Sono nata negli anni di fango, sono meridionale e mi laureo domani

Studentessa manga

Mi scrive Rosy, il giorno prima di chiudere un biennio magistrale nel settore della comunicazione a Roma. La sua mail contiene alcune domande implicite: ce la farò? troverò un lavoro che mi piace? qualcosa che mi permetta di vivere ma sia anche vicino a ciò che ho studiato?

«Buongiorno Prof, sono una studentessa di  comunicazione ancora per poche ore, leggo il suo blog e mi ritrovo spesso nelle storie che racconta, noi giovani avremmo bisogno di insegnanti come lei, non semplicemente di docenti.

Domani mi laureo. Sono nata qualche mese prima che cadesse il muro di Berlino, all’inizio di una nuova era per i rapporti internazionali e per quelli umani. Sono nata nell’ultimo anno degli Ottanta: quelli di Craxi e delle spalline grosse, del benessere e delle ragazze coccodè in tv, delle mazzette e degli effetti speciali. Sono nata negli anni di fango, ma non l’ho scelto io.

Non li ho mai sentiti addosso. Mai come adesso. Mi concentrerò sugli annunci di lavoro con le stesse energie che ho investito nello studio. Mi sono imposta un obiettivo, un compromesso non troppo caro tra quello che mi piace e quello che mi pagano. Sono due linee parallele, viaggiano insieme ma non si incontrano mai, solo ora capisco a che mi serve la spiegazione della maestra.

Scrivo il curriculum come ho sempre svolto i compiti a casa: precisa e attenta. Cinque anni di liceo classico, tre di università conclusi con una lode inaspettata più due volati troppo in fretta. Uno stage in uno dei palazzi più ambiti di Milano e un tirocinio tra le voci più ascoltate d’Italia, due segni che la fortuna qualche volta passa dalle mie parti.

Mi presento così a quelli delle risorse umane. Non ho master dai nomi altisonanti e grossi sacrifici da offrire per convincere ma solo una carriera da studentessa come tante altre, regolare e puntuale. Dopo anni di impiego la scuola mi licenzia senza una liquidazione.

Leggo: disoccupazione giovanile al 40 per cento, superiori alla media sono le donne e i meridionali. Ebbene, io sono donna e meridionale. Chissà se è previsto uno sconto.

Domani mi laureo. Faccio parte di una generazione pericolosamente pacifica, arrabbiata e narcotizzata. Cresciuti col benessere siamo uomini e donne in tempi di crisi. Quando ho cominciato a studiare storia non sarei voluta nascere in nessun altro tempo. Pensavo che gli anni Ottanta fossero un privilegio. Invece erano gli anni di fango. Buona giornata e grazie.»

Ce la farà Rosy? Io scommetto di sì. Non ha master altisonanti, non crede di essere chissà chi, ma si capisce che è solida, preparata, profonda.

26 risposte a “Sono nata negli anni di fango, sono meridionale e mi laureo domani

  1. Da come scrive sembra che abbia tutte le carte in regola per farcela!
    Un grande in bocca al lupo.

  2. mah,secondo me si sta esagerando con sta retorica dell emergere,non capisco come non ve ne rendiate conto

  3. Queste storie vere o inventate che siamo mi sembrano troppo vittimistiche,persone che non fanno altro che dar la colpa allo stato all’anno in cui nasce,ma datevi da fare?abbiate la capacità di uscire dagli schemi e non di dire sempre”vado male a causa di…qualcosa che non dipende da me!”

  4. Rosy ce la fara’ – mi sembra matura, determinata e con delle ambizioni legittime, non semplicemente pretese. Le faccio i migliori in bocca al lupo e per incoraggiarla le dico che io e mio fratello, laureati umanistici per passione e non per ripiego, entrambi lavoriamo con grandi soddisfazioni nel settore tech (a Londra/Singapore e a Parigi rispettivamente) senza master altisonanti, con tanta perseveranza e voglia di adattarsi ma senza rinunciare ai sogni🙂 Serena

  5. Davide grazie al cielo. Mi sentivo cosi sola nel mio cinismo. Due cose mancano sempre nei suoi ulrimi post signora Cosenza
    1. Gavetta. Quella seria dura anni. È sempre stato così. All’uscita dall’università si è degli irrimediabili coglioni. Lo ero anch’io. E non parlo di uno stage di tre mesi.
    2. Creatività realistica. Io sono profondamente stanca di persone a cui mamca lo spirito di adattamento. Che non hanno progetti ma solo desideri. Io ho fatto tanti lavori, ho anche vwnduto i folletti porta a porta. Tutto serve. Adesso ho 30 anni, il master figo me lo sono pagata, faccio un lavoro cosi anomali che nonha neanche un nome in italiano. E lo insegno anche a ragazzi di vent’anni che non hanno minimamente il valore dei soldi. Io ho dovuto inserire nel mio corso una simulazione di contrattazione di vendita. Perché mi sono resa conto che questi ragazzi non sanno vendere quello che producono al prezzo adeguato.
    Basta con sti piagnistei per favore.

  6. ciao elena e grazie

    anni fa all unibo io ed amici conoscemmo un ricercatore giapponese,che peraltro lavorava piu spesso in un altro ateneo del centro italia,(poi lui stesso diventato professore,tornato nel suo paese..impresa non da poco..)che testuale disse:

    “..in italia di disprezza troppo il lavoro manuale..e poi c’è una ricerca di status symbol-testuale eh!ndr-e di prestigio sociale tre volte tanto che in giappone e addirittura peggio che nel mondo anglosassone..i vostri limiti,come sistema paese non li vedete proprio..”

    all’ epoca ci sembrò una tirata moralistica..eravam a metà 2000,estate..beh 10 e passa anni dopo, mister estremo oriente sopra, ci ha preso davvero …

  7. Elenafanelli. ti parlo da “ventenne ” che per te non ha i valore dei soldi, che non si vuole abbassare a fare determinati lavori, a vendere merci senza farsi pagare il prezzo che hanno. Prendila come una “critica” da sorella minore, figurati non ti conosco neppure!Mi fai tenerezza, non in senso cattivo. Ti sento delusa, disillusa, rassegnata,scontenta. Ti sento un po’ cinica, incazzata con il mondo. Ti ammiro. Hai lavorato, raggiunto(forse???)i tuoi obiettivi. Ora sei qui, arrabbiata a leggere le parole di questa ragazza e ti dà proprio fastidio quello che scrive. Perché lei sta lottando per quello in cui crede, per cui ha studiato, faticato, creduto. Allora fai prima a dire che sei stanca di persone che desiderano e non progettano. Non si può desiderare e progettare? Bisogna accontentarsi?Annuire e chinare il capo? Probabilmente a un certo punto anche, la rassegnazione subentra dopo, quando probabilmente perdi la fiducia in quello che sei e fai prima a dare la colpa al sistema, alla disoccupazione ecc..Per la gavetta ti do ragione ma ti prego di una cosa: non generalizzare. Hai probabilmente a che fare con una minoranza ma non tutti i 20enni sono come quelli che conosci tu: ci sono quelli che hanno lavorato come lavapiatti, chi pulisce i bagni e chi fa le consegne tra i miei amici. Pagati pochissimo ma che l’hanno sempre fatto per avere l’illusione d’indipendenza. Io ho passato l’estate a dare ripetizioni a bambini di ogni età, a recuperare debiti con ragazzini impossibili. Mi sono rovinata l’estate. Sono cresciuta. Mi sentivo indipendente per quei 5 euro. Ho lavorato per una biblioteca. Ho fatto praticamente volontariato. Non ho mai saltato un giorno. Quello era il mio dovere. Allora ti prego, non avercela con il mondo intero se probabilmente non ti piace poi troppo quello che ora sei. Non prenderla male, fregatene e fai un sorriso in più: la vita è già troppo dura di suo per essere sempre scontenti di noi stessi, per smettere di sognare e di sperare di farcela.

  8. cara “la Fra” trovo il tuo post languido,pretestuoso,e pseudo letterario:questo di rispondere a obiezioni altrui mettendo in campo la sua presunta(presuntissima)rassegnazione è veramente andare off topic e non rispondere alle obiezioni in merito

    peraltro,nel bel tempo andato,l’esperienza quantitativa(che si raggiunge solo con qualche anno di età..non con altro) qualcosina contava…magari non conterà sempre,ma manco può non contare mai!

    da par mio conosco una ricercatrice universitaria di 37 anni,nord est,che quando gli parlo dei 20 enni che vorrebbero esser chi sa che,dice:

    “di quelli non prenderei manco l’unghia tagliata di un mignolo”

    esagerazioni ? forse,ma manco a 23-25 anni si può pensare di essere Keplero: del resto,e lo dice la confindustria tedesca:”il miglior lavoratore/lavoratrice?tra i 35 e i 60 anni…”

    semmai tutti han diritto a paghe decenti,e a non lavorare gratis,ma da molti/e sotto i 30 anni ho sentito sostenere cose davvero aliene

    il paese chiede PRODUZIONE,magari non solo industriale,ma non certo esperti d comunicazione (di quelli ne abbiam anche troppi/e)

  9. Sono virtualmente vicina alla ragazza di cui sopra con cui condivido la situazione, i dubbi, le incertezze e le preoccupazioni (e a cui faccio l’imbocca a l lupo!) che sono normalissime alla sua età e alla mia.
    Sperare, e cercare di ottenere ciò che si desidera, o almeno provarci, soprattutto quando si è faticato tanto, è cosa lecita.
    Proprio non capisco che fastidio possa dare.
    E sicuramente non saranno un paio di commenti, spero, a farle cambiare idea.

    Mentre sono lontanissima, ma proprio lontana, da questa aggressività immotivata e demolitrice utile solo ad esporre un curriculum che nessuno ha chiesto e a sparare dati statistici misti a critiche a caso contro una categoria di giovani che, a parer mio, non sono né tutti coglioni né presuntuosi.
    E’ ovvio che la gavetta sia necessaria (non mi pare che qualcuno abbia detto il contrario) ma si spera sempre sia attinente al percorso di studi che uno sceglie (anche se ammetto che in periodo di vacche magre non disdegnerei un qualunque incarico mentre cerco altro).

    Detto ciò, aggiungo che trovo inutile quello che sta assumendo le sembianze di uno scontro tra categorie
    Ventenni speranzosi – Trentenni cinici.
    Ho scritto “sembra”, il che vuol dire che ciò può essere solo una mia impressione, anzi spero proprio che lo sia.

  10. 40enne cinica e speranzosa:
    Ho fatto diversi colloqui a neo-laureati, che, con i limiti delle categorie, trovo divisi in due grandi calssi: quelli che si sono dovuti rimboccare le maniche, fare gli animatori, i camerieri etc, che hanno sperimentato prima di tutto la propria determinazione, e poi il rapporto con il pubblico, con un organizzazione, con un capo etc, e quelli più fortunati, con una lista di master… (che magari hanno richiesto la stessa determinazione per arrivare in fondo) Secondo me.. nessuno dei due fa differenza: fa differenza l’energia, la motivazione, il coraggio… e tutti ce l’abbiamo per quello che per noi rappresenta un valore.. se è importante (e magari le cose a cui diamo importanza cambiano nel tempo) troviamo le risorse interne necessarie

    Ricordo che ad un colloquio di un giovane uscito da una famosa (e privata) Università chiesi di smettere di recitare il libro, e di dirmi cosa pensasse lui.. cosa che puoi fare solo se parli di qualcosa che hai interiorizzato, che ti interessa, che vuoi fare e diventare.

    Ci sono momenti in cui si deve, magari per mille motivi, scendere a compromessi, e momenti in cui si fanno nascere progetti dai propri desideri.. magari nuovi desideri e nuovi progetti..
    Con tutto il rispetto per la confidustria tedesca: il lavoratore migliore dal basso della mia esperienza è quello che trova piacere e soddisfazione in quello che fa… (che sia il contenuto, gli aspetti relazionali, il benefit auto o qualsiasi altra cosa..)

  11. lucia,la confindustria tedesca,quando dice quanto sopra,è come se dicesse implicitamente che dai 35 in su un po di esperienza o piu,si ha; ma che anche a 40,45,55, se ne ha,eccome,a crescere,sopratutto se sei un posto come a germania dove ogni anno si fa un bel corso di aggiornamento obbligatorio,per tante cose,fosse anche spazzare la strada-e la gente di esperienza,sa di valere,(e vale ancora di piu se ha stipendi dai 1250 euro IN SU,non in giu come qua
    (cosa qua in italia in quasi fantascientifica…)

    ..ma la germania è un posto dove si produce,di tutto,non certo solo esperti di comunicazione

    qui su certe mode ci si lancia un po troppo,eh,in italia,dico,

  12. ElenaFanelli, Davide: sinceramente non capisco quale post stiate commentando. La testimonianza di Rosy non nega affatto la cosiddetta “gavetta”, anzi: mi sembra la riflessione di una ragazza che non presume di essere nulla di speciale, ma si sente normalissima e desidera solo fare un lavoro che le piaccia, pronta a rimboccarsi le maniche per raggiungere il suo obiettivo. Per inciso, Davide: dove trova la “retorica dell’emergere”? Aspirare a un lavoro che piaccia e che corrisponda a ciò che una ha studiato è “retorica dell’emergere”? Una ragazza potrebbe aver studiato all’alberghiero e aspirare a fare la bar woman. Sarebbe “retorica dell’emergere”? Bah. Poiché insegno a Scienze della comunicazione, mi scrivono giovani che studiano nel settore. Se insegnassi alla scuola alberghiera, mi scriverebbero giovani che fanno questa cosa. Non sarebbe la stessa cosa?

    Inoltre, cara Elena, lei generalizza, dicendo che la “gavetta” e la “creatività realistica” mancano addirittura negli “ultimi post” di questo blog. A quali ultimi post si riferisce? Forse alla testimonianza di Francesco, che ha trovato lavoro prima ancora di laurearsi?
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2013/10/07/come-trovare-lavoro-studiando-comunicazione-prima-ancora-di-laurearsi/

    Se la rilegga, per cortesia: Francesco dice di aver fatto il carpentiere e l’imbianchino. Non è gavetta? E il suo darsi da fare per trovare lavoro d’estate, invece di andare in vacanza, non è forse creatività realistica? Ri-bah.

    Infine conclude con “Basta con questi piagnistei per favore”. Ma dove li ha visti o letti? Nelle parole di Rosy? In quelle di Francesco? Nelle mie? Sinceramente non la capisco. Né capisco Davide. Però vedo che vi trovate bene fra voi e di questo sono felice. Un blog serve anche a fare incontrare persone che si sentono affini fra loro. Spero possiate conoscervi anche personalmente.🙂

  13. Anch’io scommetto su Rosy! Ce la farai!

  14. Spero Rosy ce la faccia. La tragedia del nostro tempo e’ aver dimenticato Dio in un angolo, come un amico scomodo a cui non dobbiamo nulla…. poi purtroppo salirà anche lei sul tapirulant della vita, quello da cui non si scende se non facendosi le domande giuste… e se non si scende si arriva alla fine e solo li, solo davanti alla fine del tapisroulant ci si guarda indietro con sguardo interrogativo e ci si chiede “ma cosa ho vissuto a fare?”.

  15. Cara Giovanna probabilmente frustrata dallo sciopero trenitalia ieri ho postato un po troppo yogurt mi sa…grande Davide per aver presidiato il fortino. Il mio non è livore o disillusione…è che questo blog mi piace tantissimo quando parla di comunicazione ma i casi umani mi annoiano. Per i ventenni all’ascolto: i trentenni non ce l’hanno con voi, gli staye solo rovinando il mercato quindi vi trattano da bimbiminkia. Dimostrate loro che si sbagliano. E ps 5 euro al giorno non è volontariato santa polenta. Dipende quante ore stavi lì e se potevi conciliarlo con altri lavori. Si chiama libera professione.

  16. Io non credo proprio che Rosy sia un caso umano. Mi sento molto vicina a lei. E non mi pare proprio di leggere nelle sue parole un piagnisteo inutile, né un rifiuto categorico di gavetta. Anzi. Per quello che mi è parso, paradossalmente l’ambizione è proprio quella di trovare un’azienda che le offra la possibilità di fare la gavetta (e magari, perché no?, poi di assumerla) proprio nell’ambito che le interessa e per cui ha studiato. Perché oggi, secondo me, la difficoltà sta già nel trovare un’azienda che sia disposta a formarti e a metterti alla prova. Non vedo nessuna pretesa di lavoro senza sforzo né sacrificio, solo una pretesa di lavoro, ovvio, il più vicino possibile al proprio settore di interesse. Desiderio che mi sembra molto legittimo. Tutte le accuse di piagnistei, casi umani e “ai miei tempi ci lamentavamo di meno” le trovo davvero fuori luogo. Ai vostri tempi, forse, c’erano più aziende disposte quantomeno a formare studenti e, se meritevoli e capaci, anche ad assumerli, forse. La crisi occupazionale oggi credo sia un dato indiscutibile. Mio padre una volta mi raccontò che, addirittura prima che lui si diplomasse, gli erano già arrivate a casa delle richieste scritte da parte di aziende interessate ad assumerlo. Era la fine degli anni ’70. Era una pratica abbastanza comune, mi sembra di aver capito. Ma semplicemente perché il lavoro c’era, perché il denaro c’era. Molto più che adesso. Non credo siano piagnistei questi, solo tentativi di mantenere vive le proprie ambizioni, per quanto possibile e compatibile con il mercato del lavoro e con quello che si definisce “principio di realtà”. In nome del quale, però, non si può privare una ventenne dei proprio sogni.

  17. hai studiato cinque anni scienze delle merendine, cosa ti aspetti? il mcdonald è l’unico sbocco che meriti.

  18. Ah caro Davide…mi fa piacere vedere la sua carriera da pseudo avvocato. Come puo’ rivedere nel mio commento, non l’avevo neanche citata o presa in considerazione ma, dato che la presunzione, l’essere languido o pseudo letterato non mi appartiene le risponderò per il semplice fatto che anche lei fai come la cara Elena…Generalizza, probabilmente deve utilizzare i soliti luoghi comuni perché non ha esperienza diretta con una maggioranza dei 20 enni ma fa prima a riportare quello che amici, colleghi, parenti le dicono.Parla di 20 enni che vorrebbero essere chissà chi.. ce ne sono tanti, sicuro. La colpa è loro ma soprattutto dei genitori che non gli hanno insegnato a vivere. Lei però come Elena fai prima a dire sono tutti cosi o a riportare le perle di saggezza generalista e abbastanza povere dei suoi conoscenti. Io andrò off topic ma per lo meno sono coerente, non uso paroloni e magari rimarrò nella mia inutilità da comunicatore. Sa quanta ce n’è in giro? Lo si capisce da molti commenti senza che siano dei comunicatori, non le pare?

  19. cit “la fra”

    “””perché non ha esperienza diretta con una maggioranza dei 20 enni ma fa prima a riportare quello che amici, colleghi, parenti le dicono”

    vabbè…
    ….,forse prima di dire certe cose sarebbe il caso di di documentari un po sulla biografia di chi si ha davanti.

    A-il sottoscritto ha fatto anche l’educatore,gia un po di anni fa quindi gli adolescenti dell epoca (oggi 20enni..)me li ricordo…

    B-dire che fossero un tantinello rugiadosi all epoca sarebbe il minimo,ma almeno chi oggi ha 35-45 e passa anni,qualcosa tipo la famosa crisi del 90-94 se la ricorda..chi ha 23-29 anni,NON se la ricorda…

    c-e quindi :guardi che gia all epoca si passò una fase di crisi non da poco,e le ricette suggerite DOPO,han dimostrato,(oggi),in tanti settori di esser state scagliate in pieno..certo,manco si pensava che dopo il ’99 la cina e tanti altri paesi estremo orientali,ma non solo,iniziassero a produrre il triplo di noi…con buona pace di qualche professore che sosteneva che alle aziende convenivano di piu esperti di comuncazione che ingegneri gestionali…(come no.)

    D-intendo:eh si,–tutot passa di moda,prima o poi.mito della comunicazione incluso…(certo,tante altre cose incluse..è passata di moda la new age,pure sostituti dalla decrescita felice,concetto piu strutturato…)

    E-per favore basta rugiadosità.la realtà non è un telefilm americano anni 80,dove si ripete come un mantra “se lo vuoi,,puoi!”-pure negli usa oggi ormai sbadigliano quando sentono certe retoriche(andavano bene ai tempi di reagan,forse..),figuriamoci da noi….

    F-lo studio non può essere solo una accumulo di nozioni,in quantità elevata,per quanto specialistiche:o l’intuito ,la tempra e la fantasia-in senso lato- ci sono(certo un po di fortuna non guasta,anche)o non si ottiene piu di tanto

    G-un sacco di gente incamera nozioni all università,ma da li ad avere anche intuito,iniziativa tempra mentale e fantasia/creatività/idee ce ne stracorre

    H-questa cmq ormai è una cosa che molti han capito ,ma si guardan bene dal spiegarla….perchè cambierebbe un bel pò la prospettiva..di tante ,tante cose

    (a seguire)

  20. Gentile Davide la stoppo subito, mi fa piacere per lei, ammiro il suo curriculum e le auguro il meglio ma sinceramente non m’interessa. L’ha letto il mio commento????Nella sesta riga, prima di quello che lei cita, c’è un bel PROBABILMENTE. Non la conosco, si figuri se emetto giudizi. Allora gliela metto in altri termini. Dal suo commento non passa certo una persone che con questi giovani si sa relazionare. Sa perché secondo me?Perchè partite(lei come Elena ecc)prevenuti, avete davanti l’idea che siamo tutti figli di papà, con il sederino nella bambagia e tutto pronto. Allora le ripeto. Tanti si, non tutti. Generalizza per i giovani, per i comunicatori ecc.. non le pare un tantino esagerato? Perchè è cosi incazzato?su una cosa siamo d’accordo. Studiare non significa sapere. Significa conoscere, crescere e migliorarsi.Significa sentirsi più coglioni di prima,avere tante paure dubbi. Mia nonna dice che nessuno nasce imparato, che bisogna avere tante altre qualità oltre allo studio. Estro, fantasia creatività. Tutti, tanti ne abusano, concordo. Le dico però una cosa sinceramente: preferisco rimanere nella mia mediocrità, nelle mie illusioni da 20enne piuttosto che arrivare già adesso al punto in cui siete lei ed Elena, disillusi e incazzati.
    Però me la toglie una curiosità? Si è reso conto che sta commentando il blog di una comunicatrice? Il mondo è bello perché è vario dice sempre la mia cara nonnina. La saluto, le auguro di realizzare prima o poi qualcosa che desidera davvero, non credo sappia davvero che ebrezza si può provare.
    E magari ci venga a trovare a qualche lezioni della prof Cosenza. Forse cambierà idea vedendo quanto ci illuminiamo in quelle ore, quanta creatività e qualità simili circolano nell’aria. Oppure rimarrà ancorato alle sue idee. La maggior parte lo farebbe.Si fa sicuramente prima.

  21. -:)…signorina “la Fra”,guardi che il mio post sopra tocca tanti altri argomenti,non solo “i poveri rugiadosi 20 enni” del cui destino mi può fregare si,ma al pari di tante altre categorie..essere un po meno settoriali-dico a lei-proprio no eh?

    -poi discorsi come “non si rende conto di esser su un blog di una”comunicatrice?” (magari usiamo il termine esperta di comunicazione,che “comuncatrice”(??) mi sembra davvero irrituale come termine:)-

    ad ogni modo,risposta :si,mi son reso conto,e quindi?è così improbabile che qualcuno/a sia i disaccordo?secondo me è tutt’ altro che improbabile,però l’argomento è,diciamo fascinoso e intervengo comunque

    -discorsi come ” le auguro di realizzare prima o poi qualcosa che desidera davvero,”..ma che centra?:) tra l’altro si son molto vicino a realizzare un paio di cose credo di una qualche importanza,ma ancora,che centra con i miei rilievi,le mie obiezioni,sopra?mah!

    -“ancorato” a che?no è diverso,IO penso che molti,molte si sbaglino!lei inclusa!capisce che è un bel po diverso??? :)nell’ argomento in questione,intendo

    -le obiezioni,sono (molte,non ancora tutte)nel post prima,la sopra

    -aridaje:un certo tipo di rugiadosità “sui gggiovani e la ggente” all estero non c’è!c’è solo in italiaaaaaa!un argomento su cui riflettere?eh si il mondo anglosassone,nonostante la si voglia mettere come si vuole,è talmente poco sentimentale e darwiniano che di certe cose,proprio,non si commuove….

  22. Dico solo una cosa poi chiudo perché lei è partito per la sua strada, sicuramente anch’io per la mia ma ci facciamo compagnia che dice???Mhhh credo non andremmo troppo d’accordo, ma mai dire mai. Che lei dica che non si rifletta sull’andare all’estero mi fa dire: ma lei lo legge sto blog??Son sempre qua a dire tutti di andar via dall’Italia,se legge i commenti di certi articoli di Repubblica o del Corriere son sempre tutti a dire che palle con questo estero, non siete capaci di farvi “la gavetta”(evito affermazioni troppo scurrili sulla bocca di una signorina) in Italia. Gliel’ho detto, il mondo è bello perché è vario. Poi le dico un’altra cosa. Lei legge quello che le interessa nei miei commenti. Mica dicevo che non si vogliono pareri contro in questo spazio, ahahah si figuri. Sono più i pareri contro che quelli pro se rilegge anche articoli vecchi.A me stimolano ancora di più commenti o posizioni come la sua:-) Mi riferivo al fatto che sta parlando dei comunicatori(cit testualmente come LEI ha definito la “categoria”) e anche chi scrive gli articoli in questo blog lo è. Come lei tanti altri che probabilmente nemmeno vagamente conosce. Non saremo tutti come loro ma Guardi , dove sono arrivati. Lascio a lei le conclusioni.
    P.s: per essere così settoriale da qualcuno devo pur aver tratto spunto, non le pare???

  23. (dite a costei .vi prego .che non ho mai detto “non si rifletta sull’andare all’estero”,chiedetele almeno dove io avrei scritto siffatta cosa..:(…)

    (..ho parlato di tutto ,tranne di quello!!!)

  24. Si ha proprio ma proprio ragione ho letto in fretta:) La saluto, è stata un’interessante e perché no costruttivo scambio di idee!!

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