La donnuncola pubblicitaria

La donnuncola pubblicitaria

Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano, oggi pubblica su Linkedin un post che condivido in pieno e che perciò riprendo:

L’homunculus sensitivo è la rappresentazione grottesca e sproporzionata del corpo umano in base ai recettori cutanei. Di fatto ci mostra quanta parte del cervello è coinvolta nella sensibilità di determinate parti del corpo (labbra, dita, genitali). Il pene, per esempio, coinvolge molto più cervello, dal punto di vista della sensibilità cutanea, di quanto non faccia la coscia. La donnuncola pubblicitaria è invece la rappresentazione grottesca e sproporzionata che ci mostra quanto poco le capacità cerebrali della donna siano rappresentate nella pubblicità italiana.

L’homunculus sensitivo è noto essenzialmente in ambito medico.

La donnuncola pubblicitaria è invece la percezione della donna creata e alimentata, con dispiego di enormi risorse economiche, dalle campagne pubblicitarie italiane e dalle aziende che le pagano. Diffusa tra donne, bambini e uomini. Talmente condivisa che rischia di diventare condivisibile:

“È ampiamente dimostrato che il modo in cui descriviamo le cose (e le persone) influenza il modo in cui quelle cose (e persone) possono essere percepite, ricordate, o pensate” (Darley, Glucksberg e Kinchla, “Fondamenti di Psicologia”, edizione italiana: Il Mulino).

La donnuncola pubblicitaria non rispecchia il ruolo effettivo della donna nella società, ma come il marketing italico la descrive, influenzando così il modo in cui può essere percepita, ricordata o pensata.

L’Articolo 1 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale afferma: “La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta. Essa deve evitare tutto ciò che possa screditarla”.

La ricerca “Come la pubblicità racconta le donne e gli uomini in Italia” afferma invece che: “La comunicazione commerciale, quando racconta la donna, è complessivamente (non caso per caso) scorretta. Non è veritiera. Non rispecchia la società. E finisce per screditare se stessa, oltre che le donne”.

La ricerca è stata presentata due volte alla Camera dei Deputati, 18 novembre 2014 e 5 marzo 2015. Entrambe le occasioni rientravano nella cosiddetta “conversazione” che ogni anno si attiva in prossimità del 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne) e dell’8 marzo (Festa delle donne). Online e fuori da Internet.

Il 7 marzo 2015 Paolo Pagliaro ha dedicato alla ricerca il suo “Punto” in onda su La7. Ma due appuntamenti all’anno non sono sufficienti a innescare un reale cambiamento. Questa ricerca dovrebbe diventare un monitoraggio costante, con report trimestrali.

C’è qualcuno in linea? C’è qualche azienda disposta a sponsorizzare questo monitoraggio costante? Qualcuno disposto a cambiare davvero la comunicazione pubblicitaria italiana?

 (La “donnuncola pubblicitaria” è un’immagine realizzata da Sara Masperi e Gabriele Todisco)

“Il Punto” di Paolo Pagliaro, Otto e mezzo, 7 marzo 2015.

10 risposte a “La donnuncola pubblicitaria

  1. L’ha ribloggato su nopenguinsincaliforniae ha commentato:
    Bellissimo articolo , va anche evidenziato che in altri ambiti, tipo la fotografia amatoriale , simili immagini della donna sono presentate di continuo e riscuotono grande successo, per esempio su Flickr , dove se ne vedono fino alla nausea.

  2. L’ha ribloggato su Depresso Gioiosoe ha commentato:
    sottolineo ed evidenzio: ““È ampiamente dimostrato che il modo in cui descriviamo le cose (e le persone) influenza il modo in cui quelle cose (e persone) possono essere percepite, ricordate, o pensate” (Darley, Glucksberg e Kinchla, “Fondamenti di Psicologia”, edizione italiana: Il Mulino).”

    questo vale ad esempio per tutti gli stronzissimi post sui ROM che ci sono su facebook.

  3. e, Alice, non riscuote successo con qualcuno in particolare, ma con tutti, e ovunque nel mondo. Non è solo Italiana questa cosa. Ma ovviamente sarà un circolo vizioso, immagino.

  4. nella fotografia amatoriale, una persona può farsi fotografare come vuole e non per questo perde dignità. la pubblicità è comunicazione commerciale, una cosa diversa

  5. Paolo, bisogna però dire che ormai la fotografia amatoriale è diventata pubblicità personale e sui social quando ne mettono volontariamente di certe a volte c’è davvero da perder la dignità

  6. non so lucia, io non penso che chi, faccio un esempio, si fa un selfie in costume da bagno magari in una posa che può essere giudicata “sexy” stia perdendo dignità perchè la mia idea di dignità non si misura da quello

  7. e magari se si segue il link si capisce che per foto amatoriali si intende una roba un po’ diversa più vicina al disegno e alla grafica. ovviamente uno disegna ciò che vuole ma è lecito notare quando certe cose ricorrono ossessivamente, che siano donnucole o gattini

  8. Rispetto al disegno originale dell’homunculus, quello di Masperi e Todisco, in testa al post, è di un buonismo quasi infantile e che illustra solo una delle tante configurazioni delle pubblidonnucole nazionali.
    Sarebbe interessante visualizzare le diverse donnucole –dietayogurtanoressiche, chirurgocanottate, detersiviche, cuochistevegane, settantenniartrosisessoassatanate, eteroshoppingcazzodipendenti, sdilinquiprofumate, celluliticoculoneossessionate, piscioascensoristiche, ossessomadrimoglicuocibastoncini…– che pervadono ogni spot.
    Sarebbe altrettanto simpatico vedere come le italodonne si vorrebbero, e in che misura i modelli dell’advertising corrispondono ai modelli di riferimento delle destinatarie. (Vale anche per i maschietti).

  9. Certo se partiamo da Eva ,la prima donna ,pure lei andava in giro nuda con una foglia di fico a coprirne l’intimità!Mica posava per la pubblicità! ma sono quasi certa che se già all’epoca fosse esistita la chirurgia estetica un ritocchino se lo sarebbe fatto pure lei!Così forse ,presa dal chirurgo, non avrebbe fatto mangiare la mela a quel buffone di Adamo e l’umanità si sarebbe salvata da molte delle sue sventure!La donna, oggetto dei desideri,strumentalizzata o mentalizzata e basta…si,perchè se le donne seguono certi canoni di bellezza che a volte sfociano in caricature volgari e mostruose è colpa dell’immagine che la televisione ci trasmette !E allora fra tettoni enormi, labbra che sembrano filetti di circa trenta etti e zigomi alla Rochy dopo un incontro sul ring…tutto va bene perchè queste caratteristiche corrispondono ai canoni di bellezza richiesti oggi!Speriamo che presto ci sia un’ inversione di tendenza e che si ritorni alla “normalità” !Sarebbe auspicabile pure una revisione della donna come oggetto sessuale ad uso e consumo degli uomini:lanciando il messaggio subliminale che pure una bella donna ha un cervello più grande della sua quinta di reggiseno…….meglio non raggiungere la soglia di percezione per non mettere in agitazione gli uomini ma agire in questo senso a livello dell’inconscio per lasciargli sempre e comunque la certezza d’essere loro a guidare il mondo!

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