via web per passare ad icq msn fb twitter e altri innumerevoli siti di ogni sorta e genere. l’unico risultato è stato quello di trovare tanti amici molti dei quali fanno adesso parte della mia vita reale. l’unico pericolo che riesco a rilevare è rispetto a personaggi della malavita e personaggi pubblici. penso che il massimo pericolo che puoi correre è quello di essere presentato come poco esteticamente piacevole in qualche foto o tag o essere scoperto da amici e partner nel caso in cui tu abbia mentito. cmq vorrei far notare che per legge si puo’ richiedere la rimozione di una foto personale da qualsiasi sito. rimane che una volta online tutti possono salvarla. ma davvero abbiamo così paura che la gente ci possa guardare? qui inoltre si sottovaluta pesantemente il reale motivo per cui i solcial network maggiori esistono e che riguardano i nostri usi, abitudini, interessi, gusti commerciali e sessuali, lavoro etc. che permettono ad enormi database di conoscerci e per gli apocalittic “controllarci” mentre per gli integrati di aiutare il mondo a coordinarsi meglio. una singola foto tra decine di miliardi molto simili non ha secondo me queste ripercussioni drammatiche che vengono qui rilevate. quindi pur cosciente delle potenzialità e pericolo della rete non vedo in questo caso alcun pericolo davvero reale.

  39. Un articolo che sembra essere la fiera delle paranoie.
    Seguendo questo filo logico allora bisognerebbe anche censurare i cataloghi di abbigliamento, le foto pubblicitarie e poi pixelare i bimbi nei nei film e nelle trasmissioni in tv? E poi ancora distruggere gli hard disk e i vecchi album di foto ricordo perchè non si sa mai, potrebbe entrarci un ladro in casa e dopo averle viste appostarsi sotto casa per adescarmi il figlio?
    Ma davvero siete così convinti che la pedofilia si nutra di innocenti immagini di bambini e che ci siano orde di pervertiti con i pantaloni scalati e l’aggeggio di fronte alle vostre pagine fb?
    Se è così, allora mettiamo un burqa a tutti i minori e la pedofilia sarà risolta!
    Riprendiamo a respirare un po’. La prevenzione si fa con l’educazione e la cultura, non con le fobie assurde e dissennate

  40. SIete davvero un tantino esagerati e credo che siate al limite del terrorismo psicologico. Se uno sconosciuto mi scrivesse per dissuadermi da pubblicare foto di mia figlia neonata che esce dal bagnetto, chiamerei i carabinieri. Fb e gli altri hanno delle protezioni, basta usarle per mostrare le ns immagini a chi è nel ns cuore ma, magari, lontano fisicamente

  41. Due parole per ricordare a tutti coloro che arrivano qui sparando la sentenza di turno senza aver nemmeno letto bene l’articolo, che nel post si parla di foto postate su Facebook e lasciate aperte a tutti. Foto pubbliche. Il che denuncia una evidente inconsapevolezza e superficialità da parte di quei genitori che lo fanno. Né io né Marta Marchesini che ha scritto il pezzo siamo paranoiche, come alcuni/e alludono. Marta è peraltro intervenuta, con grande garbo, per precisare alcune cose, che però – evidentemente – molti non prendono in considerazione.

    Prego tutti/e di intervenire con maggiore educazione e civiltà. Ma soprattutto: prego tutti/e di leggere con attenzione il testo che commentano, prima di commentarlo. E magari leggere anche i commenti che precedono. Magari riflettere, pensare, prima di sparare. Giusto per evitare figuracce. E per non dare aria alla bocca, come si dice. Grazie.

  42. che il problema esiste sicuramente…che poi ci siano più sfruttatori dei pedofili e scrivono questi articoli x spaventare la gente…sicuramente anche….Il mondo e le persone sono molto migliori di quanto ci raccontano Tv e giornali….Certo, bisogna fare sempre attenzione.

  43. Questo testo è preziosissimo..ma coloro che danno” aria alla bocca” dimostrano anche di dare aria al cervello e purtroppo sono tanti e tante; che facebook e altri abbiano le loro protezion è vero , ma è anche vero che tante persone non le sanno usare…@luca mi spieghi (secondo te ) cos’è l’educazione e la cultura?

  44. Scusa Giovanna, a torto o a ragione mi sento chiamato in causa dal tuo ultimo post, e mi permetto di farti notare che forse il problema dell’articolo non è nel modo di essere letto, ma in quello in cui è scritto .
    La riservatezza e l’accortezza con cui scegliere di rendere pubbliche certe foto, per una tutela della sensibilità della persona ritratta è un discorso pieno di senso e approvabilissimo. L’asserzione che pubblicare foto di propri figli, senza i giusti filtri di privacy significhi offrirli su di un piatto d’argento a orde di pedofili in agguato è, a mia opinione, paranoica. E preciso: l’asserzione non colei che scrive. Non la conosco e non mi permetterei mai di offenderla con così tanta leggerezza.
    A partire dal titolo, l’articolo non è incentrato sulla questione della privacy, ma usa questo aspetto solo come premessa per la proprio teoria di come l’esposizione mediatica sia l’anticamera dell’insidia. Nell’articolo non si parla di “foto postate pubblicamente e lasciate aperte a tutti”, ma di “foto postate pubblicamente e lasciate aperti a tutti che diventano, per tanti presunti Sherlock-pedofili, lo strumento per arrivare comodamente all’oggetto del desiderio”.
    L’esempio pratico finale è lampante di come tutto il pensiero dell’autrice ruoti sulla convinzione che quelle che “ignari genitori” considerano innocenti foto siano in realtà le chiavi della porta della cameretta del proprio figlio. Pertanto la mia critica può essere condivisa o no, ma trovo che sia assolutamente attinente a quanto l’autrice esprime e non la trovo nè offensiva nè espressa solo per arieggiare la mia bocca.

  45. Giovanna Cosenza, in questo caso non sei paranoica, però la questione andrebbe affrontata senza ipocrisie: FB è una cloaca, una discarica di deliri, un sistema protezionista da un lato e pornificante dall’altro; in sostanza è come la tv generalista, anzi peggio. Quanti sono gli utenti a tutt’oggi, sono rimasto ai 400milioni di qualche anno fa (tutti idioti)? Stroncate il sistema invece di lamentarvene per l’uso che se ne fa, perché come per la becera tv, se c’è un uso funzionale, paradossalmente “corretto”, è esattamente quello che se ne fa attualmente, dato che il sistema è stato creato proprio per dare alla gente l’osceno in cui sguazzare.

  46. Mi pare che in molti non abbiano colto la differenza tra entrare in possesso di una foto e entrare in possesso di un gruppo di informazioni che con quella foto sono collegate. E’ ovvio che chiunque si può mettere a fare foto di fronte ad una scuola, ma solo tramite FB e simili si può ricostruire la routine familiare, con tanto di nomi e reti sociali dietro alla faccia di un bambino. E’ in questo il pericolo: il fantomatico sconosciuto delle caramelle potrebbe presentarsi ora come l’amico dello zio Gino o come il vecchio compagno di scuola del tuo papà e sembrare molto meno sconosciuto. Potrebbe presentarsi davanti alla scuola, ma anche vicino a casa della nonna o vicino alla palestra.
    Le foto di bambini sono ovunque, le informazioni private no: dato che non andiamo in giro con un cartello sopra la testa col nostro indirizzo, quello del nostro posto di lavoro, quello della scuola dei figli e via dicendo, paragonare un nudo in spiaggia ad uno su internet mi sembra molto ingenuo.
    Non è paranoia, è vivere nel 2013.

  47. O.T.: Giovanna, cosa pensi del modo di comunicare del papa?

  48. @alos: l’educazione e la cultura, sono a mio modesto parere sono gli unici strumenti veramente in grado di fare prevenzione sul fenomeno della pedofilia. L’educazione attiene a tutto ciò che una famiglia è in grado di trasmettere ai propri figli, per prepararli ad affrontare la vita. Fa parte di questo il rapporto con gli altri, con se stessi, con la propria dimensione sessuale, con il proprio corpo e con la propria immagine. La cultura è quella base di cognizione che permette di realizzare una buona educazione. Ed una buona educazione non può essere certo fondata sulla censura del sè, come figlio e come genitore, sulla paranoia, sull’iperprotezionismo.
    Come in tutto, la misura è nell’equilibrio. Onestamente il pensiero esposto nell’articolo mi sembra molto squilibrato.
    @nusta: potenzialmente un cattivo uso di fb può dare adito alle dinamiche che sia tu che l’autrice illustrate, ma potenzialmente qualsiasi esposizione sociale ha in sè un margine di rischio. Nell’articolo si espongono e si mescolano in maniera sommaria due concetti che andrebbero affrontati in modo diverso. L’educazione al buon uso della propria e altrui immagine è sacrosanta e condivisibilissima. Molte persone usano fb in maniera inopinata e diseducata. Ma la teoria degli sherlock-pedofili, sinceramente la trovo esagerata, nel senso che studi e statistiche alla mano, la pedofilia agisce altrove e per altri percorsi, spesso proprio quelli più intimi, dove non è necessaria nessuna indagine preventiva per giungere all’obiettivo.
    La questione non è che non possano esistere persone capaci di sfruttare lo strumenti fb nel modo detto, ma è che è un puro esercizio retorico costruirci su questo un allarme terroristico. Come dire: esiste la possibilità che i terroristi attacchino una metropolitana: non usate la metropolitana indiscriminatamente!

  49. Francesca@ io formulerei la domanda a Giovanna cosi:” Giovanna cosa ne pensi di QUELLO che comunica il papa?” ma temo non potrà rispondermi…

  50. Ancora forse non abbiamo capito la differenza tra fare delle foto ai propri figli (o a quelli degli altri) e prenderle e sbatterle su internet e su tutti i social network!! Uno puó fare tutte le foto che vuole al culetto del proprio bambino ma perchè le devi mettere in rete? Questi genitori sono malati di ostentazione.

  51. Ciao Giovanna,
    Ho in testa questa cosa da un po’ e sono completamente d’accordo con te. Per una precisa scelta non ho mai pubblicato una foto di mio figlio da quando sono diventata mamma ed è preoccupante quello che sta accadendo. I bambini sono esibiti da quando nascono ( proprio in sala parto) e ne conosciamo tutte le mosse esponendoli a pericoli senza rendercene conto. Ci vorrebbe più educazione in questo senso. Grazie per il tuo contributo. Martina

  52. L’ha ribloggato su gregorybateson.

  53. Ma sono più i pedofili digitali o quelli analogici?

    A me che il pedofilo 2013 preferisca selezionare il profilo su FB piuttosto che appostarsi davanti a scuola e seguire la vittima non convince troppo…

  54. Sono totalmente d’accordo con te! Sia io che il mio compagno abbiamo un profilo fb e siamo in attesa di un bimbo in arrivo a Dicembre: mai una sua foto comparirà su nessuno dei nostri due profili.
    fb NON è posto per bimbi o per genitori poco pratici (tipo moi) di social network!.
    Amici e parenti possono venire a trovarci: saranno i benvenuti se vorranno conoscere il nuovo teppistello di famiglia…ma non lo vedranno su un social network!
    Grazie per il tuo post: spero che faccia riflettere queste armate di sprovveduti!🙂
    Sara

  55. Pingback: Se non volete salvaguardare la vostra privacy non è detto che non dobbiate farlo anche con i vostri figli | Federica Piersimoni

  56. Pingback: Se non volete salvaguardare la vostra privacy fatelo almeno con vostri figli | Federica Piersimoni

  57. pienamente d’accordo con te e con quello che scrivi! condiviso sul mio facebook, sperando che qualcuno rifletta…bene!
    saluti
    Eleonora
    Je veux magazine
    http://www.jeveux.it

  58. Pingback: Facebook, bambini scomparsi e responsabilità sociale | genitoricrescono.com

  59. Vorrei solo aggiungere una notizia vera, successa qualche giorno fa e che ha risollevato questo gravoso problema…Atraverso una segnalazione/denuncia di una utente di face. La signora in questione ha scoperto la pagina di un pedofilo su face e ha avvertito tutti i suoi contatti sul pericolo reale dell’esposizione delle foto, ha invitato i genitori a vedere con i propri occhi i commenti depravati di un “malato” (ribadisco che le foto erano assolutamente innocenti, non c’erano nudi, erano tutti bimbi vestiti o in costume) e visitare la pagina, beh io l’ho fatto e in pochi minuti centinaia di persone hanno fatto lo stesso…risultato: la pagina di face é stata chiusa, ma la notizia ha fatto scalpore qui in Portogallo. Ripeto, ho visto la pagina e quei commenti mi hanno scioccato, scosso profondamente, quindi ho deciso di non pubblicare assolutamente nulla di privato su face. Ognuno agisca secondo coscienza.

  60. Pingback: Di nativi digitali e adulti Tech-savvy | SMamma

  61. Ciao, complimenti per l’articolo.
    Insieme a due psicologhe cliniche stiamo portando nelle scuole (alunni e genitori) i pericoli sull’utilizzo dei minori su internet.
    Per chi fosse interessato il materiale è disponibile su http://www.massere.it
    Buona giornata.
    Andrea

  62. Il voler essere protagonista del proprio film “La mia vita”, il pensare di avere in mano il mondo dentro la scatola magica, ha creato una generazione di persone senza testa e avida nei confronti degli altri.

    Tanti usano i Social come se fosse un divertimento spontaneo uccidendo la dignità di persone, mettendo a rischio i propri cari, distruggendo famiglie intere con il comportamento “di chi se ne frega”.

    Usare i social con l’ingnoranza oramai e diventata una moda a richio pericolo per il prossimo, ma la massa e troppo menefreghista per capirlo, non sono i social a sbagliare ma sono i loro utenti che giudano senza patente, la cosa peggiore che quando gli sbatti in faccia la verità si offendono pure.

  63. Ciao, ho trovato il tuo post molto interessante, noi l’abbiamo affrontato dal punto di vista della mamma e della privacy dei bambini.

    http://www.ioscrivoleidisegna.com/mamme-da-facebook/

  64. Pingback: I genitori ostentano i figli su Facebook. E i pedofili? | D I S . A M B . I G U A N D O | NUOVA RESISTENZA

  65. cosmic sei intelligentissima e purtroppo è pieno di gente che ha paura della sua ombra e trasportera la sua paura sui propri figli

  66. Io penso che ci sia davvero troppa poca consapevolezza nell’uso dei social network, e che quando qualcosa e qualcuno ne mette in luce un aspetto critico (anche senza che sia “paranoico”), la tendenza sia quella di lanciarsi tutti a insultare il dito invece di analizzare la luna…
    A me, ad esempio, è successa una cosa che trovo significativa: ho lasciato un commento a una foto (che ho visto perchè apparsa nella mia homepage), messa su FB senza nessuna restrizione della privacy, quindi pubblica. Ho scritto molto educatamente che mi sembrava inopportuno che fosse, appunto, pubblica, per via del soggetto della foto (che non sono io nè qualcuno che conosco, quindi niente di personale, solo una perplessità di principio. Per capirci, è la foto di un bambino nudo)… mi è stato risposto dalla famiglia, in modo molto infervorato, che la mia critica sarebbe stata meglio fosse stata fatta in privato, invece che “gridare” (quasi a insinuare fossi in cerca di una qualche “visibilità”!) e che IO, con il mio commento, creo il pericolo che su quella foto si concentri un’attenzione sbagliata (non ho capito in che modo, a dir la verità), mi hanno anche attaccata sulla mia professione (dicendo che proprio perchè sono psicologa dovrei capire il danno che si può creare), e anche che sono disgustati dal fatto che io abbia potuto pensare fosse un’immagine inopportuna (ho poi ribadito che quello che trovo inopportuno è che sia pubblica, che è diverso) e poi, ovviamente, mi hanno chiesto cosa commento a fare se non ci conosciamo direttamente ma abbiamo solo dei amici in comune: ho fatto notare che proprio perchè lasciano un contenuto pubblico, si espongono a qualunque conseguenza incontrollabile e sgradita, tra cui appunto anche il mio commento – anche se converranno che, di tante conseguenze sgradite, un commento educato alla fine è una delle più innocue (eppure non viene accettato).

    C’è qualcosa che non mi torna. Si è disposti ad esporre immagini private senza nessuna protezione, ma poi crea problemi un commento educato? Espongo tutto in pubblico, davanti a tutti, ma se devi dire qualcosa, non ci deve sentire nessun’altro? Io mostro tutto (tra l’altro, come giustamente hanno già scritto altri, mostro tutto di una persona a cui non do la libertà di scegliere cosa e se mostrare), ma tu fatti i cazzi tuoi?
    Forse c’è della confusione tra cosa può/deve essere pubblico e cosa privato.
    Forse ci si butta in un gioco senza accettarne tutte le regole e le conseguenze (banalmente, se non voglio commenti sotto la mia foto, imposto in modo che non sia possibile farlo; se non voglio che tutti vedano mio figlio nudo, la condivido solo con gli amici).
    Soprattutto, su un tema così delicato, alla fine si riduce la discussione a un “non dovevi dirci niente”, come se fosse questa la cosa importante?

    Ma quello che più di tutto non capisco, è che si considera “gridare”, quindi eccessivo (e anche poco costruttivo ed maleducato, mi hanno detto), addirittura pericoloso!, lasciare un commento… ma non si considera eccessivo/pericoloso che la foto del proprio figlio nudo sia pubblica?

    Queste persone sapranno che, se invece di essere una persona educata che si è preoccupata e ha pensato di dirlo, fossi stata una vera merda umana, avrei potuto prendere la foto del loro bambino e senza dire nulla metterla in un sito di pedopornografia? Questo sarebbe considerato accettabile? Non credo proprio. O, anche volendo essere meno tragici, potrei postare quella foto ovunque, mettere il link anche qui, e potrebbero essere sommersi da commenti. O avrei potuto segnarla a FB, sempre senza dire nulla, e magari gli bloccavano l’account, visto che credo ci siano gli estremi perchè venga ritenuto un contenuto che viola gli “standard di comunità” (https://www.facebook.com/communitystandards/).

    Forse non ci hanno pensato. Ma perchè, nel momento in cui qualcuno ti suggerisce di pensarci, l’unica reazione è prendersela con chi ha sollevato la questione, invece di affrontarla?

  67. Ciao. Io mi sono fatta l’idea che gran parte della violenza sui minori che avviene in America sia dovuta all’uso non regolamentato dei social network. Se non si interviene subito il fenomeno arriverà anche da noi a quei livelli.

  68. io intanto le foto di mia figlia non l emetto su fb, nudo=violenza? forse non per tutti, ma per alcuni si, e con la fortuna che ci ritroviamo, quel qualcuno potrebbe essere proprio accanto a noi….non ci dimentichiamo Sara Scazzi (uccisa da persone “insospettabili”, o altri casi di cronaca, in cui, ahimè, sono coinvolti MINORENNI non in grado di difendersi! Genitori, DIFENDIAMO I NOSTRI PICCINI, non sono mai grandi abbastanza per essere protetti, e noi non faremo mai abbastanza per loro! USIAMO LA TESTA, e smettiamola di rovinare la vita dei nostri figli!

  69. la gente è malata di facebook dal punto di non poter fare almeno e di incazzarsi a morte quando uno be parla male. L’articolo è azzecatissimo e molti dei commentatori o sono molto innocenti o non vogliono vedere la realtà: i pedofili sono in crescente aumento e loro usano le foto dei social non solo per osservare la routine dei genitori e dei figli ma anche per rubare le foto e mettere nel loro database/pagine personali per le loro fantasie estreme. Viviamo in un mondo del ca**o ma le persone non vogliono affrontare la realtà. Per una persona normale un bimbo nudo è equiparabile ad un angelo, per un pedofilo non c’è differenza tra una donna/uomo nudo e un neonato. Cercate di affrontare la realtà oppure troverete la foto dei vostri bimbi nel database di qualche malato.

    Poi quando un figlio viene abusato da qualche pedofilo nessuno resterà a pensare alla filosofia della gonna o da quando il mondo sia migliore di quel che sembra….

    Svegliaaaaa!!

  70. Non credo che pubblicare la foto di un bambino il primo giorno di scuola lo metta in pericolo. Dubito che un pedofilo faccia la fatica di collegare un viso a una targa, associarlo a un dato angolo di una città e ricercarne l’indirizzo, quando può piazzarsi davanti a una scuola o un parco e scegliersi direttamente la vittima.
    I pericoli in rete esistono, ma forse non sono questi.
    Noi genitori dobbiamo sapere come funziona un social network, visto che pubblichiamo frammenti della vita privata dei nostri figli, questo sì. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che i nostri dati verranno trattati da diversi soggetti, potrebbero diventare pubblici, dobbiamo imparare a usare le limitazioni di facebook, capirne il funzionamento per sapere come lo potranno usare i nostri figli, fare attenzione a quando si collegheranno, soprattutto chi contatteranno, limitarne i tempi.
    Fare terrorismo sulla pubblicazione delle foto mi sembra inutile e illusorio. Come se bastasse quello…
    Altro discorso poi è la perdita del buon senso, l’eccessiva esposizione dei nostri pargoli, la necessità di farli vedere a chiunque, quando basterebbe un naturale scambio di immagini con nonni o amici.

  71. Pingback: CHI SUONA ALLA MIA PORTA? | Mondoparallelo711

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